Non siamo affatto stupiti delle parole del Presidente del Consiglio sulla ‘monotonia’ del posto fisso. Lo ripetiamo da tempo: Monti è la variante colta della destra europea. Questa volta è però anche la variante sgraziata di quella destra. I milioni di giovani e meno giovani che hanno a che fare con quella vera piaga sociale che si chiama precarietà, non si meritano certo tale considerazione da parte delle Istituzioni. Una cosa è chiara, un’Italia migliore non la si può certo costruire su questi propositi.
Il posto fisso è monotono,che stai sempre li e fai sempre le stesse cose, che non vedi il mondo, che non conosci gente nuova e via e via.Ma lo sa Monti che ci sono precari che stanno da dieci anni nello stesso luogo? E che oggi il posto più fisso per i giovani è il precariato! O in alternativa la disoccupazione. Poi quando ha un attimo di tempo Monti ci risponderà anche ad una domanda che ci frulla nel cervello da molto tempo: come mai le banche, anche quelle dalle quali viene lui, quando devono concedere un mutuo o un prestito lo danno solo a quei “monotoni” che hanno un lavoro fisso e stabile?
Caro presidente Monti, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, dunque il legame fra occupazione e democrazia è così stretto da fondare la stessa nostra organizzazione statuale. Con lavoro non credo si possa intendere l’incertezza di un precariato che strozza le speranze dei giovani e soffoca il loro desiderio di progetto e di futuro. Fossi un giovane preferire annoiarmi nella routine di un posto fisso piuttosto che divertirmi nell’incertezza di cosa andrò a compiere il giorno dopo. Con lavoro non credo si possa intendere il restringimento dei diritti dei lavoratori (art.18) per poter garantire una presunta maggiore occupazione. Con lavoro non credo si possa intendere sospensione dei diritti (sempre art. 18) per quei giovani che fanno ingresso nel mercato dell’occupazione.





