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Oggi nessun fiore, grazie

Oggi nessun fiore, grazie.
Solo cinque minuti di silenzio per riflettere.

Riflettere su come il job act precarizzi ancor di più il lavoro femminile al punto da rendere inutili le  dimissioni in bianco per licenziare una lavoratrice in gravidanza, basta aspettare qualche mese che finisca il contratto in corso.1393675280242_festa_della_donna

Silenzio per riflettere  sulla maternità sempre meno garantita, sull’assenza di asili nido che permettano di tornare al lavoro e  sulla difficoltà di chiedere il part time per gestire lavoro e famiglia.

Una riflessione maggiore va fatta sulla nostra cultura che quasi non ammette l’accesso al part time da  parte dei padri, quando le donne hanno un lavoro soddisfacente e ben remunerato.

Silenzio, per l’aumento delle violenza in famiglia nei confronti delle donne, cosa che comincia a passare sotto silenzio nonostante  i dati allarmanti.

Silenzio  sui piccoli abusi quotidiani – la battuta volgare, l’apprezzamento fuori luogo e non gradito- cui le donne sono sottoposte e che soprattutto le più  giovani non percepiscono nemmeno più come abusi, cresciute  come sono in questo ambiente che da’ il fenomeno per scontato e toglie valore al femminile.

Silenzio per riflettere sulla totale mancanza di una medicina di genere nei nostri ospedali.

Silenzio  sulla difficoltà di libera scelta su aborto e contraccezione, temi per i quali  ormai le donne sono costrette a rivolgersi alla forza pubbica ed ai quotidiani locali per fare rispettare le leggi in materia.

8 marzo? #noidonnenonstiamoserene

Alessia Grassigli

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Bocciata la sadica legge 40, ora ci vorrebbe un governo

L’ennesima bocciatura della legge 40 da parte della Corte Costituzionale perché non garantisce “l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, accesso alle cure e diritto a formarsi una famiglia”, la dice lunga di come questa legge sia stata pensata e fatta in modo ideologico e strumentale per accontentare e manovrare bacini elettorali politicamente vicini e nulla aveva a che spartire con le reali esigenze delle coppie che hanno problemi di sterilità. In Italia la percentuale di coppie sterili si attesta al 15% per il primo figlio, quindi non si può e non si deve far passare come marginale un tema che coinvolge un così alto numero di persone.

La legge 40 ha creato, come sottolineato dalla Corte Costituzionale, un divario tra i cittadini in salute e quelli che già sono stati messi alla prova da una diagnosi che cambia radicalmente la propria prospettiva di vita; oltre al dramma personale, le coppie sterili hanno visto lo Stato, vestito da legge 40, entrare a gamba tesa nella loro vita a decidere dei loro diritti e libertà fondamentali.

Ora davanti a se il governo ha alcuni problemi da gestire. Il primo dato politico e’ che il governo e’ presieduto dal sig. Matteo Renzi, che all’epoca del referendum disse pubblicamente che si sarebbe astenuto: già riteniamo grave il fatto che un presidente del consiglio abbia snobbato la possibilità di esprimere liberamente il proprio voto, dimostrando così che non rispetta la nostra Costituzione, che non conosce la storia e le radici della nostra Repubblica.

In effetti, l’allergia di Renzi al voto l’abbiamo rivista anche di recente con la formazione dell’attuale governo. La ministra Lorenzin dal canto suo rimanda al Parlamento le possibilità di intervento perché “in Italia non siamo ancora attrezzati dal punto di vista normativo”, mentre i medici della società italiana di fertilità e medicina della riproduzione sottolineano che le linee guida devono essere stilate da esperti del settore e che l’inseminazione eterologa è stata praticata anche prima della legge 40 con regole precise e scientifiche cui basta ritornare e dunque non è presente alcun vuoto normativo.

In tutto ciò, ed è un dato allarmante, la sanità privata fa i salti di gioia, visto che migliaia di coppie si stanno rivolgendo ai centri privati già in questi giorni ed i motivi sono fondamentalmente due. Il risvolto più semplice e’ che le coppie sterili non sono più obbligate al turismo procreativo, che ha portato molti italiani a migrare in ogni stato europeo in base alle proprie possibilità economiche (e questa è un’ulteriore discriminazione in base al reddito legata all’applicazione di questa legge).

