No a questa legge di Stabilità

Le dichiarazioni di voto con le quali Sinistra Italiana -SEL ha motivato il proprio voto contrario alla Camera e al Senato alla Legge di Stabilità proposta dal Governo Renzi.

Loredana De Petris dichiarazione di voto sulla Legge di Stabilità, Senato 22 dicembre 2015depetris

“Voteremo contro la fiducia, non soltanto perché, come forza d’opposizione, siamo contrari a questo Governo, ma perché siamo totalmente e convintamente contrari alla legge di stabilità. Certamente la legge di stabilità è stata modificata alla Camera dei deputati, ma ciò non ha in alcun modo cambiato verso alla manovra.

Sin dall’inizio avevamo definito questa manovra come assolutamente iniqua e soprattutto non in grado, nonostante la propaganda, di essere definita espansiva; i dati sono inesorabili da questo punto di vista. La manovra, anche sul fronte delle tasse e per quanto riguarda IMU e TASI sulla prima casa, non ci ha visto assolutamente d’accordo, perché ha in sé le negazione della radice della progressività.

Come è noto, era possibile certamente eliminare l’IMU per le famiglie meno abbienti ed ovviamente per i redditi catastali più bassi, ma vi era una fascia, che corrisponde al 10 per cento dei contribuenti, che era portatrice quasi del 40 per cento del gettito, che si poteva utilizzare per affrontare non soltanto alcune emergenze sociali. Le misure di questa manovra e le modifiche apportate alla Camera sono più di natura elettorale che di carattere effettivamente di lunga durata e strutturale per affrontare quella che ormai è l’emergenza povertà.

Noi continueremo la nostra battaglia in quest’Aula per l’istituzione del reddito di dignità e diffido il Governo a voler spacciare le norme inserite in questa legge di stabilità contro la povertà o altre card per le famiglie con almeno tre figli come l’inizio di un percorso sui redditi di dignità, perché non hanno assolutamente a che vedere con quello che invece noi riteniamo sia assolutamente necessario e che darebbe anche la possibilità di un ammodernamento del nostro sistema del welfare e una sua caratterizzazione in senso più universalistico.

La manovra quindi non cambia verso: è iniqua e non certamente espansiva. Non è certamente con la diminuzione delle tasse che si induce una ripresa del Paese: è una teoria economica ampiamente utilizzata anche nel passato con i Governi Berlusconi, che fa riferimento anche alla scuola di Chicago, ma sappiamo che dovunque è stata sperimentata non ha prodotto i risultati che evocava.

Oggi per uscire dalla crisi – dentro la quale ci troviamo ancora – sarebbe stato necessario mettere in campo un piano vero di investimenti. Anche gli investimenti privati, nonostante gli incentivi – poi tornerò su questo punto – , non riescono ad avere alcun effetto virtuoso se non sono in simbiosi e quindi se non vengono accelerati e stimolati attraverso un piano vero di investimenti pubblici nei settori cruciali per questo Paese, per una sostenibilità ambientale. Firmiamo l’Accordo di Parigi e quindi dovremmo ricordarci di come poi lo implementiamo, di come mettiamo in campo le azioni rigorose perché si arrivi a quegli obiettivi e quindi ad un’economia completamente decarbonizzata, non solo sostenibile, ma molto di più: una sorta di riconversione ecologica.

Quindi investimenti sul territorio, sulle infrastrutture sostenibili, sul trasporto, sulla mobilità, sulla scuola, sulla cultura, sulla valorizzazione vera (non nel senso di consumo di altro territorio) e sulla riqualificazione del territorio: questi erano gli assi su cui era necessario mettere in campo un piano vero di rigenerazione del territorio e di rigenerazione urbana che cominciasse a mettere le basi della conversione ecologica assolutamente necessaria se davvero crediamo a quell’Accordo firmato a Parigi che anche il nostro Governo ha sottoscritto.

La manovra si è concentrata molto alla Camera sulle cosiddette emergenze esterne: da una parte la sicurezza che si è articolata su due interventi, uno più specifico di sicurezza e l’altro cosiddetto di cultura. Noi concordiamo sul fatto che era necessario mettere in campo misure sul piano culturale e sul piano del sostegno sociale, ma le misure scelte non ci trova concordi: hanno un sapore elettorale e tra l’altro la famosa card di 500 euro non si capisce neanche come sia coperta.

