Ikea: è tutto oro quello che luccica ?

La notizia della richiesta di Ikea di aprire un proprio negozio a Casale sul Sile è stata accolta da un immediato consenso di molte parti sociali e di quasi tutte le istituzioni. Secondo noi un po’ troppo frettolosamente. Abbiamo visto con stupore il Presidente Zaia, apprendendo la notizia dal giornalista che gli chiedeva un parere in proposito, dapprima riservarsi il tempo di vedere le carte, e solo due giorni dopo esprimersi favorevolmente sulla base di un giudizio di serietà nei confronti degli svedesi (a parte la rapidità dell’istruttoria, una Regione si esprime su un progetto così importante e impattante in base alla latitudine d’origine della ditta richiedente o in base alle proprie leggi e alla propria pianificazione?). Abbiamo visto sindacati e industriali esprimersi favorevolmente sulla base di considerazioni su ritorni economici e occupazionali della nuova apertura di Ikea nel territorio che ad oggi si basano su comunicati stampa e dichiarazioni.

Chiediamo a tutti maggiore prudenza e estrema attenzione nel valutare un progetto che, praticamente, cambierebbe faccia ad un’area estesa del territorio provinciale per i prossimi decenni, anzi per sempre. E di farlo senza pregiudizi pro o contro.

La multinazionale svedese ha un’ottima immagine e suscita simpatia. Ne abbiamo avuta anche noi, specie dopo gli attacchi furiosi a Ikea mossi dal sottosegretario Carlo Giovanardi per una innocente campagna pubblicitaria. Ed è quindi comprensibile che venga vista in prima battuta con simpatia l’ipotesi di un proprio insediamento in provincia di Treviso, dato anche che molti trevigiani si spostano fuori provincia per frequentare il centro di Padova Est. D’altra parte stiamo parlando di un insediamento commerciale enorme, che porterà ad una cementificazione di territorio libero e ad una attrazione di traffico che ha importanti ripercussioni sul territorio. Qualcuno ricorderà il caos che determinò sul traffico, anche autostradale, l’apertura di Ikea a Padova nel 2005.

Gli enti pubblici dovrebbero valutare attentamente tutte le ricadute di una simile trasformazione del territorio, e verificare la congruenza rispetto alla pianificazione territoriale in essere, prima di esprimere un parere sulla fattibilità o meno dell’operazione. L’indicazione del piano territoriale della Provincia è chiara, ed è quella di insediare nuovi centri commerciali solo all’interno di aree produttive non ampliabili, non su aree ancora libere da cementificazione.

La multinazionale ha alimentato grosse aspettative nel territorio annunciando un piano occupazionale di 1300 assunzioni più altre 200 di indotto. Una mossa comunicativa astuta ma, realisticamente, non esiste nessun centro Ikea con un tal numero di addetti. Si tratta di un calcolo virtuale, non di un impegno ad assumere. I negozi Ikea impiegano dai 200 ai 250 addetti, quindi quella può essere la dimensione realistica del progetto. Se poi attorno viene aperto un ipermercato, più decine di negozi, bar e ristorante, allora, eventualmente, in futuro, potrebbero esserci altri posti di lavoro. Che però non si creano dal nulla ma comporteranno la perdita di posti di lavoro da altre parti. Ed è chiaro che non parliamo più di un negozio Ikea ma di una enorme nuova area commerciale con varie attività.

Se guardiamo al centro Ikea di Villesse a Gorizia, che pare sia il modello di riferimento del progetto su Casale, lì il negozio Ikea è stato inaugurato giusto 2 anni fa, selezionando 240 dipendenti su 6000 richieste. Di queste assunzioni iniziali, che dovrebbero essersi poi ridotte a 220, il 74% era a tempo parziale. Attorno al negozio Ikea non si è ancora concretizzato il parco, dove dovrebbero aprire 180 negozi, e dove è in discussione il trasferimento dell’IperCoop e della SME, che chiuderebbero nella vicina Gradisca per spostarsi nella nuova area, con grande disappunto del Comune di Gradisca che sta aumentando la disponibilità delle proprie aree commerciali per non perdere i due insediamenti.

