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Incontro sul Jobs Act. La sintesi

Venerdì 20 febbraio sono stati ospiti della federazione trevigiana di Sinistra Ecologia Libertà Giorgio Airaudo, deputato SEL in Commissione Lavoro e responsabile nazionale Lavoro di SEL, e Giacomo Vendrame, segretario provinciale della CGIL di Treviso. L’incontro si è svolto presso la saletta del Caf CGIL a Treviso.

Coordinatore della serata è stato Luca De Marco, coordinatore provinciale di SEL, a cui è spettata una prima introduzione riassuntiva sull’argomento in questione, ovvero sul Jobs Act targato governo Renzi.

Introduzione

Proprio poche ore prima dell’incontro il Consiglio dei Ministri aveva approvato in via definitiva i primi due provvedimenti attuativi dell’imponente legge delega sul lavoro denominata Jobs Act. Il segretario De Marco ha ricordato come il nome “Jobs Act” in origine dovesse richiamare l’insieme dei provvedimenti attuati da Obama negli Stati Uniti, provvedimenti al cui centro c’erano non solo le start up, ma anche un’ampia gamma di investimenti destinati a creare lavoro, non quindi un taglio dei diritti dei lavoratori.

Di tutto ciò non si occupa la versione italiana, che invece non fa che proseguire le politiche di austerità, dimostrate deleterie e controproducenti già da tempo, e l’umiliazione del lavoro dipendente, pubblico e non. Il progetto portato avanti è mortificare ulteriormente un paese già allo stremo e fin troppo flessibile nelle politiche del lavoro, il tutto a favore di una fantomatica ‘crescita’ che dovrebbe arrivare per input divino. Tutte queste riforme seguono la scia della politiche di destra proposte negli ultimi anni, come provano le motivazioni delle proteste del 2002 contro il tentativo di abolizione dell’articolo 18 a cui partecipò anche l’allora centrosinitra a fianco del sindacato, ma ora riuscito e in forma di molto ampliata,  con buona pace dei diritti dei lavoratori.

L’approvazione dei primi provvedimenti, da punto di vista politico, segna una definitiva rottura con il riferimento sociale originario di buona parte della maggioranza, eletta con una coalizione di centro sinistra che vedeva come riferimento i lavoratori e le classi più deboli, non di certo la finanza e Confindustria.
A quel riferimento sociale originario, SEL si è posta il problema di ridare rappresentanza, e ha cercato di fare un primo passo recentemente con la manifestazione Human Factor, che aveva come obiettivo proprio sfidare il renzismo con dei programmi e dei ragionamenti rinnovati e partecipati da tutte le esperienze che si riconoscono nel termine “sinistra”.
Giorgio Airaudo-Le riforme del lavoro in Parlamento

All’onorevole Airaudo è spettato parlare di come è stata gestita la riforma del lavoro dal punto di vista parlamentare. Infatti al momento sono stati licenziati solo i primi due provvedimenti, a dispetto di una legge delega così ampia da risultare incostituzionale non solo dal punto di vista italiano, ma persino secondo le norme europee.
L’intera operazione per far approvare il Jobs Act è stata fin dall’inizio intrisa, come del resto è successo per buona parte delle altre riforme portate avanti dal governo Renzi, di un forte simbolismo agonistico causato dalla smania del fare. Un fare che ha portato ad approvare una legge che aveva le sue basi pregresse in un progetto di parecchi anni più vecchio, quello di Garibaldi e Boeri, ma esasperando i concetti espressi dagli esperti nel peggiore dei modi e di fatto eliminando le tutele e le garanzie proposte dai due economisti per riequilibrare parzialmente la situazione che si veniva a creare.

Unica cosa positiva del Jobs act al momento è la cancellazione dei co.co.co e dei co.co.pro, o meglio la non legalità di riproporne di nuovi, perché in realtà per coloro che sono già stati assunti con queste modalità non è presentata via d’uscita prima del termine o rimodilazione del contratto già esistente.

 

I licenziamenti collettivi non erano inclusi nella delega

Per il resto, i due provvedimenti intervengono anche sulla legge del 23/07/1991 n. 223, quella che parla dei licenziamenti collettivi, permettendo di equipararli ai singoli. Unico risultato positivo da questo punto di vista è stato il far scendere finalmente in campo anche la CISL.

Per quanto riguarda i licenziamenti collettivi, infatti, la questione è molto diversa rispetto alla situazione in cui ci si è venuti a trovare per gli altri punti della riforma. Se il Parlamento ha concesso un eccesso di delega su quasi tutto il campo della riforma del lavoro, di licenziamenti collettivi non se ne è mai parlato. Quindi, a conti fatti, il governo si è permesso di legiferare su un campo che ancora spetta al Parlamento.

Come se ciò non bastasse, le commissioni parlamentari hanno espresso parere contrario riguardo alla norma, per giunta spaccando la maggioranza, ma il Governo ha ritenuto che le commissioni avessero solo funzione consultoria e ha inserito i licenziamenti collettivi ugualmente ignorando il parere delle commissioni.

Quindi, riassumendo, sui licenziamenti collettivi il Governo ha esautorato il Parlamento, sia della sua funzione di organo legiferante sia della sua funzione di controllo e ratifica delle leggi emesse.
Conseguenze

Che in tutto questo pandemonio politico non si parli di Grecia e di debito è importante e significativo. Infatti, il punto cardine del Jobs Act e delle stolte politiche della Troika è svalutare il lavoro perché non si vuole svalutare la moneta.
Infatti, pur avendo eliminato i co.co.co e i co.co.pro, si è lasciata la possibilità di avere contratti precari di 36 mesi per cui sono consentiti ben 5 rinnovi. Il significato tecnico è che si concede alle aziende una lunga prova del lavoratore, una lunga prova inutile. Sono rimasti inoltre i pagamenti con i voucher, e i quasi tutti i contratti a tempo determinato. Tutto questo prova che alle tutele crescenti non ci credono nemmeno loro.

Infatti, posto che anche dopo anni di anzianità il lavoratore non raggiungerà mai l’articolo 18 a livello di tutele, alle aziende, senza controlli e senza colpo ferire, vengono dati 8.000 euro all’anno di sgravi per i primi 3anni. Al termine dei 3 anni, se licenzio il lavoratore, poiché non spetta l’obbligo di riassunzione neanche per ingiusta causa ma solo un risarcimento in denaro, l’imprenditore alla fine arriverà comunque a pagare meno dei 24.000 euro che non ha pagato negli anni precedenti.
Se al momento si certifica un minimo aumento delle assunzioni, non è l’aver privato il lavoratore dei diritti che ne è la causa, ma i 24.000 euro di incentivi. Sono questi che fanno assumere, come dimostrano i nuovi contratti, difficilmente c’entra la facilità di licenziamento.
Senza contare che “contatto indeterminato a tutele crescenti” è un falso di significato in quanto non è detto che venga concepito come vero indeterminato e non ci sono che briciole di tutele che si acquisiscono solo dopo parecchi anni.

