No alla fiducia sulle unioni civili

“Signor Presidente, colleghi senatori, il sentimento più forte in questo momento è, per noi di SEL e Sinistra Italiana, l’amarezza.
Avevamo la possibilità di far fare al nostro Paese un grande passo avanti in termini non solo di legislazione, ma anche di cultura e civiltà. Eravamo arrivati a un passo dal riuscirci. C’era una maggioranza parlamentare pronta a farlo. Abbiamo mancato l’obiettivo nell’ultimo tratto di strada, perché alla fine hanno prevalso calcoli meschini, astuzie parlamentari di piccolo cabotaggio, interessi di partito ed elettorali, paura di sondaggi drogati da un’informazione spesso parziale e scorretta. Dai calcoli e dagli opportunismi politici vi avevamo messo in guardia perché eravamo chiamati a sanare dopo trent’anni il vuoto e l’arretratezza del nostro Paese nel campo dei diritti civili.
Avevamo detto all’inizio del percorso di questo disegno di legge, che per noi era già una mediazione, che mai, a fronte di una questione di così vitale importanza come il riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso e la cancellazione di una discriminazione odiosa, avremmo guardato alla convenienza gretta, mai avremmo fatto prevalere calcoli basati sull’interesse di partito. Così è stato. Non lo abbiamo fatto neppure una volta ma, purtroppo, siamo stati gli unici.
Il Movimento 5 Stelle si è assunto una grave responsabilità e con la sua scelta ha offerto su un piatto d’argento al Partito Democratico l’alibi per concludere un accordo al ribasso con chi sin dall’inizio ha lavorato per abbattere questa legge, a chi non ha perso occasione per offendere, insultare e cercare di umiliare tutte le persone interessate: i bambini, le coppie omosessuali e le coppie omogenitoriali. In questo modo avete dato l’alibi per una fiducia utile a ricompattare le proprie file e la propria maggioranza di Governo.
Il testo del maxiemendamento è stato partorito dall’accordo, quello sì davvero contronatura, tra chi questa legge aveva detto di volerla e chi l’ha sempre ostacolata. È anche questo un insulto e un’offesa. Che senso ha togliere il vincolo di fedeltà dalle unioni civili se non per bollare le coppie omosessuali con il marchio della promiscuità? Dal punto di vista giuridico, l’eliminazione di quel vincolo è di fatto priva di conseguenza. Il suo intento è palesemente ideologico: non si tratta solo di marcare la differenza tra le unioni civili e il matrimonio, ma di farlo nella maniera più odiosa, con un testo che nella sua formulazione attuale innalza la bandiera del peggiore e più vergognoso pregiudizio. Vorrei chiedere a chi per mesi si è battuto coerentemente per una legge che abbattesse le discriminazioni: come fate ora a gioire per un testo che non solo fa proprio il più vieto e disgustoso pregiudizio, quello sugli omosessuali promiscui, incapaci di dar vita a una vera coppia, a una vera famiglia, ma addirittura lo trasforma in legge dello Stato? Questo accordo al ribasso con fiducia non era obbligato, neppure dopo le scelte del Movimento 5 Stelle. È giusto dirlo chiaramente perché, in questi giorni, con la solita complicità di un sistema mediatico, sono state spacciate per verità solari quelle che non erano certamente verità. Nulla ostava a seguire il corretto iter parlamentare votando il disegno di legge Cirinnà emendamento per emendamento, tanto più dopo la non ammissione degli emendamenti premissivi da parte del Presidente del Senato. Il risultato sarebbe stato un testo comunque migliore di quello che vi apprestate a votare.
Noi ci troviamo, in effetti, come già rilevato da molti miei colleghi, di fronte a un caso molto particolare e contraddittorio, perché il Governo ha scelto per l’ennesima volta la strada della forzatura e dell’umiliazione del Parlamento, imponendo il voto di fiducia, ma anche contemporaneamente del cedimento, perché ha permesso di avere l’ultima parola su questa legge ai nemici giurati della stessa legge. Renzi, oggi, pone la questione di fiducia sulla sua stessa resa.
Questa forzatura e questo cedimento, viene ripetuto e puntualmente amplificato dai media cento volte al giorno, erano necessari per salvare la legge. Noi non crediamo sia così.
Il Presidente del Consiglio non ha deciso di ricorrere alla fiducia per salvare la legge ma per salvare la compattezza dei suo partito e della sua maggioranza. Sull’altare di questo calcolo di bottega non ha esitato a sacrificare i diritti di persone reali, in carne e ossa, e prima di ogni altro, dei bambini.
Oggi il titolo del «Manifesto» sintetizza purtroppo una triste verità: «Figli di un dio minore». È esattamente questo che la legge vorrebbe sancire: la divisione tra bambini di serie A e di serie B, tra figli del santo matrimonio e figli della colpa, come si diceva un tempo. C’è qualcosa di assurdo e paradossale nell’esito di un legge che, nata per porre termine a una intollerabile discriminazione, finisce per riproporla e blindarla proprio a danno di chi è più debole e di chi maggiormente avrebbe bisogno di essere protetto da pregiudizi e discriminazioni.
Eppure proprio questa assurdità è il frutto dell’accordo che il Governo e il Partito Democratico hanno deciso di stringere. Proprio come gli antichi figli della colpa, anche i figli delle coppie omogenitoriali dovranno d’ora in poi affidarsi alla clemenza della corte. Perché è vero, la legge consente ai giudici di supplire con le loro sentenze alla vacatio legis, però non sono sicura che sia un risultato di cui vantarsi e per il quale il Parlamento possa complimentarsi con se stesso.
Dopo questa legge tutto resterà affidato alla discrezionalità dei giudici, che peraltro iniziano a essere stanchi di questa continua delega da parte della politica. Si prosegue così in quel percorso di abdicazione della politica ai propri compiti e alle proprie prerogative che ha contribuito in maniera determinante alla sfiducia e al distacco dei cittadini nei confronti della politica stessa. Non mi sembra un risultato di cui gloriarsi e di cui ci si possa dichiarare soddisfatti.
Ci è stato detto ieri che la ferita verrà sanata al più presto grazie a una legge complessiva sulle adozioni che affronterà, di nuovo, anche il tema delle adozioni delle coppie omogenitoriali e che verrà approvata rapidamente con corsia preferenziale. Vorremmo tanto crederci, ma non ci è facile. L’accordo che avete stretto negli ultimi giorni non spiana la strada a una legge sulle adozioni: la sbarra.
Quel disegno di legge verrà presentato, ma temiamo che finirà dove è già finito quello sull’omofobia: dimenticato da mesi in un cassetto. Noi, insieme con molti altri e con tutto il movimento LGBTQ, volevamo una legge che mettesse finalmente fine alle discriminazioni, una legge seria per riconoscere e dare diritti. Avevamo accettato anche un testo chiaramente di mediazione, pur di arrivare finalmente ad abbattere la vergogna delle discriminazioni. Ma questo testo che vi apprestate a votare è lontano da questo obiettivo.
I senatori di SEL e Sinistra Italiana, voteranno contro, non solo perché una forza di opposizione non vota la fiducia al Governo, ma anche per il contenuto di questa legge è molto lontano da ciò per cui abbiamo lavorato. Ma noi non ci arrendiamo. Continueremo la nostra battaglia politica e culturale alla Camera e nel Paese, perché ci sono insopportabili le discriminazioni, soprattutto verso i più deboli e verso tutte le forme diverse d’amore.”

