Archivi del mese: gennaio 2012

Sta iniziando l’ultima battaglia sulla scuola?

Scuola-azienda all’americana o scuola-comunità democratica?

Qualche giorno fa, e precisamente il 27 gennaio, il Corriere della Sera ha riportato la sintesi di un intervento di Bassanini che su Astrid insieme a Vittorio Campione ha curato un testo sulla scuola dal titolo “Istruzione bene comune”. Il Corriere riportava alcune proposte, tra queste quella di dare alle scuole la facoltà di assumere i loro insegnanti.

Per valutare appieno la portata della suddetta proposta devo però fare una premessa.

 

Da diversi anni molti lavorano per imporre definitivamente la logica del mercato come valore di riferimento generale e puntano a rendere la scuola un luogo nel quale si forma il cittadino di domani coerentemente con questa impostazione. E dunque da un lato si cerca di imporre la competizione tra insegnanti e tra scuole sulla base di risultati “misurabili”, come gli ormai famosi (o famigerati) test Invalsi; dall’altro si cerca di rendere sempre più aziendale e autoritaria la vita interna alle scuole: da tanti anni i presidi sono diventati dirigenti scolastici ed i loro poteri si vorrebbero ora aumentati dalla legge 150/’09 “Brunetta” sul Pubblico Impiego.

E di fatto in tante scuole si vanno svuotando i poteri reali degli organismi collegiali come il Consiglio di Istituto o il Collegio dei Docenti, ridotti già oggi da parte di dirigenti “energici” ad enti di ratifica di decisioni prese in solitaria dai dirigenti stessi e svuotati quindi del loro più autentico significato, che sarebbe quello di organi dell’autogoverno della scuola nei diversi campi di competenza.

E’ un processo iniziato ai tempi del governo dell’Ulivo nei secondi anni ’90 e proseguito negli anni successivi: allora ad un lato si inventò l’Autonomia scolastica, che doveva essere l’avvio di una nuova fase democratica della scuola, ma dall’altro si trasformò il preside in dirigente scolastico, ponendo in realtà le premesse per quella svolta autoritaria e tecnocratica che ha poi preso corpo.

 

Negli anni successivi, entrati nel periodo dei governi berlusconiani, il dibattito si è “arricchito” della proposta di legge nota come “Proposta Aprea” che, prendendo come modello la scuola americana, tra le altre cose tende a trasformare il dirigente scolastico in un manager simile al capo di un’azienda, dando alla scuola (cioè a chi, in realtà?) il potere di assumere direttamente gli insegnanti e trasformando questi definitivamente da attori dell’azione educativa in bassa manovalanza, per non parlare dei possibili esiti clientelari. E senza pensare al naturale esito successivo, mai dichiarato ma che in futuro si concretizzerebbe sicuramente, di sommare al potere di assumere quello di licenziare, rendendo gli insegnanti degli obbedienti esecutori, senza più quell’autentica libertà di insegnamento che certo non si sposa con la sudditanza. Ma la Aprea è una parlamentare del PDL, nulla di strano se vede l’azienda come un modello per tutto.

 

Ora abbiamo questa novità da cui partivo. Franco Bassanini, esponente democratico di grande rilievo intellettuale ed importante ministro all’epoca dei governi ulivisti, nel suo “Istruzione bene comune” ( che sottile inganno con queste parole! ) sposa la tesi che siano le scuole a scegliere direttamente gli insegnanti da assumere. Non solo, il Corriere nella sua sintesi ricordava che si propone la riduzione degli anni di scuola da 13 a 12 complessivi; cioè si ripropone quello che avevano tentato di fare prima il ministro ulivista Berlinguer e poi la ministra berlusconiana Moratti.

C’è da stupirsi se oggi il PDL ed il Partito democratico (oltre al Terzo Polo “centrista”) sostengono insieme il governo “tecnico” di Monti, un governo la cui maggioranza assume sempre di più le sembianze di una maggioranza politica, seppur ancora ufficialmente negata? Spero di poter essere smentito dai fatti, ma mi sembra di poter dire che sul piano della visione generale della società e della scuola la Destra ed il Pd appaiono purtroppo troppo simili, nonostante le forze autenticamente progressiste e democratiche che certamente vivono nel Pd e alle quali facciamo appello affinché non diano il loro contributo all’ultimo colpo alla scuola dopo l’era Gelmini. Ma c’è purtroppo da temere che il pensiero di Bassanini sia il possibile preludio di una prossima svolta del Pd in materia. Se ciò si concretizzasse vedremmo iniziare presto l’ultima battaglia, quella finale, sulla scuola italiana: dopo i tagli, i princìpi di fondo.