Non è concepibile come vero indeterminato non solo per la non possibilità di reintegro, ma anche perché in caso di licenziamento l’onere per dimostrare che questo è avvenuto senza giusta causa stetta interamente al lavoratore. È come se si tornasse indietro nel tempo in cui erano possibili i licenziamenti detti “ad nutum”, cioè con un segno. Non importa se il datore di lavoro ha torto, comunque può licenziare quando e come vuole, mentre al lavoratore spetterà valutare se davvero ha i soldi per poter fare ricorso, con il solo obiettivo di ricevere al massimo qualche euro in più che non gli garantiranno la sussistenza finchè sarà disoccupato vista al crisi del momento.
Per quanto riguarda le tutele, alle categorie più deboli è stata concessa un po’di maternità e qualche briciola di altri diritti, ma neanche tanto, in quanto in minime parti erano già stati previsti dalla vituperata riforma Fornero, i cosiddetti ammortizzatori targati NASPI, che ora sono stati estesi anche al CATUC (Contratto A Tutele Crescenti)

Conseguenze meno visibili comprendono anche i sindacati, in quanto nei luoghi di lavoro sarà molto più difficile iscriversi al sindacato, offendo quindi una generalizzata estensione del modello FIAT (dove a Pomigliano FIOM è stata esclusa dalle votazioni per le RSA in quanto non firmataria del contratto proposto ndr). Se ti puoi teoricamente iscrivere anche ad un sindacato non gradito, non lo farai di certo in fabbrica, ma fuori e sperando che non lo sappia il datore di lavoro, tutto ciò rendendo ancora più difficili i rapporti sindacali.

Situazione Europea
Tutto ciò mostra grande coerenza sul versante europeo, dove stanno litigando Tsipras e Merkel non sul debito, ma sui diritti del lavoro, gli stessi che il governo Renzi qui si sta diligentemente apprestando a smantellare come ordinato dalla Troika. Poiché in Grecia la situazione è disperata, è ovvio che questa si sia giocata tutte le carte a propria disposizione. Con Russia non è altro che un attento gioco geopolitico, che mostra quanto la battaglia sia al momento serrata.

Sinistra Ecologia Libertà in Parlamento

Alla camera, il gruppo parlamentare di SEL si è impegnato sulla norma d’azienda per la deroga dei contratti, si è riusciti ad incardinare il Green New Deal, che dovrebbe creare un vero e proprio nuovo mercato nel lavoro basandosi su ben altre richieste dell’Europa, si sono messe toppe o si è cercato di farlo dove possibile, ci si è messi d’impegno per tener aperte le discussioni sugli argomenti più importanti e che avrebbero portato maggiori danni alle persone, ma non sempre ci si è riusciti.
Una delle ultime battaglie contro il governo è quella che comporta l’eliminazione della cassa integrazione per fallimento, che dovrebbe“togliere dalle spese”dell’impenditore gli operai nel momento in cui svendi un’azienda, che fino ad oggi veniva rilevata con tutti gli operai. Il nuovo padrone doveva pagare anche un tanto (simbolico) per operaio e garantirne l’occupazione. A farsi carico della ricollocazione, su modello tedesco, dovrebbero farsi carico i centri per l’impiego. A costo zero. Cioè, secondo il governo i 9.000 precari impiegati nei centri per l’impego, in un periodo di massima crisi, dovrebbero trovare lavoro in tempi ragionevoli a tutti gli esuberi dei fallimenti e delle cessioni di attività. Senza contare che in Germania per lo stesso scopo e con meno crisi gli addetti sono 110.000.
Airaudo ha fatto notare che se fosse stata in vigore questa norma all’epoca la tanto decantata FIAT non si sarebbe comprata la Bertone, in quanto all’azienda ex torinese interessavano i lavoratori e la loro esperienza. Senza il sistema della cassa integrazione sarebbero dispersi e per FIAT sarebbe stato difficile recuperarli. La risposta dell’ex sotto segretario durante il governo Letta, Carlo Dell’Aringa, dopo una lunga telefonata con Confindustria, è stata che per quanto la precisazione fosse di buon senso, loro dovevano mantenere la teoria alla base della riforma, e comunque secondo Confindustria era più facile vendere le fabbriche così. Cioè, secondo Confindustria, le norme devono consentire agli imprenditori italiani di poter vendere agevolemente, libere dal carico della forza lavoro, le loro aziende.

Reazioni a sinistra e tesi del professor Gallino
A controbilanciare questa marea di riforme illogiche, deleterie e incostituzionali, si sta cercando da vari livelli a reagire. Una legge di iniziativa popolare è stata proposta dalla CGIL e un referendum abrogativo. Quest’ultimo puntroppo sarà principalmente buono per prendere tempo, perché gli italiani probabilmente se ne accorgeranno solo quando gli arriverà addosso, esattamente come era successo con la riforma Fonero. Purtroppo non si può aspettare che vada in peggio.

Secondo Airaudo le possibilità per una risalita ci possono ancora essere, ma offre anche un’altra opinione, quella di Luciano Gallino con cui SEL ha costruito la sua proposta di Green New Deal.

Secondo l’autorevole sociologo, i consumi al momento sono calati di 59 punti in termini di crescita, e ora persino una fantomatica ripresa dell’1 pare difficile, senza contare che ora le sutuazioni si fanno di anno in anno diverse.

Man mano che si andrà avanti con l’evoluzione tecnologica infatti, se prima per fare una macchina erano necessarie 8 ore di lavoro, ora ce ne vogliono solo 5 e meno manodopera grazie all’introduzione delle applicazioni informatiche.

Aggiungendo a questo una riduzione del reddito e della sicurezza dei lavoratori, in questo modo il capitalismo sega il ramo stesso su cui è costriito: chi produce non può comperare.
Tutto ciò va bene solo per chi esporta, sfruttando il combinato disposto, ma i consumi interni e la capacità per l’italiano medio di spendere rimarrà invariata, potrà solo andare peggio. Non solo, secondo Gallino, non torneremo alla situazione di prima, ma verranno ad aggiungersi anche altri problemi. Non basta più nemmeno spostare la fabbrica in Romania, perché i prodotti in Italia non te li compra nessuno.

Renzi va forte perché la gente vuole speranza, conclude l’onorevole Airaudo, ma con la sola speranza non si cambia la realtà e prima o poi si vedranno i fatti. Bisognerà per quel giorno costruire altemative, anche politiche. In Italia ci sono molte macerie e vigliaccheria, ma si può fare. Se governi prendono le parti dei più forti, siamo tornati agli anni ‘50 ed è questo ciò che sta accadendo. Infatti danno a Squinzi persino più cose di quelle chr hanno chiesto.