video dell’intervento

 

de petris

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Verità per Giulio

Sta prendendo piede in questi giorni in Italia la campagna lanciata da Amnesty e sostenuta dalla famiglia Regeni, per chiedere verità e giustizia sulla orribile uccisione del giovane ricercatore friulano.

Auspichiamo che gli enti pubblici trevigiani non manchino di aderire alla campagna esponendo lo striscione “Verità per Giulio Regeni” nei propri edifici  e nei propri siti istituzionali. Fino a quando non verrà fatta piena chiarezza e non emerga la verità su quanto accaduto e sulle responsabilità. E che le assemblee elettive approvino ordini del giorno per chiedere alle istituzioni nazionali il massimo impegno per fare piena luce sulla vicenda.

Le versioni di comodo che via via stanno snocciolando le autorità egiziane sono offensive per la memoria di Giulio e un vero affronto per il nostro paese. Non cali il silenzio e non si cerchi di insabbiare il grave crimine commesso.

Rilanciamo l’appello della sorella di Giulio: “Appendete striscioni, condividete le foto, per mio fratello, per Giulio Regeni, per il mondo intero”, e ricordiamo le parole della madre ai funerali: “Resta nel mio cuore l’ energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza”.

Verità per Giulio Regeni.

 

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Social Factor Veneto

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di | 9 febbraio 2016 · 20:08

Cosmopolitica

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Scappiamo dalla miseria di tanta politica italiana e dalla ipocrisia che in questi anni ha accompagnato la rinuncia a risolvere i veri problemi del paese: povertà, disuguaglianze, disoccupazione, distruzione dei servizi pubblici, assenza di diritti sociali e civili, razzismo, corruzione, degrado ambientale, guerra e terrorismo. Cerchiamo soluzioni forti e innovative, cerchiamo mescolanza di culture politiche e saperi, cerchiamo passioni sconfinate e aspirazione al cambiamento. L’abbiamo chiamata Cosmopolitica. Da qui si parte per dare vita ad una nuova forza politica della sinistra, si parte per cambiare l’Italia.

Un’assemblea nazionale di tre giorni per dare avvio al percorso costituente di una nuova forza politica di sinistra e per mettersi in cammino in una sfida collettiva con campagne, iniziative, buone pratiche, strumenti di partecipazione studio e idee per cambiare l’Italia e l’Europa.

