Archivi tag: ikea

Dopo lo stop del Consiglio Comunale, si metta una pietra sopra al progetto di Barcon


Salutiamo con soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Vedelago che ha negato il via libera alla cementificazione di ettari di terreno agricolo a Barcon.
Questa bocciatura è il secondo stop che il progetto di Barcon riceve da una assemblea elettiva, dopo che il Consiglio Provinciale bocciò la proposta del capogruppo leghista Giorgio Granello di introdurre la possibilità di derogare al piano provinciale, che non consente operazioni del genere, per poter contrattare il via libera all’ntervento a Barcon e all’insediamento di Ikea a Casale.
Auspichiamo che adesso cali il sipario su questa proposta e vi si metta una pietra sopra, e che anziché progetti che intendono strumentalizzare la crisi occupazionale in atto per consentire speculazioni fondiarie e devastazioni ambientali ci si possa applicare invece a progetti di sviluppo sostenibile e duraturo.

Luca De Marco
Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

La saggezza di IKEA

Nei piani di sviluppo annunciati da Ikea per i prossimi anni, non è prevista l’apertura di un nuovo negozio nel trevigiano, quindi il progetto di Ikea a Casale è per ora accantonato. La multinazionale svedese punta in Veneto sull’apertura a Verona. Riteniamo che questa sia una notizia positiva, che conferma quanto abbiamo sempre sostenuto riguardo a quel progetto.

Si trattava di cementificare un’area libera a destinazione agricola, per realizzare un enorme parco commerciale del quale Ikea sarebbe stato solo uno dei vari edifici. Le promesse di posti di lavoro erano del tutto campate in aria e gonfiate, e diffuse strumentalmente con l’intento di agevolare la scelta favorevole delle autorità pubbliche ad un progetto che urbanisticamente non rientrava nelle previsioni del piano urbanistico provinciale.

Il progetto Ikea a Casale è un classico esempio di consumo di suolo. Nel progetto di Verona, invece, il centro commerciale sorgerebbe in un’area a Verona sud già sede delle officine Biasi e della fonderia Fondver, cioè in un’area industriale dismessa e in via di dismissione. Il piano urbanistico provinciale di Treviso prevede che i nuovi centri commerciali vengano insediati per l’appunto in aree dismesse. Ikea chiedeva per il suo progetto di avere una deroga dalla Provincia, ma il tentativo di far passare la cosa in Consiglio Provinciale non è riuscito.

Visti i piani di sviluppo di Ikea, e il momento congiunturale di calo delle vendite che colpisce anche quel settore, se gli enti pubblici avessero improvvidamente dato il via libera all’operazione Casale e alla cementificazione dell’area, non si sarebbe comunque realizzato il centro commerciale, ed invece si sarebbe realizzata una grande speculazione edilizia e uno sperpero di territorio libero.

Ikea dimostra dunque saggezza nel mettere da parte un progetto come quello di Casale.

 

Sinistra Ecologia Libertà

Casale sul Sile

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

PTCP, giova ripetere

Il Consiglio Provinciale ha bocciato Ikea e Barcon

 

 

Nessun via libera dal Consiglio Provinciale a Ikea e Barcon. Qualcosa non ci tornava nell’esito della votazione, e abbiamo voluto verificare meglio.

I favorevoli sono stati 13, 11 i contrari, gli astenuti 2 (Prosdocimo della Lega e Battaglion del PD), Bonesso non ha partecipato al voto. Dunque i votanti sono stati 26 e la maggioranza richiesta era di 14. La maggioranza non è stata raggiunta, quindi l’ordine del giorno non è stato approvato.

Si tratta di un importante schiaffo alla volontà derogatoria della Giunta, veicolata dai capigruppo di maggioranza, che serviva solo a delegare Muraro a dire un sì condizionato ai due progetti. E con ciò facendo poneva anche le basi perché qualsiasi altro privato potesse non chiedere, ma pretendere l’assenso del Consiglio Provinciale al proprio piano di cementificazione, redatto in modo da soddisfare ai blandi criteri introdotti dall’ordine del giorno.

