Barcon e Ikea, la Provincia tenga fede al suo piano territoriale

Il direttore della Fondazione Benetton Marco Tamaro ha svolto delle considerazioni sui progetti urbanistici di Barcon e Ikea del tutto condivisibili, lungo la linea espressa anche recentemente dalla CGIL e che da tempo noi andiamo sostenendo. I due progetti sono assimilabili per almeno due ragioni. In primo luogo, si fondano su un iter procedurale di natura derogatoria, perché non rispettano i piani urbanistici comunali e provinciali, rivolgendosi alla regia regionale per arrivare all’adattamento degli strumenti di pianificazione urbanistica alle esigenze dei soggetti privati proponenti. Non a caso è lo stesso procedimento utilizzato per Veneto City. In secondo luogo, basano la loro utilità economica per i proponenti sul meccanismo della rendita fondiaria, cioè la trasformazione di area agricola in area produttiva o commerciale, con immediata estrazione di profitto, e trasformazione perpetua del territorio.

Dal nostro punto di vista, le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), secondo le quali nuovi insediamenti commerciali debbano essere insediati in aree produttive dismesse o da dismettere, ci pare che abbiano la loro evidente validità nell’evitare l’ulteriore consumo dei suoli. Questo è il primo caso nel quale la Provincia è chiamata ad applicare quella previsione del piano, entrato in vigore meno di due anni fa. E, purtroppo, le tremano i polsi. In un caso del tutto simile, la Provincia di Torino, a fronte di una richiesta di Ikea di insediarsi nel territorio agricolo di un piccolo comune, ha risposto al colosso svedese che il proprio PTCP prevedeva il riutilizzo di aree dimesse, senza consumare altro territorio, e ha quindi bocciato la proposta. La reazione di Ikea è stata dura, minacciando delocalizzazioni in Spagna, ma la Provincia ha retto la pressione e ora probabilmente si troverà una soluzione che salvi territorio e lavoro. Noi riteniamo che quella torinese sia la via giusta da seguire.

La crisi non deve essere il pretesto per contrapporre e subordinare le ragioni del territorio e dell’ambiente, che sono alla fine le ragioni delle generazioni future, alle ragioni del lavoro, della ricaduta occupazionale immediata che viene invocata per scardinare la pianificazione pubblica e consentire il dispiegarsi della rendita fondiaria. Il progetto Ikea prevede la creazione di 189 posti di

lavoro nel nuovo negozio, e la conseguente perdita di 100 posti nelle attività concorrenti, per un saldo positivo di soli 89 posti. Niente a che vedere con le migliaia di posti fatti annunciare dalla stampa come specchietto per le allodole, illudendo tanti disoccupati.La contrapposizione ambiente-lavoro è dunque artificiale e artificiosa, il punto vero è la rendita fondiaria.

Il progetto di Barcon prevede addirittura la creazione di un nuovo casello sulla superstrada pedemontana, la cementificazione di 90 ettari di terreno agricolo e una nuova viabilità. Il tutto in difformità rispetto alla pianificazione territoriale di Comune, Provincia e Regione. Siamo di fronte alla pretesa di soggetti privati di sostituire gli enti pubblici e di farsi loro pianificatori del territorio. Con la differenza che l’ente pubblico è tenuto a perseguire finalità di tipo collettivo e di salvaguardare beni pubblici come il paesaggio, il territorio, l’assetto idrogeologico, la salute collettiva. Il privato pianifica invece esclusivamente in base alle proprie esigenza aziendali.

La Provincia dovrebbe chiedere il rispetto delle proprie previsioni urbanistiche e quindi dare il proprio parere negativo alle due operazioni. Nulla impedisce che gli stessi privati ripresentino i loro

progetti modificati, questa volta redatti tenendo conto e rispettando la pianificazione urbanistica vigente, come farebbe un qualsiasi cittadino che, ad esempio, volesse costruirsi una casa.

C’è infine un ultima considerazione da fare, ma non meno importante. Viviamo un tempo di crisi, causato anche dal surclassamento della speculazione finanziaria sulla produzione e il lavoro. Ci può essere un riorientamento importante dei capitali verso la rendita fondiaria, che dà sempre buoni frutti. Compito dell’ente pubblico non è incentivare nuovi utilizzi distorti e speculativi del denaro, ma creare le condizioni perché il profitto nasca dal lavoro e non dalle varianti urbanistiche. Anche così si crea buona crescita e occupazione.

 

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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