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No a questa legge di Stabilità

Le dichiarazioni di voto con le quali Sinistra Italiana -SEL ha motivato il proprio voto contrario alla Camera e al Senato alla Legge di Stabilità proposta dal Governo Renzi.

Loredana De Petris dichiarazione di voto sulla Legge di Stabilità, Senato 22 dicembre 2015depetris

“Voteremo contro la fiducia, non soltanto perché, come forza d’opposizione, siamo contrari a questo Governo, ma perché siamo totalmente e convintamente contrari alla legge di stabilità. Certamente la legge di stabilità è stata modificata alla Camera dei deputati, ma ciò non ha in alcun modo cambiato verso alla manovra.

Sin dall’inizio avevamo definito questa manovra come assolutamente iniqua e soprattutto non in grado, nonostante la propaganda, di essere definita espansiva; i dati sono inesorabili da questo punto di vista. La manovra, anche sul fronte delle tasse e per quanto riguarda IMU e TASI sulla prima casa, non ci ha visto assolutamente d’accordo, perché ha in sé le negazione della radice della progressività.

Come è noto, era possibile certamente eliminare l’IMU per le famiglie meno abbienti ed ovviamente per i redditi catastali più bassi, ma vi era una fascia, che corrisponde al 10 per cento dei contribuenti, che era portatrice quasi del 40 per cento del gettito, che si poteva utilizzare per affrontare non soltanto alcune emergenze sociali. Le misure di questa manovra e le modifiche apportate alla Camera sono più di natura elettorale che di carattere effettivamente di lunga durata e strutturale per affrontare quella che ormai è l’emergenza povertà.

Noi continueremo la nostra battaglia in quest’Aula per l’istituzione del reddito di dignità e diffido il Governo a voler spacciare le norme inserite in questa legge di stabilità contro la povertà o altre card per le famiglie con almeno tre figli come l’inizio di un percorso sui redditi di dignità, perché non hanno assolutamente a che vedere con quello che invece noi riteniamo sia assolutamente necessario e che darebbe anche la possibilità di un ammodernamento del nostro sistema del welfare e una sua caratterizzazione in senso più universalistico.

La manovra quindi non cambia verso: è iniqua e non certamente espansiva. Non è certamente con la diminuzione delle tasse che si induce una ripresa del Paese: è una teoria economica ampiamente utilizzata anche nel passato con i Governi Berlusconi, che fa riferimento anche alla scuola di Chicago, ma sappiamo che dovunque è stata sperimentata non ha prodotto i risultati che evocava.

Oggi per uscire dalla crisi – dentro la quale ci troviamo ancora – sarebbe stato necessario mettere in campo un piano vero di investimenti. Anche gli investimenti privati, nonostante gli incentivi – poi tornerò su questo punto – , non riescono ad avere alcun effetto virtuoso se non sono in simbiosi e quindi se non vengono accelerati e stimolati attraverso un piano vero di investimenti pubblici nei settori cruciali per questo Paese, per una sostenibilità ambientale. Firmiamo l’Accordo di Parigi e quindi dovremmo ricordarci di come poi lo implementiamo, di come mettiamo in campo le azioni rigorose perché si arrivi a quegli obiettivi e quindi ad un’economia completamente decarbonizzata, non solo sostenibile, ma molto di più: una sorta di riconversione ecologica.

Quindi investimenti sul territorio, sulle infrastrutture sostenibili, sul trasporto, sulla mobilità, sulla scuola, sulla cultura, sulla valorizzazione vera (non nel senso di consumo di altro territorio) e sulla riqualificazione del territorio: questi erano gli assi su cui era necessario mettere in campo un piano vero di rigenerazione del territorio e di rigenerazione urbana che cominciasse a mettere le basi della conversione ecologica assolutamente necessaria se davvero crediamo a quell’Accordo firmato a Parigi che anche il nostro Governo ha sottoscritto.

La manovra si è concentrata molto alla Camera sulle cosiddette emergenze esterne: da una parte la sicurezza che si è articolata su due interventi, uno più specifico di sicurezza e l’altro cosiddetto di cultura. Noi concordiamo sul fatto che era necessario mettere in campo misure sul piano culturale e sul piano del sostegno sociale, ma le misure scelte non ci trova concordi: hanno un sapore elettorale e tra l’altro la famosa card di 500 euro non si capisce neanche come sia coperta.

Quelle risorse, tutte insieme, sarebbero state molto più utili se fossero state investite nel Fondo per il diritto allo studio – questo certamente sarebbe stato un ulteriore passo – invece che essere utilizzate per interventi per i diciottenni per manovre elettorali, visto che ci sono le elezioni amministrative.

