Smart City Treviso 6 novembre 2012

Introduzione di Stefano Dall’Agata

Buongiorno a tutte e a tutti, vi do il benvenuto e mi presento sono Stefano Dall’Agata del Coordinamento Provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso, questa è un’iniziativa pensata e voluta da Sinistra Ecologia Libertà Circolo di Treviso e Federazione Provinciale di Treviso, in collaborazione con il Forum SEL Beni Comuni Ambiente Territorio Veneto e il Gruppo SEL Provincia di Treviso

Vorrei inquadrare il temi di oggi all’interno del concetto di sviluppo Sostenibile “tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali” (Rapporto Brundtland – ONU 1987).

Schematicamente due sono gli attori fondamentali per il raggiungimento di questo scopo: i metodi e le persone.

L’Agenda 21 dell’ONU individua negli Enti Locali, in dialogo con i propri cittadini, con le associazioni locali e con le imprese private, uno degli strumenti necessari al fine del raggiungimento di tale scopo.

Oltre all’Agenda 21 locale implementata anche e bene da Padova da dove arriva il nostro relatore Assessore Alessandro Zan altri processi sono stati messi in atto dalle Città.

A partire da Rio De Janeiro si sta diffondendo il concetto di Città Intelligente (Smart City), volto a rilanciare le Città come catalizzatori di energie e competenze, per conciliare le esigenze di cittadini e imprese.

Si tratta di azioni di politica amministrativa volte a favorire la gestione delle risorse umane e del territorio attraverso l’utilizzo delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per la creazione di un “ecosistema urbano” capace di costruire servizi integrati per un modello di Città Digitale, Partecipata, Vivibile, Sostenibile e Replicabile.

È necessaria la digitalizzazione delle comunicazioni e dei servizi, ed è indispensabile che la Città venga dotata di una connettività diffusa; conseguentemente le azioni devono svilupparsi in favore di una mobilità sostenibile, per la qualità ambientale e l’efficienza energetica, la qualità edilizia e la vivibilità urbana, innovazione economica e capacità di attrazione di talenti e investimenti, sicurezza dei cittadini e delle infrastrutture delle città, con il requisito essenziale del coinvolgimento e partecipazione dei cittadini.

Un aspetto che a mio avviso andrebbe maggiormente considerato è quello dell’alfabetizzazione informatica, meglio se attraverso l’uso di software open source. Da segnalare che esistono notevoli risorse in rete ad uso degli Enti e Comunità locali disponibili attraverso Urban and Regional Innovation Research Unit (URENIO) dell’Università di Thessaloniki che collabora per questo progetto anche con il Politecnico di Milano.

È fondamentale anche la la capacità di scelta rispetto ad alcuni temi fondamentali, non credo che possiamo dire intelligente una Città che permetta il proposto Piano di Sviluppo dell’Aeroporto Canova, o che ritardi ancora l’adozione di un regolamento edilizio per l’efficienza degli edifici, come sarebbe importante dare valore al fiume Sile ed al suo Parco pensando anche allo strumento del Contratto di Fiume, e che cultura, partecipazione e solidarietà vengono visti come valori da far crescere insieme.

La questione dell’uso sobrio dell’energia, con il risparmio da realizzarsi con le nuove tecnologie e la produzione da fonti rinnovabili va ad incidere in modo forte sulle esigenze di pianificazione energetica da parte dei livelli superiori. Pensiamo solo al fatto che il picco del consumo di energia di metà giornata è stato coperto dal fotovoltaico. Per analizzare l’argomento abbiamo con noi Oscar Mancini del Forum SEL Beni Comuni Ambiente Territorio del Veneto

Il movimento delle Città di Transizione partito dalla cittadina di Kinsale in Irlanda si pone l’obiettivo di far affrontare alle Città la fine dell’era del petrolio a basso costo non come una minaccia, bensì come un’opportunità per la costruzione di comunità a bassa emissione di anidride carbonica e caratterizzate da flessibilità ed abbondanza.