A livello politico sono cambiate molte cose in questi due anni, l’obiettivo deve essere andare contro il renzismo, stare con il mondo del lavoro opponendosi alla via speculativa. Bisogna ricostruire il rapporto di forza per non far vincere il racconto e Twitter. Nel momento in cui togliamo il co.co.pro e l’art 18 è finita un’epoca.

Giacomo Vendrame – Il rapporto tra Governo e CGIL

Sulla stessa linea si pone Giacomo Vendrame, che offre un punto di vista sull’argomento più legato al territorio. Nemmeno lui lesina critiche al Governo, riprendendo ed approfondendo proprio il fattore “racconto” tipico di Renzi, che infatti fa leva sulla propria capacità comunicativa e usa i dati che ha per rassicurare anche quando in realtà sta parlando delle peggiori nefandezze.

Renzi rassicura, ad esempio, dicendo di aver tolto le differenze nel mondo del lavoro, ma non entrando nei dettagli del come e in che modo ha omologato i lavoratori, non spiegando che è stato un gioco al ribasso e che le condizioni misere di certe categorie di lavoratori vengono ora estese anche agli altri. I discorsi servono a disinnescare la paura, non a dire quello che fa.

Per quanto riguarda la CGIL, a livello nazionale ci si ripropone di non fare lo stesso errore fatto in occasione della legge 30 (legge biagi) e di studiare il documento che verrà approvato attentamente. Il sindacato infatti deve essere certo di poter tutelare tutti e contrattare. Come la CGIL riuscirà a farlo dipenderà dal contingente, contingente che al momento non vede il Veneto in buone acque.

Tutele del lavoratore

I problemi del sindacato di fronte alle continue modifiche del governo, dipendono anche dalla necessità di scegliere come tutelare il lavoratore, in quanto in tutte le nuove varianti si presuppone sempre la capacità di prevedere per quanto tempo il lavoratore sarà disoccupato: NASPI, mobilità, ASBI per gli over 50 che però dura solo 6 mesi.
La priorità in questo frangente è essenzialmente cambiare la riforma Fornero, ma anche affrontare finalmente il problema della ricollocazione per i membri della categoria over 50.

In questo panorama, sarebbe stato prioritario persino il contratto a tutele crescenti se fosse servito per sopprimere l’enorme quantità di contratti precari, che invece non solo sono rimasti, ma hanno aggiunto anche un nuovo tipo di controatto fin troppo semplificato. Infatti, quando si modificano o creano nuovi contratti, bisogna considerare che il mercato del lavoro è liquido: blocchi con un paletto, passi dall’altra parte.

Bisogna mettere i paletti giusti al posto giusto e su questo lavorerà la CGIL anche se sarà difficile, specie con i contratti nazionali. L’obiettivo dev’essere unificare il mondo del lavoro, costruire un nuovo statuto, lavorare per modificare il sistema degli appalti, assicurando clausole sociali che tutelino i lavoratori durante il cambio di appalti. Proprio questo punto è stato troppo sottovalutato, anche dai sindacati, perché spesso si guarda solo all’azienda e non ai margini, aiutando a creare abissi tra chi lavora per le cooperative e chi è regolarmente assunto in fabbrica: lavorano nella stessa ditta ma sono divisi.

Il lavoro in Veneto
Dicembre, infatti, è stato un mese eccezionale come licenziamenti, nei mesi precedenti si prendevano in mano 300 licenziamenti in media, ma nel mese di dicembre si è saliti a ben 1085, e per un motivo ben preciso: molti hanno aspettato la scadenza della proroga che era stata garantita. Tutto questo in Veneto, dove c’è una forte vocazione all’export e quindi l’economia locale dovrebbe resistere

Molte colpe a livello locale vengono date anche al silenzio del governo regionale su temi importanti: Castelfranco è ora svuotata per quanto riguarda l’industria metalmeccanica, Motta di Livenza ha praticamente perduto il distretto industriale famoso per i mobili, categoria per cui il Veneto era tra i più importanti in Italia, la zona industriale di Susegana e il distretto di Montebelluna sono in sofferenza.
Pare che solo in questi ultimi giorni ci si stia ponendo il problema di come fare ad uscirne, ma arriva il tutto a 6 anni dalla crisi, una crisi che in Veneto non si era pronti a sostenere dal punto di vista culturale e a cui i veneti hanno risposto in molti casi con i suicidi, non solo di imprenditori, come dicono i giornali, ma anche di lavoratori dipendenti, che non sapevano come affrontare la nuova situazione. Invece di insegnare a chi perde il lavoro a leggere la nuova situazione e il nuovo mercato in cui ci si trova, ci sono formazioni, anche politiche come al Lega, che invece fomentano le paure.

In regione, Vendrame ha indicato come punto importante su cui è necessario lavorare quello della legalità, infatti Treviso, con le sue tante piccole aziende che nascono, vengono vendute e falliscono velocemente, è facile che si trasformi in una grande lavatrice, una macchina ripulitrice di denaro sporco così grande che non è possibile che possa sfuggire ad un uomo attento come Zaia. Senza contare che non si è mai pensato ad un piano sanità che pensi alle categorie deboli, come i pensionati o i disoccupati e la faccenda Mose è stata fatta passare in sordina.

Inoltre in Veneto si studia spesso in luoghi non idonei e non si presta dovuta attenzione al vero significato del rapporto scuola-azienda.

Il fattore conoscenza
Determinante risulta infatti il fattore conoscenza, senza si può solo fare di peggio. Ed è la conoscenza che al momento viene sottovalutata a tutti i livelli. Basta vedere gli stipendi dei ricercatori, per cui non c’è da stupirsi della loro fuga all’estero, laureati di alto livello che fanno altri tipi di lavoro perché le aziende non ne concepiscono il valore, che invece è essenziale sia nel campo dell’export sia per rinnovare le aziende ed i prodotti. Senza conoscenza non si cresce, anche perché per avere effettivamente un vero aumento degli occupati, non bastano le stime al +0,4%, bisogna come minimo arrivare ad un +2%.

Da qui in poi però il compito spetta alla politica, perché non è la CGIL che siede in parlamento. Per quanto sia facile attribuire colpa al sindacato e chiedere perché non ha fatto qualcosa nei vari momenti della nostra storia, ma la colpa non può essere solo sua. Spetta al Parlamento riprendere il proprio ruolo a dispetto della crescente esautorazione, perché se alla CGIL dovesse toccare ancora un eccesso di supplenza, sarebbe il modo più facile per garantirle l’accumulo di critica, mentre il sindacato deve continuare a svolgere il suo compito esternamente alla politica.

La crisi non la risolve la CGIL, conclude Vendrame, ma nemmeno le aziende come vuole il governo, perché se le aziende non sanno finalizzare i loro investimenti non si avrà mai una vera ripresa della crescita.