A questo punto la maggioranza non faccia forzature e prenda atto che non c’è il consenso neanche tra le proprie fila, nonostante qualche ambiguità e qualche tentativo di aiuto da parte della minoranza. E quindi si archivi in fretta la procedura certificando che il PTCP non consente la cementificazione proposta da Ikea e da Colomberotto e Rotocart.

 Luca De Marco  Coordinatore Provinciale

 Luigi Amendola  Capogruppo Consiglio Provinciale

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Caro Muraro, non ci stiamo a screditare il PTCP per dare il via libera a Ikea e a Barcon

In seguito alle notizie infondate diffuse da Muraro sui contenuti del PTCP, intervengono con una lettera aperta al Presidente della Provincia alcuni consiglieri e tutti i capigruppo di opposizione della scorsa consigliatura provinciale, non più presenti in CP, per chiedere il rispetto del lavoro fatto sul piano provinciale.

Lettera aperta

 

Caro Muraro, non ci stiamo a screditare il PTCP per dare il via libera a Ikea e a Barcon

 

Come consiglieri provinciali, nella scorsa consigliatura abbiamo partecipato alla lunga fase di esame e di elaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, giungendo anche a esprimere un voto positivo sulla prima approvazione del piano, e dissociandoci poi dalle varie deroghe che la Giunta ha successivamente voluto introdurre nel piano.

Per questo non ci stiamo ad assecondare le falsità che il Presidente Muraro, auspichiamo per mera dimenticanza dei contenuti del piano, ha propalato nel corso della commissione urbanistica di venerdì 9 marzo. Sostiene Muraro, infatti, che non è vero che il PTCP esclude nuove cementificazioni, e a riprova di questo sostiene che nel piano fossero previsti due nuovi poli da localizzare nel territorio, e che nel piano non siano state individuate con precisione le aree di insediamento per non favorire economicamente i proprietari dei terreni delle zone in questione. Nulla di questo corrisponde ai contenuti del piano. Forse Muraro fa riferimento a progetti e a interessi di cui si è occupato o si sta occupando, ma non c’è nulla di questo nel PTCP. Non si preoccupino dunque le categorie economiche, non c’è nulla di vero in quello che sostiene Muraro a proposito di due nuovi insediamenti produttivi.

Quello che c’è di reale nel piano, e che Muraro ha travisato completamente, è la previsione di un polo logistico e di un polo tecnologico provinciale. Attenzione, non si tratta di previsioni urbanistiche vincolanti, ma solo di idee progettuali che, nell’ambito di un piano molto vasto come il PTCP che comprende una serie di studi e di riflessioni sul futuro della Marca Trevigiana, sono state inserite in una raccolta di idee per il futuro della Provincia raccolte in un allegato al piano chiamato “Quaderno dei progetti”. Si tratta di una trentina di ipotesi di lavoro, molto interessanti e che andrebbero in buona parte riprese in mano, tra le quali vi sono appunto il progetto n.20 “polo logistico Treviso Servizi”, e il progetto n.27 “polo tecnologico provinciale”. Le norme tecniche prevedono che questi spunti potranno essere progettati e realizzati previa concertazione con gli enti territoriali di volta in volta interessati.

Per quanto riguarda la localizzazione degli interventi, non è vero che sia libera e a piacere della Giunta. Il polo logistico è chiaramente localizzato fin dal nome nell’area della Treviso Servizi. Si tratta di realizzare un’area di interscambio di merci tra gomma e rotaia nel centro intermodale, eventualmente da collegare al centro intermodale di San Giacomo di Veglia. Niente a che vedere, dunque, con una cementificazione di area agricola. Anzi, un progetto per togliere camion dalle strade e ridurre il fabbisogno di asfalto.