 

Noi dobbiamo salvare la scuola italiana proponendo una visione diversa della società proprio a partire dalla scuola; dobbiamo formare in senso autenticamente democratico i cittadini del futuro, tenendo la scuola lontana dai valori del mercato: non la competizione, la tecnocrazia e l’arrivismo devono essere i valori di riferimento, bensì la conoscenza, la solidarietà e la democrazia. Dobbiamo quindi fermare la deriva autoritaria ed aziendalista nella scuola ridando vitalità alla democrazia interna alle scuole, all’autogoverno; con ciò potremo dare un contributo a fermare quella stessa spirale autoritaria e tecnocratica che ormai stringe e soffoca la società italiana nel suo complesso.

Lasciando perdere le suggestioni americane, un modo per farlo è superare la figura del dirigente scolastico di nomina amministrativa ed arrivare all’elezione del Preside per la Didattica, scelto tra gli insegnanti della scuola. Sarebbe un grande segnale di avvio di una riflessione nuova e la scuola riprenderebbe il cammino interrotto verso una comunità democratica della cultura, cammino interrotto negli ultimi anni.

Un’altra strada, del tutto diversa.

 

Stefano Fumarola

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Successo per SEL sulla lotta alle mafie

Esprimo soddisfazione per il successo alla nostra proposta sulla lotta alle mafie al Consiglio Provinciale di Treviso.

Dopo l’ODG “Per la legalità democratica e la lotta alle mafie” approvato all’unanimità durante il mandato della scorsa Amministrazione e presentato e fortemente sostenuto da noi di Sinistra Ecologia Libertà la Giunta Provinciale assume finalmente con delibera del 23 gennaio avente oggetto “Iniziative per diffondere la cultura della legalità e promuovere la lotta contro le mafie e l’ usura. Linee di indirizzo.” una serie di impegni concreti.

La Giunta Provinciale sceglie di supportare le Associazioni quali ad esempio “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” che presenti anche nel nostro territorio, da anni promuovono iniziative di sensibilizzazione e denuncia nei confronti dei fenomeni mafiosi.

Decide inoltre che l’Amministrazione promuoverà proprie iniziative in materia di contrasto alle mafie e lotta all’usura.

Con questi atti si è raggiunto un risultato importante, in quanto la lotta alle mafie necessita dell’indispensabile azione di prevenzione e repressione da parte dell’Autorità giudiziaria e delle Forze dell’Ordine, come di una parallela e non meno importante opera di contrasto alla cultura mafiosa e di promozione della cultura della legalità.

Auspico che l’Amministrazione Provinciale possa farsi carico di un’azione di sensibilizzazione nei confronti del territorio di sua competenza, a partire dalle Amministrazioni Comunali favorendo il coordinamento di iniziative anche in collaborazione con gli Enti preposti (Prefettura, Questura, Procura, ecc.) della nostra Provincia.

Per Sinistra Ecologia Libertà Treviso

Il Resp. Comunicazione Stefano Dall’Agata

Scarica la delibera

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Il Risparmio sui costi della Mobilità di Marca, non deve essere attuato nei confronti dei lavoratori

Chiediamo all’Assessore al Lavoro Michele Noal ed alla Provincia di Treviso , di considerare prioritaria l’assunzione dei 20 autisti della STI , società pubblica che fornisce autisti che lavorano per conto di  Mobilità di Marca , la nuova Azienda di Trasporto Unico Trevigiano .

Non pensiamo che possano esistere lavoratori di serie A e di serie B che collaborano insieme . Lavoratori che svolgono le stesse mansioni , ma che vedano attuate poi disparità di trattamento stipendiale ed assicurativo . E’ visibile una evidente ingiustizia sociale , che può anche minare il clima all’interno di una Azienda.