Conclusioni di Airaudo – Destino della sinistra e ruolo di SEL
L’onorevole Airaudo, a seguito delle domande poste in sala, ha precisato che per quanto riguarda i rapporti interni al centro-sinistra niente potrà più essere come prima, bisogna fare altro. Un segnale forte l’ha data al rottura tra Pd e CGIL, che non è tattica o su un singolo argomento, come Lama contro Berlinguer, non è una dialettica su un campo comune e condiviso, ma una lotta per mantenere la propria autonomia. O pensi che sia tutto momentaneo, o ha ragione Fulvio Colombo quando dice che Renzi viene da destra e vola a destra, ma nel frattempo ha dirottato il PD. Non è un caso che il massimo del suo consenso venga da destra.

Dopo lo strappo, la sinistra soffre, e in parte viene dirottata sula Movimento 5 Stelle e non va più a votare. Non basta sommare quello che c’è perché probabilmente tutte le forze esistenti sono inadeguate. Non esiste il Maradona di tumo, prima va creato il campo, poi arriverà il leader. Prima o poi anche le parti sociali dovranno darsi un riferimento politico, che difficilmente sarà qualcosa che esiste, visto che in commissione lavoro metà sono ex-sindacalisti ma non votano per i loro diritti.

Non si puo delegare alla CGIL e nemmeno a SEL. È positivo il dialogo con SEL della Camusso quando è venuta alla camera, ma è indubbio che fosse di cortesia, perché SEL è ancora troppo piccolo, siamo troppo pochi per svolgere quel compito. Possiamo però ricucire e aiutare.

C’è stata una destrutturazione pesante, che diffonde l’idea che alcune parti sociali non servono. Negli uffici pubblici, nei luoghi di lavoro, negli incontri a palazzo chigi alcune parti sociali non vengono più chiamate. È vero che alcuni tavoli erano estenuanti, ma il confronto ci deve essere. SEL può riaggregare e praticare la buona politica, lavorando per qualcosa più grande.
L’Italia ha le sue particolarità e quelle bisogna sfruttare. Spagna e Grecia non avevano asociazioni di volontariato, e quella parte qui sta ancora lavorando e deve avvicinarsi da sola ad un modo di fare politica in cui riconoscersi. Tsipras cominciò dal 2% dopo una scissione, Podemos è nata fuori dalla politica stessa.

La classe media in Grecia è collassata, ma anche qui ci sono problemi gravi in piccoli settori localizzati. I 4 mesi di proroga per gli sfratti, infatti, non fermeranno gli sfratti di migliaia di persone di qui a pochi mesi. Per le pensioni è prevista al massimo un’altra proroga, perchè non hanno intenzione di mettere mano alla legge Fornero che garantisce almeno 90 miliardi di euro.

Nel Parlamento però ben pochi sono disposti a votare contro questi provvedimenti, infatti Fassina e Civati sono soli lì, non hanno truppe a dispetto dell’elettorato originario del PD.

In compenso l’informazione è faziosa e attenta più alle bagarre che ai contenuti. Dopo la presentazione del Green New Deal, l’onorevole Airaudo rivela di non aver avuto alcuna richiesta di interviste nonostante l’apporto importante che poteva dare all’occupaizone italiana, mentre non appena è accaduta al ressa tra SEL e PD gliene sono state richieste tantissime.
Tutto ciò che SEL e chi vuole ricostruire la sinistra può fare al momeno è solo stare dalla parte dei sistemi sociali, perchè una volta che il progetto buono sarà partito. gli altri arriveranno, anche in overbooking. Bisognerà vincere la figura del premier vincente che fa paura e deve andare avanti, perché finchè si va avanti veloce non si discute. L’unico punto del PD in cui si discute ancora è la sua aprte a sinistra, ma è essenzialmente basata sul fatto se il PD sia ancora recuperabile o no.

Per informazioni sul progetto di Garibaldi e Boeri vedi:

http://archivio.panorama.it/economia/Lavoro-Tito-Boeri-le-mie-idee-per-la-riforma-L-INTERVISTA

http://www.lavoce.info/archives/30121/quali-tutele-quanto-crescenti/

Per informazione sulla legge Biagi

http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Biagi

Deborah Marcon20feb220fe320feb4

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SEL in piazza con la CGIL il 25 ottobre

fateLa Federazione Provinciale di Treviso di Sinistra Ecologia Libertà condivide le ragioni della manifestazione nazionale del 25 ottobre indetta dalla CGIL. Parteciperà con i suoi militanti e simpatizzanti alla manifestazione di Roma per chiedere più diritti e più lavoro, aggregandosi ai pullman organizzati dal sindacato o con mezzi autonomi. A Roma SEL seguirà il corteo da P.zza della Repubblica con concentramento davanti ad un proprio furgone ben visibile che alla partenza distribuirà bandiere e materiali. Il Jobs Act propone uno scambio diseguale tra diritti dei lavoratori e nuova occupazione. Ma è chiaro che la certezza è solo quella di una ulteriore riduzione dei diritti, che mette fine ad una intera civiltà del lavoro come l’abbiamo conosciuta, e la nuova occupazione finora l’ha esclusa la stessa rappresentanza confindustriale. La cancellazione del reintegro nel posto di lavoro come previsto dall’art.18 in caso di licenziamento immotivato, l’introduzione del controllo a distanza dei dipendenti nei luoghi di lavoro e la facoltà di demansionare il lavoratore riducendogli professionalità e salario, non hanno alcuna attinenza con la ripresa dello sviluppo economico e la creazione di nuova occupazione.
La legge di stabilità per il 2015 non inverte la rotta per quanto riguarda l’assenza di una politica industriale e di un piano di investimenti pubblici che consenta un nuovo sviluppo. Non da risposta al tema degli esodati, non riduce la precarietà, non delinea una via di uscita dalla crisi. Non c’è nessun piano di azione contro la povertà e il disagio sociale. E i tagli effettuati sugli enti locali sono destinati a produrre riduzione dei servizi e inasprimenti della tassazione locale a carico di lavoratori, pensionati e famiglie. Viene colpito il diritto allo studio, per il quale le regioni non saranno in grado di destinare le risorse previste. Viene colpito il servizio sanitario, che non potrà non risentire dei 4 miliardi sottratti alle casse regionali. E il trasporto pubblico, e i servizi sociali, e l’istruzione.
La manovra del Governo ha un carattere recessivo che non aiuterà a superare la crisi sociale, occupazionale, economica e ambientale che attanaglia il paese. C’è bisogno di cambiare verso.
Bisogna ridare dignità e valore al lavoro, estendere i diritti, rilanciare la domanda interna, combattere le mille forme della precarietà, riportare democrazia e diritti nei luoghi di lavoro. Contrastare la povertà dilagante e rilanciare l’economia attraverso una pianificazione pubblica che rimetta in moto l’occupazione e l’economia, che metta al primo posto le vere emergenze del paese, come la difesa idrogeologica, che diriga lo sviluppo del paese verso produzioni ecosostenibili e di qualità, valorizzando il patrimonio culturale e paesaggistico unico che ci distingue. Tagliare le spese militari per reperire risorse da destinare a finalità utili, rivedere il fisco in senso progressivo, andando a prendere da chi la crisi non l’ha patita e non la patisce, in un paese dove la forbice tra ricchi e poveri si va sempre più dilatando.
La manifestazione di Roma del 25 ottobre rappresenta un grande momento di mobilitazione democratica per il Lavoro, la Dignità, l’Uguaglianza, che rilancia la speranza in un cambiamento vero del paese. Per questo Sinistra Ecologia Libertà ci sarà, con tutta la propria convinzione e determinazione.

