Basta centri commerciali

Fa bene l’associazione dei commercianti a riproporre il tema dell’abnorme sviluppo dei centri commerciali nella nostra provincia. Già da tempo si è andati oltre ogni ragionevole misura. Nonostante alcuni progetti siano stati fermati, negli ultimi anni, anche grazie al piano territoriale provinciale, che ha resistito ai tentativi di modifica che la giunta Muraro voleva introdurre per dare il via libera a un paio di mega insediamenti, l’azione di Regione e Comuni sta producendo ancora nuove aperture indiscriminate, realizzate su terreni liberi anziché, come prevede il piano provinciale, in aree dismesse già cementificate. Si consuma così ulteriore territorio in un’area che ha già dato in termini di devastazione del paesaggio e di copertura cementizia del territorio. La viabilità viene riforgiata ad uso dei nuovi centri, e non vengono considerate le conseguenze sociali di uno spostamento delle attività di consumo, e a volte di svago, all’esterno delle città verso le periferie. Le ricadute centri commoccupazionali sono sempre gonfiate nelle previsioni, non considerando le ricadute disoccupazionali che un nuovo centro crea in altre realtà aziendali, e spesso la realtà degli occupati non corrisponde a quella degli assunti. In più la liberalizzazione selvaggia degli orari, senza alcun limite alle aperture festive, peggiora la vita dei lavoratori dei centri e penalizza altri tipi di attività, comportando modificazioni peggiorative del comportamento sociale. In Parlamento giace, bloccata da anni, una legge pur blandissima di revisione della deregulation selvaggia imposta dal governo Monti, che evidentemente ha il favore di potentissime lobbies.

D’altro lato bisogna fare attenzione a che la giusta ostilità al consumo di ulteriore suolo agricolo non spinga alla saturazione speculativa di tutti i perimetri urbanizzati, peggiorando ulteriormente la qualità della vita e dei territori urbani, come pare invece indicare la proposta di legge presentata da Zaia e all’esame del consiglio regionale e venduta come legge contro il consumo di suolo.

Serve dunque una mobilitazione perché il parlamento legiferi sulle aperture festive, perché il consiglio regionale riveda la proposta di legge di Zaia e perché lo sgretolamento delle Province non faccia venir meno i giusti vincoli del piano provinciale, e perché i Comuni non debbano ricorrere all’urbanistica contrattata come unica vera fonte di finanziamento.

Luca De Marco

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