Il percorso avrà inizio il 19/20/21 febbraio a partire dall’appello lanciato sul web e frutto del confronto tra persone attive in partiti, movimenti, associazioni, partiti e istituzioni, e rivolto ai tanti e alle tante che hanno voglia di impegnarsi per cambiare questo paese. L’appello per la costruzione di una nuova forza politica, in un cammino partecipato e democratico è aperto a chi si impegna da anni così come a chi per sfiducia, delusioni o mancanza di motivazione, non ha trovato l’energia o i luoghi in cui impegnarsi. Mettiamoci in cammino è tempo di partire.

L’assemblea si svolgerà a Roma, al palazzo dei congressi dell’EUR, in Piazza John Fitzgerald Kennedy, 1.

Chiunque – a prescindere da percorsi personali, appartenenze, tessere e storie – può partecipare se si riconosce negli obiettivi dell’appello “per la sinistra di tutte e tutti” e se vuole contribuire a trasformarli in realtà. In questo tutti devono e possono contribuire: dai deputati ai semplici cittadini, dai rappresentanti istituzionali agli attivisti, da chi milita da anni in un partito a chi non è mai stato iscritto a nessun soggetto collettivo è chiesto di mettersi in gioco mettendo a disposizione le proprie competenze, entusiasmo e voglia di fare.

Venerdì pomeriggio ci sarà una sessione chiamata ‘esplorare’: si parlerà di lavoro, politica economica, guerra, terrorismo, green economy.

Sabato mattina 24 tavoli e laboratori partecipativi: sul sito www.cosmopolitica.org ognuno potrà proporre il proprio laboratorio. Sabato pomeriggio quattro assemblee tematiche: lavoro e welfare; democrazia e riforme istituzionali, sapere e scuola, clima e ambiente. Domenica mattina la sessione plenaria.

Non si tratta di una semplice ‘evoluzione’ di Sinistra italiana ma del tentativo, negli obiettivi degli organizzatori, di andare oltre e raccogliere quanto c’è di inespresso, al momento, a sinistra del Pd. Il primo step sarà, quindi, l’appuntamento di febbraio che darà il via a un processo lungo tutto l’anno, fino al battesimo del nuovo partito della sinistra.

cosmo

il programma e tutte le informazioni su http://www.cosmopolitica.org/

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#Svegliatitalia, SEL aderisce alla mobilitazione per i diritti

La Federazione trevigiana di Sinistra Ecologia Libertà condivide le ragioni della mobilitazione nazionale di sabato a favore dell’approvazione di una legge a favore delle unioni civili, #Svegliatitalia, promossa da varie associazioni lgbt e alla quale stanno aderendo sempre più associazioni e comitati. Per questo SEL parteciperà ai due eventi previsti in provincia di Treviso, che si terranno a Oderzo, la mattina dalle 10:00 in Piazza Grande, e a Treviso, il pomeriggio dalle 15:30 in Piazza Indipendenza.

Va ricordato che l’Italia è l’unico paese europeo a non avere alcuna forma di riconoscimento per le coppie di fatto, sia etero sia omosessuali. Da poco, infatti, anche la Grecia ha legiferato su questo tema e ci ha lasciati con questo triste primato.

Il disegno di legge all’esame del Parlamento rappresenta una forma soft di riconoscimento dei diritti ai conviventi, alle coppie omosessuali, ai bambini che devono poter crescere in un ambiente famigliare accogliente e riconosciuto. Le dichiarazioni di ostilità al provvedimento che provengono da più parti hanno spesso poco a che fare con i contenuti reali del provvedimento, e vorrebbero continuare a lasciare l’Italia nella sua eccezionalità di unico paese che si ostina a ignorare i mutamenti sociali intervenuti negli ultimi decenni e la realtà plurale nella quale si manifestano i valori della famiglia e le scelte di vita comune delle persone.

Buttare tutto a mare come si riuscì a fare anni fa con le ipotesi di PACS e DICO sarebbe una ulteriore sconfitta della politica e un passo indietro nel cammino dell’eguaglianza e della libertà. Il momento è adesso.sve

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La Sinistra che cambia

01_fb_LaSinistraCambia5Ripartire dai contenuti, per ridare fiato alla prospettiva di una nuova presenza della sinistra, capace di fronteggiare il populismo crescente delle destre, e la deriva conservatrice imposta al paese dalle scelte del Governo. Partecipiamo e contribuiamo a scrivere una storia nuova.

 

la sinistra che cambia3

Domenica 17 si terrà all’Hotel Ca’ del Galletto una assemblea pubblica per un confronto sul nuovo soggetto politico che dovrà ridare rappresentanza alle cittadine e ai cittadini delusi dalla politica attuale e che sperano ancora che si possa cambiare davvero questo paese, per migliorare la vita quotidiana delle persone e non la carriera politica o la scalata al potere di un nuovo clan.

Giustizia sociale, giustizia ambientale, diritti e pace sono i principi ispiratori per costruire una proposta politica lontana dai populismi di tutti i tipi, sia quelli di destra che qualunquisti che di governo, per rimettere al centro i temi reali del lavoro, dell’ambiente, della salute, dell’istruzione, della convivenza civile.

