Villa Albrizzi Franchetti è un bene comune

E’ primavera e tante cittadine e cittadine approfittano delle belle giornate per visitare e godere delle bellezze naturali e artistiche delle quali il nostro territorio è fortunatamente ricco. Ma alcune realtà restano inspiegabilmente chiuse, quando invece potrebbero essere elementi di qualificazione e attrattività del territorio. Basta passare per il Terraglio per rendersene tristemente conto e vedere come sta messo un complesso che per la sua importanza storica, artistica e naturalistica, è un patrimonio di tutti  e come tale dovrebbe essere gestito e custodito. Quello di Villa Albrizzi- Franchetti.

Perché Villa Albrizzi-Franchetti non è aperta al pubblico ? Perché un compendio ricco di storia e di bellezza, di proprietà pubblica, deve essere sottratto alla fruizione della cittadinanza ?  Il complesso della villa, che sorge a Trovaso di Preganziol affacciandosi sulla statale, appare invece in stato di abbandono. Una luminaria con la stella cometa fa bella mostra di sé nella facciata di uno degli edifici, la vegetazione pare destinata a mangiarsi la vista delle splendide architetture della villa e delle due barchesse, non si sa se venga garantita la necessaria manutenzione per evitare un progressivo degrado delle strutture e delle opere d’arte che vi sono contenute.

E a che punto siamo con il progetto di portarvi lì una sede universitaria specializzata in moda e design e di creare un polo culturale di valenza interprovinciale, come promesso da Provincia e Fondazione Cassamarca quando, oltre tre anni fa, venne stipulato un protocollo di intesa con il quale la Provincia, che è proprietaria dal ’71 della villa, concedeva il complesso in concessione a Cassamarca per trent’anni, in cambio dell’impegno ad aprire entro 5 anni dall’accordo una sede universitaria ?

Sinistra Ecologia Libertà, tramite una interrogazione che il consigliere provinciale Luigi Amendola presenterà oggi in Provincia e rivolta al presidente Muraro, intende fare chiarezza su queste questioni e porre il tema di una eventuale revoca della concessione, laddove si verifichi che Fondazione Cassamarca ha cambiato idea sulla sede universitaria, o non sia in grado di garantire la corretta manutenzione e la fruizione pubblica del complesso per le quali si era impegnata.

Sentiamo dire fin troppo spesso che la vera ricchezza dell’Italia è il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Aggiungiamo che questa ricchezza esiste grazie alla cura e alla tradizione conservativa del nostro paese, e che sono oggi a rischio. Quella cultura della conservazione pubblica che chiediamo alla Provincia di dimostrare riguardo a Villa Franchetti, bene comune dei trevigiani, e dell’Italia.

Luca De Marco

Luigi Amendola

__________________________________

Al Presidente della Giunta Provinciale di Treviso

 

Interrogazione (art. 54 del Regolamento del Consiglio Provinciale) su Villa Albrizzi-Franchetti

  

Premesso che:

 il 18 febbraio del 2011 veniva siglato un protocollo di intesa tra la Provincia di Treviso e Fondazione Cassamarca. Con tale intesa, il compendio di Villa Albrizzi-Franchetti a Preganziol, di proprietà della Provincia, veniva concesso a Fondazione Cassamarca per una durata di trent’anni. La concessione dell’immobile era finalizzata all’insediamento nel complesso della sede universitaria di Cassamarca, entro 5 anni dalla stipula dell’accordo. Se entro la scadenza non sarà aperte e operativa la sede universitaria, si procede alla revoca della concessione. 

Il compendio ceduto si compone di villa, Barchessa sud, Barchessa nord, cappella, serra Piccola, serra grande, casa del guardiano, l’ annesso parco di mq. 117.464 circa, nonché da manufatti di antica datazione quali un campo di gioco della borella, un recinto in muratura ad uso canile ed una torre moresca. La villa appartiene alla Provincia dal 1971,  e fu eretta a fine ‘600. In essa, nell’ottocento, la Isabella Teotochi-Albrizzi vi fece la sede di ritrovo di una serie di letterati e artisti, tra i quali Ugo Foscolo, Ippolito Pindemonte,  Antonio Canova, lord Byron e molti altri. Il pregio artistico e architettonico del complesso della villa, e la ricchezza del giardino, sono noti e indiscussi.

Nell’atto di cessione era previsto tra gli obblighi della Fondazione quello di garantire l’uso della villa “alla Provincia per le proprie iniziative di livello metropolitano e per le occasioni di alta rappresentanza simbolica e politica promosse nel territorio, da concordare con la Fondazione”, e quello di garantire “l’apertura e l’accesso alla cittadinanza del parco, annesso alla villa, con tempi e modalità da concordare”, oltre agli obblighi di manutenzione del complesso. La mancata osservanza dell’obbligo di fruizione pubblica e di manutenzione del complesso danno luogo alla revoca della concessione.

 Considerato che:

 – non si ha più alcuna notizia in merito al progetto di trasferimento dell’università presso Villa Franchetti. Nel febbraio del 2011, quando venne firmato il protocollo d’intesa, il Presidente della Provincia Muraro dichiarava “Villa Franchetti, come promesso, non sarà venduta e rimarrà patrimonio pubblico, trasformandosi in un polo universitario d’eccellenza, un cuore pulsante di cultura, design e ambiente che propone Treviso al centro del Veneto, in stretto contatto con la realtà veneziana”; il Presidente di Fondazione Cassamarca Dino De Poli dichiarava: “Questa è la cerimonia di battesimo dell’area attorno a Villa Franchetti. Ricordo che è in programma un auditorium da 2.500 posti. Siamo convinti di andare avanti per questa strada. Ringrazio gli amici veneziani, è importante coniugare i territori e trovare una vocazione. Questo polo diventerà un riferimento per quanto concerne la moda e il design”.

– il compendio della villa appare in stato di abbandono, e non risulta che vi sia alcuna possibilità di fruizione da parte della cittadinanza del parco e del complesso della villa.

 Il sottoscritto consigliere provinciale chiede di sapere:

 Immagine– se la Giunta abbia verificato la volontà di Fondazione Cassamarca di procedere alla realizzazione degli impegni assunti nel protocollo di intesa in merito all’insediamento nel complesso della villa di corsi universitari e alla creazione di strutture a supporto del nuovo polo culturale. E, ove non vi fosse un riscontro positivo in tal senso, se la Provincia non intenda chiedere una rescissione consensuale della concessione in atto, senza aspettare lo scadere dei 5 anni per verificare la non attuazione della progettualità prevista.

– perché ad oggi non risulti garantita, dopo oltre tre anni dalla firma del protocollo di intesa, la fruizione alla cittadinanza del parco, e come si intenda procedere per provvedervi.

– se la Provincia stia verificando l’attuazione degli impegni presi da Fondazione in merito alla manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso.

– se è intenzione della Provincia, verificata la non osservanza degli obblighi assunti da Fondazione in sede di protocollo di intesa all’art.4, procedere alla revoca della concessione come da art.6 dello stesso.

  Il consigliere provinciale

Luigi Amendola

 

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