Il polo tecnologico è invece aperto a diverse possibilità di localizzazione, tutte comunque su aree già esistenti e non su aree agricole da urbanizzare. Precisamente, l’allegato al PTCP offre queste alternative: le ex officine Secco, una parte dell’area della Treviso Servizi, l’ Urban Center a Vittorio Veneto, un’area in prossimità del nuovo scalo ferroviario a Castelfranco Veneto. Anche qui, non si tratta di cementificare territorio, ma di costruire un polo dove studiare tecnologie innovative a servizio dei settori produttivi più rilevanti per il sistema produttivo provinciale.

Il PTCP che abbiamo approvato prevede la riduzione a 100 delle 1077 aree produttive censite, e prevede che nuovi centri commerciali vadano insediati solo su aree dismesse. Non creda Muraro di poter impunemente screditare il Piano per poter dare il via libera alle operazioni di Barcon e Ikea. Ne va della credibilità e autorevolezza dei tanti tecnici e funzionari che a  quel piano hanno lavorato, dei due assessori provinciali che hanno sovrainteso al lavoro, e anche dei consiglieri provinciali che, pur dall’opposizione, quel piano hanno discusso, emendato e approvato.

 

Luca De Marco, Stefano Dall’Agata, Lorenzo Biagi, Stefano  Mestriner, Marco Scolese, Marlene Rossetto

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Campagna contro il consumo di suolo, la politica deve passare dalle parole ai fatti, e non solo Ikea e Barcon

Abbiamo condiviso il documento delle associazioni di categoria inviato alla Provincia di Treviso lo scorso gennaio, e attorno ai cui contenuti oggi le associazioni intendono attivare una campagna di comunicazione.

 Il documento si sposa infatti in buona parte con le posizioni che abbiamo espresso fin da subito rispetto ai progetti di trasformazione del territorio di Barcon a Vedelago e di Casale Sul Sile.

No al consumo del territorio, la pianificazione del territorio la facciano le amministrazioni pubbliche e non il privato, la rendita fondiaria (comprare un terreno come agricolo e poi farlo diventare edificabile) non va assecondata ma disincentivata, il ricatto occupazionale che contrappone le ragioni del lavoro a quelle del territorio va rifiutato, perché alla fine perdono entrambi e perché i dati che vengono promessi sull’occupazione sono sempre gonfiati. Come ha dimostrato, su grande scala, il Marchionne che prometteva 20 miliardi di investimento in Italia, che non ci saranno.

cemetificazone.jpg

Noi avevamo a suo tempo approvato il PTCP della Provincia proprio sulla base di alcuni vincoli chiari che si intendevano mettere rispetto ad una ulteriore espansione del cemento attraverso nuove aree produttive e commerciali. Abbiamo invece votato contro quando la Provincia ha poi annacquato quelle previsioni attraverso norme derogatorie e singole deroghe ad aziendam.

 Per questo la richiesta che le varie associazioni rivolgono al Presidente della Provincia affinché tenga ferma la previsione dell’art. 17 del PTCP, che eventuali nuovi centri commerciali devono esser localizzati in aree dismesse o da riconvertire e non in territorio agricolo, corrisponde a quanto da noi finora sostenuto all’interno del Consiglio Provinciale. Ci opporremo perciò alle intenzioni della maggioranza Lega PDL di fissare dei criteri per poter derogare a quella previsione. E continuiamo a indicare come modello di comportamento la Provincia di Torino che non si è spaventata di fronte a Ikea e ha rifiutato una localizzazione in zona agricola del nuovo negozio, dando disponibilità solo nel caso di insediamento su aree produttive dismesse.

 Barcon e Ikea non sono purtroppo gli unici casi nei quali la norma del PTCP rischia di non trovare applicazione. A Colle Umberto la Provincia si è impegnata da tempo in un Accordo di Programma per consentire la realizzazione di un nuovo centro commerciale, sulla statale tra Conegliano e Vittorio Veneto. E a Conegliano la Provincia intende procedere ad un accordo di programma per consentire la realizzazione di un centro commerciale affacciato sulla nuova strada da costruire, la Bretella di Parè.