La giornata si articolerà con gruppi tematici al mattino dalle 10, sui seguenti temi; difesa del territorio, centralità del lavoro, gestione intelligente dell’immigrazione, buona sanità per tutti, scuola democratica e di qualità.

Al pomeriggio dalle 14,30 tavola rotonda con Simone Oggionni, del coordinamento nazionale di SEL,e Serena Pellegrino, vicepresidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera, sul tema del nuovo soggetto politico.

Sono invitati tutte le cittadine e cittadini.

Articolazione gruppi al mattino:

Gruppo Ambiente “Il nostro territorio, da curare e custodire”

Con Bruno Schiavon, Oscar Mancini, Miriam Poloni, Bruno Goggi, Luigi Amendola. Partecipa Serena Pellegrino.

 

Gruppo Lavoro “Il lavoro maltrattato nell’età del precariato e delle diseguaglianze”

con Nicola Atalmi, Andrea Dapporto, Candido Omiciuolo, Giacomo Nilandi. Partecipa Simone Oggionni.

 

Gruppo sanità “Sanità e salute: se la tagli.. la togli!”

Con Fortunato Guarnieri, Pasquale Cananzi, Alessia Grassigli, Massimo Santonastaso.

 

Gruppo Immigrazione “Immigrazione: l’accoglienza diffusa contro le paure

Con Anna Caterina Cabino, Said Chaibi, Adriana Costantini.

 

Gruppo Scuola “La scuola è sulla buona strada?”

Con Mariateresa Diriso, Stefano Fumarola.

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green Factor a Padova

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di | 8 gennaio 2016 · 15:49

No a questa legge di Stabilità

Le dichiarazioni di voto con le quali Sinistra Italiana -SEL ha motivato il proprio voto contrario alla Camera e al Senato alla Legge di Stabilità proposta dal Governo Renzi.

Loredana De Petris dichiarazione di voto sulla Legge di Stabilità, Senato 22 dicembre 2015depetris

“Voteremo contro la fiducia, non soltanto perché, come forza d’opposizione, siamo contrari a questo Governo, ma perché siamo totalmente e convintamente contrari alla legge di stabilità. Certamente la legge di stabilità è stata modificata alla Camera dei deputati, ma ciò non ha in alcun modo cambiato verso alla manovra.

Sin dall’inizio avevamo definito questa manovra come assolutamente iniqua e soprattutto non in grado, nonostante la propaganda, di essere definita espansiva; i dati sono inesorabili da questo punto di vista. La manovra, anche sul fronte delle tasse e per quanto riguarda IMU e TASI sulla prima casa, non ci ha visto assolutamente d’accordo, perché ha in sé le negazione della radice della progressività.

Come è noto, era possibile certamente eliminare l’IMU per le famiglie meno abbienti ed ovviamente per i redditi catastali più bassi, ma vi era una fascia, che corrisponde al 10 per cento dei contribuenti, che era portatrice quasi del 40 per cento del gettito, che si poteva utilizzare per affrontare non soltanto alcune emergenze sociali. Le misure di questa manovra e le modifiche apportate alla Camera sono più di natura elettorale che di carattere effettivamente di lunga durata e strutturale per affrontare quella che ormai è l’emergenza povertà.

Noi continueremo la nostra battaglia in quest’Aula per l’istituzione del reddito di dignità e diffido il Governo a voler spacciare le norme inserite in questa legge di stabilità contro la povertà o altre card per le famiglie con almeno tre figli come l’inizio di un percorso sui redditi di dignità, perché non hanno assolutamente a che vedere con quello che invece noi riteniamo sia assolutamente necessario e che darebbe anche la possibilità di un ammodernamento del nostro sistema del welfare e una sua caratterizzazione in senso più universalistico.

La manovra quindi non cambia verso: è iniqua e non certamente espansiva. Non è certamente con la diminuzione delle tasse che si induce una ripresa del Paese: è una teoria economica ampiamente utilizzata anche nel passato con i Governi Berlusconi, che fa riferimento anche alla scuola di Chicago, ma sappiamo che dovunque è stata sperimentata non ha prodotto i risultati che evocava.

Oggi per uscire dalla crisi – dentro la quale ci troviamo ancora – sarebbe stato necessario mettere in campo un piano vero di investimenti. Anche gli investimenti privati, nonostante gli incentivi – poi tornerò su questo punto – , non riescono ad avere alcun effetto virtuoso se non sono in simbiosi e quindi se non vengono accelerati e stimolati attraverso un piano vero di investimenti pubblici nei settori cruciali per questo Paese, per una sostenibilità ambientale. Firmiamo l’Accordo di Parigi e quindi dovremmo ricordarci di come poi lo implementiamo, di come mettiamo in campo le azioni rigorose perché si arrivi a quegli obiettivi e quindi ad un’economia completamente decarbonizzata, non solo sostenibile, ma molto di più: una sorta di riconversione ecologica.

