Bocciata la sadica legge 40, ora ci vorrebbe un governo

L’ennesima bocciatura della legge 40 da parte della Corte Costituzionale perché non garantisce “l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, accesso alle cure e diritto a formarsi una famiglia”, la dice lunga di come questa legge sia stata pensata e fatta in modo ideologico e strumentale per accontentare e manovrare bacini elettorali politicamente vicini e nulla aveva a che spartire con le reali esigenze delle coppie che hanno problemi di sterilità. In Italia la percentuale di coppie sterili si attesta al 15% per il primo figlio, quindi non si può e non si deve far passare come marginale un tema che coinvolge un così alto numero di persone.

La legge 40 ha creato, come sottolineato dalla Corte Costituzionale, un divario tra i cittadini in salute e quelli che già sono stati messi alla prova da una diagnosi che cambia radicalmente la propria prospettiva di vita; oltre al dramma personale, le coppie sterili hanno visto lo Stato, vestito da legge 40, entrare a gamba tesa nella loro vita a decidere dei loro diritti e libertà fondamentali.

Ora davanti a se il governo ha alcuni problemi da gestire. Il primo dato politico e’ che il governo e’ presieduto dal sig. Matteo Renzi, che all’epoca del referendum disse pubblicamente che si sarebbe astenuto: già riteniamo grave il fatto che un presidente del consiglio abbia snobbato la possibilità di esprimere liberamente il proprio voto, dimostrando così che non rispetta la nostra Costituzione, che non conosce la storia e le radici della nostra Repubblica.

In effetti, l’allergia di Renzi al voto l’abbiamo rivista anche di recente con la formazione dell’attuale governo. La ministra Lorenzin dal canto suo rimanda al Parlamento le possibilità di intervento perché “in Italia non siamo ancora attrezzati dal punto di vista normativo”, mentre i medici della società italiana di fertilità e medicina della riproduzione sottolineano che le linee guida devono essere stilate da esperti del settore e che l’inseminazione eterologa è stata praticata anche prima della legge 40 con regole precise e scientifiche cui basta ritornare e dunque non è presente alcun vuoto normativo.

In tutto ciò, ed è un dato allarmante, la sanità privata fa i salti di gioia, visto che migliaia di coppie si stanno rivolgendo ai centri privati già in questi giorni ed i motivi sono fondamentalmente due. Il risvolto più semplice e’ che le coppie sterili non sono più obbligate al turismo procreativo, che ha portato molti italiani a migrare in ogni stato europeo in base alle proprie possibilità economiche (e questa è un’ulteriore discriminazione in base al reddito legata all’applicazione di questa legge).

Il motivo principale e più grave è che sul territorio i centri pubblici attrezzati per le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono pochi, i tagli alla sanità hanno portato ad un calo del personale medico e paramedico presente con allungamento dei tempi d’attesa e l’introduzione della fecondazione eterologa farà allungare ancor di più questi tempi. L’infertilità e le cause di sterilità invece non attendono, le malattie progrediscono, peggiorano e si disinteressano della lunghezza delle liste d’attesa, obbligando le persone che se lo possono permettere a scartare a priori il settore pubblico e a rivolgersi al privato.

In questo momento sarebbe opportuno che il governo facesse scelte di campo rapide e ben definite che permettano di rispondere in tempi brevi ai bisogni di salute psicofisica dei suoi cittadini, ma i problemi più stringenti per il governo riguardano la spaccatura sulla materia all’interno del PD ed il fatto che l’intesa che tiene unita l’attuale maggioranza non prevede che si discuta di bioetica e diritti civili, temi che manderebbero in crisi equilibri già precari, considerati anche gli sproloqui di Eugenia Roccella (FI) e Giovanardi (NCD) dei giorni scorsi.

In questa vicenda l’elemento triste, a parte la grettezza ed il sadismo di chi ha stilato questa legge, ritorna in modo prepotente un elemento troppo spesso presente in materia di salute e diritti: si continua a fare politica usando il corpo delle donne.

Alessia Grassigli

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