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Il Sistema Piave Sile

Il sistema PIAVE SILE

Prevenzione dei rischi

Valorizzazione del Territorio

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Venerdì 8 Febbraio 2013, ore 20,30

Sala Conferenze CGIL via Dandolo 8 Treviso

Introduce

Stefano Dall’Agata Candidato SEL al Senato (Veneto)

Comunicazioni:

Fausto Pozzobon di Legambiente Maserada

(la Piave e il sistema idrogeologico della pianura trevigiana)

Arch. Bruno Schiavon

(i rischi idraulici della conurbazione trevigiana e propose di intervento).

Giuliano Carturan Cons. Ente Parco del Sile

(il parco del Sile per uno sviluppo ecocompatibile)

Luigi Amendola Capogruppo SEL Provincia Treviso

(Il ruolo della pubblica amministrazione – Genio Civile, Consorzi di Bonifica, Enti Locali)

Interverrano:

PAPE DIAW Capolista SEL al Senato (Veneto)

RITA ZANUTEL Capolista SEL Camera 2 (Veneto)

Conclusioni Fulvia Bandoli – Presidenza Nazionale SEL

Iniziativa del Circolo e della Federazione SEL di Treviso.

Convegno sul riassetto idrogeologico del territorio, legato alla Campagna Terra Nostra di SEL

Scarica il documento https://www.facebook.com/download/445979705437345/Terra%20nostra%20doc%20finale%2027.10.pdf

terranostra

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1 Commento

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Oggi Venerdi 30 Marzo Pietro Ingrao compie 97 anni.

Fulvia BAndoliVoglio mandare i miei auguri più affettuosi al migliore maestro che io abbia mai avuto pubblicando qui alcuni suoi scritti ancora attualissimi.

Fulvia Bandoli

 

Ingrao Presidente Camera

 

Chiamata

C’è un rombo

Un sordo rullo di tamburo

Che avanza all’alba dal fondo

Delle metropoli;

senza trombe né squilli

dilaga il lungo

scalpiccio;lente, pesanti,

al suo scuro clamore

in alto si schiudono

le palpebre grevi delle serrande:

fugge il notturno sospirando,

s’alza l’alta febbre

del fare.

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A proposito di malinconia… la variante sgraziata della destra europea

Non siamo affatto stupiti delle parole del Presidente del Consiglio sulla ‘monotonia’ del posto fisso. Lo ripetiamo da tempo: Monti è la variante colta della destra europea. Questa volta è però anche la variante sgraziata di quella destra. I milioni di giovani e meno giovani che hanno a che fare con quella vera piaga sociale che si chiama precarietà, non si meritano certo tale considerazione da parte delle Istituzioni. Una cosa è chiara, un’Italia migliore non la si può certo costruire su questi propositi.

Il posto fisso è monotono,che stai sempre li e fai sempre le stesse cose, che non vedi il mondo, che non conosci gente nuova e via e via.Ma lo sa Monti che ci sono precari che stanno da dieci anni nello stesso luogo? E che oggi il posto più fisso per i giovani è il precariato! O in alternativa la disoccupazione. Poi quando ha un attimo di tempo Monti ci risponderà anche ad una domanda che ci frulla nel cervello da molto tempo: come mai le banche, anche quelle dalle quali viene lui, quando devono concedere un mutuo o un prestito lo danno solo a quei “monotoni” che hanno un lavoro fisso e stabile?
Caro presidente Monti, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, dunque il legame fra occupazione e democrazia è così stretto da fondare la stessa nostra organizzazione statuale. Con lavoro non credo si possa intendere l’incertezza di un precariato che strozza le speranze dei giovani e soffoca il loro desiderio di progetto e di futuro. Fossi un giovane preferire annoiarmi nella routine di un posto fisso piuttosto che divertirmi nell’incertezza di cosa andrò a compiere il giorno dopo. Con lavoro non credo si possa intendere il restringimento dei diritti dei lavoratori (art.18) per poter garantire una presunta maggiore occupazione. Con lavoro non credo si possa intendere sospensione dei diritti (sempre art. 18) per quei giovani che fanno ingresso nel mercato dell’occupazione.