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Cento piazze per cambiare rotta

guerillagLa politica italiana sta cambiando pelle, e non è un bello spettacolo. Le consultazioni Bersani-Cinque Stelle trasmesse in diretta con contorno di insulti; il blog di Beppe Grillo passato al setaccio come facevano i “cremlinologi” ai tempi di Breznev per indovinare le prossime mosse del “capo”; le eterne lotte intestine nel Pd; perfino – una settimana fa – la piazza di Silvio Berlusconi con i figuranti a pagamento. E ora il Presidente Giorgio Napolitano che consulta i partiti in prima persona, per un governo fatto su misura non della volontà degli elettori, ma del suo personale progetto di impossibili (e insensate) “larghe intese”.

Dal voto a oggi, lo spazio della politica è stato occupato da una rappresentazione del “cambiamento”, del “mandiamoli a casa”, che lascia tutto come prima, mostra un paese paralizzato, ridà spazio a Berlusconi. Non è questo quanto ci si aspettava dal – pur incerto – risultato elettorale.  In questo mese trascorso dopo il voto per una parte significativa del mondo della rappresentanza politica la crisi è dimenticata e passata in secondo piano, la disoccupazione nascosta sotto il tappeto, i conti in rosso di imprese e banche ridotti a un dettaglio, l’emergenza ambientale trasformata in cronaca.

Ancora peggio avviene per i soggetti sociali. I lavoratori e il sindacato sono scomparsi – silenziosamente – insieme ai posti di lavoro. Movimenti e proteste sono ricacciati nel sottosuolo, perfino il grande corteo in Val Susa contro la Tav di sabato scorso non lascia traccia su gran parte della politica. La società civile è buona solo quando serve a legittimare i sussulti del palazzo. Del tutto cancellati anche i milioni di elettori del centro sinistra che l’ultima occasione per manifestarsi l’hanno avuta alle primarie del novembre scorso.

E’ un silenzio assordante, intollerabile. E’ incomprensibile che il centro sinistra lasci le piazze a Grillo e a Berlusconi. E’ stupefacente che il sindacato non si faccia sentire. E’ inaccettabile che la politica sia ridotta ad affare di palazzo o commento sul web, degenerazioni simmetriche che si alimentano l’un l’altra e azzerano la partecipazione. E’ il momento di ridare spazio e visibilità politica alla voglia di cambiamento che c’è nel paese, anche in molti che hanno dato il loro voto ai Cinque Stelle. E’ il momento di ridare forza ad una mobilitazione diffusa della politica con un richiamo, forte, alla partecipazione di tutti: un ritrovarsi insieme di centro sinistra, movimenti e sindacato, all’insegna di un “Cambio di rotta”.

Sul piano politico, si tratta di accogliere il messaggio di cambiamento venuto dalle elezioni, con un’iniziativa dell’alleanza sociale che può ricomporre un paese frammentato dalla crisi e diviso dal privilegio. Sul piano dei contenuti, l’iniziativa per il “Cambio di rotta” può individuare alcuni interventi immediati: rilancio del’economia, produzioni sostenibili, tutela del lavoro e reddito minimo, taglio delle spese militari, cittadinanza agli immigrati.

“Cambio di rotta” è un’iniziativa che potrebbe nascere in cento città e coinvolgere le forze politiche del centro sinistra, la Fiom, la Cgil, campagne come Sbilanciamoci! e quella per l’acqua pubblica, movimenti e associazioni per l’ambiente, la pace, i diritti, la legalità, la giustizia. Potrebbe occupare – presto – una grande piazza di Roma, o molte piazze d’Italia. Può essere il contrappeso sociale del progetto di “larghe intese” che nasce al Quirinale e dell’atomizzazione del consenso organizzata dai Cinque Stelle. Vogliamo provarci?

Giulio Marcon

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Prima il Lavoro

Lavoro, ambiente, salute e cultura

Lunedì 18 FEBBRAIO Ore 20,45

VITTORIO VENETO

Biblioteca Civica, Piazza Giovanni Paolo I

vittorio veneto 18 febbraioIncontro pubblico con:

GIULIO MARCON

Già portavoce nazionale dellacampagna ” Sbilanciamoci e Candidato indipendente di SEL

GIACOMO VENDRAME

Segretario provinciale CGIL di Treviso

PAPE DIAW

Capolista SEL al Senato

Su Facebook:

Prima il Lavoro

18 febbraio alle 20.45
Biblioteca Civica via Papa Giovanni Paolo I Vittorio Veneto

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“UN VOLGO DISPERSO REPENTE SI DESTA” ovvero cronistoria di uno sciopero riuscito

di Barbara Ferrazzo

Martedì 20 novembre. Assemblea sindacale degli insegnanti a Cittadella. Non credo ai miei occhi: per la prima volta dopo 30 anni la sala è stracolma, al punto che non si riesce ad entrare.

