Treviso non è più cosa loro

di Luca De MarcodeleghizzataTreviso non è più cosa loro, ma è tornata ad essere un bene comune. La stagione del gentilinismo si chiude senza onori e senza alcuno stile, ma lascia come suggello l’ultimo indecente schizzo di rabbia insulsa. La campagna per il ballottaggio dei leghisti è stata l’ultima infamia perpetrata dalla banda padana che ha spadroneggiato per anni in città e ha disseminato a piene mani virus di inciviltà. Aizzare alla paura contro gli stranieri e gli zingari, in maniera becera e razzista, è stata l’ultima offesa all’intelligenza dei trevigiani. Che evidentemente si sono stancati di esser rappresentati come una folla festante dedita a portare in trono il tronfio sceriffo e a darsi di gomito ridacchiando alle sue sparate ultrarazziste. E, come già i milanesi al ballottaggio avevano respinto al mittente la campagna terroristica su “Zingaropoli”, così i trevigiani hanno rifiutato il delirante messaggio di chiamata alle armi contro il pericolo rosso e immigrato.
Giovanni Manildo è stato bravissimo a impersonare e rappresentare una alternativa politica e civile alla bruttura gentilinoide, e ora a lui e alla coalizione vincente spetterà un duro lavoro per ridare un ruolo alla città, ridare prestigio all’Amministrazione, ridare speranza alle cittadine e ai cittadini di fronte a una crisi ingiusta e micidiale. La coalizione politica e sociale che ha detto “basta” al solito andazzo ha però in se tutte le forze per reggere la sfida, forte del fatto che il percorso politico e programmatico è stato limpido e scevro da compromissioni, cedimenti e subalternità. Nessuna larga intesa è stata necessaria per vincere questa battaglia, così come si è vinto a Roma, Brescia, San Donà di Piave, e in tante altre realtà, sapendo costruire una alleanza per il cambiamento, di centrosinistra allargato alle forze civiche disposte al cambio di passo e alla costruzione di una alternativa di governo. Il messaggio giusto che arriva dai territori ai livelli nazionali è questo: alleanze per il cambiamento, schieramenti alternativi, coraggio nelle sfide. Tutto quello che è stato accantonato nei giochi di palazzo della capitale e che invece nei territori porta il cambiamento alla vittoria.

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1 Commento

Archiviato in Politica

Una risposta a “Treviso non è più cosa loro

  1. Anna Caterina Cabino

    Timidamente considero che è proprio la confusione di ruoli che favorisce il travaso di voti verso forme più o meno marcate di protesta. Dove il percorso è chiaro le persone (che sono sempre esseri pensanti) non hanno dubbi: se condividono votano, altrimenti si astengono! Non gioisco dell’astensione di tanti, ma non dimentico che negli anni ottanta a chi si lamentava per le prime flessioni nell’affluenza ai seggi, la sicumera di chi sosteneva la priorità della governabilità al posto della partecipazione rispondeva che “siamo in linea con l’Europa”. Ora è inutile piangere sul latte versato! Piuttosto ci si attrezzi a fornire risposte politicamente significative a chi 1) dovrà rendere conto dell’alleanza con il PDL: 2) non ha fatto nulla per impedirlo!.

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