SEL Interroga i ministri sul traforo di Sant’Augusta a Vittorio Veneto

cantiere_4Il deputato di Sinistra Ecologia Libertà Giulio Marcon ha presentato una interrogazione al ministro dei Lavori Pubblici Lupi e al ministro dell’ambiente Galletti sul tema del Traforo di Sant’Augusta a Vittorio Veneto.

L’interrogazione fa riferimento alle gravi irregolarità procedurali, certificate dalle sentenze del Consiglio di Stato e del Tribunale Amministrativo Regionale, che hanno contraddistinto l’iter progettuale dell’opera, e al fatto che nonostante tutto l’Anas continui i lavori di realizzazione di un’opera che sarebbe saggio e opportuno rimettere in discussione, in quanto realizzerebbe una tangenziale di tipo unico al mondo, che anziché drenare il traffico da un centro cittadino si preoccupa invece di convogliarlo, e che nell’attuale progetto presenta criticità ambientali evidenti e riconosciute.

L’interrogazione chiede quindi ai ministri di verificare attentamente se ci sono le condizioni per proseguire il progetto, e se non si ritenga opportuno valutare progetti alternativi all’opera, meno costosi e meno impattanti.

Di seguito il testo dell’interrogazione:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare

 

Premesso che:

–       In data 28 maggio 2009 è stato approvato dall’ANAS il progetto denominato “S.S. n. 51 di “Alemagna” Variante di Vittorio Veneto (Tangenziale EST) – Collegamento LA SEGA-OSPEDALE- 1° stralcio “La Sega-Rindola”, meglio noto alla cittadinanza con il nome di “Traforo di Santa Augusta”. Il tracciato dell’opera prevede 3 rotatorie di circa 45m di diametro, una galleria di 1500 m, un sottopasso di 100 m, 2 ponti sul principale fiume che attraversa la Città di Vittorio Veneto (fiume Meschio), più un tratto di altri 1000 m di lunghezza;

–       il progetto consiste nella costruzione di una “falsa” tangenziale che riverserebbe un consistente volume di traffico direttamente all’interno della città di Vittorio Veneto, la quale non dispone nel proprio centro storico di arterie stradali idonee a sostenerlo. Ragion per cui la funzionalità dell’opera risulta pressochè inesistente, soprattutto alla luce del costo non esiguo ed in costante aumento: 49 mln di euro nella previsione iniziale, ormai già divenuti 64;

–       un comitato di cittadini si è attivato per contrastare l’opera a favore di soluzioni alternative di minor impatto ambientale, costi maggiormente contenuti, nonché maggiore funzionalità. Comitato che in data 06/06/2013 ha visto accogliere parzialmente un ricorso presentato al Consiglio di Stato sulla base del fatto che il progetto definitivo dell’opera risultava mancante di VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale) nonché di Relazione Sismica, entrambi documenti imprescindibili per l’ammissibilità dello stesso;

–       a fronte della sentenza del Consiglio di Stato, l’amministrazione comunale di Vittorio Veneto e la società ANAS furono costrette a ripresentare il progetto, cosicchè in data 05/07/2013 il Comune pubblicò l’avviso di avvio del procedimento di adozione della variante urbanistica 55/2013 finalizzata alla reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio per la realizzazione dell’opera pubblica denominata “S.S. 51 di Alemagna – Lavori di costruzione della variante di Vittorio Veneto, collegamento La Sega – Ospedale. (1° stralcio La Sega – Rindola)”. Procedura alla quale l’ANAS aveva parallelamente avviato trattative private con alcuni dei proprietari dei terreni interessati, incorrendo dunque in una violazione della legge regionale in materia di espropri. Violazione accertata e riconosciuta dalla sentenza del TAR del Veneto con sentenza n. 00920/2014 REG.PROV.COLL. n. 01608/2013 REG.RIC. del 24/06/2014;

–       l’ANAS depositò il progetto esecutivo dell’opera il 24/08/2013, il quale sarebbe stato a disposizione dei cittadini per la presentazione di osservazioni, come da normativa vigente, per 30 gg a decorrere da tale data. L’approvazione tuttavia è datata 12/09/2013, dunque ben prima della scadenza dei suddetti 30 gg, per giunta prevedendo un aumento di spesa di ben 15 mln di euro rispetto al progetto definitivo;

–       nonostante in data 16/01/2014 il TAR emise un’ordinanza sospensiva di tutta la procedura, rimandando all’udienza che si sarebbe svolta il 07/05/2014, dalla fine del novembre 2013 ad oggi, ANAS ha iniziato e proseguito i lavori sui terreni ottenuti tramite accordo bonario con i proprietari, ignorando di fatto la prescrizione del TAR;

–       in svariate zone sono stati effettuati lavori di cantierizzazione non previsti dal progetto originario (specialmente nella zona nord) e si sono verificati sversamenti di acque contaminate da idrocarburi ed altre ignote sostanze inquinanti nel fiume Meschio, il quale ha subìto da allora un periodico intorbidimento nonché una sensibile diminuzione della presenza di fauna;

–       esistono numerosi progetti alternativi altrettanto funzionali benché di minor impatto ambientale, maggiormente economici e di ben più rapida realizzazione. Progetti dei quali peraltro il TAR, nella sua sentenza, caldeggia la valutazione.

Si richiede:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuna una verifica della persistenza delle condizioni necessarie alla prosecuzione del progetto, specialmente in riferimento alle problematiche di acquisizione dei terreni, di impatto ambientale e di effettiva funzionalità dell’opera;

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuna la valutazione dei progetti alternativi all’opera, i quali rappresenterebbero un risparmio dal punto di vista economico nonché una notevole abbreviazione dei tempi di realizzazione.

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