Per quanto riguarda gli interventi sulla riqualificazione sulle periferie, siamo d’accordo e parlavo, infatti, di un piano di rigenerazione urbana, ma tutto è accentrato nella Presidenza del Consiglio e anche qui abbiamo dubbi che non vengono utilizzate sempre a fini di manovre elettorali. Le misure previste sull’IMU, gli interventi spot e la card di questa legge di stabilità hanno molto il sapore di manovre elettorali. Francamente è ancora una volta un’occasione persa. Avendo aumentato il deficit dal 2,2 al 2,4, abbiamo messo in campo circa quattro miliardi di euro in più. Noi siamo assolutamente d’accordo sullo sfidare e rompere la flessibilità, ma pensiamo che le risorse debbano essere utilizzate per rimettere in campo una ripresa del Paese e, quindi, per quel piano di investimenti pubblici di cui parlavo all’inizio nei settori cruciali per il futuro del Paese.

L’altra manovra per motivi esterni è stata il salva banche. Ma qui vorrei dire con molta chiarezza che, tra l’altro, anche lo stanziamento di 100 milioni di euro, che è stato inserito sempre sul fondo che dovrebbe essere di garanzia per i depositi bancari delle famiglie, potrà coprire solo perdite pari a un quinto di quelle dei risparmiatori coinvolti. Di queste misure – stiamo molto attenti – si avvantaggerà ancora una volta lo stesso sistema bancario in quanto potrà riacquistare azioni delle banche di nuova costituzione per 1,8 miliardi di euro. Noi dovremmo davvero – ne ho parlato varie volte – fare una discussione molto seria – si spera ciò avverrà alla ripresa – non solo sulla Commissione d’inchiesta, ma anche prendere delle decisioni vere sul sistema bancario nel nostro Paese. In sintesi, ci sono molti micro interventi e molti interventi spot di natura elettorale, ma anche l’insieme delle modifiche apportate alla Camera non sono state assolutamente in grado di cambiare verso a questa manovra il cui giudizio rimane assolutamente negativo.

Faccio l’ultima osservazione che riguarda l’intervento per evitare il referendum sulle trivellazioni. Anche lì non è esattamente quello che viene annunciato. Vi è un tentativo quasi truffaldino perché gli interventi anche più pesanti di trivellazione sono solo sospesi e non cancellati. Ricordo a tutti che abbiamo l’esigenza per il futuro, se si vuole essere veramente degli innovatori e non conservatori e guardare al passato, di mettere in campo una strategia per un’economia con basse emissioni con la decarbonizzazione e l’uscita dai fossili. È assolutamente necessario un piano energetico che abbandoni definitivamente l’idea delle trivellazioni che in modo francamente molto conservatore e quasi di sfida alla modernità questo Governo sta portando avanti. Per questo noi voteremo contro la fiducia e la legge di stabilità.”

Giulio Marcon, dichiarazione di voto finale alla Camera sulla Legge di Stabilità, 19 dicembre:

“Signora Presidente, signori del Governo, colleghi e colleghe, due marcon cameraautorevoli esponenti della maggioranza, il Ministro Alfano e Renato Schifani, hanno dichiarato che questa legge di stabilità è stata scritta con la mano destra. Noi crediamo a questi due esponenti, e pensiamo infatti che di destra è l’impianto di questa legge: un impianto liberista e mercantilista. Un impianto che realizzando – abbiamo appena ascoltato quello che ha detto la collega Bianchi – il sogno di Giulio Tremonti, mette al centro il taglio delle tasse a scapito degli investimenti e della spesa pubblica, quella buona. È un impianto neoliberista e di destra, che guarda a destra, che privilegia gli investimenti privati al posto di quelli pubblici: questa è la filosofia del Piano Junker, che ormai è una comprovata bufala. Un impianto neoliberista che apre la strada a nuove privatizzazioni, deprimendo il patrimonio pubblico.

Con questa legge di stabilità si fa una scelta di campo: si dà praticamente tutto alle imprese e niente ai lavoratori. Alle imprese date crediti d’imposta e agevolazioni fiscali in quantità industriale, è il caso di dire; e date niente ai lavoratori, 5, 6 euro di aumento ai dipendenti pubblici e un po’di polvere in mano agli esodati, ai supplenti delle scuole, ai macchinisti ferrovieri, al personale della scuola di «quota 96», anzi a loro nemmeno quella. Con questa legge di stabilità si salvano le banche e i loro amministratori, ma si lasciano sul lastrico migliaia di risparmiatori, come è stato più volte ricordato. Con l’aumento dell’uso del contante a 3 mila euro fate un favore a riciclatori e ad evasori, e non ai pensionati e agli operai, che quando riescono a girare con 150 o 200 euro di contanti in tasca, magari solo per le feste di Natale, è grasso che cola.

È una scelta, questa, a favore dei ricchi e non dei poveri; come, con la scusa della crisi del settore nautico, come oggi abbiamo visto, è una scelta a favore dei ricchi l’abolizione della tassa sugli yacht, misura più degna di Ronald Reagan che di una forza di sinistra. Un operaio, un pensionato paga 2-300 euro di tassa sul possesso della sua utilitaria, mentre il magnate che ha uno yacht da 3-400.000 euro non paga niente (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà). Sarebbe questo il senso della giustizia di una forza progressista ?