Foto: “UN VOLGO DISPERSO REPENTE SI DESTA”<br />ovvero cronistoria di uno sciopero riuscito</p><p>Martedì  20 novembre. Assemblea sindacale degli insegnanti a Cittadella. Non credo ai miei occhi: per la prima volta dopo 30 anni la sala è stracolma, al punto che non si riesce ad entrare.<br />Al tavolo sono seduti i rappresentanti di tutti i sindacati.<br /> La discussione è accesa e molto partecipata.<br />Il disagio della scuola letteralmente dilaniata da tagli lineari di questo e dei governi precedenti ha raggiunto il suo apice. Gli interventi si susseguono a ritmo serrato.<br />Giovedì 22 novembre. Assemblea al mio Istituto.<br />Arrivo “carica” devo convincere quanti più colleghi a partecipare allo sciopero e alle manifestazioni di sabato. Perché ormai la misura è colma: siamo stanchi di far fronte alle continue emergenze  con la buona volontà e il volontariato.  Lo facciamo per amore nei confronti dei nostri alunni, ma non è giusto. Così lasciamo pubblica opinione a pensare che i pesanti tagli operati nella scuola erano giusti e sacrosanti: tanto tutto funziona comunque e bene!<br />In apertura dell’assemblea un comunicato della mia collega RSU CISL gela tutti: lo sciopero del 24  è revocato!<br />Parliamo comunque del nostro contratto. Forse il fondo arriverà decurtato, forse non ci sarà per nulla. Che fare! Siamo tutti molto arrabbiati.<br />Soprattutto perché non pagano più le supplenze e così ogni volta che qualcuno di noi si assenta la sua classe viene divisa e spalmata tra le altre con notevole disagio di più di 30 bambini stipati in un’aula omologata per 26 persone…e la lezione che salta!<br />Torno a scuola. Vado in Internet: leggo il comunicato di Mimmo Pantaleo: la CGIL non ha revocato lo sciopero e nemmeno la manifestazione!  E  gli altri? Perché  si sono defilati? ...Per il classico piatto di lenticchie! La promessa del governo di pagare gli scatti di anzianità a una parte di insegnanti  (quelli che dovevano averli dal 2011) utilizzando, udite  udite, il danaro del fondo di istituto: quello con cui normalmente finanziamo i progetti di recupero e potenziamento dell’attività didattica, tanto per capirci.<br />Mi monta la rabbia! Scarico il volantino con il comunicato, vorrei stamparlo e tappezzare l’aula docenti ma…la stampante degli insegnanti è fuori uso da un mese: non si trovano i soldi per acquistare le cartucce! Così io e la mia collega ci mettiamo a scrivere…a mano (sic!): non abbiamo  molto tempo alle 16 ho una riunione di lavoro. Poi mi metto in rete: invio messaggi a manetta,  e poi via  diamoci dentro anche col cell!<br />Sabato 24 novembre : non ce la faccio ad andare a Roma, domani sono impegnata tutto il giorno con le primarie. Vado in piazza a Castelfranco e la trovo gremita di studenti e di miei colleghi: un trionfo! Incontro tanta gente, un mio compagno di scuola mi abbraccia: “ E’ dai tempi del liceo che non si vede una cosa del genere a Castelfranco! Quanti anni sono passati? Trenta e più?”<br />Sorrido. Era ora che questi ragazzi iniziassero a farsi sentire. E noi insegnanti lì, con loro, accomunati da un intento comune: battersi per il diritto allo studio e un scuola di qualità. Mi risuonano alla mente i versi di Manzoni citati nel titolo.<br />Pedalo felice verso casa, mi sembra di volare.  Se qui è stato un successo forse anche a  Roma…. Vado in internet. A Piazza Farnese una grande partecipazione!<br />Forse possiamo ancora sperare nel cambiamento.<br />Domani la fatica delle primarie mi sembrerà meno dura.<br />Per chi voterò?<br />Ma per Nichi Vendola….naturalmente!<br />http://www.nichivendola.it/blog/?bp=4624<br />barbara ferrazzo

Al tavolo sono seduti i rappresentanti di tutti i sindacati.
La discussione è accesa e molto partecipata.
Il disagio della scuola letteralmente dilaniata da tagli lineari di questo e dei governi precedenti ha raggiunto il suo apice. Gli interventi si susseguono a ritmo serrato.
Giovedì 22 novembre. Assemblea al mio Istituto.
Arrivo “carica” devo convincere quanti più colleghi a partecipare allo sciopero e alle manifestazioni di sabato. Perché ormai la misura è colma: siamo stanchi di far fronte alle continue emergenze con la buona volontà e il volontariato. Lo facciamo per amore nei confronti dei nostri alunni, ma non è giusto. Così lasciamo pubblica opinione a pensare che i pesanti tagli operati nella scuola erano giusti e sacrosanti: tanto tutto funziona comunque e bene!
In apertura dell’assemblea un comunicato della mia collega RSU CISL gela tutti: lo sciopero del 24 è revocato!
Parliamo comunque del nostro contratto. Forse il fondo arriverà decurtato, forse non ci sarà per nulla. Che fare! Siamo tutti molto arrabbiati.
Soprattutto perché non pagano più le supplenze e così ogni volta che qualcuno di noi si assenta la sua classe viene divisa e spalmata tra le altre con notevole disagio di più di 30 bambini stipati in un’aula omologata per 26 persone…e la lezione che salta!
Torno a scuola. Vado in Internet: leggo il comunicato di Mimmo Pantaleo: la CGIL non ha revocato lo sciopero e nemmeno la manifestazione! E gli altri? Perché si sono defilati? …Per il classico piatto di lenticchie! La promessa del governo di pagare gli scatti di anzianità a una parte di insegnanti (quelli che dovevano averli dal 2011) utilizzando, udite udite, il danaro del fondo di istituto: quello con cui normalmente finanziamo i progetti di recupero e potenziamento dell’attività didattica, tanto per capirci.
Mi monta la rabbia! Scarico il volantino con il comunicato, vorrei stamparlo e tappezzare l’aula docenti ma…la stampante degli insegnanti è fuori uso da un mese: non si trovano i soldi per acquistare le cartucce! Così io e la mia collega ci mettiamo a scrivere…a mano (sic!): non abbiamo molto tempo alle 16 ho una riunione di lavoro. Poi mi metto in rete: invio messaggi a manetta, e poi via diamoci dentro anche col cell!
Sabato 24 novembre : non ce la faccio ad andare a Roma, domani sono impegnata tutto il giorno con le primarie. Vado in piazza a Castelfranco e la trovo gremita di studenti e di miei colleghi: un trionfo! Incontro tanta gente, un mio compagno di scuola mi abbraccia: “ E’ dai tempi del liceo che non si vede una cosa del genere a Castelfranco! Quanti anni sono passati? Trenta e più?”
Sorrido. Era ora che questi ragazzi iniziassero a farsi sentire. E noi insegnanti lì, con loro, accomunati da un intento comune: battersi per il diritto allo studio e un scuola di qualità. Mi risuonano alla mente i versi di Manzoni citati nel titolo.
Pedalo felice verso casa, mi sembra di volare. Se qui è stato un successo forse anche a Roma…. Vado in internet. A Piazza Farnese una grande partecipazione!
Forse possiamo ancora sperare nel cambiamento.
Domani la fatica delle primarie mi sembrerà meno dura.
Per chi voterò?
Ma per Nichi Vendola….naturalmente!
http://www.nichivendola.it/blog/?bp=4624

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I nostri auguri al nuovo Segretario Provinciale CGIL

