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Tien a ment.. i diritti umani

Tien a ment..  i dirtti umani

Il 4 giugno è il 25^ anniversario della strage di piazza Tienanmen, strage di
cui la maggior parte di noi ricorda solo l’immagine di un ragazzo che, solo e
fermo, blocca una colonna di carri armati. Tranquilli, la vedremo domani in TV e poi se ne riparlerà tra 5 anni. “Mors tua, vita mea” dice il motto e questo celebriamo oggi al di là della retorica.
Se per i cinesi “l’incidente” di piazza Tienanmen ha significato l’ennesima e cruda presa d’atto del potere del partito comunista al governo sulle loro vite, per il resto del mondo politico (USA, Europa, ONU stessa) ha significato e significa tuttora aver deciso di abdicare in maniera consapevole e cosciente al rispetto dei diritti umani di qualche miliardo di persone in favore degli interessi economici dei propri paesi.

Già, perché l’economia di una grossa fetta del nostro mondo si basa quasi
esclusivamente sullo sfruttamento altrui e l’unica cosa che importa a chi
ci governa dal punto di vista economico è che ciò non turbi la nostra
sensibilità di consumatori, quindi è bene che domani si celebri questo
anniversario e poi si cambi argomento. Sarebbe dannoso che ci si fermi a pensare che è la mancanza di diritti civili, culturali, politici e sociali per la maggior parte della popolazione mondiale a creare il nostro ‘benessere’.

La questione dei diritti umani in genere è considerata un ragionamento da
perditempo, da intellettuali oziosi che non si sporcano le mani con il
problemi reali del lavoro e dell’economia e questo è il grande bluff.
I problemi attuali del nostro paese relativi alla delocalizzazione e alla
conseguente perdita di posti di lavoro è dovuto anche all’aver
considerato non solo normale, ma furbo e lungimirante andare a produrre
dove c’è meno tutela dei diritti, ad esclusivo vantaggio di chi produce e a
scapito sia di chi perde il posto ora, sia di chi oggi guadagnerà un posto
di lavoro sottopagato e sfruttato in un altro stato europeo, per poi
trovarsi tra qualche anno a sua volta senza lavoro ed ancor meno diritti.

A proposito di diritti umani in Cina, del ragazzo che rivedremo domani in
TV non si sa più nulla dal 5 giugno 1989. Per la precisione, ci piace ricordare che i paesi che concludono rapporti commerciali o di collaborazione con l’Unione europea sono tenuti al rispetto dei diritti umani, ma di questo non c’è traccia reale nei contratti firmati quotidianamente con la Cina.

Alessia Grassigli

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di | 3 giugno 2014 · 13:12

basta strumentalizzazioni sulla pelle dei profughi

Ci preoccupa il clima ostile che si sta creando nella provincia di Treviso verso i profughi che arrivano dall’altra sponda del Mediterraneo. Diventa normale poi esportare all’estero il concetto assurdo per il quale diventa normale chiamare “sporco negro” un atleta. Siamo ormai in una situazione dove si crea una paura ad hoc, non vera, creata artificialmente per rendere sempre più ampio il fossato tra il Veneto ed il resto del mondo. Si vieta il kebab, si chiede la traduzione delle scritte non in italiano e adesso la ronda dei razzisti piave, che si prendono addirittura la responsabilità di fermare una indicazione che arriva dal loro ministro dell’Interno, Maroni, che chiede di accogliere pochi esseri umani per ogni comune del trevigiano. Cosa puntualmente disattesa dalla stragrande maggioranza dei sindaci leghisti. Muraro si è sempre espresso per la chiusura a questi giovani, come se il problema di una emergenza umanitaria, che c’ è, dovesse essere gestito solamente dalle altre regioni d’Italia. Non è un comportamento da presidente di una provincia che propaganda la sua virtuosità. E’ dannoso continuare a chiudersi, e per proteggersi poi da chi ? Da gente disperata e che numericamente raggiunge nemmeno un migliaio di persone per tutta la regione, quando poi anni fa ne arrivarono sulle nostre coste almeno 20 mila e furono adeguatamente gestiti. Ai candidati di razza piave vorremmo anche ricordare che questi disperati fuggono da una guerra alla quale il Governo Bossi Berlusconi ha deciso di partecipare e per il quale spende un sacco di soldi, addirittura nei soli ultimi due mesi, quasi 50 milioni di euro. Questa emergenza umanitaria sta trasformando il mar Mediterraneo in un cimitero di color azzurro. Chiediamo al presidente Muraro di non strumentalizzare anche questo problema per cercare un facile consenso. Non si gioca con degli uomini, donne e bambini soli e disperati per qualche manciata di voti in più. Gli chiediamo di aprire gli occhi e le braccia , ma sopratutto il cuore.