Quindi investimenti sul territorio, sulle infrastrutture sostenibili, sul trasporto, sulla mobilità, sulla scuola, sulla cultura, sulla valorizzazione vera (non nel senso di consumo di altro territorio) e sulla riqualificazione del territorio: questi erano gli assi su cui era necessario mettere in campo un piano vero di rigenerazione del territorio e di rigenerazione urbana che cominciasse a mettere le basi della conversione ecologica assolutamente necessaria se davvero crediamo a quell’Accordo firmato a Parigi che anche il nostro Governo ha sottoscritto.

La manovra si è concentrata molto alla Camera sulle cosiddette emergenze esterne: da una parte la sicurezza che si è articolata su due interventi, uno più specifico di sicurezza e l’altro cosiddetto di cultura. Noi concordiamo sul fatto che era necessario mettere in campo misure sul piano culturale e sul piano del sostegno sociale, ma le misure scelte non ci trova concordi: hanno un sapore elettorale e tra l’altro la famosa card di 500 euro non si capisce neanche come sia coperta.

Quelle risorse, tutte insieme, sarebbero state molto più utili se fossero state investite nel Fondo per il diritto allo studio – questo certamente sarebbe stato un ulteriore passo – invece che essere utilizzate per interventi per i diciottenni per manovre elettorali, visto che ci sono le elezioni amministrative.

Per quanto riguarda gli interventi sulla riqualificazione sulle periferie, siamo d’accordo e parlavo, infatti, di un piano di rigenerazione urbana, ma tutto è accentrato nella Presidenza del Consiglio e anche qui abbiamo dubbi che non vengono utilizzate sempre a fini di manovre elettorali. Le misure previste sull’IMU, gli interventi spot e la card di questa legge di stabilità hanno molto il sapore di manovre elettorali. Francamente è ancora una volta un’occasione persa. Avendo aumentato il deficit dal 2,2 al 2,4, abbiamo messo in campo circa quattro miliardi di euro in più. Noi siamo assolutamente d’accordo sullo sfidare e rompere la flessibilità, ma pensiamo che le risorse debbano essere utilizzate per rimettere in campo una ripresa del Paese e, quindi, per quel piano di investimenti pubblici di cui parlavo all’inizio nei settori cruciali per il futuro del Paese.

L’altra manovra per motivi esterni è stata il salva banche. Ma qui vorrei dire con molta chiarezza che, tra l’altro, anche lo stanziamento di 100 milioni di euro, che è stato inserito sempre sul fondo che dovrebbe essere di garanzia per i depositi bancari delle famiglie, potrà coprire solo perdite pari a un quinto di quelle dei risparmiatori coinvolti. Di queste misure – stiamo molto attenti – si avvantaggerà ancora una volta lo stesso sistema bancario in quanto potrà riacquistare azioni delle banche di nuova costituzione per 1,8 miliardi di euro. Noi dovremmo davvero – ne ho parlato varie volte – fare una discussione molto seria – si spera ciò avverrà alla ripresa – non solo sulla Commissione d’inchiesta, ma anche prendere delle decisioni vere sul sistema bancario nel nostro Paese. In sintesi, ci sono molti micro interventi e molti interventi spot di natura elettorale, ma anche l’insieme delle modifiche apportate alla Camera non sono state assolutamente in grado di cambiare verso a questa manovra il cui giudizio rimane assolutamente negativo.

Faccio l’ultima osservazione che riguarda l’intervento per evitare il referendum sulle trivellazioni. Anche lì non è esattamente quello che viene annunciato. Vi è un tentativo quasi truffaldino perché gli interventi anche più pesanti di trivellazione sono solo sospesi e non cancellati. Ricordo a tutti che abbiamo l’esigenza per il futuro, se si vuole essere veramente degli innovatori e non conservatori e guardare al passato, di mettere in campo una strategia per un’economia con basse emissioni con la decarbonizzazione e l’uscita dai fossili. È assolutamente necessario un piano energetico che abbandoni definitivamente l’idea delle trivellazioni che in modo francamente molto conservatore e quasi di sfida alla modernità questo Governo sta portando avanti. Per questo noi voteremo contro la fiducia e la legge di stabilità.”

Giulio Marcon, dichiarazione di voto finale alla Camera sulla Legge di Stabilità, 19 dicembre:

“Signora Presidente, signori del Governo, colleghi e colleghe, due marcon cameraautorevoli esponenti della maggioranza, il Ministro Alfano e Renato Schifani, hanno dichiarato che questa legge di stabilità è stata scritta con la mano destra. Noi crediamo a questi due esponenti, e pensiamo infatti che di destra è l’impianto di questa legge: un impianto liberista e mercantilista. Un impianto che realizzando – abbiamo appena ascoltato quello che ha detto la collega Bianchi – il sogno di Giulio Tremonti, mette al centro il taglio delle tasse a scapito degli investimenti e della spesa pubblica, quella buona. È un impianto neoliberista e di destra, che guarda a destra, che privilegia gli investimenti privati al posto di quelli pubblici: questa è la filosofia del Piano Junker, che ormai è una comprovata bufala. Un impianto neoliberista che apre la strada a nuove privatizzazioni, deprimendo il patrimonio pubblico.