La Federazione provinciale di Sinistra Ecologia Libertà si congratula e augura buon lavoro al nuovo segretario provinciale CGIL Giacomo Vendrame.
In un momento difficilissimo, nel quale il mondo del lavoro è stretto tra le difficoltà di una crisi pesantissima e un mondo politico che, nella sua maggioranza, non assume la questione del lavoro come tema centrale della propria azione sociale, politica e di governo, sappiamo quanto sia importante la funzione di un sindacato forte e rappresentativo come la CGIL. Combattere la precarietà, salvaguardare i posti di lavoro, sostenere le situazioni di difficoltà rifiutando logiche di darwinismo sociale, rilanciare una capacità di governo pubblico dei processi economici e produttivi, respingere i tentativi di contrabbandare i diritti dei lavoratori con promesse da marinaio su investimenti che poi svaniscono, ridare senso e significato alla solidarietà tra i produttori, combattere le rendite improduttive, sia finanziarie che immobiliari, e redistribuire il carico fiscale a favore dei lavoratori e dei redditi bassi, dovrebbero essere secondo noi tra le priorità che una politica all’altezza dei problemi concreti che vivono oggi i nostri cittadini non può evitare.
Così come la politica non può sottrarsi al compito di immaginare il futuro e adoperarsi per costruirlo; questo modello di sviluppo sta mostrando tutti i suoi limiti, il nostro ben vivere futuro non potrà che essere affidato ad uno sviluppo sostenibile. Lo stop al consumo del territorio, la gestione pubblica dei beni comuni, la valorizzazione della cultura come fattore di crescita sia umano che economico, la riconversione ecologica del nostro produrre e la messa in discussione del nostro modo di consumare, sono alcuni dei mattoni che servono a costruire una buona politica per un ben vivere.
Sappiamo che la grande finanza, e i poteri forti e fortissimi che oggi surclassano le politiche nazionali e puntano a ridurre sempre più la possibilità di una autentica e democratica partecipazione popolare alle scelte fondamentali per il nostro avvenire, non stanno fermi e dispongono di enormi mezzi per condizionare le opinioni pubbliche e le élite di governo. Per questo il radicamento sociale di organizzazioni di rappresentanza sociale e politica costituisce un baluardo di democrazia che nessuna indegna malversazione di politicanti figli della degenerazione berlusconiana deve intaccare.
Buon lavoro, dunque, a chi crede ancora nella possibilità di cambiare il mondo, e di farlo assieme agli altri !

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Con le ragioni della FIOM-CGIL

Sinistra Ecologia Libertà di Treviso condivide le ragioni della manifestazione nazionale indetta dalla FIOM-CGIL per domani sabato 18 febbraio. Lo fa nella convinzione che si debba ricercare e praticare una politica alternativa a quella imposizione dell’austerità che oggi sta segnando negativamente il ruolo dell’Unione Europea, e rispetto alla quale le politiche dei singoli governi nazionali, Italia compresa, non paiono voler proporre soluzioni alternative.

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SEL ritiene che per uscire dalla crisi occorra invece più lavoro qualificato e meno precarietà, un grande progetto sociale e culturale, fatto di politiche industriali serie, investimenti in ricerca e innovazione e riconversione ambientale dell’economia.

Rifiutiamo la contrapposizione artificiosa tra lavoratori precari e lavoratori garantiti, funzionale ad abbassare il livello generale dei diritti del mondo del lavoro, colpendo l’art.18 che rappresenta un elemento di civiltà, la cui copertura andrebbe semmai estesa a chi oggi ne è privo. Va inoltre respinta con forza l’offensiva volta ad abbassare drasticamente il livello di democrazia nei luoghi di lavoro, con inaccettabili discriminazioni nei confronti di lavoratori e lavoratrici in base alla loro tessera sindacale.

Una seria imposta patrimoniale, tagli alle spese militari, lotta alla precarietà, politiche volte a creare nuovi posti di lavoro attraverso una modifica dell’attuale modello di sviluppo, sono gli elementi che secondo noi configurano una proposta alternativa di politica sociale ed economica.

Federazione Provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso

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Democrazia al Lavoro

“Uniti con la FIOM per l’alternativa”

La Manifestazione convocata dalla FIOM Nazionale pone al centro della riflessione di tutti i cittadini i temi del lavoro e della democrazia.

La democrazia nei luoghi di lavoro per la scelta dei propri rappresentanti; per la definizione dei contratti; per la partecipazione nelle scelte aziendali.

La democrazia per il lavoro nel determinare le politiche economiche nazionali; per la riorganizzazione dei servizi sociali e del welfare.

La democrazia per tutti i lavoratori dei già occupati; dei disoccupati; dei precari; di quanti lottano per avere un lavoro (magari monotono!) e un reddito.

Proprio per questi temi la manifestazione deve diventare un momento di interesse generale su cui tutti siamo coinvolti.

Su queste questioni vi invitiamo alla discussione e all’approfondimento

mercoledì 8 febbraio alle ore 20.30
Presso HOTEL CONTINENTAL – TREVISO
Interviene: GIORGIO MOLIN – Segr. Reg. FIOM VENETO

ASSEMBLEA PERMANENTE MOVIMENTI DEL NORDEST
FABBRICA DEGLI AQUILONI – TREVISO

Scarica il volantino

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Sinistra Ecologia Libertà di Treviso sostiene le ragioni dello sciopero generale del 6 settembre, contro una manovra scellerata, classista e contro i lavoratori e la Costituzione