Luigi Amendola

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà

Consiglio provinciale Treviso

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Archiviato in Solidarietà

Gestione profughi: fallimento della Lega di governo, trionfo della Lega razzista

Sulla gestione della cosiddetta “emergenza” profughi è in atto un fenomeno di isteria collettiva, dovuto al fatto  che esiste in Italia, e in misura particolare nella nostra regione e provincia, un partito che sulle paure alimentate dal fenomeno migratoria fonda le sue fortune elettorali, e dunque ha tutto l’interesse a fomentare un clima di terrore.

I fatti dicono che rispetto all’esodo biblico paventato dal governo italiano, e dai ministri leghisti in particolare, non si sta verificando nulla di apocalittico. La situazione interna della Libia ha provocato un esodo di profughi verso la Tunisia che ha accolto quasi 400.000 profughi. Niente di simile si profila per l’Italia. I leghisti prima hanno attaccato con violenza l’Europa, che avrebbe dovuto farsi carico, non è chiaro in base a quale normativa (la gestione delle politiche sull’immigrazione non rientra tra le competenze della Commissione Europea, ma è materia di pertinenza dei singoli Stati), di una solidarietà verso l’Italia che non solo l’Italia non ha mai  dimostrato verso i problemi di altri paesi europei, ma che addirittura per i leghisti non dovrebbe avere neanche il Nord del Paese rispetto al Sud. Poi i furbi leghisti hanno pensato di cavarsela dando libertà di circolazione ai profughi perché se andassero tutti in Francia. E a fronte della reazione francese, improntata evidentemente al motto leghista “padroni a casa nostra”, hanno reagito minacciando boicottaggi al paese d’Oltralpe.

Oggi il Governo sta cercando di spalmare sul territorio nazionale la presenza di profughi. Si tratta di migliaia di persone, che diffuse sul territorio nazionale non creerebbero alcun problema, se non ci fossero i leghisti ad alimentare campagne terroristiche. In Veneto questa situazione è stata resa evidente dallo steso Presidente Zaia quando ha dichiarato che «il problema dei profughi è stato ed è utilizzato ai fini della mera propaganda politica, creando evidenti difficoltà istituzionali e ambientali a chiunque cerchi di operare nel rispetto delle legislazioni vigenti»; ma anziché prendere di petto i suoi compagni di partito e costringerli a fare gli amministratori e non gli agitatori, Zaia ha preferito lavarsi completamente le mani dalla questione, togliendo l’incarico al soggetto attuatore nominato dalla stessa Regione per la gestione dei profughi e rimettendo per intero le competenze al Governo centrale, confidando che lasciando fare ai prefetti, che pur dipendono dal ministro dell’Interno leghista, la polemica dei leghisti potesse rivolgersi contro la solita indistinta “Roma ladrona” evitando di pagar pegno per la propria spregiudicatezza politica. Ancora una volta la Lega dimostra la propria totale incapacità di governo, e la totale inadeguatezza del proprio personale politico a confrontarsi con problemi più ampi della sistemazione di una strada dissestata.

L’episodio di Vazzola, dove è stato attuato un atto intimidatorio nei confronti dell’albergatore che avrebbe potuto ospitare dei profughi, dimostra a quale barbarie civile e politica la campagna di odio leghista possa portare il nostro territorio. Si interroghino il Presidente della Provincia, che in campagna elettorale ha giocato a fare il duro rifiutando di partecipare alla riunione regionale per erigere un muro di razzismo contro i profughi, e ha voluto creare una lista, “Razza Piave” (molto forte a Vazzola, riempita abusivamente dei simboli della lista per tutta la campagna elettoral) per vellicare le peggiori pulsioni xenofobe e razzista presenti nel trevigaiano, e il Sindaco di Vazzola, che ha addirittura convocato una giunta straordinaria per lanciare l’allarme contro l’eventualità dell’arrivo in un albergo della città di alcune decine di profughi. Pensano davvero che il loro ruolo sia quello di seminare terroristicamente allarmismi ingiustificati, di fomentare paure irrazionali, per poi lucrare politicamente erigendosi a difensori di minacce immaginarie ? Se invece, come sostengono, la loro non è una campagna razzista contro delle persone in difficoltà, solo perché straniere, ma intendono contestare il sistema messo in piedi per la gestione dei profughi, allora se la prendano con il loro partito, protestino contro la Regione che ha voluto lavarsene le mani (e questi sarebbero poi quelli che invocano il federalismo e più poteri alle autonomie locali ?), protestino contro il loro ministro dell’Interno che dà le disposizioni che i prefetti si limitano ad applicare. Chiedano la caduta di un Governo che serve solo a fare gli interessi di una ristretta cricca che fa gli interessi propri e se infischia dei cittadini.