L’Assessore Provinciale al Lavoro ha sempre dimostrato particolare sensibilità al problema occupazionale della Marca , ed è arrivato il momento che lo dimostri concretamente.

Sopratutto in questo momento dove la Provincia come Ente è seriamente messo in discussione anche per la sua utilità. che si dia un segnale positivo accogliendo le richieste poste dai lavoratori. Sarebbe per la Provincia di Treviso un grande gesto accogliere le esigenze di un territorio e darne le giuste risposte , favorendo il lavoro ed i suoi cittadini e non il profitto aziendale.

Abbiamo sempre espresso le nostre perplessità e preoccupazioni in merito al problema occupazionale della nuova Società e la risposta che la Provincia ci ha dato è stata quella di avere il lavoro e la salvaguardia dei posti di lavoro , l’attuazione di un contratto unico e soprattutto evitare possibili crisi delle altre società della Mobilità di Marca , come principio guida per la costituzione della nuova società di trasporto pubblico unico della marca trevigiana.

Tutti i lavoratori della nuova Società devono avere gli stessi trattamenti stipendiali ed assicurativi , non è su di loro che si può attuare qualunque tipo di risparmio .

Abbiamo indicato la possibilità di avere dei benefici concreti di risparmio, evitando di pagare un oneroso affitto al Comune di Treviso per la sede della Actv ( circa 800 mila euro annui) .

Ci auguriamo che nessuno possa addirittura pensare di sbarazzarsi dei 20 lavoratori ( famiglie comprese) . Sarebbe un atto gravissimo, al quale Sinistra Ecologia Libertà  si opporrà con forza.

Luigi Amendola

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà

Provincia di Treviso

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Autisti in rivolta contro la Provincia

Sono i dipendenti Sti: lavoriamo più ore di quelli de la Marca e veniamo pagati 400 euro di meno, ora vogliamo la parità

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Apriamo insieme una stagione nuova a Conegliano, all’insegna dell’unità e della voglia di cambiamento

Le prossime elezioni comunali a Conegliano sono l’occasione per cambiar pagina nell’amministrazione cittadina, dopo la grigia esperienza di governo dell’attuale Giunta e dopo un lungo ciclo di governo del centrodestra in città che pare avere esaurito la propria parabola. Prova ne sia la profonda fibrillazione che sta attraversando il principale partito dell’attuale coalizione di governo della città.

Per voltar pagina, e accompagnare la città nei prossimi difficili anni verso un nuovo sviluppo ambientale, sociale, economico e culturale, riteniamo fondamentale che si costruisca una proposta politica che parta, come dice il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, da una “alleanza dei progressisti aperta alle forze moderate”. E che a nostro avviso deve saper aprirsi alla città e alla partecipazione, e fuoriuscire dalle stanze di trattativa delle segreterie partitiche, radunando le tante virtù civiche presenti nella società coneglianese. Per questo non comprendiamo il rifiuto del Partito Democratico di Conegliano di lavorare con le forze politiche con le quali condivide il governo della maggior parte dei comuni italiani, e con le quali in tutto il Veneto e in tutta Italia si sta oggi preparando alle prossime amministrative.

Primarie del centrosinistra si sono svolte in Veneto a Verona, a Torreglia, a Cittadella, a Vigonza, e si svolgeranno a Mirano, a Marcon, a Mira. E primarie del centrosinistra si sono svolte a Lecce, a Rieti, a Asti, a  Monza. Insomma, Conegliano rappresenta una inspiegabile eccezione nel quadro regionale e nazionale, le cui ragioni appaiono difficilmente comprensibili.

Invitiamo a non dimenticare quanto successo meno di un anno fa a Milano, dove l’egemonia del berlusconismo fu sconfitta da una grande ondata di partecipazione e di voglia di cambiamento che non perse tempo a misurare il tasso di “moderazione” della coalizione o del suo candidato. O a Torino, a Bologna, e incredibilmente a Napoli.

E a chi ricorda le difficoltà del governo Prodi come argomento per la situazione di oggi, ci permettiamo di far osservare che in gioco sono oggi le elezioni amministrative di un comune certamente importante come Conegliano ma difficilmente paragonabile al governo di un paese di 60 milioni di abitanti. E ricordiamo che quella coalizione, evidentemente troppo ampia e disomogenea, venne meno perché alcuni partitini centristi, guidati da Mastella e Dini (che infatti oggi sono entrambi parlamentari del PDL), votarono la sfiducia al governo Prodi, e le successive divisioni del centrosinistra alle elezioni politiche spianarono la strada al trionfo di Bossi e Berlusconi.