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Povera terra nostra

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il manifesto 2011.11.26

Sessanta anni fa il Polesine. Quarantacinque anni fa Firenze, ed eravamo ragazzini quando andammo per giorni e giorni a toglier fango dai libri della Biblioteca nazionale. Proprio come i ragazzi che hanno ripulito Genova nelle settimane scorse. Quasi nessuna regione risparmiata e a volte colpita più volte e in zone diverse, la Calabria e quel campeggio spazzato via a Soverato, la Campania e quella montagna di fango che travolge Sarno, la Versilia e la Lunigiana, il Piemonte tante volte ad Alessandria e ad Alba, la Sicilia colpita in queste ore e ancora una volta a Messina invasa dall’acqua e dalle frane come due anni fa, il Veneto, Vicenza e Venezia, la Liguria, le tante volte di La Spezia e il martirio di Genova (alluvionata 29 volte in 50 anni). Queste al momento mi ricordo ma sui siti web potete trovarle tutte e impallidire alla lettura.

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Proposte per una nuova qualità dello sviluppo e parole nuove.

di Fulvia BAndoli (Coordinamento Nazionale SEL)

Tra crescita e decrescita io mi sono sempre sentita stretta: un dilemma che non risolveva del tutto i problemi così come li vedevo nella realtà. Dunque da diversi anni penso e vado dicendo in giro che una Sinistra nuova è quella Sinistra che sa dire e scegliere cosa può ancora crescere (svilupparsi) e cosa invece non può più crescere (svilupparsi), perché il limite delle risorse è cosa vera e se ne sono accorti finalmente anche gli economisti. Mettendo così al centro il tema della qualità sociale e ambientale dello sviluppo e non solo un parametro quantitativo. In questa cornice anche il lavoro e l’occupazione di conseguenza si trasformeranno e aumenteranno in alcuni settori mentre in altri diminuiranno, e figure lavorative  oggi inedite dovranno affermarsi e altre usciranno di scena.

Se procediamo per grandi settori (e farò solo alcuni esempi molto limitati) direi che sicuramente devono e possono svilupparsi tutti i servizi materiali e immateriali al territorio, alla città e alla persona, il trasporto di merci e persone su ferro e mare, la manutenzione e il recupero, le reti di qualsiasi genere.

Mentre non possono più crescere l’industria automobilistica come è stata finora, l’edilizia di costruzione, il commercio basato solo sui grandi centri commerciali, il trasporto su gomma in tutte le sue forme, il consumo di territorio agricolo e la cementificazione e impermeabilizzazione del suolo. Continua a leggere