Il motivo principale e più grave è che sul territorio i centri pubblici attrezzati per le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono pochi, i tagli alla sanità hanno portato ad un calo del personale medico e paramedico presente con allungamento dei tempi d’attesa e l’introduzione della fecondazione eterologa farà allungare ancor di più questi tempi. L’infertilità e le cause di sterilità invece non attendono, le malattie progrediscono, peggiorano e si disinteressano della lunghezza delle liste d’attesa, obbligando le persone che se lo possono permettere a scartare a priori il settore pubblico e a rivolgersi al privato.

In questo momento sarebbe opportuno che il governo facesse scelte di campo rapide e ben definite che permettano di rispondere in tempi brevi ai bisogni di salute psicofisica dei suoi cittadini, ma i problemi più stringenti per il governo riguardano la spaccatura sulla materia all’interno del PD ed il fatto che l’intesa che tiene unita l’attuale maggioranza non prevede che si discuta di bioetica e diritti civili, temi che manderebbero in crisi equilibri già precari, considerati anche gli sproloqui di Eugenia Roccella (FI) e Giovanardi (NCD) dei giorni scorsi.

In questa vicenda l’elemento triste, a parte la grettezza ed il sadismo di chi ha stilato questa legge, ritorna in modo prepotente un elemento troppo spesso presente in materia di salute e diritti: si continua a fare politica usando il corpo delle donne.

Alessia Grassigli

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Da Garbin parole inaccettabili e non accettate da SEL

Le parole del consigliere comunale Garbin di Cavarzere, gravemente offensive e sessiste nei confronti della leghista padovana che incitava allo stupro della ministra Kyenge, sono inaccettabili, e come tali non accettate da Sinistra Ecologia Libertà, la cui federazione provinciale di Venezia ha avviato le pratiche per l’allontanamento dal partito del consigliere.

SEL è impegnata in una dura battaglia per l’ecologia della politica: insulti sessisti, razzismi, volgarità gratuite, sono estranei all’idea di impegno civile che intendiamo portare avanti nella società e nelle istituzioni.

Sappiamo che nel nostro paese la strada da fare è ancora lunga, e questo episodio ne è una testimonianza. Ma questo impegno è parte costitutiva e irrinunciabile del progetto politico di SEL, che su questo sarà coerente e determinata, sia quando gli sproloqui arrivano da parti politiche avverse, sia a maggior ragione quando nascono nel proprio seno.

Luca De Marco

coord. prov. Sel Tv

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RAGAZZE INTERROTTE

di Mariateresa Di Riso

Nel Consiglio Regionale del 18-19 luglio scorso si è discusso il Progetto di Legge d’iniziativa popolare n°3 “Regolamentare le iniziative mirate alle informazioni sulle possibili alternative all’aborto”, volto a consentire l’ingresso dei volontari del Movimento per la vita in ospedali, ambulatori e consultori; la proposta, risalente al 2006, già aveva ottenuto un parere contrario nella V commissione consiliare (competente in materia socio-sanitaria), con una maggioranza trasversale.

Poiché la Legge 194 già prevede una completa informazione circa le possibili alternative all’aborto (“i Consultori, sulla base di appositi regolamenti o convenzioni, possano avvalersi – per i fini previsti dalla legge – della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni di volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”), Cgil Veneto, Rete degli Studenti, UdU, Sel Veneto, UDI, ‘Se non ora quando’ e altre associazioni hanno espresso la propria contrarietà ad un progetto di ispirazione esplicitamente antiabortista, organizzando un presidio “In difesa della legge 194, per l’autodeterminazione delle donne” di fronte a Palazzo Ferro-Fini in concomitanza  con la discussione in Consiglio.

Che novità… Nel Paese in cui cambiano le sigle e restano sempre le stesse facce, ad ogni svolta della vicenda politica l’aborto torna ad essere pretesto di scontro ideologico-politico: nel ’95 la lettera su Famiglia Cristiana di D’Alema, in cerca di alleanze da barattare con una revisione della 194, fu contestata dall’appello “La prima parola e l’ultima” e dalla grande manifestazione a Piazza di Siena; nel 2008 arrivò la richiesta di una moratoria e l’annuncio di un partito prolife da parte del ‘sempre intelligente’ Giuliano Ferrara; infine la proposta di legge Tarzia volta di fatto a smantellare i consultori familiari pubblici, seguita dalla marcia pro-life a Roma, patrocinata dallo stesso sindaco Alemanno.

