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UN GATTO

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Tante volte ci domandano come sia stato possibile che proprio l’Italia,il paese che aveva avuto la Sinistra più forte d Europa,sia oggi senza sinistra politica, senza un partito politico di Sinistra popolare,laico,del lavoro e dei diritti sociali e civili,radicato socialmente ma capace di vedere le mutazioni grandi. di capire ,assumendola, la libertà femminile,la fecondità dell ecologia e della non violenza, e i tanti e tante persone,giovani in primo luogo,che sono sinistra e arrivano alla sinistra per altre strade e altri percorsi oppure a causa di una semplice ingiustizia che vivono sulla loro pelle o che sentono inaccettabile nel mondo. E la ricerca di una risposta ci riporta per forza all’89 ,alla deflagrazione dei paesi dell est, alla caduta del Muro di Berlino. Capita spesso dopo un terremoto che dalle macerie esca un segno di vita, spesso è un gatto, superstite perchè più agile,capace di sopravvivere anche nelle situazioni peggiori. La Sinistra italiana invece,pur avendo una storia assai diversa da quella dei paesi dell est, restò con il corpo  e con l’anima sotto quelle macerie, soffocata dalle colpe di quelle dittature quasi fossero tutte sue. E certo colpe ne aveva avute nel non aver capito in tempo ciò che ad est succedeva ma aveva avuto anche grandi meriti democratici,capacità di riforme strutturali perchè pur stando alla opposizione aveva sempre avuto una forte cultura di governo che sapeva esercitare in parlamento e nel paese e in tante amministrazioni locali, una solida cultura politica,legami sociali significativi e una capacità di fare alleanze  invidiabile.Eppure quando tentò di riemergere, non uscì nulla di vitale. La generazione che la guidò allora  apparve priva di fierezza per la propria storia, per le proprie conquiste, con le spalle ripiegate tra vergogna  e nostalgia . Non siamo mai stati comunisti dissero alcuni, rifaremo i comunisti dissero altri.E così alcuni ,i più, si incamminarono lentamente ma inesorabilmente verso una china che li avrebbe portati, in venti anni, alla costruzione di un partito di centro democratico,altri,i meno,tentarono l’ impresa disperata e impossibile di rifondare il comunismo italiano. Due modi speculari di disattendere la sfida vera che avevamo tutti di fronte : quale Sinistra far vivere in Italia dopo quel crollo? facendo leva su cosa della nostra storia, tagliando con cosa, aggiungendo che cosa? Sono sempre stata convinta fin dal primo giorno nel quale si iniziò quella discussione che non era questione di nome e di simboli, la svolta fu sbagliata non perchè cambiò il nome ma perchè imboccò una strada che portava la Sinistra a vergognarsi di se stessa, dei suoi principi, della sua storia tutta,buttando acqua sporca e bambino insieme. e accettando che tutto ciò che avevamo alle spalle fossero solo macerie. Più orfani  e più sradicati di così non potevamo essere. Non piacevamo a noi stessi come potevamo piacere al paese? E difatti non ci radicammo più in nessun luogo,non fummo più egemoni in alcuna materia o settore o territorio.La Lega nord comiciò ad insediarsi nelle fabbriche,nelle piccole e medie imprese del nord e oggi piazza tende sotto le due torri a bologna,dove un Pd  senza una idea della città si appresta all ennesima risposta burocratica e si illude di poter fare ancora a meno del popolo bolognese e della società civile che questo popolo anima in tanti modi e forme. Continua a leggere

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Fulvia Bandoli: La prossima volta che incontro D’Alema ho alcune domande da fargli…

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Vorrei mi spiegasse perché Vendola, che governa discretamente bene una regione da sei anni e ha una notevole capacità di ascoltare e di riportare i giovani alla politica, non sarebbe affidabile per far parte di una coalizione alternativa alle destre e per candidarsi alle primarie di quella coalizione; vorrei mi spiegasse anche perché io e tante e tanti come me che per trent’anni e più sono stati nel suo stesso partito (alcuni/e con ruoli dirigenti che lui stesso a volte mi/ci ha affidato) saremmo improvvisamente diventati inconcludenti estremisti senza alcuna cultura di governo, e vorrei infine che mi spiegasse perché Casini e persino Fini sono diventati in questi ultimi mesi e settimane più affidabili di Vendola e di me e di voi donne e uomini della sinistra che amate la politica e che ancora vi appassionate ad essa.

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Gli chiederei infine come mai se il Pd è un amalgama mal riuscito (e oramai sono pochi a metterlo in dubbio) nessuno dei suoi leader e dirigenti ha avuto finora il coraggio politico di trarne le conseguenze e di cambiare radicalmente strada imboccando finalmente quella della costruzione in Italia, di un forza popolare della sinistra che abbia a suo fondamento la cultura del socialismo europeo, dell’ecologia, della qualità dello sviluppo e del lavoro, della differenza di sesso, della legalità e della libertà.
Quel che sta accadendo nel pdl è indicativo di tante cose e tra queste della crisi seria di un bipolarismo organizzato su due partiti acchiappatutto, raccogliticci, senza anima e senza passioni comuni, che si frantumano e si spezzettano ad ogni piè sospinto. Ha ragione Ida Dominijanni sul Manifesto di oggi, stare fermi come fa il pd mentre tutto il resto si muove è un errore tragico.E la soluzione non è una santa alleanza per liberarci da Berlusconi. Sarebbe ancora una volta una soluzione illusoria e di corto respiro. Ci libereremo di Berlusconi quando avremo una idea dell’Italia alternativa alla sua, una idea dello sviluppo che convinca i più, un sistema di alleanze solido e un radicamento sociale serio. Continua a leggere

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