Ed è una scelta a favore della illegalità e dell’evasione la misura scandalosa della maxi-sanatoria sulle spiagge, un favore a chi non paga le tasse. Queste non sono scelte di sinistra !

Inoltre questa legge di stabilità non favorisce la crescita: le previsioni macroeconomiche, come meglio di noi voi sapete, della legge di stabilità – e sono anche previsioni sbagliate, come ci ricordano i dati del Fondo monetario – si appigliano da alcuni fattori esogeni come il quantitative easing della BCE e il calo del prezzo del petrolio. Sono invece sconfortanti i dati dell’economia nazionale: la disoccupazione che quasi sfiora il 12 per cento, la riduzione di un quarto del sistema industriale, la drammatica condizione del Mezzogiorno; e le misure contenute nella legge di stabilità non cambieranno direzione a questi dati sconfortanti, perché hanno una impostazione sbagliata.

Il taglio delle tasse produce molto meno crescita degli investimenti pubblici: magari dà consenso elettorale, ma non fa aumentare il PIL. Gli sconti fiscali alle imprese non fanno ripartire il sistema industriale: le imprese spesso gli sconti se li mettono in tasca, e non li investono. Le misure-spot, come l’abolizione della TASI o la card della cultura, vanno bene per le elezioni, ma non per la crescita economica.

Questo è un Paese che tra i dati sconfortanti registra un aumento della povertà assoluta e relativa. Poco di realmente significativo c’è in questa legge di stabilità, il finanziamento del Fondo nazionale per la lotta alla povertà è assolutamente insufficiente. Di reddito minimo di cittadinanza non c’è traccia. Verso la povertà continuate ad avere un atteggiamento insufficiente, appunto, residuale e compassionevole. Certo 600 milioni di euro nel 2016 e un miliardo nel 2017 sono già qualcosa, ma sono delle cifre insufficienti di fronte alla drammaticità del problema della povertà. Ricordo che Romano Prodi, dieci anni fa, metteva un miliardo e seicento milioni sul Fondo nazionale per le politiche sociali e senza tante slide; Prodi, dieci anni fa, faceva più di voi e comunque ricordo che per il Fondo contro la povertà quest’anno mettete gli stessi soldi che date per il 2016 per due F-35, quindi, 4 milioni di poveri assoluti sono importanti come due cacciabombardieri.

Ma c’è un altro problema che non affrontate: le diseguaglianze inaccettabili in questo Paese. Un secolo fa Richard Henry Tawney, fabiano, che allora sarebbe stato un uomo considerato molto più di destra dei miglioristi e del viceministro Enrico Morando, diceva: quello che i ricchi chiamano il problema della povertà, per i poveri è il problema della ricchezza, e voi con questa legge di stabilità il problema della ricchezza, ovvero delle diseguaglianze, non ve lo ponete, anzi, favorite i ricchi e le diseguaglianze non introducendo mai, per nessuna delle misure, un principio di progressività. Non lo fate per l’abolizione della TASI e non lo fate per la card della cultura. 500 euro a tutti, ai ragazzi dei Parioli, come ai ragazzi di Scampia, ma che c’è di sinistra nel trattare in modo uguale chi è povero e chi è ricco ? E sarebbe questo il welfare delle opportunità ? Sì, l’opportunità di rimanere diseguali. Sì, ai potenti le tasse non le fate pagare, non le fate pagare alle multinazionali del web, ai vari Google e a tutti gli altri e vi siete opposti alla tassa sul commercio digitale, anche a un emendamento proposto da deputati del PD. Non fate pagare le tasse agli speculatori e alla finanza creativa, vi siete opposti a una Tobin tax degna di questo nome. Non fate pagare le tasse ai nababbi, vi siete opposti agli emendamenti per far pagare un po’ più di tasse agli ereditieri milionari e ai grandi patrimoni. Che c’è di progressista in tutto questo ? Non è di sinistra, viceministro Morando, dare la card della cultura ai ragazzi italiani e negarla ai ragazzi immigrati con permesso di soggiorno. Pensate che bella scena: nella stessa quarta classe di un liceo il ragazzo italiano con i 500 euro che va ai concerti con i soldi del bonus e il ragazzo immigrato, con i genitori in Italia da più di dieci anni, senza bonus a giocare col suo smartphone. Salvini ringrazia.

Non è di sinistra continuare a buttare soldi negli F-35 e a far mancare le risorse al servizio civile, i 49.000 giovani in servizio nel 2015 diventeranno 38.000 nel 2016. Voi dite che la scuola è importante, che il lavoro è importante, ma è da settembre che lasciate 30.000 supplenti senza stipendio. Sarebbe questa la buona scuola, lasciare i supplenti senza stipendio ? E in questa legge voi parlate, dite di parlare di sviluppo sostenibile, ma quale ? Quello della maxi sanatoria sulle spiagge, quello dei soldi a lumicino per la difesa del suolo o quello dell’emendamento furbetto sulle trivellazioni che pur ripristinando positivamente il limite delle 12 miglia non dà risposte ai quesiti referendari e lascia intatto l’obbrobrio delle trivelle esistenti a poche miglia dalle coste.

