LA SOLITA CRISI OPPURE VENDOLA

E’ un dato di fatto. Il Ricco e produttivo Nord-Est Italiano è in ginocchio. Le piccole-medie aziende che erano il motore dell’economia della nostra Regione stanno, o hanno, chiuso a centinaia, riducendo un numero elevato di lavoratori e lavoratrici a guardare al proprio futuro con terrore e angoscia. Queste terre, e, specialmente la Provincia di Treviso che sono stati negli scorsi anni il simbolo nazionale del benessere economico, stanno ora conoscendo la facciata più tenebrosa di una crisi economica senza scrupoli.

Da anni la Provincia di Treviso è in maggioranza governata e amministrata da giunte e politici di Centro-Destra (specialmente Lega Nord), che  con arroganza si proclamano difensori  della classe imprenditoriale e sostenitori di “purezze” razziali, ergendosi inoltre come guardiani del territorio, rivendicando, spesso, discutibili radici identitarie buone solo per gettare sul piatto dell’agone politico un po’ di propaganda. In sostanza questa classe politica si è rivelata alla mercé di Lobby edilizie e speculatori, che hanno usato il territorio nella più originale maniera “fordista” cementificando a dismisura e sfruttando le risorse che la nostra Provincia poteva offrire solo per il mero profitto di pochi soggetti privati.

Uno dei settori più toccati dalla crisi, è il mondo del lavoro. Gli ultimi dati, relativi ai primi otto mesi dell’anno 2012 (fonte Cgil-Treviso), ci dicono che nella nostra Provincia sono 5.451 i lavoratori licenziati. A questi numeri bisogna aggiungere quello della cassa integrazione ordinaria che al 1° settembre 2012 ha toccato i 2.629.790 ore, interessando ben 14.767 lavoratori della Marca e quella straordinaria che ad oggi coinvolge 2.605 persone dipendenti di 82 aziende che hanno in corso ristrutturazioni o procedure concorsuali. Sul fronte del mercato del lavoro i primi due quadrimestri del 2012 si chiudono con un saldo negativo: oltre un migliaio di posti di lavoro persi in più rispetto allo stesso periodo del 2011, quando si contavano 4.363 fuoriuscite.

Nichi Vendola, candidato alle primarie del Centro-Sinistra, per il programma e i valori di cui è portatore, rappresenta un’alternativa possibile alle politiche fallimentari che fino a qui hanno amministrato il nostro Paese. Perché la crisi è crisi solo per una parte della società, che la paga più volte: con il dimagrimento dei servizi pubblici, con la riduzione dei redditi e dei diritti, con il blocco degli ascensori sociali, con le giovani generazioni costrette addestrate e condannate alla precarietà. Bisogna prestare attenzione, a chi, tenta con fare pesante e intimidatorio di abrogare queste domande, di eliminarle dalla scena pubblica, di considerarle frutto di un radicalismo ideologico. La crisi è figlia della perdita di valore sociale del lavoro. Non c’è varco di luce in questo tunnel se non si restituisce al lavoro la sua dignità e la sua centralità sulla scena politica e nel dibattito culturale.

Rispondere alla crisi è possibile investendo in infrastrutturazione socio-culturale delle città e soprattutto delle periferie, finanziando le scuole e stimolando la crescita di un sistema industriale della cultura e della creatività. Così si è fatto dove il liberismo è stato sconfitto. Dove la scelta delle classi dirigenti è stata il sostegno al lavoro, la lotta alla disoccupazione e alla povertà, la guerra senza quartiere alla precarietà. L’austerity è iniqua socialmente e non può che portare ad un vicolo cieco, perché respinge la platea dei consumatori, deprime il mercato e spinge verso la recessione.

Con una differente politica si può dare una speranza al nostro Paese. Chi vuole governare nel delicato dopo-Monti, dovrebbe mettere al centro dei propri pensieri i soggetti sociali che chiedono più libertà ad una nazione soffocante e ipocrita, più libertà ad un mercato del lavoro che ricatta e  segrega una generazione giovane nella gabbia della precarietà, partendo dal riformare il sistema scolastico ferito e umiliato dalla  disastrosa riforma del Ministro Gelmini, compendio sublime del berlusconismo.

Anche la nostra Provincia ha bisogno di politiche diverse da quelle che hanno rappresentato il paradigma leghista del “ Paroni a casa Nostra”. Una politica nazionale differente può farci riprendere contatto con la realtà, dimenticando le favole secessioniste, per rimboccarsi le maniche e costruire una nuova società basata sui valori della solidarietà, della cooperazione tra le comunità, e ripristinare il valore sociale del mondo lavorativo. Non si tratta di sotterrare le proprie radici identitarie, che sempre costituiscono un valore aggiunto nelle comunità, anzi, proprio valorizzando le diversità presenti sul territorio si può ottenere un coagulante che restituisca alla gente un rinnovato sentimento di appartenenza alla nazione, all’Europa dei popoli. Dobbiamo diffidare da chi usa politiche populiste che dividono le persone in categorie e minano il sentimento di solidarietà e partecipazione alla vita pubblica delle persone.

Noi, Comitato Provinciale di Treviso per Nichi Vendola premier, crediamo che sia giunta l’ora di cambiare. Ci vuole qualcuno che sappia unire le parole “politica” e “speranza” in un vincolo indissolubile. L’alternativa è continuare a lasciare il campo libero a chi considera la crisi una fattore che devono pagare gli altri; lasciare il campo libero ad una oligarchia che affida alla neutralità della tecnica i più feroci compiti politici: rompere il patto sociale che si realizza nella previdenza, isolare il lavoro come un fenomeno muto senza più la sua classe; lasciare il campo a chi taglia la carne viva dei diritti, che incidono sulle famiglie, che fanno sempre più poveri, perché sono i mercati che devono regolare la nostra vita.

No. Noi crediamo che ci sia un opportunità di cambiamento e una visione del mondo differente. Abbiamo ancora la possibilità di poter decidere per il nostro prossimo futuro tra chi difende gli interessi di pochi con la scusa della solita crisi, Oppure Vendola.

COMITATO PROVINCIALE DI TREVISO PER NICHI VENDOLA PREMIER

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