Rivolgiamo perciò un appello sincero al Partito Democratico di Conegliano affinché questa occasione storica di cambiamento non venga sprecata, e si possa recuperare una disponibilità al dialogo e alla collaborazione che da parte nostra non è mai venuta meno e non viene meno.

Noi siamo determinati a portare il nostro contributo, con spirito unitario e costruttivo, per l’apertura di una stagione nuova per Conegliano. Anche dal governo delle città può nascere una nuova spinta per far uscire il paese dalla crisi sociale, economica e ambientale nella quale siamo precipitati. Bisogna crederci, e spendersi per questo obiettivo.

Sinistra Ecologia Libertà Conegliano

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Tassa sul permesso di soggiorno: il Governo mantenga la promessa di alleggerire la mazzata leghista

Il Governo Berlusconi Bossi aveva deciso di aumentare drasticamente il costo in capo agli immigrati regolari per il rinnovo del permesso di soggiorno, da 80 a 200 euro. L’aumento entra in vigore lunedì prossimo. Da lunedì chi chiede il primo rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno sarà costretto a pagare, oltre ai 30 euro richiesti da poste italiane per il servizio e al contributo di 27,50 euro per la stampa del permesso elettronico, anche  80 euro per il permesso annuale, 100 euro se il permesso è biennale o 200 euro se è un permesso per soggiornanti di lungo periodo, la cosiddetta carta di soggiorno.

Sembrava che il Governo Monti intendesse metter mano a questa misura, gratuita e vessatoria, evidentemente frutto delle idiosincrasie leghiste verso gli stranieri. In una nota ufficiale dei primi di gennaio del Ministero degli Interni, si diceva infatti che il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, “hanno deciso di avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio”. “In particolare – si legge nella nota – in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”. Sembrava un atto di buon senso, e nella direzione della tanto evocata “equità”, non gravare ulteriormente sulla condizione degli immigrati più in difficoltà, con una tassa che certamente non risolleva le sorti della finanza pubblica del nostro paese, ma che rischia di rappresentare un ostacolo all’espletamento delle procedure burocratiche per una corretta applicazione della normativa sull’immigrazione, e dunque un ostacolo alla legalità e alla certezza dei diritti dei lavoratori.

Dispiace constatare che in questo caso il governo dei tecnici si è comportato alla stregua della peggiore politica, quella che promette e non mantiene.

Per questo Sinistra Ecologia Libertà appoggia le richieste al Governo affinché mantenga quegli impegni e provveda ad una operazione di equità e giustizia verso i lavoratori immigrati e le loro famiglie.

Luca De Marco

coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Housing Sociale : una Casa per tutti