Per noi, la sinistra, una sinistra capace di fare una legge di stabilità ispirata a principi di giustizia e di crescita è un’altra cosa. Ve l’abbiamo detto in tutte le salse, con le nostre proposte a questa legge di stabilità, proposte che ci avete rifiutato. Per noi, di sinistra sarebbe stato fare un piano del lavoro, non dare incentivi alle imprese per delle assunzioni finte e temporanee. Per noi, di sinistra sarebbe stato non tagliare le risorse alla sanità e alle regioni, come voi avete fatto in questa legge, ma tagliarle alle spese militari e alla TAV. Per noi, di sinistra sarebbe stato continuare a far pagare la tassa sulla prima casa a Briatore, a Berlusconi a Carrai e non trattare i milionari come i pensionati al minimo e gli operai. Per noi di sinistra sarebbe stato far pagare le tasse alle multinazionali e agli speculatori e ridurre veramente le tasse al lavoro dipendente, non dargli l’obolo elettorale. Per noi, di sinistra sarebbe stata una legge di stabilità che prefigurasse una politica industriale e un robusto intervento a favore del Mezzogiorno e non solamente sconti e mance senza costrutto, regalie a corporazioni varie. Per noi di sinistra sarebbe stato un reddito minimo di cittadinanza degno di questo nome, non il welfare compassionevole che proponete con le vostre misure insufficienti e residuali.

Ma tutto questo nella legge di stabilità non c’è; vi siete affidati alle solite ricette, avete abdicato a una impostazione neoliberista che è fallita in Europa e non ha portato a niente in Italia. Un’impostazione, quella del paradigma dell’austerità, della riduzione della spesa, dell’umiliazione del lavoro che ci sta portando a sbattere.

Mi avvio a concludere, questa non è una legge di stabilità con il segno più, come ha detto Renzi alla presentazione della legge di stabilità, ma è una legge con il segno meno. Meno soldi alla sanità, meno politiche pubbliche, meno soldi al servizio civile, meno lavoro stabile, meno investimenti pubblici. Questa legge di stabilità è un mostro giuridico e uno zibaldone imbarazzante: si fanno favori alle lobby, ai gruppi di potere, alla Confindustria. Al popolo, ai lavoratori distribuite qualche spicciolo e date qualche spot elettorale. Sì, voi avete ragione, bisogna cambiare verso, ma allora incominciate a farlo voi. Tornate a mettere in campo politiche espansive, di giustizia sociale, del lavoro, dei diritti, politiche che servano alla crescita, alle imprese e al rilancio dell’economia. La legge di stabilità del 2016 è un’occasione persa. Noi, una legge di stabilità scritta con la mano destra e che non serve al Paese, che non dà risposte al lavoro, ai giovani, che taglia la sanità e il welfare, noi una legge così non la votiamo.”

 

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di | 22 dicembre 2015 · 23:57

Referendum contro l’austerità: parte la raccolta delle firme

stop austerita500 mila firme entro 90 giorni contro il Fiscal compact. Nel comitato promotore economisti, sindacalisti, parlamentari di tutti gli schieramenti politici. Per eliminare le disposizioni che obbligano governo e parlamento a fissare obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea. L’adesione di Sel.

Quattro referendum e  quat­tro «Sì» che potreb­bero modi­fi­care l’applicazione «ottusa» del prin­ci­pio dell’equilibrio di bilan­cio, eli­mi­nando alcune gravi stor­ture intro­dotte dal par­la­mento ita­liano. Si vuole così eli­mi­nare le dispo­si­zioni che obbli­gano governo e par­la­mento a fis­sare obiet­tivi di bilan­cio più gra­vosi di quelli defi­niti in sede euro­pea. Il refe­ren­dum abroga la dispo­si­zione che pre­vede la cor­ri­spon­denza tra il prin­ci­pio costi­tu­zio­nale di bilan­cio e il con­sid­detto «obiet­tivo a medio ter­mine» sta­bi­lito in Europa, una norma che non è impo­sta dal Fiscal com­pact. Vin­cendo il refe­ren­dum, l’Italia potrebbe ricor­rere all’indebitamento per rea­liz­zare ope­ra­zioni finan­zia­rie, un’azione oggi vie­tata. Infine, ver­rebbe abro­gata l’attivazione auto­ma­tica del mec­ca­ni­smo che impone tasse o tagli alla spesa pub­blica in caso di non rag­giun­gi­mento dell’obiettivo di bilan­cio, deciso dai trat­tati inter­na­zio­nali e non dall’Unione europea.