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Il Coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà esprime il proprio sostegno alla mobilitazione promossa dalla CGIL contro la manovra del Governo, condividendo le ragioni poste alla base della convocazione dello sciopero generale del prossimo 6 settembre.
Auspichiamo una vasta partecipazione e adesione alla mobilitazione contro la manovra scellerata del Governo. In questo senso ci pare significativa e positiva la partecipazione della FIM CISL, che evidentemente intende rappresentare e veicolare il malcontento e la rabbia che tra i lavoratori sta suscitando la politica economica del Governo.
Una manovra, quella del governo Bossi Berlusconi Scilipoti, per molti versi confusa e raffazzonata, per altri versi chiarissima e limpida negli obiettivi che intende colpire.
La manovra del governo rischia di precipitare il paese in una spirale senza via d’uscita. L’affannoso rincorrersi di manovre su manovre e la confusione arruffata con la quale si cambiano di ora in ora i provvedimenti, sempre al di fuori di qualsiasi serio confronto democratico, in riunioni ristrette nella villa del padrone, dimostrano l’oggettiva incapacità e inadeguatezza di questa classe di governo berlusconian leghista, della quale uno dei protagonisti in negativo di questa fase è proprio un ministro trevigiano.
Da parte nostra riteniamo che si debba aprire una fase politica nuova che restituisca speranza al paese e vada chiusa al più presto la triste fase di governo delle destre.
Per questo è necessario che si denunci la natura ideologica di questa manovra, scioccamente punitiva nei confronti di dipendenti pubblici e cooperative, tutta sbilanciata a favore dei ricchi e super ricchi e contro i lavoratori, i pensionati, le famiglie, gli studenti.
La manovra si accanisce contro i ceti popolari. Si impone alle Regioni di applicare nuovi ticket. Si era già aumentato il costo dei carburanti elevando le accise. Si tagliano risorse fondamentali agli enti pubblici che dovranno aumentare la tassazione locale e ridurre i servizi a studenti, anziani, famiglie, ammalati e disabili. Si è tolto il contributo di solidarietà, che avrebbe chiesto un piccolissimo sacrificio ai redditi più alti. Non si prevede alcuna tassazione dei grandi patrimoni e delle grandi ricchezze. La delega fiscale minaccia di tagliare una serie di detrazioni fiscali, e aleggia l’aumento dell’IVA che colpisce indistintamente tutti i consumatori.
Con la scusa della manovra, approfittando del clima emergenziale e dei tempi affannosi di approvazione, si intende inoltre far passare qualcosa di assolutamente impresentabile e inaccettabile: si vogliono stravolgere le norme sul diritto del lavoro, consentendo attraverso la contrattazione aziendale di derogare allo statuto dei lavoratori e ai contratti nazionali:in pratica libertà di licenziamento e mani libere alle aziende sulla regolamentazione delle modalità e dei tempi di lavoro dei dipendenti. Si colpiscono le festività nazionali fondamentali, la Festa del Lavoro, la Festa della Liberazione, la Festa della Repubblica, che come in tutto il resto del mondo rappresentano elementi essenziali della propria identità, per ostilità preconcetta verso il mondo del lavoro e verso la costituzione nata dalla lotta di liberazione e che sancisce l’unità della Repubblica italiana (vedremo se alla fine dell’iter verrà confermato il dietro front di ieri al Senato su questo).
Si intende inoltre riproporre la privatizzazione dei servizi pubblici, nonostante il referendum sull’acqua abbia dato indicazioni del tutto diverse. Con uno dei quesiti referendari veniva infatti abrogato l’obbligo imposto a novembre scorso dal Governo di procedere alla privatizzazione dei servizi pubblici. La manovra riscrive il testo abrogato dal referendum, introducendo l’esclusione del servizio idrico dalla normativa.
Non si incide sulle spese militari, sulle grandi opere pubbliche inutili come il ponte sullo stretto. Non si prevede alcun contributo della parte più ricca della popolazione a sostenere i costi della crisi. Il contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90.000 è stato tolto al settore privato, la patrimoniale sui grandi patrimoni, a parole sostenuta pure dalla Lega, non c’è. La lotta all’evasione fiscale, che ora viene evocata come soluzione alla copertura finanziaria per aver tolto il contributo di solidarietà, sarà tutta da verificare, dopo lo scudo fiscale che ha per l’appunto “scudato” una serie di fondi dall’accertamento e soprattutto se imbracciata da una maggioranza che negli emendamenti al provvedimento in parlamento ripropone varie forme di condono.
Lo sciopero generale indetto dalla CGIL per il prossimo 6 settembre rappresenta l’occasione per costruire una proposta alternativa. Siamo di fronte a scelte scellerate che non nascono dalla necessità ma dall’incapacità degli attuali governanti di fare scelte nuove, che non colpiscano i soliti tartassati, che puntino su un nuovo modello di sviluppo, che aprano una nuova stagione di giustizia e di equità. Per questo le destre vanno mandate a casa al più presto e va aperta una nuova pagina per il paese.

Sinistra Ecologia Libertà sarà presente nelle piazze, a partire da domenica 4 a Mogliano Veneto, per illustrare le nefandezze della manovra di governo, per raccogliere le firme per l’abolizione dell’attuale legge elettorale, il “porcellum” di Calderoli, e per preparare una grande manifestazione, il 1 ottobre a Roma, alla quale convocare tutti coloro che credono che sia ora il tempo di una politica e di una vita nuova.

Coordinamento Provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso

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Con la CGIL in Sciopero

Sinistra Ecologia Libertà di Treviso aderisce e sostiene con forza le ragioni dello sciopero generale indetto dalla Cgil per chiedere di cambiare scelte economiche, sociali, contrattuali che hanno peggiorato le condizioni di vita delle persone e per nulla risolto i problemi strutturali del nostro sistema produttivo.
La Cgil ha detto che lo sciopero generale del 6 maggio è stato proclamato per responsabilità e amore per il paese. Noi siamo d’accordo con la Cgil.
A noi che abbiamo scelto da tempo il merito come parametro di giudizio e il valore del lavoro e dell’ambiente come mattone di un diverso modello di sviluppo, appaiono chiarissime le ragioni dello sciopero. Ci convince della sua necessità la distanza abissale tra le politiche economiche, sociali, del lavoro, contrattuali poste in essere e quelle che riterremmo necessarie per l’Italia, quelle che metteremo in opera nella situazione data se fossimo al governo.
In Provincia di Treviso siamo arrivati ad un livello di disoccupazione superiore al 6%, raddoppiando in pratica in pochi anni dai livelli fisiologici precedenti. Le assunzioni a tempo indeterminato sono oramai solo poco più del 10% e prendono sempre più piede forme di contratto ancora più precario rispetto al tempo determinato. Assieme al dato sulle missioni, cioè i contratti stipulati dalle agenzie interinali, arrivato a 16.630, il quadro che ne esce è quello di un mondo del lavoro che va sempre più restringendosi e precarizzandosi. E le crisi aziendali che si aprono non trovano adeguata risposta da parte delle istituzioni, troppo subalterne a logiche che a volte sono di mercato a volte di semplice tornaconto e sfruttamento. Le retribuzioni sono troppo spesso al di sotto della soglia di dignità e la sicurezza nei luoghi di lavoro troppo spesso si dimostra un optional trascurato.
Rispetto a questa situazione è necessaria una inversione di tendenza nelle politiche governative e in quelle degli enti locali. A partire dalla Provincia, che si appresta a rinnovare l’amministrazione e speriamo anche il modo di amministrare.
Vorremmo per questo che un nuovo centro-sinistra assumesse su di sé la responsabilità di offrire al paese una proposta generale, alternativa nei valori e nelle scelte, in sintonia con i diversi movimenti sociali che oggi si fanno sentire e hanno animato ormai da mesi le piazze d’Italia: per la difesa della Costituzione, per la dignità del lavoro, per l’acqua pubblica, per le energie alternative contro il nucleare, contro la precarietà, per un paese che rispetti le donne, perché il futuro di una generazione sia ora, cioè per un diverso modello di sviluppo.
E’ una responsabilità che non si può scaricare sulle spalle della Cgil, che pure in questi anni ha tenuto aperta spesso in solitudine una prospettiva . Si tratta di una responsabilità che deve assumere un centro-sinistra finalmente adulto e maturo, in grado cioè di mettere in fila le priorità: cambiare l’Italia, cambiare la Marca, per un Paese migliore.

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