Archivi del mese: luglio 2016

Dalla parte della Costituzione e del Lavoro

“Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Nell’articolo 1 c’è già tutto, ma la batteria di controriforme messe in campo dal governo va in direzione opposta. Il referendum costituzionale, e la proposta della CGIL della carta universale dei diritti dei lavoratori, sono occasioni da non perdere per rimettere in carreggiata la nostra democrazia rispetto ai compiti fondamentali indicati dalla Costituzione. Sinistra Italiana si costruisce anche per questo e su questo, perché l’esigenza di giustizia sociale e la rivendicazione dei diritti sociali e individuali non è oggi meno urgente di ieri.
Se la disuguaglianza sociale non diminuisce ma anzi aumenta, se il rilancio dell’occupazione si vuol far credere passi attraverso l’abbassamento dei diritti, se lo stato sociale viene ridimensionato a suon di tagli e non si attuano serie politiche contro la povertà e non si rilanciano gli investimenti pubblici, allora si vien meno non solo ad una politica efficace per uscire dalla lunga crisi ma si vien meno anche al programma fondamentale che i costituenti fissarono nella Costituzione come via maestra per la nostra Repubblica, e non è casuale che si voglia manomettere la nostra Costituzione, indicata in un documento della JP Morgan come viziata da eccesso di socialismo in quanto figlia della resistenza, e quindi di ostacolo al pieno dispiegamento delle misure ispirate all’ideologia neoliberista e al contrasto alla funzione sociale e redistributiva dell’intervento pubblico.
La funzione di una forza politica della sinistra si colloca, oggi come ieri, in questo crinale tra una falsa modernizzazione che è un ritorno all’antico e all’allontamento delle masse popolari dai luoghi nei quali si decide, e invece un allargamento della democrazia e della partecipazione dei cittadini alle grandi scelte, e un ampliamento dei diritti e una lotta alle disuguaglianze e ai privilegi, come via per il benessere collettivo e per un nuovo modello di sviluppo più solidale tra le persone e tra il genere umano e il pianeta che lo ospita.
Ne parliamo con autorevoli esponenti di Sinistra Italiana, il deputato Alfredo D’Attorre e Simone Oggionni del comitato promotore nazionale, assieme al Presidente Provinciale dell’Anpi Umberto Lorenzoni e a Nicola Atalmi, segreteria provinciale della CGIL.

18 luglio volantino

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Basta centri commerciali

Fa bene l’associazione dei commercianti a riproporre il tema dell’abnorme sviluppo dei centri commerciali nella nostra provincia. Già da tempo si è andati oltre ogni ragionevole misura. Nonostante alcuni progetti siano stati fermati, negli ultimi anni, anche grazie al piano territoriale provinciale, che ha resistito ai tentativi di modifica che la giunta Muraro voleva introdurre per dare il via libera a un paio di mega insediamenti, l’azione di Regione e Comuni sta producendo ancora nuove aperture indiscriminate, realizzate su terreni liberi anziché, come prevede il piano provinciale, in aree dismesse già cementificate. Si consuma così ulteriore territorio in un’area che ha già dato in termini di devastazione del paesaggio e di copertura cementizia del territorio. La viabilità viene riforgiata ad uso dei nuovi centri, e non vengono considerate le conseguenze sociali di uno spostamento delle attività di consumo, e a volte di svago, all’esterno delle città verso le periferie. Le ricadute centri commoccupazionali sono sempre gonfiate nelle previsioni, non considerando le ricadute disoccupazionali che un nuovo centro crea in altre realtà aziendali, e spesso la realtà degli occupati non corrisponde a quella degli assunti. In più la liberalizzazione selvaggia degli orari, senza alcun limite alle aperture festive, peggiora la vita dei lavoratori dei centri e penalizza altri tipi di attività, comportando modificazioni peggiorative del comportamento sociale. In Parlamento giace, bloccata da anni, una legge pur blandissima di revisione della deregulation selvaggia imposta dal governo Monti, che evidentemente ha il favore di potentissime lobbies.

D’altro lato bisogna fare attenzione a che la giusta ostilità al consumo di ulteriore suolo agricolo non spinga alla saturazione speculativa di tutti i perimetri urbanizzati, peggiorando ulteriormente la qualità della vita e dei territori urbani, come pare invece indicare la proposta di legge presentata da Zaia e all’esame del consiglio regionale e venduta come legge contro il consumo di suolo.

Serve dunque una mobilitazione perché il parlamento legiferi sulle aperture festive, perché il consiglio regionale riveda la proposta di legge di Zaia e perché lo sgretolamento delle Province non faccia venir meno i giusti vincoli del piano provinciale, e perché i Comuni non debbano ricorrere all’urbanistica contrattata come unica vera fonte di finanziamento.

Luca De Marco

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