 Quella del consumo di suolo rischia di essere una bella tematica sulla quale fare convegni e dibattiti, o belle invocazioni, ma sono le scelte concrete a determinare la cementificazione e la saturazione del territorio e la distruzione del paesaggio, ed è su quelle che è giusto giudicare il comportamento di una amministrazione pubblica. Negli ultimi decenni il governo del territorio è stato nelle mani dei Comuni e della Regione, e i risultati lasciano alquanto a desiderare. Oggi che, dopo il trasferimento della competenza urbanistica da parte della Regione, le Province hanno la possibilità di incidere sulle scelte e non solo sulle chiacchiere territoriali, attendiamo la Provincia di Treviso alla prova dei fatti.

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

3 commenti

Archiviato in ambiente

Basta centri commerciali. La Provincia, almeno questa volta, tenga ferma la propria norma

Le posizioni espresse su La Tribuna di Treviso di martedì 21/02 dal Segretario Provinciale della CGIL, Paolino Barbiero, sul progetto di Barcon e sull’insediamento di Ikea a Casale, ci vedono totalmente concordi, trattandosi delle medesime posizioni che da tempo abbiamo assunto sui due progetti. Il nostro gruppo consigliare ha già dichiarato la propria indisponibilità a modificare il piano provinciale di coordinamento, nella convinzione che sia del tutto valida la previsione, in essa contenuta, sui nuovi grandi insediamenti commerciali. Questi, secondo la normativa del piano, devono essere collocati in aree produttive non ampliabili, cioè in aree dismesse, dove già si è cementificato, e non andare a occupare nuovo suolo agricolo per coprirlo di cemento.

La Provincia, a dir il vero, non è solo in questo caso che mostra chiari segni di cedimento rispetto ad un piano che essa stessa ha approvato. Ma anche in altre realtà, come ad esempio Conegliano, non si preoccupa di far rispettare la previsione del piano. Accade infatti che a Conegliano la Provincia intenda stringere un accordo di programma con il Comune per consentire la realizzazione di un nuovo ipermercato con superficie di vendita di 5000 metri quadri. La concessione sarebbe la contropartita concessa ad un privato affinché questi sospenda il contenzioso che ha sollevato contro l’esproprio di una parte di terreni di sua proprietà per la realizzazione della “Bretella di Parè”. La motivazione per la quale la Provincia in quel caso non intende applicare la norma del piano è che, non avendo il Comune di Conegliano approvato un Pat ma solo il PRG, la norma non può applicarsi al Piano Regolatore. In questa maniera si rinuncia, per un cavillo giuridico, ad applicare una norma che invece ha delle ovvie ragioni di opportunità per uno sviluppo sostenibile e rispettoso del territorio. Oltretutto in un contesto completamento saturo dal punto di vista dell’offerta commerciale come quello di Conegliano.

Un altro contesto nel quale la Provincia non applica la buona regola del suo piano è quello del Centro Commerciale di Colle Umberto. Anche qui si tratta di un accordo di programma, questa volta di rango regionale come quelli che dovrebbero autorizzare le operazioni di Barcon e di Ikea, fatto per consentire ad una ditta privata, guarda caso la stessa che costruirebbe a Conegliano, di realizzare un centro commerciale nell’area dell’ex scuola dell’agricoltura, venduta allora dalla Provincia. Qui la superficie di vendita è di 6000 mq, più una stazione di servizio, più un albergo.

Anche per questo noi diciamo che, non avendola voluta applicare finora, ora è la prima volta che la Provincia può davvero tener fede alla propria norma, ed è proprio il caso che lo faccia senza tanti patemi d’animo. E quindi dia il proprio parere negativo sui due megaprogetti che insistono su zone agricole.