È un movimento che si caratterizza per processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità, senza precludere alla relazione e agli scambi a livello regionale, nazionale e globale. Di questo ci parlerà il nostro giovane Said Chaibi di TILT Nazionale.

La nostra è una Città che vogliamo sia a misura di chi la fruisce, e una mobilità sostenibile può e deve essere vista non solo come una risposta all’inquinamento e all’intasamento del traffico, ma anche come un modo proficuo per ridefinirne in maniera intelligente la vivibilità, come esperienze estere e anche italiane stanno mostrando che si può fare. Stefano Fumarola che è un ciclista, ma anche un nostro dirigente locale ci illustrerà un’idea diversa della fruizione della Città.

Affrontare questi temi, anche in previsione delle prossime Elezioni Amministrative del Comune di Treviso, è uno dei compiti che Sinistra Ecologia Libertà si è data, senza pretese di autosufficienza, ma sapendoli legare ad una visione ampia sulle grandi questioni dell’Energia e della Mobilità; oltreché sapendo interloquire con la volontà di partecipazione espressa dalla cittadinanza con il grande lavoro di approfondimento e proposta nato da Associazioni e cittadini intorno al PAT di Treviso, e senza mancare gli appuntamenti con i finanziamenti previsti dai Bandi Europei e Nazionali che assumono in modo sempre più chiaro l’approccio alla Sostenibilità, all’Innovazione e alla Conoscenza come assi fondamentali per la costruzione della politiche urbane del futuro.

Poi vogliamo lasciare a voi la possibilità di interloquire con i nostri relatori e le conclusioni al nostro Capogruppo in Consiglio Provinciale a Treviso Luigi Amendola.

La presentazione di Alessandro Zan

Presentazione Zan smart city treviso 2012_pdf

L’intervento di Oscar Mancini

Smart Citys. Treviso 6 Novembre 2012

Comunicazione di Oscar Mancini

La settimana appena trascorsa mi trovavo negli Stati Uniti senza la certezza che il volo di rientro sarebbe stato confermato.

Da giorni la CNN c’informava quotidianamente dell’imminente hurricane, il catastrofico uragano Sandy che si è poi abbattuto con violenza sulle coste atlantiche degli Stati Uniti per un’ampiezza di 1500 chilometri lasciando dietro di se una scia di morti e distruzioni.

Le analisi dei climatologi pubblicate in quei giorni dalla stampa americana c’informavano che la temperatura dell’oceano era di 3/5 gradi superiore alla media, che l’anomala circolazione dei venti era provocata dalla drastica riduzione della superfice ghiacciata del Polo Nord che ha raggiunto il minimo storico a metà settembre.

Le compagnie di assicurazione evidenziavano una quintuplicazione dei danni provocati dagli eventi estremi quali siccità e inondazioni, cicloni e uragani negli ultimi tre decenni.

Il sindaco di New York Bloomberg, che in passato aveva sostenuto Bush, con grande sorpresa esprimeva il suo sostegno a Obama ammettendo che è stata la catastrofe Sandy a fargli cambiare idea. Bloomberg ha motivato la sua svolta esprimendo apprezzamento per la regolamentazione sulla riduzione delle emissioni dei gas di scarico e sull’efficienza dei carburanti derivanti da combustibili, ma anche i severi controlli alle centrali a carbone che “ogni anno uccidono tredicimila americani”.

Per la prima volta nella storia, sotto l’incalzare di eventi catastrofici, la popolazione mondiale sta prendendo coscienza della fragilità dell’ambiente con cui interagisce vivendo, producendo e consumando

Mentre percorrevo ampie autostrade urbane, invase da una fiumana di SUV, che s’inoltrano fin dentro il cuore delle città dove s’innalza una selva di grattacieli pensavo a come tutta l’America è costruita intorno all’automobile. Pensavo che a questo insostenibile modello energivoro di suburbanizzazione dovevano certamente essersi ispirati Galan, Zaia e Chisso che, pur non avendo a disposizione gli ampi spazi dei territori americani, ci propongono autostrade a go go ( dalla Pedemontana alla Valdastico alla Romea commerciale, alla camionabile) attorno ai cui svincoli far proliferare centri commerciali e una costellazione di new citys destinate a svuotare i nostri meravigliosi centri storici e, per non farci mancare nulla ci propongono pure la tour Cardin a ridosso della laguna e l’alimentazione a carbone della centrale di Porto Tolle nel bel mezzo del Parco del Delta Po.