Con questa legge di stabilità si fa una scelta di campo: si dà praticamente tutto alle imprese e niente ai lavoratori. Alle imprese date crediti d’imposta e agevolazioni fiscali in quantità industriale, è il caso di dire; e date niente ai lavoratori, 5, 6 euro di aumento ai dipendenti pubblici e un po’di polvere in mano agli esodati, ai supplenti delle scuole, ai macchinisti ferrovieri, al personale della scuola di «quota 96», anzi a loro nemmeno quella. Con questa legge di stabilità si salvano le banche e i loro amministratori, ma si lasciano sul lastrico migliaia di risparmiatori, come è stato più volte ricordato. Con l’aumento dell’uso del contante a 3 mila euro fate un favore a riciclatori e ad evasori, e non ai pensionati e agli operai, che quando riescono a girare con 150 o 200 euro di contanti in tasca, magari solo per le feste di Natale, è grasso che cola.

È una scelta, questa, a favore dei ricchi e non dei poveri; come, con la scusa della crisi del settore nautico, come oggi abbiamo visto, è una scelta a favore dei ricchi l’abolizione della tassa sugli yacht, misura più degna di Ronald Reagan che di una forza di sinistra. Un operaio, un pensionato paga 2-300 euro di tassa sul possesso della sua utilitaria, mentre il magnate che ha uno yacht da 3-400.000 euro non paga niente (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà). Sarebbe questo il senso della giustizia di una forza progressista ?

Ed è una scelta a favore della illegalità e dell’evasione la misura scandalosa della maxi-sanatoria sulle spiagge, un favore a chi non paga le tasse. Queste non sono scelte di sinistra !

Inoltre questa legge di stabilità non favorisce la crescita: le previsioni macroeconomiche, come meglio di noi voi sapete, della legge di stabilità – e sono anche previsioni sbagliate, come ci ricordano i dati del Fondo monetario – si appigliano da alcuni fattori esogeni come il quantitative easing della BCE e il calo del prezzo del petrolio. Sono invece sconfortanti i dati dell’economia nazionale: la disoccupazione che quasi sfiora il 12 per cento, la riduzione di un quarto del sistema industriale, la drammatica condizione del Mezzogiorno; e le misure contenute nella legge di stabilità non cambieranno direzione a questi dati sconfortanti, perché hanno una impostazione sbagliata.

Il taglio delle tasse produce molto meno crescita degli investimenti pubblici: magari dà consenso elettorale, ma non fa aumentare il PIL. Gli sconti fiscali alle imprese non fanno ripartire il sistema industriale: le imprese spesso gli sconti se li mettono in tasca, e non li investono. Le misure-spot, come l’abolizione della TASI o la card della cultura, vanno bene per le elezioni, ma non per la crescita economica.

Questo è un Paese che tra i dati sconfortanti registra un aumento della povertà assoluta e relativa. Poco di realmente significativo c’è in questa legge di stabilità, il finanziamento del Fondo nazionale per la lotta alla povertà è assolutamente insufficiente. Di reddito minimo di cittadinanza non c’è traccia. Verso la povertà continuate ad avere un atteggiamento insufficiente, appunto, residuale e compassionevole. Certo 600 milioni di euro nel 2016 e un miliardo nel 2017 sono già qualcosa, ma sono delle cifre insufficienti di fronte alla drammaticità del problema della povertà. Ricordo che Romano Prodi, dieci anni fa, metteva un miliardo e seicento milioni sul Fondo nazionale per le politiche sociali e senza tante slide; Prodi, dieci anni fa, faceva più di voi e comunque ricordo che per il Fondo contro la povertà quest’anno mettete gli stessi soldi che date per il 2016 per due F-35, quindi, 4 milioni di poveri assoluti sono importanti come due cacciabombardieri.