«Renzi sostiene che occorre battere i sacerdoti dell’austerità, per ridare speranza e futuro al nostro Continente. Non lo si può fare con un semplice palliativo che consiste semplicemente nel buon uso della flessibilità all’interno del patto di stabilità. Lo si fa rivedendo i Trattati, e partendo dal cuore del problema: il fiscal compact» Lo afferma Sinistra Ecologia Libertà con il responsabile esteri on. Arturo Scotto.

«La battaglia referendaria – conclude l’esponente di Sel – annunciata da un folto gruppo di docenti universitari ed economisti è una delle possibili strade giuste per ottenere questo risultato, che permetta agli europei di respirare, e garantisca un futuro all’euro al di là delle ottusità che abbiamo conosciuto negli ultimi anni».

La campagna, riassunta nello slogan “Stop all’austerità. Sì alla crescita, sì all’Europa del lavoro e di un nuovo sviluppo”, prevede fra il 3 luglio e il 30 settembre la raccolta delle 500mila firme necessarie per celebrare il voto popolare nella primavera 2015.

I quattro quesiti referendari, studiati e predisposti da economisti, giuristi e sindacalisti di ogni schieramento politico, non comportano violazioni di trattati internazionali o di obblighi contratti dall’Italia in sede europea, normative che non potrebbero essere oggetto di vaglio referendario, ma puntano a rimuovere alcune disposizioni dalla legge ordinaria 243/2012 che obbli­gano governo e par­la­mento a fis­sare obiet­tivi di bilan­cio più gra­vosi di quelli defi­niti in sede euro­pea.

Il refe­ren­dum mira ad abrogare la dispo­si­zione che pre­vede la cor­ri­spon­denza tra il prin­ci­pio costi­tu­zio­nale di bilan­cio e il con­sid­detto «obiet­tivo a medio ter­mine» sta­bi­lito in Europa, una norma che non è impo­sta dal Fiscal com­pact.

A Treviso la prima riunione per la costituzione del comitato si terrà martedì 15 luglio alle ore 21,00 presso la saletta riunioni della CGIL in via Dandolo.

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Electrolux: serve una vera politica industriale

dett elNella risposta del governo alla interrogazione di SEL sulla situazione aperta alla Electrolux non c’è traccia di impegni concreti se non la promessa di valutare la possibilità di un intervento pubblico in tema di ricerca e di innovazione tecnologica.

Gli investimenti in ricerca e innovazione sono uno dei punti cruciali di un piano per il rilancio del settore; è però necessario un piano che valuti come strategico questo settore; un piano che non può e non deve prescindere dalla difesa dei posti di lavoro, dei salari,dei diritti.

Sinistra Ecologia e Libertà già la scorsa settimana ha avanzato una proposta di legge affinché il governo si impegni attraverso un provvedimento urgente a salvaguardare l’occupazione e i salari dell’intero comparto e, insieme, a costruire le premesse per un suo rilancio.

Senza un provvedimento di questo tipo e un vero piano industriale le recenti proposte dell’azienda sono “vuote”e ricattatorie come hanno giustamente inteso i lavoratori mantenendo i presidi davanti ai cancelli delle fabbriche!

Le dichiarazioni di intenti non sono più sufficienti ne’ quelle aziendali ne quelle governative!

 La vicenda Electrolux, così come quelle di altre realtà del settore, sono il tragico risultato della mancanza di una qualsiasi politica industriale nel nostro paese.

in questi anni l’assenza di qualsiasi riferimento pubblico a fatto in modo che le aziende abbiano deciso come e quando chiudere, licenziare, delocalizzare, tagliare salari naturalmente sulla pelle dei lavoratori!

Le mancanze e gli errori dei nostri governi si è aggiunta, spesso anzi ne è stata la causa condivisa,la folle politica europea della “austerità”incapace di costruire la benché minima politica di sviluppo capace di dare prospettiva all’ intero continente: al suo Nord e al suo Sud; anzi questa politica europea, lo dimostra ancora il caso Electrolux, ha tollerato, se non favorito, la ricerca da parte delle aziende di sfruttare le diverse condizioni in essere tra i lavoratori nei diversi paesi!

Anche per questo motivo la lotta dei lavoratori Electrolux per il lavoro, per il salario, per i diritti, riguarda tutti i lavoratori!

 Costruire una soluzione positiva per Electrolux e l’ intero comparto è un passo importante per la modifica dell’attuale politica europea e per costruire una nuova Europa dei popoli!!!

