LA CRISI NON LA PAGHI IL TERRITORIO

Dopo le uscite in ordine sparso e con posizioni discordanti dei rappresentanti delle diverse categorie sociali, apprendiamo con soddisfazione dell’avvenuta intesa su una linea comune adottata dai sindacati e dai rappresentanti delle categorie economiche sul caso IKEA.
Bisogna sfuggire alle sirene di coloro che vorrebbero far pagare la crisi non solo a studenti, lavoratori e pensionati, ma anche all’ambiente e al territorio.
Siamo di fronte, infatti, ad una serie continua di proposte contro l’ambiente e contro il territorio che chiedono il via libera attraverso il ricatto occupazionale, con il sottinteso che in tempi di crisi vanno sacrificate le ragioni dell’ambiente alle ragioni del lavoro.
Ma con il piccolo particolare che le stime occupazionali sono fatte apposta per allettare, non per documentare e informare sulle reali ricadute occupazionali dell’operazione. È così per l’operazione di Barcon, è così per l’operazione IKEA, dove i 1300 addetti più 200 di indotto sono uno specchietto per le allodole più che una seria previsione.
A nostro avviso, invece, proprio il momento di crisi che stiamo vivendo, che è anche la crisi di un certo tipo di sviluppo che ha sacrificato ogni cosa sull’altare di una crescita indiscriminata e più quantitativa che qualitativa, deve spingere a ricercare un modello di sviluppo più avanzato dove le ragioni dell’ambiente si conciliano con quelle dei diritti dei lavoratori, e si rafforzano a vicenda.
È la via d’uscita della riconversione ecologica dell’economia.
Sulla questione IKEA, ribadiamo che il Piano Provinciale non può che portare la Provincia ad un parere negativo sulla proposta. Perché il piano prevede che i centro commerciali vadano insediati in zone produttive da riconvertire, non su nuovo suolo agricolo da consumare.
Qualsiasi altro parere sarebbe illegale. Se Muraro vuole chiedere al Consiglio Provinciale di approvare una deroga al Piano Provinciale, dovrà spiegare per bene cosa ci sta a fare la pianificazione provinciale, se al primo banco di prova la si fa saltare. Oltre a dover spiegare la coerenza del suo partito, che anni fa tappezzava le strade di scritte e cartelli “basta capannoni”. Lo facevano solo per frenare le assunzioni e non far arrivare stranieri, o c’era anche un po’ di amore per il nostro vituperato territorio?

Luca De Marco
Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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