Sul versante dei trasporti la provincia di Treviso, come quella di Vicenza, è investita dallo scandalo della Pedemontana: quella che doveva essere una superstrada al servizio del territorio, permeabile al traffico locale, “riusando i sedimi esistenti”, è stata trasformata in un’autostrada a pagamento da Montecchio Maggiore a Spresiano, un serpentone di cemento e asfalto lungo 95 Km di cui 50 in trincea, che avrà un impatto devastante per il territorio,(ha già incrociato una falda idrica), un’opera da 2 MDL e oltre di euro, più volte bloccata dai ricorsi dei cittadini e di alcuni Comuni (Villaverda capofila) e fortemente voluta da Zaia ma avversata dalle comunità locali.

Un modello fondato sul saccheggio del territorio e sul rilancio delle fonti fossili. Una sprawl town sempre più energivora: abitazioni lontane dai posti di lavoro, pendolarismo sempre più intenso, collasso dei sistemi di trasporto, disagi nell’organizzazione della vita delle persone che, in assenza di risposte collettive, sono costrette ad arrangiarsi individualmente per i servizi che mancano. Dopo oltre vent’anni il Servizio Metropolitano Regionale (SFMR) è al palo perché tutte le risorse sono investite nelle autostrade in projet financing ovvero sul trasporto individuale su gomma quando, al contrario, il Veneto avrebbe proprio bisogno di sottoporsi alla “cura del ferro”.

Ecco le smart citys che ci propone il PTRC di Galan e Zaia!!

Cosa si intende per smart city, che cosa rende una città intelligente , come i centri urbani esistenti debbano e possano trasformarsi per affrontare la sfida della sostenibilità?

Rispondo con le parole del commissario europeo all’energia: “Impiegare tecnologie moderne collegate per raggiungere una qualità più elevata di vita nelle nostre città, per gestire il traffico e la circolazione, massimizzare l’efficienza energetica e ridurre l’inquinamento ambientale“.

Sono 365 milioni di euro i fondi disponibili per il solo 2013, contro gli 81 milioni stanziati per il 2012.

Come si vede la definizione di smart city, che nasce nasce nel campo dell’information and comunication technology (ICT), nel tempo si è però allargata all’energia, all’economia, alla qualità dell’ambiente e alla vivibilità in generale. Le tecnologie digitali mantengono un ruolo fondamentale nella concezione delle smart city. È attraverso le reti, infatti, che le città saranno in grado di gestire in modo più efficiente ed efficace trasporti, ciclo dei rifiuti, distribuzione dell’acqua e dell’energia .

Nel prossimo futuro centinaia di milioni di persone produrranno in proprio energia verde in casa, negli uffici e nelle fabbriche e la condivideranno con altri attraverso una “Internet dell’energia” simile a quella che oggi utilizziamo per creare e condividere informazione. Questa democratizzazione dell’energia richiede investimenti sulle reti elettriche, dovranno cioè essere ripensate, diventare flessibili e intelligenti. In sostanza non si possono fare le smart cities senza le smart grids e i contatori intelligenti e i sistemi di accumulo. Le smart grids renderanno disponibile l’energia verde dove e a chi serve, on demand: rinnovabili, auto elettriche, coinvolgimento diretto dei consumatori nel mercato energetico.

La rete di distribuzione deve insomma adeguarsi alla penetrazione crescente della generazione distribuita (a fine settembre 2011 nel nostro Paese erano connessi alla rete 17.500 MW di rinnovabili , di cui 11mila MW di fotovoltaico e 6.500 MW eolici), alla partecipazione dei consumatori nel mercato dell’energia e ai nuovi impieghi dell’energia.