Quelle risorse, tutte insieme, sarebbero state molto più utili se fossero state investite nel Fondo per il diritto allo studio – questo certamente sarebbe stato un ulteriore passo – invece che essere utilizzate per interventi per i diciottenni per manovre elettorali, visto che ci sono le elezioni amministrative.

Per quanto riguarda gli interventi sulla riqualificazione sulle periferie, siamo d’accordo e parlavo, infatti, di un piano di rigenerazione urbana, ma tutto è accentrato nella Presidenza del Consiglio e anche qui abbiamo dubbi che non vengono utilizzate sempre a fini di manovre elettorali. Le misure previste sull’IMU, gli interventi spot e la card di questa legge di stabilità hanno molto il sapore di manovre elettorali. Francamente è ancora una volta un’occasione persa. Avendo aumentato il deficit dal 2,2 al 2,4, abbiamo messo in campo circa quattro miliardi di euro in più. Noi siamo assolutamente d’accordo sullo sfidare e rompere la flessibilità, ma pensiamo che le risorse debbano essere utilizzate per rimettere in campo una ripresa del Paese e, quindi, per quel piano di investimenti pubblici di cui parlavo all’inizio nei settori cruciali per il futuro del Paese.

L’altra manovra per motivi esterni è stata il salva banche. Ma qui vorrei dire con molta chiarezza che, tra l’altro, anche lo stanziamento di 100 milioni di euro, che è stato inserito sempre sul fondo che dovrebbe essere di garanzia per i depositi bancari delle famiglie, potrà coprire solo perdite pari a un quinto di quelle dei risparmiatori coinvolti. Di queste misure – stiamo molto attenti – si avvantaggerà ancora una volta lo stesso sistema bancario in quanto potrà riacquistare azioni delle banche di nuova costituzione per 1,8 miliardi di euro. Noi dovremmo davvero – ne ho parlato varie volte – fare una discussione molto seria – si spera ciò avverrà alla ripresa – non solo sulla Commissione d’inchiesta, ma anche prendere delle decisioni vere sul sistema bancario nel nostro Paese. In sintesi, ci sono molti micro interventi e molti interventi spot di natura elettorale, ma anche l’insieme delle modifiche apportate alla Camera non sono state assolutamente in grado di cambiare verso a questa manovra il cui giudizio rimane assolutamente negativo.

Faccio l’ultima osservazione che riguarda l’intervento per evitare il referendum sulle trivellazioni. Anche lì non è esattamente quello che viene annunciato. Vi è un tentativo quasi truffaldino perché gli interventi anche più pesanti di trivellazione sono solo sospesi e non cancellati. Ricordo a tutti che abbiamo l’esigenza per il futuro, se si vuole essere veramente degli innovatori e non conservatori e guardare al passato, di mettere in campo una strategia per un’economia con basse emissioni con la decarbonizzazione e l’uscita dai fossili. È assolutamente necessario un piano energetico che abbandoni definitivamente l’idea delle trivellazioni che in modo francamente molto conservatore e quasi di sfida alla modernità questo Governo sta portando avanti. Per questo noi voteremo contro la fiducia e la legge di stabilità.”

Giulio Marcon, dichiarazione di voto finale alla Camera sulla Legge di Stabilità, 19 dicembre:

“Signora Presidente, signori del Governo, colleghi e colleghe, due marcon cameraautorevoli esponenti della maggioranza, il Ministro Alfano e Renato Schifani, hanno dichiarato che questa legge di stabilità è stata scritta con la mano destra. Noi crediamo a questi due esponenti, e pensiamo infatti che di destra è l’impianto di questa legge: un impianto liberista e mercantilista. Un impianto che realizzando – abbiamo appena ascoltato quello che ha detto la collega Bianchi – il sogno di Giulio Tremonti, mette al centro il taglio delle tasse a scapito degli investimenti e della spesa pubblica, quella buona. È un impianto neoliberista e di destra, che guarda a destra, che privilegia gli investimenti privati al posto di quelli pubblici: questa è la filosofia del Piano Junker, che ormai è una comprovata bufala. Un impianto neoliberista che apre la strada a nuove privatizzazioni, deprimendo il patrimonio pubblico.

Con questa legge di stabilità si fa una scelta di campo: si dà praticamente tutto alle imprese e niente ai lavoratori. Alle imprese date crediti d’imposta e agevolazioni fiscali in quantità industriale, è il caso di dire; e date niente ai lavoratori, 5, 6 euro di aumento ai dipendenti pubblici e un po’di polvere in mano agli esodati, ai supplenti delle scuole, ai macchinisti ferrovieri, al personale della scuola di «quota 96», anzi a loro nemmeno quella. Con questa legge di stabilità si salvano le banche e i loro amministratori, ma si lasciano sul lastrico migliaia di risparmiatori, come è stato più volte ricordato. Con l’aumento dell’uso del contante a 3 mila euro fate un favore a riciclatori e ad evasori, e non ai pensionati e agli operai, che quando riescono a girare con 150 o 200 euro di contanti in tasca, magari solo per le feste di Natale, è grasso che cola.