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Decreto IMU, una scelta fiscale di destra

di Luca De Marco

Il decreto del governastro di larghe intese di giovedì scorso prevede misure fiscali che aumentano l’ingiustizia sociale, togliendo ai poveri per dare ai ricchi. Per brevità, potremmo definirlo un provvedimento che profuma di destra. Prendiamo solo alcuni punti:

Abolizione dell’IMU

si prevede l’abolizione della prima rata dell’IMU, che era già stata spostata a metà settembre, e ci si impegna a cancellare anche la seconda, quindi ad archiviare per sempre la tassa ideata dal governo Berlusconi e introdotta a fine 2011 dall’attuale maggioranza PD-PDL-centristi, che a quel tempo reggeva il governo di Monti. L’abolizione dell’Imu sulla prima casa non viene applicata solo ad alcune tipologie catastali, riferite a ville e abitazioni di lusso, che si riscontrano raramente. Nella sostanza, tutte le abitazioni nei centri storici delle grandi città, gli attici più prestigiosi, le villette fuori porta, la stragrande maggioranza delle residenze più esclusive di tutti i ricchi d’Italia saranno esentate dal pagamento dell’IMU, così come saranno esentati dal pagamento dell’IMU i parlamentari, i direttori di giornale, gli imprenditori, i generali, i professionisti più facoltosi, i grandi banchieri, gli evasori fiscali. In barba a tutte le promesse del PD, i ricchi vengono esentati dall’IMU, quindi passa in toto la proposta di Berlusconi. L’esenzione dell’Imu non rappresenta di per sé un grande vantaggio economico per chi ha già buone disponibilità, ma quel mancato introito andrà coperto dai soliti noti e quindi si traduce in uno spostamento di risorse dai poveri ai ricchi. C’è comunque un vantaggio economico per alcuni cittadini derivante dall’abolizione totale dell’IMU sulla prima casa, e guarda caso è un vantaggio crescente quanto più alto è il reddito. Secondo le elaborazioni dello stesso Ministero dell’Economia: “L’esenzione dall’IMU dell’abitazione principale avrebbe un effetto fortemente regressivo: il beneficio aumenterebbe al crescere delreddito complessivo.I contribuenti con redditi tra i 75 mila euro e i 120 mila euro risparmierebbero infatti 455 euro e quellicon redditi superiori a 120 mila euro 629 euro. Al contrario, il beneficio per i contribuenti più poveri sarebbe sensibilmente inferiore: per i contribuenti con reddito fino a 10 mila euro ilrisparmio sarebbe di soli 187 euro.” Quindi il Governo non può neppure affermare di non sapere quello che stava facendo, e quando Enrico Letta afferma di aver messo in pratica la proposta del PD in campagna elettorale, insulta il proprio partito.

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ASCOPIAVE non deve essere legata alle beghe della Lega

Dal Gruppo SEL in Provincia di Treviso

La Lega non è la proprietaria del futuro economico del nostro territorio e sopratutto l’operazione che è descritta oggi sulla stampa deve essere trasparente e spiegata ai cittadini e ai sindaci in modo chiaro e diretto. A tal proposito chiederemo anche un pronunciamento ufficiale tramite presentazione di una mozione in merito in Consiglio Provinciale per conoscere e garantire il futuro di Ascopiave che è una azienda sana e non capiamo il perché deve essere incorporata all’interno di una altra Azienda ( AGSM di Verona ) che vanta quasi 300 milioni di debiti verso le banche e quindi non sana ed il tutto a svantaggio della Comunità Trevigiana andando a sopperire alla mala gestione operata dalle Amministrazioni di un altro territorio.
Desideriamo porre all’attenzione dei Sindaci Trevigiani il problema perché è assolutamente necessario che ogni operazione che, tramite i comuni consorziati in ASCOPIAVE, veda partecipi i cittadini che poi sono indirettamente i proprietari della società stessa.

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Grillonomics? Una proposta alternativa.

Grillonomics

Grillonomics

Trovano spazio e rilievo nei media le 4 proposte per la politica fatte da ConfAPRI, l’associazione di imprese guidata da Massimo Colomban; proposte che paiono trovare la condivisione del Movimento 5 Stelle, anche a seguito dell’incontro avuto con Grillo durante la campagna elettorale..