Una rete che permetterà, ad esempio, di coinvolgere maggiormente il consumatore nell’uso consapevole dell’elettricità facendogli sapere esattamente la quantità di energia usata nella fascia oraria di picco (quando cioè la domanda generale è più grande e l’elettricità più cara), e affinché la si possa incentivare con tariffe multi-orarie a consumi più efficienti in termini di sistema. Nella rete di domani poi dovranno trovare posto anche i veicoli elettrici, il cui fabbisogno dovrà essere soddisfatto integrandolo il più possibile nel sistema (una delle ipotesi è di usare i veicoli elettrici come una sorta di buffer, prelevando cioè energia dalla rete quando la produzione sia in eccesso rispetto alla domanda per poi restituirla nella situazione opposta).

Questo è il futuro su cui stanno investendo Germania e California. Su cosa sta invece investendo il nostro Paese?

A leggere la bozza di piano Passera, un cardine dell’agenda Monti, c’è poco da stare allegri! Le linee generali della Strategia Energetica Nazionale sono già ben definite e non emendabili: Italia hub del gas; petrolio nazionale con un incremento delle trivellazioni; riaccentramento dei poteri in materia energetica a discapito degli enti locali; un profluvio di belle parole sull’efficienza mentre si tenta di cancellare il 55% di detrazioni sulla riqualificazione energetica degli edifici; attenzione alle rinnovabili in funzione integrativa e non più sostitutiva dell’attuale sistema e sottoposte ad una sopravvivenza competitiva sul mercato, rispetto a gas, petrolio e carbone depurati dai loro costi ambientali.

Esiste poi una questione squisitamente politica: è legittimo che un governo senza legittimazione popolare delinei la strategia energetica che è destinata a segnare le sorti del paese per molto tempo?

La musica è ancora più stonata se si guarda il Veneto. Non solo non si vede traccia di quel Piano Energetico Regionale la cui imminente presentazione era stata annunciata ancora la primavera scorsa ma addirittura sono stati requisiti e segretati gli studi propedeutici da parte dell’assessore.

Nel frattempo lo zelante Zaia, con una legge“ ad aziendam”, da il via libera alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle attraverso la modifica in senso meno restrittivo della legge regionale del Veneto istitutiva del parco: e già, perché, fatto unico in Europa, l’impianto a carbone dovrebbe sorgere in un parco regionale, quello del Delta del Po. Un’area delicatissima e stupenda per ricchezza di biotopi e per incantevoli paesaggi. La centrale – che abbiamo insieme contrastato con la bella manifestazione di Adria lo scorso autunno – emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di Azoto (come 3milioni e mezzo di automobili), 3 milioni e 700 mila tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli d’Italia) senza contare il micidiale cocktail di inquinanti tossici come l’arsenico e il mercurio. Ecco il piano energetico della Regione Veneto. Una decisione autenticamente “smart”!!

Così ci si dimentica che con il referendum ventisei milioni di Italiani non hanno solo detto no al nucleare ma hanno chiesto un futuro energetico diverso coerente con gli obblighi vincolanti che la UE assegna per il 2020 a ogni Paese membro, primo fra tutti la riduzione del 20% delle emissioni di CO2.

Così si assesta un duro colpo al tessuto d’imprenditoria nuova e di carattere locale, legata alle rinnovabili che nel Veneto era finalmente decollata generando migliaia di posti di lavoro. Non solo nel fotovoltaico. Mi ha colpito la notizia che la FIAMM S.p.A. riapre, dopo 7 anni, uno storico stabilimento nella sede centrale di Montecchio Maggiore per realizzare un sistema di accumulo in grado di immagazzinare fino ad oltre 1 MegaWatt/ora di energia, con un piano di sviluppo fino a 500 addetti nel prossimo triennio.

Con il Piano Passera e le scelte di Zaia si prendono le distanze da quella riconversione ecologica dell’economia che il nostro paese deve affrontare per uscire dalla crisi e contribuire ad affrontare il tema degli sconvolgimenti climatici derivanti dalla combustione delle fonti fossili sempre più costose perché in via di esaurimento.