 

Luca De Marco

Coordinatore Provinciale SEL Treviso

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Barcon e Ikea, la Provincia tenga fede al suo piano territoriale

Il direttore della Fondazione Benetton Marco Tamaro ha svolto delle considerazioni sui progetti urbanistici di Barcon e Ikea del tutto condivisibili, lungo la linea espressa anche recentemente dalla CGIL e che da tempo noi andiamo sostenendo. I due progetti sono assimilabili per almeno due ragioni. In primo luogo, si fondano su un iter procedurale di natura derogatoria, perché non rispettano i piani urbanistici comunali e provinciali, rivolgendosi alla regia regionale per arrivare all’adattamento degli strumenti di pianificazione urbanistica alle esigenze dei soggetti privati proponenti. Non a caso è lo stesso procedimento utilizzato per Veneto City. In secondo luogo, basano la loro utilità economica per i proponenti sul meccanismo della rendita fondiaria, cioè la trasformazione di area agricola in area produttiva o commerciale, con immediata estrazione di profitto, e trasformazione perpetua del territorio.

Dal nostro punto di vista, le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), secondo le quali nuovi insediamenti commerciali debbano essere insediati in aree produttive dismesse o da dismettere, ci pare che abbiano la loro evidente validità nell’evitare l’ulteriore consumo dei suoli. Questo è il primo caso nel quale la Provincia è chiamata ad applicare quella previsione del piano, entrato in vigore meno di due anni fa. E, purtroppo, le tremano i polsi. In un caso del tutto simile, la Provincia di Torino, a fronte di una richiesta di Ikea di insediarsi nel territorio agricolo di un piccolo comune, ha risposto al colosso svedese che il proprio PTCP prevedeva il riutilizzo di aree dimesse, senza consumare altro territorio, e ha quindi bocciato la proposta. La reazione di Ikea è stata dura, minacciando delocalizzazioni in Spagna, ma la Provincia ha retto la pressione e ora probabilmente si troverà una soluzione che salvi territorio e lavoro. Noi riteniamo che quella torinese sia la via giusta da seguire.

La crisi non deve essere il pretesto per contrapporre e subordinare le ragioni del territorio e dell’ambiente, che sono alla fine le ragioni delle generazioni future, alle ragioni del lavoro, della ricaduta occupazionale immediata che viene invocata per scardinare la pianificazione pubblica e consentire il dispiegarsi della rendita fondiaria. Il progetto Ikea prevede la creazione di 189 posti di

lavoro nel nuovo negozio, e la conseguente perdita di 100 posti nelle attività concorrenti, per un saldo positivo di soli 89 posti. Niente a che vedere con le migliaia di posti fatti annunciare dalla stampa come specchietto per le allodole, illudendo tanti disoccupati.La contrapposizione ambiente-lavoro è dunque artificiale e artificiosa, il punto vero è la rendita fondiaria.

Il progetto di Barcon prevede addirittura la creazione di un nuovo casello sulla superstrada pedemontana, la cementificazione di 90 ettari di terreno agricolo e una nuova viabilità. Il tutto in difformità rispetto alla pianificazione territoriale di Comune, Provincia e Regione. Siamo di fronte alla pretesa di soggetti privati di sostituire gli enti pubblici e di farsi loro pianificatori del territorio. Con la differenza che l’ente pubblico è tenuto a perseguire finalità di tipo collettivo e di salvaguardare beni pubblici come il paesaggio, il territorio, l’assetto idrogeologico, la salute collettiva. Il privato pianifica invece esclusivamente in base alle proprie esigenza aziendali.

La Provincia dovrebbe chiedere il rispetto delle proprie previsioni urbanistiche e quindi dare il proprio parere negativo alle due operazioni. Nulla impedisce che gli stessi privati ripresentino i loro

progetti modificati, questa volta redatti tenendo conto e rispettando la pianificazione urbanistica vigente, come farebbe un qualsiasi cittadino che, ad esempio, volesse costruirsi una casa.