Torniamo al PdL3: il primo articolo è stato respinto per un solo voto, dopo di che, di fronte e all’evidente rischio di bocciatura dei due successivi, il presidente della Commissione Sanità Leonardo Padrin l’ha salvato trasformandolo in un provvedimento che “promuove la diffusione, la divulgazione e l’informazione sui diritti dei cittadini in ogni ambito, in particolare con riferimento alle questioni etiche e della vita”, garantendo a tutte le associazioni riconosciute “pari opportunità di comunicazione” e, come non bastasse, secondo modalità di diffusione e divulgazione stabilite dalla Giunta sentito il parere della commissione competente. Questa riformulazione artificiosa della legge è stata sostenuta da una maggioranza trasversale (33 sì su 42 presenti) composta dai consiglieri di Lega, Pdl e Pd, eccetto Mauro Bortoli. Contrari oltre a Bortoli i consiglieri Udc, Pettenò della Federazione della Sinistra e Bortolussi. Astenuti Diego Bottacin (Verso Nord), Mariangelo Foggiato (Unione Nordest) e Marino Finozzi (Lega). I consiglieri IDV hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per il tentativo in extremis di tenere in vita una legge appena respinta.

Non vedo quali nuove informazioni porteranno questi volantini antiabortisti, spacciati per informazione su questioni etiche. Dimostreranno, conti alla mano, che in questo Paese fare un figlio non è diventato ormai un lusso per poche fortunate, dotate di lavoro con diritti e di nonni a sopperire i posti rari e costosi degli asili nido? Trasformeranno la maternità in una risorsa e non un peso agli occhi dei datori di lavoro? Aiuteranno le donne che si sobbarcano interamente il lavoro di cura, essendo l’Italia all’ultimo posto tra i paesi Ocse per quota di finanziamento del welfare?

E quali proposte sono emerse dalla discussione in merito alle difficoltà di conciliare maternità e lavoro in tempi di crisi economica e crescente precarizzazione del lavoro, quindi della vita e degli affetti? Dimissioni in bianco, produttività legata alla presenza, finto lavoro autonomo e finti stage gratuiti, contratti di ore, voucher, partime involontario con  orari totalmente variabili, delocalizzazioni, contratti individuali, licenziamento senza rete alcuna di protezione sociale: l’assenza dei diritti fondamentali nel mercato del lavoro, soprattutto per i giovani, priva oggi il lavoro delle libertà fondamentali rendendo precarie le loro esistenze. Come rendere effettivo il diritto di avere e crescere dei figli?

 La precarietà colpisce ovviamente anche gli uomini, spingendo ad una genitorialità sempre più condivisa, dunque a profondi cambiamenti psicologici e culturali oltre che materiali all’interno del nucleo familaire: anche le donne devono imparare a condividere con gli uomini non solo l’onere, ma anche l’onore di crescere i figli; ma ancora nessuna riflessione e nessuna proposta, nemmeno sul congedo di paternità.

E ancora: dalla discussione è forse scaturito un impegno della Regione a potenziare la rete dei Consultori, che lungi dall’essere abortifici, come sostengono gli attivisti dei movimenti pro-life, sono, o meglio sarebbero se non venissero sistematicamente privati di fondi, un presidio indispensabile per la salute e la crescita di tutta la famiglia?

A me pare piuttosto che ancora una volta in discussione ci sia stato solo, per limitarlo, il diritto della donna ad una maternità libera e consapevole, e il compromesso finale che sa di pateracchio pre-elettorale mi sembra la beffa che si somma al danno.

E un’altra occasione mancata: è dovere della politica, nonchè terreno su cui essa possa recuperare dignità e funzioni, porre obiettivi precisi e comprensibili, che incidano sulla vita materiale e rispondano a bisogni e desideri delle persone. Un film di James Mangold definiva ‘ragazze interrotte’ giovani donne affette da alcune patologie che ne avevano deviato la personalità. E’ quello che sta succedendo oggi a un’intera generazione di donne la cui patologia è rappresentata dalla precarietà: ragazze di oggi e ragazze di una volta in precario equilibrio sul filo della vita, in perenne cerca di lavoro, o licenziamente all’improvviso in età avanzata, o sempre più lontane dalla pensione, preoccupate per il presente e il futuro dei loro figli e nipoti. Ragazze interrotte, che sanno di doversi rimettere in gioco ogni giorno a tutti i livelli. Che chiedono risposte materiali, culturali e morali.