Luca De Marco

Coordinatore Provinciale

Sinistra Ecologia Libertà

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Archiviato in etica

La vittoria della Non Violenza

La liberazione di  Aung San Suu Kyi – con il suo corpo esile ma con le sue forti idee di libertà, rispetto, nonviolenza – ci riempie di gioia e di orgoglio. L’ostinazione dolce con cui Sang Suu Kyi non si è piegata in tutti questi lunghi anni al regime dei generali, pagando un prezzo personale altissimo, dal sacrificio della propria libertà personale al sacrificio degli affetti familiari più cari negati anche nei momenti più tristi e terribili, ha avuto oggi finalmente un risultato importante.
Ora dopo di lei, tocca al popolo birmano avere il diritto un futuro diverso. Non sarà facile ma i muri innalzati dai potenti possono essere abbattuti.

Nichi Vendola

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Archiviato in Pace

Lotta alle discriminazioni e all’omofobia: la Lega non ci sta

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Abbiamo presentato, in vista della giornata mondiale contro l’omofobia, un ordine del giorno a sostegno dell’iniziativa e di richiesta alle istituzioni nazionali e locali di attivarsi contro questo tipo di discriminazione.
L’ordine del giorno è stato presentato nella seduta del Consiglio Provinciale del 1 marzo 2010. In quell’occasione, vista l’ora tarda e la volontà di non affrontare una discussione superficiale, si era convenuto di approfondire il tema in commissione. Si è dunque svolta una commissione nella quale si sono a lungo dibattute le questioni connesse all’ordine del giorno.
L’altra sera al Consiglio Provinciale, prima di procedere alla discussione del documento, è stata sospesa la seduta in modo da permettere ai capigruppo di arrivare ad una formulazione condivisa apportando le modifiche al testo. I proponenti hanno accettato tutte le modifiche proposte dai capigruppo della maggioranza. In sede di Consiglio sono state poi avanzate da parte della maggioranza ulteriori richieste di modifica del testo, anch’esse accolte. Alla fine il documento è stato riformulato come ordine del giorno contro l’omofobia e contro ogni altra forma di discriminazione.
Nonostante questa totale disponibilità da parte nostra, al momento del voto la Lega ha compattamente votato contro il documento, il PDL si è diviso, l’UDC a favore, Movimento per le Autonomie ha votato contro.
Ha mostrato il suo vero volto una maggioranza dei Consiglieri della Provincia di Treviso più vicina evidentemente, su questo tema, alla cultura che domina nei regimi dell’Iran e dello Zimbabwe che ai valori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) che all’articolo 1 recita: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”, e all’articolo 21 ribadisce: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

I Consiglieri della Provincia di Treviso

Luca De Marco, Stefano Dall’Agata, Stefano Mestriner, Marco Scolese

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Archiviato in Dignità

Infibulazione e “cultura”

La notizia della signora senegalese abbandonata dal compagno poligamo con cinque figli a carico, e che è stata regolarizzata come rifugiata politica perché il ritorno al Paese d’origine avrebbe messo a rischio di infibulazione la figlia di otto anni, si presenta, al termine delle vicissitudini personali, come una buona novella.

È importante che esistano Leggi che, superando il relativismo culturale, riconoscano come il sottrarre bambine alla pratica barbara dell’infibulazione sia un dovere, nonché il riconoscimento che vi sono diritti umani fondamentali (tra cui l’integrità del proprio corpo) che non sono negoziabili in nome di concetti astratti quali “la loro cultura”.

Il caso in questione è poi emblema di come dietro a pratiche come la poligamia e l’infibulazione si presenti in fin dei conti il disprezzo per le donne, e la concezione di una maschilità che non ha responsabilità né obblighi.

Il fatto che la questione tratti di cittadini stranieri non deve però farci dimenticare quanta strada è stata fatta, ma quanta ne rimane ancora da fare, anche in Italia, per il riconoscimento di pari dignità tra uomini e donne.

La nostra storia ci dice che solo dal dopoguerra sono stati messi in questione il diritto di famiglia, il delitto d’onore, e che ancora abbiamo una percentuale altissima, e intollerabile di donne che subiscono violenza domestica.

L’impegno delle Istituzioni, a tutti i livelli, non può quindi che essere l’azione in favore della difesa dei diritti umani, delle donne e dei bambini in questo caso.

Stefano Dall’Agata
Candidato SEL-PSI al Consiglio regionale del Veneto
Consigliere Provinciale

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