Avere salute, lavoro, casa, istruzione, sono gli elementi fondamentali ed indispensabili per poter condurre una vita serena e pienamente realizzata in questa nostra società.
Ma il momento di crisi economica e sociale attuale non permette a molte persone di progettare serenamente la propria vita sulle cose indispensabili: il tema della precarietà esistenziale è divenuto per le nuove generazioni la questione centrale della propria esistenza.
Il tema della casa, ad esempio è particolarmente importante soprattutto per chi vorrebbe costruire una famiglia, avere dei figli, progettare un futuro. Ma spesso le giovani coppie che vivono la precarietà del lavoro se non addirittura la disoccupazione non sono nella condizione di sostenere un affitto ai prezzi di mercato, nè tantomeno di acquistare una casa o di accedere ai bandi per l’edilizia agevolata tradizionale perchè non hanno i requisiti di accesso al bando. Leggo da una recente indagine che la questione abitativa è uno dei temi caldi in Italia: nel nostro paese il mercato delle costruzioni, nell’ultimo decennio, ha realizzato quasi esclusivamente alloggi destinati alla vendita sbarrando il percorso a categorie di persone a basso reddito come pensionati, famiglie mono parentali, giovani coppie.
E’ necessario quindi ripensare all’edilizia sociale non solo nella proposta QUANTITATIVA, ma anche in quella dove siano presenti le esigenze SOCIALI. Gli aspetti immobiliari devono essere studiati in funzione dei contenuti sociali offrendo una molteplicità di risposte per le diverse tipologie di bisogni dove il contenuto sociale è rappresentato dall’accesso a una casa dignitosa per coloro che non possono sostenere prezzi di mercato.
Tra le proposte possibili si configura il cosiddetto HOUSING SOCIALE, che altro non è che un nuovo “modus operandi”, una nuova logica di intervento nel territorio che preveda un approccio multidimensionale e compartecipativo esteso oltre alle tradizionali politiche della casa, del lavoro e del reddito.
L’housing sociale prevede che il problema dell’accesso alla casa in locazione debba essere valutato in base al reddito disponibile: per le fasce più deboli il ripristino dell’edilizia sociale all’interno delle politiche di welfare, mentre per le fasce di reddito superiore, ma che non riescono a sostenere comunque i prezzi di mercato, si prevede di attuare un coordinamento tra intervento pubblico ed iniziativa privata per offrire alloggi a canone sostenibile .
La sinergia tra pubblico e privato consisterebbe nell’ estendere all’offerta di abitazioni anche misure di sostegno finanziario all’affitto, o a programmi mirati di quartiere.
Diventerebbe inoltre fondamentale la rete di supporto e di accompagnamento degli utenti, la facilitazione dei percorsi di convivenza e di inserimento, il coinvolgimento attivo degli abitanti nella soluzione dei problemi.
I processi partecipativi dovrebbero essere supportati da esperti che con competenze specifiche affianchino gli interventi legislativi ed edilizi nella definizione dei criteri di accesso all’edilizia convenzionata, predisponendo con i soggetti attuatori e i gestori, un percorso di inserimento delle nuove famiglie che faciliti la conoscenza reciproca e l’integrazione nel quartiere, coinvolgendo gli abitanti in alcune fasi del progetto, gestendo il regolamento di buona convivenza e gli spazi comuni.
Riassumendo: sono quattro le tipologie in atto di housing sociale già presenti in alcune regioni italiane:
1-l’offerta di affitto a costi contenuti
2-accesso alla proprietà o all’autocostruzione per fascie a reddito medio-basso
3-soluzioni residenziali per bisogni speciali temporanei (comunità alloggio, pensionati)
4-soluzioni alternative agli insediamenti illegali valide anche per persone immigrate
Insomma, la problematica abitativa non deve costituire un elemento di esclusione sociale, auspichiamo invece che anche nel nostro Comune si guardi a forme ed a percorsi di gestione del welfare e di edilizia sociale partecipata per un nuovo progetto di società.
Fiorella Fighera – SEL Mogliano Veneto
(informazioni tratte da ABCittà)

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Barcon: ora si fermi il progetto

Barcon:dopo le dichiarazioni di rinuncia di Colomberotto, ora il progetto va fermato dagli enti pubblici

 

Apprendiamo con soddisfazione dalle dichiarazioni alla stampa del signor Colomberotto, che sarebbe venuta meno la sua volontà di procedere all’operazione sull’area di Barcon. Riteniamo però che queste dichiarazioni da sole non siano sufficienti a bloccare l’iter del progetto.

Dal punto di vista giuridico amministrativo, siamo di fronte ad una procedura, la stessa che intende utilizzare Ikea per l’insediamento nel trevigiano a Casale Sul Sile, che è quella dell’accordo di programma ai sensi dell’art. 32 della legge 35 del 2001. Un accordo tra enti pubblici per progetti a rilevanza regionale. In questo senso il Comune di Vedelago si è fatto proponente presso la Regione dell’accordo di programma per la realizzazione di un nuovo casello sulla Pedemontana, con relativa nuova viabilità di collegamento, e in cambio di un contributo economico e della messa a disposizione delle aree per la viabilità, l’accordo riconosce ai privati la trasformazione dell’area da agricola a industriale, per farci il polo agro-industriale e commerciale, e la nuova cartiera, e la facoltà di escavare 2.000.000 di metri cubi di ghiaia e di rivenderla. E la palla sta in mano alla Regione, dato che il Comune è notoriamente schieratissimo a favore dell’operazione e la Provincia non si è ancora espressa in maniera definitiva. Ai sensi del Piano Territoriale Provinciale quell’accordo non sa da fare, a meno che il Consiglio Provinciale non decida di derogare al proprio piano. Ma ora le province verranno probabilmente tolte di mezzo e quindi non dovrebbero costituire un problema per chi voglia trasformare il territorio a suo piacimento e tornaconto.