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UN GATTO

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Tante volte ci domandano come sia stato possibile che proprio l’Italia,il paese che aveva avuto la Sinistra più forte d Europa,sia oggi senza sinistra politica, senza un partito politico di Sinistra popolare,laico,del lavoro e dei diritti sociali e civili,radicato socialmente ma capace di vedere le mutazioni grandi. di capire ,assumendola, la libertà femminile,la fecondità dell ecologia e della non violenza, e i tanti e tante persone,giovani in primo luogo,che sono sinistra e arrivano alla sinistra per altre strade e altri percorsi oppure a causa di una semplice ingiustizia che vivono sulla loro pelle o che sentono inaccettabile nel mondo. E la ricerca di una risposta ci riporta per forza all’89 ,alla deflagrazione dei paesi dell est, alla caduta del Muro di Berlino. Capita spesso dopo un terremoto che dalle macerie esca un segno di vita, spesso è un gatto, superstite perchè più agile,capace di sopravvivere anche nelle situazioni peggiori. La Sinistra italiana invece,pur avendo una storia assai diversa da quella dei paesi dell est, restò con il corpo  e con l’anima sotto quelle macerie, soffocata dalle colpe di quelle dittature quasi fossero tutte sue. E certo colpe ne aveva avute nel non aver capito in tempo ciò che ad est succedeva ma aveva avuto anche grandi meriti democratici,capacità di riforme strutturali perchè pur stando alla opposizione aveva sempre avuto una forte cultura di governo che sapeva esercitare in parlamento e nel paese e in tante amministrazioni locali, una solida cultura politica,legami sociali significativi e una capacità di fare alleanze  invidiabile.Eppure quando tentò di riemergere, non uscì nulla di vitale. La generazione che la guidò allora  apparve priva di fierezza per la propria storia, per le proprie conquiste, con le spalle ripiegate tra vergogna  e nostalgia . Non siamo mai stati comunisti dissero alcuni, rifaremo i comunisti dissero altri.E così alcuni ,i più, si incamminarono lentamente ma inesorabilmente verso una china che li avrebbe portati, in venti anni, alla costruzione di un partito di centro democratico,altri,i meno,tentarono l’ impresa disperata e impossibile di rifondare il comunismo italiano. Due modi speculari di disattendere la sfida vera che avevamo tutti di fronte : quale Sinistra far vivere in Italia dopo quel crollo? facendo leva su cosa della nostra storia, tagliando con cosa, aggiungendo che cosa? Sono sempre stata convinta fin dal primo giorno nel quale si iniziò quella discussione che non era questione di nome e di simboli, la svolta fu sbagliata non perchè cambiò il nome ma perchè imboccò una strada che portava la Sinistra a vergognarsi di se stessa, dei suoi principi, della sua storia tutta,buttando acqua sporca e bambino insieme. e accettando che tutto ciò che avevamo alle spalle fossero solo macerie. Più orfani  e più sradicati di così non potevamo essere. Non piacevamo a noi stessi come potevamo piacere al paese? E difatti non ci radicammo più in nessun luogo,non fummo più egemoni in alcuna materia o settore o territorio.La Lega nord comiciò ad insediarsi nelle fabbriche,nelle piccole e medie imprese del nord e oggi piazza tende sotto le due torri a bologna,dove un Pd  senza una idea della città si appresta all ennesima risposta burocratica e si illude di poter fare ancora a meno del popolo bolognese e della società civile che questo popolo anima in tanti modi e forme. Continua a leggere

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La scorciatoia di Asor Rosa e di Bersani

