Per l’acqua: la lotta continua

REFERENDUM ACQUA: DOPO IL SUCCESSO DELLE FIRME, ORA SI APRE UNA NUOVA FASE DI BATTAGLIA PER LIBERARE L’ACQUA DAGLI APPETITI DEI SOLITI

La campagna per la raccolta delle firme per i tre referendum per l’acqua pubblica è andata benissimo. Si è realizzato il record della più alta quantità di firme per chiedere un referendum nella storia della Repubblica: hanno firmato 1 milione 400.000 cittadini.

Questo straordinario successo è dovuto certamente alla particolare sensibilità che il tema trova tra i cittadini, ma anche alla particolare combinazione dei promotori che si sono attivati per organizzare la raccolta. Dentro il comitato promotore stanno infatti una quantità di gruppi e movimenti che da tempo si occupano del tema (ricordiamo che il movimento per l’acqua ha già raccolto le firme e depositato una proposta di legge di iniziativa popolare sulla gestione dell’acqua), e di organizzazioni nazionali e locali: sindacati, associazioni ambientaliste, gruppi e organizzazioni cattoliche. E dentro il comitato di sostegno ci sono tutti i partiti della sinistra (Sinistra Ecologia Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi) che hanno partecipato e contribuito fortemente alla campagna senza sventolare le proprie sigle ma lavorando alla pari con gli altri soggetti per raggiungere il risultato. Si è trattato di una compagnia eterogenea per ispirazione, storia, linguaggi, modalità organizzative, e che anche per questo ha funzionato ed è riuscita a produrre mobilitazione e consenso. Un’esperienza importante di attivazione civica e democratica che rappresenta un segnale in controtendenza rispetto all’andazzo generale e costituisce un importante patrimonio democratico e civile.

Rispetto a questo travolgente successo dell’iniziativa, colpisce la totale chiusura e insensibilità del Governo, che il 22 luglio ha approvato lo schema di regolamento attuativo della norma approvata a novembre con il voto di fiducia, la Legge Ronchi che impone la privatizzazione della gestione dell’acqua. Correttezza avrebbe voluto che di fronte all’ondata di firme che chiedono che l’acqua sia un bene comune sottratto alle logiche del profitto, si fosse sospeso l’iter della norma in attesa dell’espressione della volontà dei cittadini con il referendum. Invece il regolamento attuativo conferma pienamente la volontà del Governo di procedere a tappe forzate verso la privatizzazione. Nel documento si riafferma la tempistica: entro la fine del prossimo anno le società a capitale interamente pubblico che hanno il servizio affidato in house, come è il caso della realtà trevigiana, devono obbligatoriamente cedere la gestione e il 40% della società ad un altro soggetto. Nel caso le amministrazioni locali volessero continuare la gestione a controllo pubblico, dovrebbero chiedere una sorta di deroga all’Autorità per la concorrenza, svolgere un indagine di mercato e dimostrare che il servizio non sarebbe redditizio per i privati, che la gestione pubblica pratica tariffe inferiori alla media del settore, con costi di funzionamento inferiori alla media di settore, e con bilanci in attivo da anni: in pratica, casi eccezionalissimi.

Eppure l’Italia è stata tra i paesi che hanno approvato mercoledì, all’assemblea dell’ONU, la mozione promossa dal governo boliviano che riconosce nel diritto all’acqua potabile e pulita “un diritto fondamentale, essenziale per il pieno esercizio del diritto alla vita di tutti gli esseri umani”. La stessa sensibilità non ha dimostrato il governo sul fronte interno.

Ora si apre la fase successiva alla raccolta delle firme, quella della indizione del referendum, una volta passato l’esame di ammissibilità della Consulta a ottobre. Il comitato per il no al referendum si è già costituito, e vede assieme esponenti politici del PD e del PDL, uniti nel sostenere la causa della privatizzazione. Il governo e il fronte confindustriale si prendono avanti e hanno già iniziato la campagna elettorale, per sostenere che la privatizzazione è tutta una menzogna della sinistra. Si sa che attorno all’acqua c’è un giro d’affari spaventoso, e che fa gola a molti. Il movimento che ha fin qui raggiunto il grande risultato della raccolta di firme deve dunque restare in campo e rafforzarsi, contrastrare la campagna che i poteri forti scateneranno e trovare nuove alleanze per convincere gli elettori che questa volta il referendum può cambiare qualcosa, sia nel concreto della difesa di un bene comune da logiche predatorie, sia nell’avanzamento di una cultura più avanzata del rapporto tra democrazia, mercato e diritti dei cittadini.

Anche in questo nuovo impegno, Sinistra Ecologia Libertà ci sarà con convinzione.

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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