È una scelta, questa, a favore dei ricchi e non dei poveri; come, con la scusa della crisi del settore nautico, come oggi abbiamo visto, è una scelta a favore dei ricchi l’abolizione della tassa sugli yacht, misura più degna di Ronald Reagan che di una forza di sinistra. Un operaio, un pensionato paga 2-300 euro di tassa sul possesso della sua utilitaria, mentre il magnate che ha uno yacht da 3-400.000 euro non paga niente (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà). Sarebbe questo il senso della giustizia di una forza progressista ?

Ed è una scelta a favore della illegalità e dell’evasione la misura scandalosa della maxi-sanatoria sulle spiagge, un favore a chi non paga le tasse. Queste non sono scelte di sinistra !

Inoltre questa legge di stabilità non favorisce la crescita: le previsioni macroeconomiche, come meglio di noi voi sapete, della legge di stabilità – e sono anche previsioni sbagliate, come ci ricordano i dati del Fondo monetario – si appigliano da alcuni fattori esogeni come il quantitative easing della BCE e il calo del prezzo del petrolio. Sono invece sconfortanti i dati dell’economia nazionale: la disoccupazione che quasi sfiora il 12 per cento, la riduzione di un quarto del sistema industriale, la drammatica condizione del Mezzogiorno; e le misure contenute nella legge di stabilità non cambieranno direzione a questi dati sconfortanti, perché hanno una impostazione sbagliata.

Il taglio delle tasse produce molto meno crescita degli investimenti pubblici: magari dà consenso elettorale, ma non fa aumentare il PIL. Gli sconti fiscali alle imprese non fanno ripartire il sistema industriale: le imprese spesso gli sconti se li mettono in tasca, e non li investono. Le misure-spot, come l’abolizione della TASI o la card della cultura, vanno bene per le elezioni, ma non per la crescita economica.

Questo è un Paese che tra i dati sconfortanti registra un aumento della povertà assoluta e relativa. Poco di realmente significativo c’è in questa legge di stabilità, il finanziamento del Fondo nazionale per la lotta alla povertà è assolutamente insufficiente. Di reddito minimo di cittadinanza non c’è traccia. Verso la povertà continuate ad avere un atteggiamento insufficiente, appunto, residuale e compassionevole. Certo 600 milioni di euro nel 2016 e un miliardo nel 2017 sono già qualcosa, ma sono delle cifre insufficienti di fronte alla drammaticità del problema della povertà. Ricordo che Romano Prodi, dieci anni fa, metteva un miliardo e seicento milioni sul Fondo nazionale per le politiche sociali e senza tante slide; Prodi, dieci anni fa, faceva più di voi e comunque ricordo che per il Fondo contro la povertà quest’anno mettete gli stessi soldi che date per il 2016 per due F-35, quindi, 4 milioni di poveri assoluti sono importanti come due cacciabombardieri.

Ma c’è un altro problema che non affrontate: le diseguaglianze inaccettabili in questo Paese. Un secolo fa Richard Henry Tawney, fabiano, che allora sarebbe stato un uomo considerato molto più di destra dei miglioristi e del viceministro Enrico Morando, diceva: quello che i ricchi chiamano il problema della povertà, per i poveri è il problema della ricchezza, e voi con questa legge di stabilità il problema della ricchezza, ovvero delle diseguaglianze, non ve lo ponete, anzi, favorite i ricchi e le diseguaglianze non introducendo mai, per nessuna delle misure, un principio di progressività. Non lo fate per l’abolizione della TASI e non lo fate per la card della cultura. 500 euro a tutti, ai ragazzi dei Parioli, come ai ragazzi di Scampia, ma che c’è di sinistra nel trattare in modo uguale chi è povero e chi è ricco ? E sarebbe questo il welfare delle opportunità ? Sì, l’opportunità di rimanere diseguali. Sì, ai potenti le tasse non le fate pagare, non le fate pagare alle multinazionali del web, ai vari Google e a tutti gli altri e vi siete opposti alla tassa sul commercio digitale, anche a un emendamento proposto da deputati del PD. Non fate pagare le tasse agli speculatori e alla finanza creativa, vi siete opposti a una Tobin tax degna di questo nome. Non fate pagare le tasse ai nababbi, vi siete opposti agli emendamenti per far pagare un po’ più di tasse agli ereditieri milionari e ai grandi patrimoni. Che c’è di progressista in tutto questo ? Non è di sinistra, viceministro Morando, dare la card della cultura ai ragazzi italiani e negarla ai ragazzi immigrati con permesso di soggiorno. Pensate che bella scena: nella stessa quarta classe di un liceo il ragazzo italiano con i 500 euro che va ai concerti con i soldi del bonus e il ragazzo immigrato, con i genitori in Italia da più di dieci anni, senza bonus a giocare col suo smartphone. Salvini ringrazia.