Esiste un precedente che ci fa valutare con prudenza le dichiarazioni di Colomberotto: ci riferiamo alla questione delle casse di espansione in riva al Piave, sempre su terreni di proprietà di Colomberotto. Un progetto che prevedeva la escavazione di 4 casse di espansione, con l’estrazione di 6,5 milioni di metri cubi, una enormità. Il progetto era una proposta di project financing avanzata da alcuni cavatori con l’assenso del proprietario dei terreni. In una intervista Colomberotto dichiarò, dopo che il progetto era uscito sulla stampa e aveva sollevato diverse proteste, di aver cambiato idea e di non essere più disponibile all’operazione. Ma ci vollero altri mesi, nei quali i comuni rivieraschi si coalizzarono e scese in campo, anche su nostra sollecitazione, l’intero Consiglio Provinciale, perché la Regione dichiarasse lo stop al progetto.

E’ dunque necessario che al più presto siano gli enti pubblici, a cominciare dal Comune di Vedelago e dalla Regione, a mettere la parola “fine” all’operazione Barcon e salvare i 90 ettari di territorio agricolo a rischio cemento.

Luca De Marco

coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Casal di Principe chiama. Padania, via Arcore, risponde

Ancora una volta Cosentino ce l’ha fatta. Già nel 2009 l’esponente del PDL era uscito indenne dalla votazione della Camera grazie all’assenza di molti parlamentari del Partito Democratico. All’epoca si trattava di una mozione di sfiducia presentata da PD, IDV e UDC per chiedere le dimissioni di Cosentino da sottosegretario all’economia. Ma al momento del voto molti del PD si astennero, altri, tra i quali tutti i leader principali (Veltroni, Letta, Bersani, D’Alema), non parteciparono al voto. E quindi la mozione venne bocciata da PDL e Lega, nonostante le molte assenze tra le fila dei berlusconiani.

 

Ora se l’è cavata grazie ad uno schieramento trasversale:

– gli eletti radicali nelle liste del PD, misteriosamente preferiti come alleati dall’allora segretario Pd Veltroni rispetto ai partiti della sinistra,

– tutto il PDL, che continua imperterrito a difendere tutti gli indifendibili nonostante sia chiaro a tutti quale livello di disgusto abbia ingenerato negli italiani quel loro modo di intendere la politica e la funzione dei parlamentari,

– quella parte che serviva della LEGA, che nel discorso in aula ha avuto la spudoratezza inaccettabile di accostare la figura di Nicola Cosentino, detto Nick O’Mericano, a quella di Enzo Tortora, vittima negli anni ’80 di un gravissimo errore giudiziario.

 

Con ciò si dimostra che l’alleanza tra Lega e PDL non era, e non è fondata, sul federalismo o altre baggianate. Ma su questioni indicibili e invereconde, che appartengono al lato oscuro della politica e non a quello trasparente del dibattito pubblico su programmi e su valori. Il punto vero di spaccatura della Lega con il PDL non è il sostegno al governo Monti o le politiche economiche: la vera rottura si sarebbe avuta se Cosentino avesse avuto il via libera per il carcere dalla Camera. Ma in quale altra parte del mondo una alleanza politica, che da noi ha retto le sorti del Governo in buona parte degli ultimi anni, si basa sulla garanzia di impunità per politici accusati di contiguità con la grande criminalità organizzata ?

Per quanto faccia cagnara, fingendo di star dalla parte dei cittadini, alla prova dei fatti, e del voto, la Lega si rivela una appendice del sistema di potere berlusconiano. Ingannando anzitutto i propri militanti ed elettori, la famiglia Bossi mette la forza elettorale che la Lega ottiene nelle regioni del Nord e del Veneto al servizio delle più oscure trame di potere berlusconiane. Dimostrando di essere non una forza del cambiamento, ma una forza della reazione pronta a scondinzolare davanti al Caimano.