Nel merito della questione, tutti possiamo condividere l’auspicio per un nuovo “Rinascimento Italiano”, e se possiamo dirci d’accordo sul fatto che ci sia una ripresa dell’intervento pubblico sulla finanza, questo non può esimerci dal valutare criticamente la strada che viene proposta per arrivarci.
In teoria sembrerebbe tutto bello, tramite una Banca di Stato si prendono in prestito 2.000 miliardi di euro dalla BCE al tasso dell’1 % e si acquista l’intero debito pubblico, finendo per pagare il 4% di interesse in meno sullo stesso, risparmiando 50 miliardi all’anno. Poi si fa una Legge contro la corruzione e si recuperano altri 60 miliardi perché la corruzione finisce, con il denaro recuperato si eliminano l’IRAP e l’IMU, così che chi evadeva le tasse troverà corretto pagarle, e i cittadini e il sistema d’impresa si preoccuperanno di stanare i furbi. Poi sempre con le risorse ottenute si defiscalizza completamente l’assunzione di lavoratori disoccupati o in mobilità o in Cassa Integrazione Guadagni.
La realtà però non è il libro dei sogni, la BCE non ha a disposizione 2.000 miliardi, e se li avesse non si vede il motivo per cui dovrebbe darli tutti all’Italia, come se il resto dei Paesi d’Europa non avesse Debito Pubblico. Ma ammesso e non concesso che tali somme fossero nella disponibilità della BCE, comunque anche una Banca Statale dovrebbe dare un collaterale (che non ha) a garanzia del prestito.
Il tutto resta oltremodo impraticabile perché acquistare i BTP che sono stati emessi 2 anni fa al 7% di rendimento annuo al loro valore nominale non trova convenienza per chi dovrebbe venderli; si possono solo acquistare i Titoli che vanno a scadenza, significa che un risparmio di 50 miliardi all’anno lo si avrà tra 8/10 anni.
I fatti si curano anche di far presente che il fare una Legge non presenta automatismi, e se è necessaria una Legge contro la corruzione, dopo va messo in moto un processo politico fatto di azioni concrete sia sotto il profilo repressivo che quello economico per renderla pienamente operativa e poterne vedere i benefici effetti anche economici. Soprattutto perché certi comportamenti hanno una diffusione estremamente ampia, ed intorno a loro si è costruito un sistema di interessi e di clientele, che purtroppo non si riuscirà a smantellare in poco tempo.
Resta quindi completamente senza possibilità, mancando la necessaria copertura finanziaria, la defiscalizzazione per i neo assunti, proposta sulla quale è bene chiarire che può funzionare solo se c’è una ripresa del dinamismo dell’economia. In una situazione di recessione qual’è la nostra, con le imprese che cercano al più di non licenziare i propri dipendenti, per non perdere un patrimonio di conoscenze e relazioni, è opportuno invece recuperare risorse per avviare e indirizzare una seria politica industriale per il nostro Paese, lasciando da parte le favole sulla autoregolamentazione dei mercati.
Prendiamo atto che da parte di ConfAPRI vi è il riconoscimento di un ruolo per la BCE, cosa che forse creerà qualche conflitto con parte del Movimento 5 Stelle, suggeriamo però, che invece di proporre percorsi impraticabili si cerchino strade diverse, strade che richiedono alleanze, in Italia come in Europa.
Vi sono delle cose importanti da fare, 3 fra tutte:
1) la ridefinizione del Fiscal Compact, togliendo dalla Costituzione l’obbligo del Pareggio di Bilancio e il rientro in 20 anni del rapporto debito/PIL, date le rigidità che da esso vengono poste sull’economia del Paese;
2) lavorare per rendere la BCE reale Banca di ultima istanza, sul modello della FED americana
3) aumentare il potere politico e decisionale delle Istituzioni democratiche europee, primo tra tutte il Parlamento Europeo, per passare dall’Europa monetaria all’Europa dei Popoli .
La strada per ottenere questi due risultati è stretta e passa attraverso un accordo con le forze che in Europa ed in Italia mettono in discussione l’impostazione liberista dell’economia propria delle destre, a partire dal Governo francese di François Hollande e dall’Alleanza rosso-verde che in Germania ha bloccato il Fiscal Compact; per l’Italia i referenti obbligati sono le forze politiche collegate alle forze di progresso e al partito del Socialismo Europeo: la Coalizione Italia Bene Comune PD-SEL-CD.
Altre risposte per ridare futuro all’Italia non se ne vedono all’orizzonte, il tempo per intervenire è questo. Temiamo che se non si riuscisse ad cogliere questa opportunità il rischio di un aggravamento della crisi nel nostro Paese diventerebbe inevitabile.
 
Coordinamento Circolo SEL Treviso

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Italia Bene Comune: l’economia giusta

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Auditorium di Follina (TV)

lunedì 28 gennaio 2013

ore 20.45

In apertura di campagna elettorale si confrontano a Follina due personalità significative della politica economica nazionale.PIERPAOLO BARETTA (capolista PD Camera Veneto 2). capogruppo PD in V Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione). A lui è stata affidata la relazione alla riforma del Bilancio, al decreto “Salva Italia” e alla più recente Legge di Stabilità. (http://www.pierpaolobaretta.it/)GIULIO MARCON (capolista SEL Camera Veneto 2) portavoce nazionale della campagna Sbilanciamoci! (www.sbilanciamoci.org) che propone ogni anno una
“controfinanziaria” per una economia di giustizia e l’impiego della spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace.Presenta la serata il giornalista Federico Citron.

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Proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Reddito Minimo Garantito

Una legge d’iniziativa popolare per l’istituzione del reddito minimo garantito. Un passaggio fondamentale che sceglie il terreno della precarietà esistenziale come nodo decisivo della crisi occidentale e della società italiana. Lo scopo principale della legge è quello di realizzare una campagna che ponga al centro il contrasto alla marginalità e un’attenzione forte a come garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza attraverso l’inclusione sociale.

In una condizione di tragedia economica come quella attuale, con i livelli di precarizzazione selvaggia e di disoccupazione di massa, soprattutto dei più giovani, il reddito può essere una risposta, una possibilità di scelta, di rivendicazione di autonomia e futuro. Con il reddito minimo scegliamo un punto di vista, quello di chi è maggiormente escluso a partire dalla condizione di genere e generazionale.