Non è di sinistra continuare a buttare soldi negli F-35 e a far mancare le risorse al servizio civile, i 49.000 giovani in servizio nel 2015 diventeranno 38.000 nel 2016. Voi dite che la scuola è importante, che il lavoro è importante, ma è da settembre che lasciate 30.000 supplenti senza stipendio. Sarebbe questa la buona scuola, lasciare i supplenti senza stipendio ? E in questa legge voi parlate, dite di parlare di sviluppo sostenibile, ma quale ? Quello della maxi sanatoria sulle spiagge, quello dei soldi a lumicino per la difesa del suolo o quello dell’emendamento furbetto sulle trivellazioni che pur ripristinando positivamente il limite delle 12 miglia non dà risposte ai quesiti referendari e lascia intatto l’obbrobrio delle trivelle esistenti a poche miglia dalle coste.

Per noi, la sinistra, una sinistra capace di fare una legge di stabilità ispirata a principi di giustizia e di crescita è un’altra cosa. Ve l’abbiamo detto in tutte le salse, con le nostre proposte a questa legge di stabilità, proposte che ci avete rifiutato. Per noi, di sinistra sarebbe stato fare un piano del lavoro, non dare incentivi alle imprese per delle assunzioni finte e temporanee. Per noi, di sinistra sarebbe stato non tagliare le risorse alla sanità e alle regioni, come voi avete fatto in questa legge, ma tagliarle alle spese militari e alla TAV. Per noi, di sinistra sarebbe stato continuare a far pagare la tassa sulla prima casa a Briatore, a Berlusconi a Carrai e non trattare i milionari come i pensionati al minimo e gli operai. Per noi di sinistra sarebbe stato far pagare le tasse alle multinazionali e agli speculatori e ridurre veramente le tasse al lavoro dipendente, non dargli l’obolo elettorale. Per noi, di sinistra sarebbe stata una legge di stabilità che prefigurasse una politica industriale e un robusto intervento a favore del Mezzogiorno e non solamente sconti e mance senza costrutto, regalie a corporazioni varie. Per noi di sinistra sarebbe stato un reddito minimo di cittadinanza degno di questo nome, non il welfare compassionevole che proponete con le vostre misure insufficienti e residuali.

Ma tutto questo nella legge di stabilità non c’è; vi siete affidati alle solite ricette, avete abdicato a una impostazione neoliberista che è fallita in Europa e non ha portato a niente in Italia. Un’impostazione, quella del paradigma dell’austerità, della riduzione della spesa, dell’umiliazione del lavoro che ci sta portando a sbattere.

Mi avvio a concludere, questa non è una legge di stabilità con il segno più, come ha detto Renzi alla presentazione della legge di stabilità, ma è una legge con il segno meno. Meno soldi alla sanità, meno politiche pubbliche, meno soldi al servizio civile, meno lavoro stabile, meno investimenti pubblici. Questa legge di stabilità è un mostro giuridico e uno zibaldone imbarazzante: si fanno favori alle lobby, ai gruppi di potere, alla Confindustria. Al popolo, ai lavoratori distribuite qualche spicciolo e date qualche spot elettorale. Sì, voi avete ragione, bisogna cambiare verso, ma allora incominciate a farlo voi. Tornate a mettere in campo politiche espansive, di giustizia sociale, del lavoro, dei diritti, politiche che servano alla crescita, alle imprese e al rilancio dell’economia. La legge di stabilità del 2016 è un’occasione persa. Noi, una legge di stabilità scritta con la mano destra e che non serve al Paese, che non dà risposte al lavoro, ai giovani, che taglia la sanità e il welfare, noi una legge così non la votiamo.”

 

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di | 22 dicembre 2015 · 23:57

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