 

Luca De Marco

Coord. prov. SEL Treviso

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2012 LA CRISI, LA FINANZA E L’ITALIA

Le proposte di Sinistra Ecologia Libertà

per dare nuove prospettive alla società Italiana

Incontro – dibattito

Venerdì 20 gennaio alle ore 20.45,

Sala Hotel Continental,

Via Roma 16 – Treviso

Presenta

RENATO ZANIVAN Comitato Regionale SEL

Interverranno:

Riccardo Milano

resp. Relazioni Culturali di Banca Etica

Alfonso Gianni

comitato Scientifico Nazionale SEL

La grave emergenza in cui versa il ns. paese determinata dalla crisi, causata e voluta ,dalla finanza internazionale , dalla complice inerzia dell’Europa e dalla insensata politica del governo Berlusconi-Tremonti pesa ogni giorno di più sulle spalle della stragrande maggioranza dei cittadini;

le recenti scelte operate dal governo Monti per tentare di arginare il collasso del ns. paese mantengono caratteristiche di poca equità e, soprattutto,possono dimostrarsi del tutto inefficaci, anche nel breve periodo, se non si accompagneranno a misure capaci di costruire nuove prospettive per il ns. paese e per i suoi giovani in particolare. Servono idee non solo per l’Italia, ma per rilanciare la stessa Unione Europea, di cui le divisioni e l’inconsistenza progettuale mettono a rischio la stessa esistenza.

La gravità della crisi non permette di risolvere la stessa con “abbellimenti” o manovre di piccolo cabotaggio per correggere le storture più vistose del nostro apparato economico-sociale e, nel contempo, chiedere ulteriori sacrifici a tutti quelli che negli ultimi venti anni li hanno già fatti. SEL sollecita a questo confronto il governo Monti e, ancor di più, l’insieme delle forze politiche e dei movimenti progressisti e di sinistra. Se tra un po’ di tempo ci troveremo invece davanti alla necessità di un’altra manovra correttiva, di nuovo costruita sulle imposte e sul taglio dei servizi sociali, vorrà dire che è tempo di ridare parola alla sovranità popolare; da subito comunque è necessario operare per ridare forza a una proposta di crescita sostenibile alternativa sia al liberismo populista di Berlusconi, sia al liberismo moderato di Monti.

venerdì 20 gennaio alle ore 20.45

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Operazione Barcon: enti locali latitanti e supini ai privati

Condividiamo le ragioni di chi si dichiara contrario all’operazione Barcon, che riteniamo rappresenti un inutile consumo di territorio agricolo e uno scempio paesaggistico. Siamo persuasi che la pianificazione del territorio sia un diritto e un dovere delle pubbliche amministrazioni, che devono operare sulla base di interessi generali e collettivi e non sulla base di interessi particolari e privati.

In troppe occasioni ci troviamo invece di fronte ad un cedimento degli enti pubblici e territoriali, che di fatto appaltano a soggetti privati e ai loro interessi economici la pianificazione del territorio.

 

Il caso di Barcon, così come il caso di Ikea a Casale, è il tentativo di potenti interessi economici di dettare all’ente pubblico, attraverso lo strumento della proposta di accordo di programma, le modifiche al territorio funzionali ai propri obiettivi di profitto economico. E purtroppo non trovano amministratori pubblici con la schiena diritta che intendano far valere i diritti del territorio e le ragioni della pianificazione pubblica sugli interessi privati. Gli stessi amministratori che magari si riempono la bocca di rispetto per il territorio e altre buone intenzioni da lasciare solo sulla carta.

 

Risulta triste e preoccupante che ci si debba rivolgere al Presidente della Repubblica per far valere delle ragioni del tutto chiare ed evidenti di fronte alla latitanza degli enti pubblici preposti. Non è un caso che sull’operazione Barcon si sia creato un fronte vastissimo contrario formato da cittadini, associazioni ambientaliste. associazioni di categoria. La pervicace volontà del Sindaco di Vedelago di proseguire su quella strada e l’incertezza della Provincia sono ben poco comprensibili e per niente giustificabili. Enti pubblici che abdicano al loro ruolo diventano enti inutili e potenzialmente dannosi.

Luca De Marco

Coord. prov. SEL Treviso

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