Da Il Manifesto di oggi 4 settembre

Ho letto i tre articoli estivi di Asor Rosa pubblicati dal vostro giornale, sui primi due non tornerò perché condivido in toto le osservazioni critiche fatte da Ida Dominjanni. Torno invece sul terzo, uscito il 1 settembre e che aveva come titolo “passaggio obbligato”.
Era un articolo che plaudiva alla doppia proposta di Bersani : da un lato il nuovo Ulivo da costruirsi in tempi medi come alternativa al berlusconismo, e dall’altro una alleanza democratica per una legislatura costituente ( in tempi brevi) che veda al suo interno non solo forze di centrosinistra ma anche pezzi o forze di centro e addirittura anche Fini se decidesse di staccarsi dal Pdl e che abbia come obiettivo immediato la cacciata di Berlusconi e un governo a termine con coloro che ci stanno senza esclusione alcuna. Nella lettera di Bersani mi pare che Asor Rosa trovi la conferma piena delle sue proposte estive e dunque forse per questo la ritiene il primo atto di iniziativa politica del maggior partito di opposizione. E se ne rallegra chiedendo anche ad altri di farlo. Io posso concedere che se il Pd batte un colpo è un bene rispetto alla paralisi nella quale è immerso da tempo ma non più di questo. Nel merito vorrei discutere : il difetto più grande di entrambe le strade indicate mi pare sia ancora una volta l’indifferenza assoluta rispetto ai contenuti. Accompagnato dal rischio concretissimo, come è avvenuto finora, che non si cominci mai a costruire un’alternativa culturale, politica e sociale al berlusconismo inseguendo l’araba fenice e la scorciatoia del governo costituente subito. Abbiamo osservato come le vuote formule non parlino al paese e ai cittadini e non contribuiscano a rendere comprensibile la politica. E infatti quella lettera di Bersani bisogna leggerla due volte almeno e forse anche tre. Le formule vuote di contenuti che spieghino l’Italia e la qualità dello sviluppo che vogliamo e il mondo come lo pensiamo, e il lavoro come lo creiamo e lo cambiamo senza stravolgerne diritti e ruolo sociale sono soltanto un esercizio che allontana ancora di più i cittadini dalla politica e dalla partecipazione al voto . Ma anche per Asor Rosa i contenuti paiono contare e infatti richiama nel suo articolo l’ambiente e il territorio, temi a lui e a me cari, e dice che le eventuali forze costituenti dovrebbero fare grossi passi avanti su queste materie. E io allora penso subito a Casini che, solo per fare alcuni esempi, lavora per tornare al nucleare e condivide la privatizzazione dell’acqua, ha idee medievali sulla laicità dello Stato e sui diritti civili, condivide “la ristrutturazione” della Fiat di Marchionne , per altro assecondata anche da parti significative del pd. Penso alle leggi Bossi Fini e alla Fini Giovanardi e mi convinco che per l ennesima volta stiamo prendendo un granchio per le chele. Perchè queste differenze non vanno taciute, sono la carne e il sangue della politica buona e non sono scavalcabili con un atto volontaristico come pare pensare Asor Rosa. Si rischia di scambiare ancora una volta lo scontro serio in atto nel PDL su quale profilo debba avere la destra in Italia per una scorciatoia offerta al centrosinistra per “liberarsi di Berlusconi”. Se è vero che il berlusconismo “governando” ha cambiato così tanto la politica , la cultura di questo paese, la finanza , l’ economia e il ruolo sociale del lavoro, la scuola e l’università, la sensibilità civile, l’idea che abbiamo dei migranti, la percezione della stessa Costituzione e della giustizia allora è su queste materie che dobbiamo costruire in fretta una alternativa credibile e convincente.
In sostanza me pare non ci siano nella realtà le due ipotesi che propone Bersani e che in qualche modo aveva nei suoi articoli precedenti proposto Asor Rosa. Ne resta sempre e solo una, mai perseguita in questi due anni, ed è quella di costruire una alternativa sociale, politica, culturale al governo delle destre e della lega. Bersani la chiama nuovo Ulivo e io attendo rapidi chiarimenti. La cosa che mi interessa di più è sapere su quali contenuti questo progetto di Alternativa comincia a parlare al paese. E se si apre un confronto ampio e partecipato per definire le proposte che ci fanno diversi e alternativi alle destre.
E veniamo infine alle primarie sulle quali io, a differenza di altre/i, non ho mai avuto innamoramenti improvvisi e che non ho mai ritenuto salvifiche in assoluto. La domanda è semplice e persino un poco ingenua: se una piccola forza della sinistra in formazione ( SEL), che nasce dalle culture storiche della sinistra e anche da quelle che sono state o diventate Sinistra in altri modi e con altri percorsi più recenti, si accorge di esprimere alcune idee condivise in vari territori, e di avere una certa capacità di sollevare anche temi difficili come sono quelli ad esempio dell’uso dei beni comuni come l’acqua, se le capita di avere l’unico presidente capace di governare una Regione importante nel mezzogiorno e di essere rieletto riportando alla politica e alla partecipazione molti giovani e anche elettori delusi dal pd, perché mai non dovrebbe aspirare a competere nelle primarie che dovranno scegliere la leadership che guidi lo schieramento alternativo alle destre? E perché queste primarie sarebbero democraticiste ( come scrive Asor Rosa) mentre quelle che scelsero Prodi e poi Veltroni e anche Bersani come segretario del pd furono, secondo i più, un grande momento di partecipazione popolare? E non mi farei distrarre dall’interrogativo se venga prima il programma per l’alternativa o la scelta del leader, la risposta per noi dovrebbe essere ovvia: vengono insieme. La sinistra non è populista e non si affida ad un uomo solo al comando.

Fulvia Bandoli

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Fulvia Bandoli: La prossima volta che incontro D’Alema ho alcune domande da fargli…

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Vorrei mi spiegasse perché Vendola, che governa discretamente bene una regione da sei anni e ha una notevole capacità di ascoltare e di riportare i giovani alla politica, non sarebbe affidabile per far parte di una coalizione alternativa alle destre e per candidarsi alle primarie di quella coalizione; vorrei mi spiegasse anche perché io e tante e tanti come me che per trent’anni e più sono stati nel suo stesso partito (alcuni/e con ruoli dirigenti che lui stesso a volte mi/ci ha affidato) saremmo improvvisamente diventati inconcludenti estremisti senza alcuna cultura di governo, e vorrei infine che mi spiegasse perché Casini e persino Fini sono diventati in questi ultimi mesi e settimane più affidabili di Vendola e di me e di voi donne e uomini della sinistra che amate la politica e che ancora vi appassionate ad essa.