Siamo tra i pochissimi Paesi europei a non avere alcuna forma di tutela di ultima istanza. Siamo persino inadempienti rispetto all’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Il reddito minimo è un argine contro il lavoro nero, il lavoro sottopagato e la negazione delle professionalità e della formazione acquisita. Significa in buona sostanza non vendersi sul mercato del lavoro alle peggiori condizioni possibili. Da argine può diventare un paradigma. Per questo il disegno di legge propone tre deleghe al governo sul riordino della spesa assistenziale, gli ammortizzatori sociali e l’istituzione del salario minimo garantito. Il reddito minimo può essere un grimaldello con cui ridisegnare le politiche attive del lavoro, i processi formativi e la generalizzazione del welfare.

Partiamo da subito con la raccolta di migliaia di firme, apriamo comitati a sostegno della legge ovunque sia possibile con chiunque abbia voglia di condividere questa battaglia.

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L’EUROPA E LA CRISI, USCIRE DAL SILENZIO A SINISTRA

giovedì 5 aprile alle ore 20.45

presso l’Hotel Continental di Treviso.

Partecipano:

Andrea Dapporto

assemblea regionale SEL

Claudio Fava

segreteria nazionale SEL

La drammaticità della crisi evidenzia le divisioni dell’Europa e la mancanza di un progetto.

L’atteggiamento dell’Europa sulla crisi greca rivela l’assoluta mancanza di solidarietà e di un disegno capace di tenere assieme le aree forti e le aree meno forti del Continente.

L’unica posizione comune (voluta dai paesi europei più forti) è quella liberista che vede come unica soluzione il taglio delle spese e il pareggio di bilancio nei singoli Stati.

In realtà stiamo assistendo ad un attacco pesante allo Stato Sociale (raggiunto in Europa dopo 60 anni di grandi lotte), che penalizza in ogni paese le parti più deboli della popolazione: lavoratori, impiegati, piccoli imprenditori, pensionati.

I maggiormente penalizzati da queste politiche recessive sono e saranno le giovani generazioni, prive di qualsiasi prospettiva di lavoro e di condizioni di vita almeno pari a quelle dei loro padri.

Il movimento sindacale e le forze politiche di sinistra e progressiste sono oggi divise, spesso racchiuse nei recinti nazionali, ancora poco capaci di indicare prospettive di iniziativa e lotta per un’Europa dei popoli e federalista.

Su questi temi il coordinamento di Treviso diSEL invita al confronto i cittadini

Su Facebook:

giovedì 5 aprile alle ore 21.00

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2012 LA CRISI, LA FINANZA E L’ITALIA

Le proposte di Sinistra Ecologia Libertà

per dare nuove prospettive alla società Italiana

Incontro – dibattito

Venerdì 20 gennaio alle ore 20.45,

Sala Hotel Continental,

Via Roma 16 – Treviso

Presenta

RENATO ZANIVAN Comitato Regionale SEL

Interverranno:

Riccardo Milano

resp. Relazioni Culturali di Banca Etica

Alfonso Gianni

comitato Scientifico Nazionale SEL

La grave emergenza in cui versa il ns. paese determinata dalla crisi, causata e voluta ,dalla finanza internazionale , dalla complice inerzia dell’Europa e dalla insensata politica del governo Berlusconi-Tremonti pesa ogni giorno di più sulle spalle della stragrande maggioranza dei cittadini;

le recenti scelte operate dal governo Monti per tentare di arginare il collasso del ns. paese mantengono caratteristiche di poca equità e, soprattutto,possono dimostrarsi del tutto inefficaci, anche nel breve periodo, se non si accompagneranno a misure capaci di costruire nuove prospettive per il ns. paese e per i suoi giovani in particolare. Servono idee non solo per l’Italia, ma per rilanciare la stessa Unione Europea, di cui le divisioni e l’inconsistenza progettuale mettono a rischio la stessa esistenza.

La gravità della crisi non permette di risolvere la stessa con “abbellimenti” o manovre di piccolo cabotaggio per correggere le storture più vistose del nostro apparato economico-sociale e, nel contempo, chiedere ulteriori sacrifici a tutti quelli che negli ultimi venti anni li hanno già fatti. SEL sollecita a questo confronto il governo Monti e, ancor di più, l’insieme delle forze politiche e dei movimenti progressisti e di sinistra. Se tra un po’ di tempo ci troveremo invece davanti alla necessità di un’altra manovra correttiva, di nuovo costruita sulle imposte e sul taglio dei servizi sociali, vorrà dire che è tempo di ridare parola alla sovranità popolare; da subito comunque è necessario operare per ridare forza a una proposta di crescita sostenibile alternativa sia al liberismo populista di Berlusconi, sia al liberismo moderato di Monti.

venerdì 20 gennaio alle ore 20.45

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