Ma c’è un altro problema che non affrontate: le diseguaglianze inaccettabili in questo Paese. Un secolo fa Richard Henry Tawney, fabiano, che allora sarebbe stato un uomo considerato molto più di destra dei miglioristi e del viceministro Enrico Morando, diceva: quello che i ricchi chiamano il problema della povertà, per i poveri è il problema della ricchezza, e voi con questa legge di stabilità il problema della ricchezza, ovvero delle diseguaglianze, non ve lo ponete, anzi, favorite i ricchi e le diseguaglianze non introducendo mai, per nessuna delle misure, un principio di progressività. Non lo fate per l’abolizione della TASI e non lo fate per la card della cultura. 500 euro a tutti, ai ragazzi dei Parioli, come ai ragazzi di Scampia, ma che c’è di sinistra nel trattare in modo uguale chi è povero e chi è ricco ? E sarebbe questo il welfare delle opportunità ? Sì, l’opportunità di rimanere diseguali. Sì, ai potenti le tasse non le fate pagare, non le fate pagare alle multinazionali del web, ai vari Google e a tutti gli altri e vi siete opposti alla tassa sul commercio digitale, anche a un emendamento proposto da deputati del PD. Non fate pagare le tasse agli speculatori e alla finanza creativa, vi siete opposti a una Tobin tax degna di questo nome. Non fate pagare le tasse ai nababbi, vi siete opposti agli emendamenti per far pagare un po’ più di tasse agli ereditieri milionari e ai grandi patrimoni. Che c’è di progressista in tutto questo ? Non è di sinistra, viceministro Morando, dare la card della cultura ai ragazzi italiani e negarla ai ragazzi immigrati con permesso di soggiorno. Pensate che bella scena: nella stessa quarta classe di un liceo il ragazzo italiano con i 500 euro che va ai concerti con i soldi del bonus e il ragazzo immigrato, con i genitori in Italia da più di dieci anni, senza bonus a giocare col suo smartphone. Salvini ringrazia.

Non è di sinistra continuare a buttare soldi negli F-35 e a far mancare le risorse al servizio civile, i 49.000 giovani in servizio nel 2015 diventeranno 38.000 nel 2016. Voi dite che la scuola è importante, che il lavoro è importante, ma è da settembre che lasciate 30.000 supplenti senza stipendio. Sarebbe questa la buona scuola, lasciare i supplenti senza stipendio ? E in questa legge voi parlate, dite di parlare di sviluppo sostenibile, ma quale ? Quello della maxi sanatoria sulle spiagge, quello dei soldi a lumicino per la difesa del suolo o quello dell’emendamento furbetto sulle trivellazioni che pur ripristinando positivamente il limite delle 12 miglia non dà risposte ai quesiti referendari e lascia intatto l’obbrobrio delle trivelle esistenti a poche miglia dalle coste.

Per noi, la sinistra, una sinistra capace di fare una legge di stabilità ispirata a principi di giustizia e di crescita è un’altra cosa. Ve l’abbiamo detto in tutte le salse, con le nostre proposte a questa legge di stabilità, proposte che ci avete rifiutato. Per noi, di sinistra sarebbe stato fare un piano del lavoro, non dare incentivi alle imprese per delle assunzioni finte e temporanee. Per noi, di sinistra sarebbe stato non tagliare le risorse alla sanità e alle regioni, come voi avete fatto in questa legge, ma tagliarle alle spese militari e alla TAV. Per noi, di sinistra sarebbe stato continuare a far pagare la tassa sulla prima casa a Briatore, a Berlusconi a Carrai e non trattare i milionari come i pensionati al minimo e gli operai. Per noi di sinistra sarebbe stato far pagare le tasse alle multinazionali e agli speculatori e ridurre veramente le tasse al lavoro dipendente, non dargli l’obolo elettorale. Per noi, di sinistra sarebbe stata una legge di stabilità che prefigurasse una politica industriale e un robusto intervento a favore del Mezzogiorno e non solamente sconti e mance senza costrutto, regalie a corporazioni varie. Per noi di sinistra sarebbe stato un reddito minimo di cittadinanza degno di questo nome, non il welfare compassionevole che proponete con le vostre misure insufficienti e residuali.

Ma tutto questo nella legge di stabilità non c’è; vi siete affidati alle solite ricette, avete abdicato a una impostazione neoliberista che è fallita in Europa e non ha portato a niente in Italia. Un’impostazione, quella del paradigma dell’austerità, della riduzione della spesa, dell’umiliazione del lavoro che ci sta portando a sbattere.

Mi avvio a concludere, questa non è una legge di stabilità con il segno più, come ha detto Renzi alla presentazione della legge di stabilità, ma è una legge con il segno meno. Meno soldi alla sanità, meno politiche pubbliche, meno soldi al servizio civile, meno lavoro stabile, meno investimenti pubblici. Questa legge di stabilità è un mostro giuridico e uno zibaldone imbarazzante: si fanno favori alle lobby, ai gruppi di potere, alla Confindustria. Al popolo, ai lavoratori distribuite qualche spicciolo e date qualche spot elettorale. Sì, voi avete ragione, bisogna cambiare verso, ma allora incominciate a farlo voi. Tornate a mettere in campo politiche espansive, di giustizia sociale, del lavoro, dei diritti, politiche che servano alla crescita, alle imprese e al rilancio dell’economia. La legge di stabilità del 2016 è un’occasione persa. Noi, una legge di stabilità scritta con la mano destra e che non serve al Paese, che non dà risposte al lavoro, ai giovani, che taglia la sanità e il welfare, noi una legge così non la votiamo.”

 

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di | 22 dicembre 2015 · 23:57

PER LA SINISTRA DI TUTTE E TUTTI

 

Incontriamoci

Incontriamoci il 19, 20 e 21 febbraio a Roma per ridare senso alla parola “politica” come strumento utile a cambiare concretamente le nostre vite. Incontriamoci per organizzarci e costruire un nuovo soggetto politico, uno spazio aperto, democratico, autonomo.