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Gli chiederei infine come mai se il Pd è un amalgama mal riuscito (e oramai sono pochi a metterlo in dubbio) nessuno dei suoi leader e dirigenti ha avuto finora il coraggio politico di trarne le conseguenze e di cambiare radicalmente strada imboccando finalmente quella della costruzione in Italia, di un forza popolare della sinistra che abbia a suo fondamento la cultura del socialismo europeo, dell’ecologia, della qualità dello sviluppo e del lavoro, della differenza di sesso, della legalità e della libertà.
Quel che sta accadendo nel pdl è indicativo di tante cose e tra queste della crisi seria di un bipolarismo organizzato su due partiti acchiappatutto, raccogliticci, senza anima e senza passioni comuni, che si frantumano e si spezzettano ad ogni piè sospinto. Ha ragione Ida Dominijanni sul Manifesto di oggi, stare fermi come fa il pd mentre tutto il resto si muove è un errore tragico.E la soluzione non è una santa alleanza per liberarci da Berlusconi. Sarebbe ancora una volta una soluzione illusoria e di corto respiro. Ci libereremo di Berlusconi quando avremo una idea dell’Italia alternativa alla sua, una idea dello sviluppo che convinca i più, un sistema di alleanze solido e un radicamento sociale serio. Continua a leggere

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Il fondamento della democrazia e della libertà

di Fulvia Bandoli

Mio nonno era un comunista con qualche venatura anarchica, una persona che ho amato moltissimo e dal quale ho imparato a vivere. Il giorno delle elezioni si alzava prima, si vestiva elegante ( come si poteva essere eleganti in una famiglia di braccianti romagnoli), si metteva il nastro nero (quello che gli anarchici portavano al posto della cravatta) e si buttava sulle spalle la pesante mantella di panno se era inverno. Diceva che voleva essere il primo a votare, che poi non si sa mai cosa può succedere nella vita. Mio nonno non avrebbe mai fatto tardi al voto in tutta la sua vita. Nell’anno delle prime elezioni libere in Sud Africa ( l’anno dopo la liberazione di Nelson Mandela) ho avuto il privilegio di fare l’osservatrice dell’Onu e di partecipare a quel grande evento che durò più di una settimana, con milioni di persone che votarono per la prima volta e che per farlo fecero file interminabili.

In un villaggio sperduto una vecchia contadina arrivò a piedi al seggio la sera prima ( veniva da parecchio lontano) con un cesto sulla testa con le cose che le potevano servire per la notte e qualcosa da mangiare. La mattina si mise in fila e finalmente dopo sette ore riuscì a votare. Io ebbi l’onore di accompagnarla dentro la cabina perchè era analfabeta e noi osservatori in modo imparziale dovevamo spiegare le modalità di voto. Le chiesi se sapeva per chi votare e lei mi disse che lo sapeva. Le chiesi di dirmi il nome e di indicarmi sulla scheda la foto ( c’erano le foto dei candidati presidenti proprio per chi non sapeva leggere) e lei sussurando mi disse il nome di Mandela e lo indicò sulla scheda. Io a quel punto, essendo chiara la volontà dell’elettrice, votai per lei con una croce sul simbolo vicino alla foto. Il più bel voto che ho dato nella mia vita. Poi le consegnai la scheda piegata e lei, con una fierezza che non so descrivere e le lacrime agli occhi, depositò il suo voto nell’urna. Poi uscimmo.

Siccome era tra le più anziane donne ad aver votato e in tanti l’avevano vista arrrivare, bivaccare la notte e fare quella lunga fila, una televisione americana la volle intervistare. Le chiesero come mai avesse fatto un viaggio così lungo e tante ore di fila così anziana com’era…e lei semplicemente rispose ” sono settant’anni che aspetto di votare, cosa volete che siano un giorno di cammino e sette ore di fila al confronto?”.
E’ da ieri che mi frullano in testa questi due episodi. Se quelli del Popolo delle Libertà conoscessero i principi che animavano mio nonno o quella vecchia contadina non sarebbero arrivati tardi a consegnare le liste e non avrebbbero mai pasticciato con firme non vere.

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