L’AUTO IN ITALIA, SIMBOLO DEL DECLINO

Qualche giorno fa il Presidente del Consiglio Renzi ha avuto ancora una volta parole di apprezzamento per l’AD di FCA (ex FIAT) Marchionne, affermando che contro la disoccupazione in questo Paese ha fatto più Marchionne che certi sindacalisti (ANSA.it, 3 aprile ’16). Quindi si potrebbe pensare che l’Italia sia ancora un grande produttore di auto, uno dei grandi europei: niente di più sbagliato.FIAT.H2

I dati del 2014 sono molto chiari: in Italia sono state prodotte 401.317 auto (neanchhe mezzo milione !), mentre in Germania ne hanno prodotte 5.604.026 (sì, proprio 5 milioni); la Spagna ne ha prodotte 1.898. 342, la Gran Bretagna 1.528.148, la Francia 1.495.000; ci stracciano ampiamente anche Cechia e Slovacchia, rispettivamente con 1.246.506 e 962.500 (fonte “Quattroruote” giugno 2015, a sua volta su dati OICA ed Eurostat 2014). Nel mondo dell’automobile siamo dunque diventati un Paese marginale, almeno sul piano produttivo e occupazionale.

Dov’è finita l’Italia dei grandi numeri di una volta? E vogliamo ricordarli? In Italia nel 1990 furono prodotte 1.717.345 vetture tra FIAT, Alfa Romeo e Lancia. Poi c’è stata la grande crisi, ma quanta produzione e occupazione ha creato Marchionne, tanto caro a Renzi?

Però Renzi è estasiato per le Jeep costruite in Italia; dice che vengono fatte in Basilicata e che questa per lui è una cosa bellissima (ancora fonte ANSA.it). A parte il fatto che a Melfi viene prodotto un modello e non tutte le Jeep, forse nessuno gli ha ricordato che in compenso ormai molte FIAT le fanno all’estero, dalla Polonia alla Turchia passando per la Serbia.

E’ vero che nel 2015 c’è stato un aumento della produzione di auto in Italia: secondo dati ANFIA ci siamo attestati su 663.000 veicoli (comprese le produzioni non FCA) e questo vuol dire +65% rispetto all’anno prima, ma stiamo parlando di numeri ridicoli rispetto al non lontano passato che ricordavo prima. E in mezzo c’è una media produttiva degli ultimi 10 anni di 609.000 veicoli all’anno, col minimo di 338.000 nel 2013. Tutto ciò in un Paese che comunque continua a comprare: 1.575.000 nuove immatricolazioni nel 2015; quanta ricchezza, quanto lavoro avremmo potuto avere in Italia invece di trasferirli all’estero? (Fonte Ilsole24ore.com , 10 febbraio 2016).

Di cosa dovremmo gioire? In tanto deserto industriale e con tanta produzione spostata in altri Paesi non ci sono rimasti neppure i profitti industriali da tassare, visto che la sede fiscale di FCA è stata spostata in Gran Bretagna, la quale quindi ne tassa i profitti e guadagna al posto nostro. Il danno e la beffa!

All’Italia non serve una politica delle chiacchiere da comizio, non servono le facili battute non dimostrate sui grandi successi del governo e dei suoi amici. Abbiamo bisogno invece di una vera politica industriale e dell’auto, una politica che riporti in Italia produzione, lavoro, profitti e relative imposte, e anche “immagine” per il Paese.

E infine abbiamo bisogno di una politica che sappia incentivare, promuovere e imporre l’innovazione tecnologica: auto elettriche, ibride, a idrogeno (fantascienza?) per trasformare in tempi rapidi la mobilità automobilistica in senso più sostenibile per l’ambiente e per la nostra salute, anche con auto di produzione nazionale.

Stefano Fumarola

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