Non è un annuncio. È una proposta.

Non sarà un evento cui assistere da spettatori.

Non ti chiediamo di venire a riempire la sala, battere le mani e chiacchierare in un corridoio come accade di solito in queste assemblee.

Mettiamoci in cammino per condividere un processo e costruire insieme un nuovo progetto politico innovativo e all’altezza della sfida. Un progetto alternativo alla politica d’oggi, svuotata e autoreferenziale, che ritrovi tanto il legame con la propria storia, quanto la capacità di scrivere il futuro.

L’obiettivo

È ora di cambiare questo paese e le condizioni di vita di milioni di persone, colpite dalla crisi e dalle politiche neoliberiste e di austerità, svuotate della capacità di immaginare il proprio futuro. Vogliamo costruire un’alternativa di società, pensata da donne e uomini, fatta di pace e giustizia sociale e ambientale, unici veri antidoti per fermare le destre e l’antipolitica, il terrore di Daesh, i cambiamenti climatici. Serve una netta discontinuità con il recente passato di sconfitte e testimonianza, per metterci in sintonia con le sinistre europee che indicano un’alternativa di lotta e speranza. Dobbiamo metterci in connessione con il nostro popolo, con i suoi desideri e le sue paure, con le centinaia di esperienze territoriali e innovative che stanno già cambiando l’Italia, spesso lontani dalla politica.

Bisognerà cambiare molto: redistribuire le ricchezze e abbattere le diseguaglianze sociali e di genere, costruire un nuovo welfare e eliminare la precarietà, restituendo dignità al mondo del lavoro. È ora di cambiare il modo in cui si produce e quello in cui si consuma, il modo in cui si fa scuola e formazione, le politiche per accogliere. Intendiamo difendere la Costituzione e i suoi valori, per difendere la democrazia.

Il governo Renzi e il PD vanno in una direzione diametralmente opposta e ci raccontano che non c’è un’alternativa. Per noi invece non solo un’alternativa è possibile ma è necessaria ed è basata sui diritti, sull’uguaglianza, sui beni comuni.

Dobbiamo organizzarci. Organizzare innanzitutto la parte che più ha subito gli effetti della crisi, chi ha voglia e bisogno di riscatto, di cambiamento, chi non crede più alla politica; lottando tanto nelle istituzioni quanto nella società. Una forza politica, non un cartello elettorale, che si candidi a governare il paese per cambiarlo e che lo faccia con un profilo credibile, in competizione con tutti gli altri poli esistenti.

 

Partecipa

Probabilmente ti starai facendo alcune domande: “come funzionerà il nuovo soggetto?”, “come si chiamerà?”, “quale sarà il suo programma?”, “è possibile innovare la forma partito?”, “chi sarà il suo o la sua leader?”, “c’è davvero bisogno di un leader? E, se sì, come verrà scelto?” A queste e tante altre domande la risposta è semplice e per questo rivoluzionaria: lo decideremo insieme.

Partecipiamo a questo percorso come persone, “una testa un voto”, riconoscendogli piena sovranità. Abbiamo bisogno di una sinistra di tutti e di tutte: non un percorso pattizio, ma una nuova forza politica che nasca dalla partecipazione diretta di migliaia di persone.

Cambiamo la politica, innoviamo le forme della democrazia, diamo la parola ai cittadini, attraverso una piattaforma digitale per il confronto, la codecisione, la cooperazione e l’azione. Ma non basta: serve restituire protagonismo alla vita dei territori attraverso una campagna di ascolto con assemblee per connettere percorsi e conflitti, scrivere collettivamente il nostro programma, la nostra idea di società, la strada per il cambiamento.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare, a rimescolare ogni appartenenza, a mettersi a disposizione, fino allo scioglimento delle forze organizzate, sapendo che solo un cammino realmente inclusivo può essere la strada per coinvolgere i tanti che purtroppo sono scettici e disillusi. Sarà importante l’impegno dei rappresentanti istituzionali a tutti i livelli a mettersi al servizio del processo, agendo da terminale sociale.

Non vogliamo raccogliere solo le istanze dei singoli, ma anche quelle di tutte le esperienze collettive, le reti sociali, le forze sindacali, l’associazionismo diffuso, i movimenti, che in questi anni hanno elaborato e realizzato proposte concrete ed efficaci.

Per questo ci mettiamo in cammino. Non siamo i proprietari di questo percorso, e questo documento non ne vuole determinare gli esiti: proponiamo un obiettivo (costruire un nuovo soggetto di alternativa), un metodo (un cammino fatto di assemblee territoriali e di una piattaforma digitale, adesione individuale, piena sovranità), una data di partenza. Da quella data in poi, sarà chi deciderà di partecipare a indicare la rotta. Cominciamo un viaggio che sappia cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda. Mettiamoci in cammino.

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