Bisognerebbe, dunque, non illudere i trevigiani che cercano lavoro alimentando speranze infondate, considerando che i tempi previsti per la realizzazione si contano in anni e non in mesi. E chiarendo che il progetto non è quello di aprire un negozio IKEA, ma di cementificare un’area enorme da riempire di centri commerciali, ipermercati, negozi.

Da parte nostra riteniamo che:

la Provincia debba essere coinvolta da subito,e non come ultimo atto, nel processo istruttorio e decisionale che dovrà riguardare il progetto di Ikea. Dallo scorso marzo le competenze urbanistiche sono passate alla Provincia di Treviso (con più di vent’anni di ritardo rispetto a quanto prevedeva la legge urbanistica regionale). Il livello provinciale è quello più adatto, sia per la dimensione dell’intervento proposto, sia per le ripercussioni sul resto del territorio, sia per la competenza sulla pianificazione territoriale provinciale e comunale, a valutare tutte le ricadute di un insediamento come quello di Ikea. Senza una pianificazione che inquadri i singoli interventi dentro una serie di parametri e di linee di sviluppo non c’ è governo del territorio, e si producono i guasti urbanistici che ben conosciamo. Se vogliamo preservare il territorio e non ricoprirlo di cemento e di strade, dobbiamo darci regole e poi rispettarle, altrimenti tanto vale farne a meno. Chiediamo perciò che l’Amministrazione provinciale sia coinvolta a pieno titolo e non si perseguano strade derogatorie volte ad accentrare le decisioni a livello regionale.

Il Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento (PTCP) prevede che nuovi centri commerciali possano essere localizzati solo in quelle aree produttive che, secondo la classificazione operata dal PTCP, risultano non ampliabili, e che soddisfino ad una serie di requisiti.

Nel vicino comune di Roncade esiste un’area di più di 11.000 mq già autorizzata ad outlet. Potrebbe costituire una alternativa che non sacrifica nuovo territorio libero ?

La Provincia di Torino, sulla base del proprio piano territoriale, lo scorso luglio ha dato parere negativo alla proposta di Ikea di realizzare un suo centro commerciale nel comune di La Loggia, perché avrebbe comportato il consumo di territorio agricolo anziché il riutilizzo di aree dismesse.

Non è scritto da nessuna parte che un ente pubblico debba dire di sì quando a chiedere è uno grosso e no quando a chiedere è uno piccolo.

L’azione contro il consumo del territorio non può essere solo una buona intenzione da esibire nei convegni pubblici, ma deve sostanziarsi in comportamenti concreti. Da parte degli enti pubblici non ci può essere la rinuncia al proprio ruolo pianificatorio, altrimenti il disordine urbanistico che ha gravemente compromesso il nostro territorio e il nostro paesaggio sono destinati ad aggravarsi e non a sanarsi.

Se il Presidente Muraro, come pare da alcune dichiarazioni, intende derogare rispetto al piano territoriale, senza neanche provare a percorrere strade alternative, allora ci spieghi cosa serve aver speso anni di lavoro e un sacco di soldi per redigere il piano. Tanto vale andare a simpatia per concedere o meno la facoltà di edificare in suolo agricolo.

Chiediamo quindi alla Provincia di fare il suo mestiere di Ente pubblico e di verificare la disponibilità di aree non produttive nelle quali potrebbe insediarsi la nuova attività Ikea.

Alla Regione, che ha la competenza sulle licenze commerciali, chiediamo chiarezza: esiste una pianificazione sulle licenze commerciali o siamo alla totale deregolamentazione ? Quanti centri commerciali devono ancora sorgere in Provincia di Treviso ? Ci risulta che gli obiettivi della pianificazione commerciale siano ormai raggiunti e non ci sia disponibilità di altre licenze per strutture commerciali di grosse dimensioni.

Qualcuno può pensare veramente che sia la grande distribuzione a sopperire alla perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero ?

Quando al posto delle fabbriche e delle aziende agricole avremo solo centri commerciali, con quali soldi andremo a farci la spesa?

Luca De Marco

Coordinatore Provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso

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