Infatti gli investimenti sul carbone, oltre ad essere nocivo per la salute e contribuire ad aggravare il bilancio italiano delle emissioni climalteranti, con pesanti conseguenze sulle bollette che dovranno pagare i cittadini, sottraggono risorse alle politiche di risparmio energetico e di realizzazione delle fonti rinnovabili. E non ci stancheremo mai di ripetere che queste politiche – i tre 20% al 2020 della UE, divenuti riferimento per i governi di tutto il mondo – non sono un optional, ma sono obbligate dallo sconvolgimento climatico in atto.

Un’urgenza ribadita da un leader del PPE insospettabile di estremismo ecologista, Josè Manuel Barroso, il presidente della Commissione UE, che in una lettera rivolta ai capi di Stato e di Governo riuniti a New York in preparazione di “Copenhagen 2009”, la 16^ Conferenza delle Parti, affermava già allora: “Il clima sta cambiando più velocemente di quanto si prevedesse anche solo due anni fa. Continuare a comportarci come se niente fosse equivale a rendere inevitabile una trasformazione pericolosa, forse catastrofica del clima nel corso di questo secolo”.

Ma è poi possibile questo diverso futuro energetico che il popolo italiano richiedeva e richiede, un futuro energetico sostenibile che rispetti l’ambiente, la dignità del lavoro e dell’uomo e che sia un futuro per tutto il mondo? Mi limiterò ad alcuni dati:

la Germania è, dati 2010, la prima della classe: oltre 27.000 MW di eolico e oltre 17.000 MW di fotovoltaico, con un balzo per questa tecnologia, nel confronto 2010/2009, superiore al 100%. Questo dovrebbe significare qualche cosa per le prospettive economiche e di sviluppo, ad esempio, del sistema delle imprese e delle industrie del nostro Nord-Est, che sono le prime partner della Germania, e dovrebbe significare qualcosa come modello di riferimento anche per Istituzioni e Governatori più o meno lungimiranti. Quanti nuovi posti di lavoro sono stati attivati in corrispondenza a quelle scelte di politica industriale e energetica? 340.000 in poco più di un decennio. Ormai ci sono più occupati, molti di più, nella green economy che alla Volkswagen (che è la prima industria automobilistica d’Europa e tra le prime nel mondo)!

Insomma, è già aperta a livello mondiale una competizione tecnologica, industriale ed economica che vede soprattutto tre Paesi – Cina, Germania e Stati Uniti – contendersi il futuro energetico, diverso dal vecchio e rovinoso modello combustibili fossili/nucleare, a colpi di innovazione e mercato e con elevati livelli di programmazione da parte degli Stati. Molti stanno seguendo, per piazzarsi ai primi posti. Con l’aria che tira qui da noi con il “piano carbone”, sul quale l’attuale Governo Monti sta traccheggiando, corriamo il rischio di allontanarci dall’Europa, ovvero dalle economie più dinamiche, a partire da quella tedesca.

Ma pur dentro questo quadro nazionale e veneto desolante gli Enti locali lungimiranti possono fare molto. Pochi esempi, purtroppo non veneti:

vi sono enti locali che attraverso le società di servizi pubblici locali promuovono la mobilità dolce; Perugia per esempio si è dotata di scale mobili e un minimetrò operativo dal 2008 e ora installa i primi siti di ricarica pubblica per i veicoli elettrici a zero emissioni e il primo sistema integrato di bike sharing a pedalata assistita con il fotovoltaico;

Genova vince tre bandi europei per i progetti Smart City e porta a casa quasi sei milioni di euro. I bandi riguardavano “pianificazione strategica sostenibile delle città”, “riscaldamento e raffreddamento”, “efficientamento energetico degli edifici”. E potrei continuare.

Tutte scelte “smart”. Sarebbero necessarie anche a Treviso: se non ora quando?

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    Gli Atti del Convegno

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