Non può bastare ancora una volta difendere la 194, serve ben altro, soprattutto quando le stesse forze che marciano “per la vita” negano con le loro politiche il diritto alla maternità e alla paternità.

Le nostre proposte per un’alternativa alle politiche neoliberiste di austerità, che ci consegnano ad una recessione senza crescita, senza politiche industriali e senza lavoro, sono in campo, corredate di conti su come e dove scovare risorse necessarie:

– riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali www.sinistraecologialiberta.it/precarieta/

– reddito minimo www.redditogarantito.it

– manovra economica e riforma fiscale fondate sulla centralità della patrimoniale e sulla giustizia sociale, con accordi internazionali contro la fuga dei capitali e lotta a evasione e corruzione http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/mobilitiamoci-ecco-le-nostre-proposte

– unioni civili e tutela per le coppie conviventi http://www.unavoltaper tutti.it/#!campagna

Risposte concrete, qui e ora, conti alla mano, alla precarietà esistenziale che nega il diritto alla vita.

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dopo il 13 febbraio, riprendere la lotta contro le dimissioni in bianco

La giornata del 13 febbraio resterà nella memoria di molti. Una partecipazione imponente, spontanea, vivace e gioiosa, espressione di indignazione e insofferenza per lo squallore a cui ci ha condotto il berlusconismo ma anche orgoglio, dignità e voglia di esserci e farsi sentire. Un atto necessario di riscatto per un intero paese degradato e umiliato dalla peggior classe dirigente dell’Occidente e non solo, e di questo vanno ringraziate tutte le donne scese in piazza.

Il miglior auspicio che possiamo farci è che questo movimento e questa spinta restino in campo e producano il cambiamento. Ripartendo anche da proposte serie, per le donne e dunque per tutto il paese.

Tra le tante, una vogliamo riproporre: la battaglia contro il costume triste ed illegale delle dimissioni in bianco, arma di ricatto contro le lavoratrici e contro il diritto alla maternità. Ai tempi del centrosinistra una iniziativa della sinistra, con alla testa Titti Di Salvo, produsse una legge che rendeva impossibile questo abuso, prevedendo che le dimissioni spontanee dovessero essere presentate su un apposito modulo numerato e datato entro 15 giorni dall’emissione del modulo. Una misura semplice ed efficace. Il Governo Berlusconi non perse tempo, e dopo pochi mesi dal suo insediamento, con il decreto legge 112 del giugno 2008, semplicemente abrogò la legge. Quella legge andrebbe ripresentata, e ripresa la battaglia per cancellare questa odiosa forma di discriminazione delle donne.

Luca De Marco Continua a leggere

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Se non ora quando? Adesione Gruppo SEL Provincia Treviso

Non possiamo tacere di fronte allo spettacolo indegno di questa Italia in cui le donne non sono altro che carne da macello, corpi da mercimonio, protagoniste solo nei festini privati del Presidente Berlusconi.

È il momento di ricordare che la maggioranza delle donne italiane e trevigiane hanno una dignità costruita attraverso un impegno civile e morale che è parte inalienabile della storia dei 150 anni d’Italia, che è formalmente sancita dalla Costituzione e che nulla ha da spartire con una cultura degradata e degradante offerta da giornali, televisioni e pubblicità.

La politica ha una grossa responsabilità, alla quale noi Consiglieri Provinciali di Sinistra Ecologia Libertà sentiamo di non poterci sottrarre, per questo domenica 13 febbraio saremo in piazza con le donne di Treviso e aderiamo alla mobilitazione “Se non ora quando?” promossa dalle donne a difesa della dignità propria e di quella delle Istituzioni.

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco, Marco Scolese

Gruppo Consiliare Sinistra Ecologia Libertà

Provincia di Treviso

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Se non ora quando?

Chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? Ora è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

se non ora quando
In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazio…ni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle
donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo
bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in
cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione. Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.

clicca qui per firmare l’appello

TREVISO PIAZZETTA ALDO MORO – PIAZZA DEI SIGNORI
domenica 13 febbraio 2011 10.00.00

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Minetti e Buffoni

Vedere come i militanti del PDL si arrampicano sugli specchi per prender posizione e distanziarsi da Nicole Minetti è tra il divertente e il fastidioso.
La signora Buffoni non vuole rivolgere rimproveri al Presidente Berlusconi, ma afferma: “Minetti è andata sul listino bloccato senza aver fatto niente di niente: è stato un errore candidarla”.
Siccome non l’abbiamo candidata né io né la signora Buffoni, che sia il caso di prendere atto che Silvio Berlusconi candida per seggi sicuri persone che politicamente e pubblicamente non hanno fatto nulla?
Le cronache di stampa ci regalano notizie di vari servizi “privati” che la signora Minetti ha svolto: dal ruolo di “mediatrice internazionale” a quello connesso al favoreggiamento della prostituzione minorile.
Forse è il caso che la signora Buffoni prenda atto che questi ruoli sono stati assunti alle dipendenze del Presidente Berlusconi, e che è ora di tirarne le conclusioni, dato che è tanto ladro chi ruba che chi tiene il sacco.
Signora Buffoni, smetta di continuare a tenere il sacco al Presidente Berlusconi, esca da quel PDL di cui fa parte, sia coerente con quanto dice; altrimenti si dovrà pensare che le sue parole sono distinguo di facciata dovuti al momento mediatico non particolarmente felice per la sua parte politica, e nulla di più.

Stefano Dall’Agata
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà
Provincia di Treviso

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Il silenzio dei padri per le notti di Arcore

da L’Unità e dal sito di SEL Nazionale
Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine… Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità.Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola
fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia.

Claudio Fava

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“CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI NELLA VITA LOCALE”

Interpellanza al Consiglio Provinciale di Treviso

Per chiedere che gli impegni formalmente presi dal Consiglio Provinciale  non restino lettera morta abbiamo presentato un’interpellanza sull’adesione alla “CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI NELLA VITA LOCALE”


Treviso, 8 novembre 2010

Al Signor Presidente del Consiglio Provinciale di Treviso

Al Signor Presidente della Provincia di Treviso

Interpellanza: “CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI NELLA VITA LOCALE”

Premesso che:

  • il Consiglio Provinciale di Treviso, in data 28 novembre 2008, ha dato la propria adesione alla “Carta europea per l’uguaglianza e la parità tra donne e uomini nella vita locale” redatta dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, che rappresenta gli enti locali e regionali;
  • in un lasso di tempo ragionevole (che non può superare i due anni) a seguire dalla data della firma, il firmatario della Carta si impegna ad elaborare ed adottare il proprio Piano d’azione per la parità e, in seguito, ad attuarlo.

Considerato che:

  • sono quasi trascorsi i due anni dal giorno dell’adesione formale del Consiglio Provinciale;
  • il firmatario riconosce il principio della rappresentanza equilibrata di donne e uomini in tutte le istituzioni elette che assumano decisioni pubbliche;
  • il firmatario s’impegna a promuovere e a mettere in pratica il principio della rappresentanza equilibrata nei propri organismi decisionali o consultivi e nelle nomine da operare in qualsiasi organo esterno;
  • il firmatario si impegna ad aiutare i collaboratori e le collaboratrici, attraverso la formazione o con altri mezzi, ad identificare e ad eliminare le attitudini e i comportamenti stereotipati, adottando codici di comportamento al riguardo.

Si chiede:

  • se questa Amministrazione abbia avviato le procedure per l’elaborazione del Piano d’azione, e in caso affermativo a quale stadio siano giunte dette procedure;
  • se sia stato avviato un confronto con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Ente per valutare i criteri per gli avanzamenti di carriera che siano coerenti con i principi della Carta;
  • se vi sia la volontà di approvare il Piano entro la fine del mandato di questa Amministrazione;
  • se vi sia la volontà di procedere all’aggiornamento dello Statuto dell’Ente al fine di fissare un criterio quantitativo nella ripartizione degli Assessorati in modo da garantire un’equilibrata presenza fra i sessi.

I Consiglieri:

Stefano Dall’Agata

Luca De Marco

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