C’è infine un ultima considerazione da fare, ma non meno importante. Viviamo un tempo di crisi, causato anche dal surclassamento della speculazione finanziaria sulla produzione e il lavoro. Ci può essere un riorientamento importante dei capitali verso la rendita fondiaria, che dà sempre buoni frutti. Compito dell’ente pubblico non è incentivare nuovi utilizzi distorti e speculativi del denaro, ma creare le condizioni perché il profitto nasca dal lavoro e non dalle varianti urbanistiche. Anche così si crea buona crescita e occupazione.

 

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

LA CRISI NON LA PAGHI IL TERRITORIO

Dopo le uscite in ordine sparso e con posizioni discordanti dei rappresentanti delle diverse categorie sociali, apprendiamo con soddisfazione dell’avvenuta intesa su una linea comune adottata dai sindacati e dai rappresentanti delle categorie economiche sul caso IKEA.
Bisogna sfuggire alle sirene di coloro che vorrebbero far pagare la crisi non solo a studenti, lavoratori e pensionati, ma anche all’ambiente e al territorio.
Siamo di fronte, infatti, ad una serie continua di proposte contro l’ambiente e contro il territorio che chiedono il via libera attraverso il ricatto occupazionale, con il sottinteso che in tempi di crisi vanno sacrificate le ragioni dell’ambiente alle ragioni del lavoro.
Ma con il piccolo particolare che le stime occupazionali sono fatte apposta per allettare, non per documentare e informare sulle reali ricadute occupazionali dell’operazione. È così per l’operazione di Barcon, è così per l’operazione IKEA, dove i 1300 addetti più 200 di indotto sono uno specchietto per le allodole più che una seria previsione.
A nostro avviso, invece, proprio il momento di crisi che stiamo vivendo, che è anche la crisi di un certo tipo di sviluppo che ha sacrificato ogni cosa sull’altare di una crescita indiscriminata e più quantitativa che qualitativa, deve spingere a ricercare un modello di sviluppo più avanzato dove le ragioni dell’ambiente si conciliano con quelle dei diritti dei lavoratori, e si rafforzano a vicenda.
È la via d’uscita della riconversione ecologica dell’economia.
Sulla questione IKEA, ribadiamo che il Piano Provinciale non può che portare la Provincia ad un parere negativo sulla proposta. Perché il piano prevede che i centro commerciali vadano insediati in zone produttive da riconvertire, non su nuovo suolo agricolo da consumare.
Qualsiasi altro parere sarebbe illegale. Se Muraro vuole chiedere al Consiglio Provinciale di approvare una deroga al Piano Provinciale, dovrà spiegare per bene cosa ci sta a fare la pianificazione provinciale, se al primo banco di prova la si fa saltare. Oltre a dover spiegare la coerenza del suo partito, che anni fa tappezzava le strade di scritte e cartelli “basta capannoni”. Lo facevano solo per frenare le assunzioni e non far arrivare stranieri, o c’era anche un po’ di amore per il nostro vituperato territorio?

Luca De Marco
Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Ikea: è tutto oro quello che luccica ?

La notizia della richiesta di Ikea di aprire un proprio negozio a Casale sul Sile è stata accolta da un immediato consenso di molte parti sociali e di quasi tutte le istituzioni. Secondo noi un po’ troppo frettolosamente. Abbiamo visto con stupore il Presidente Zaia, apprendendo la notizia dal giornalista che gli chiedeva un parere in proposito, dapprima riservarsi il tempo di vedere le carte, e solo due giorni dopo esprimersi favorevolmente sulla base di un giudizio di serietà nei confronti degli svedesi (a parte la rapidità dell’istruttoria, una Regione si esprime su un progetto così importante e impattante in base alla latitudine d’origine della ditta richiedente o in base alle proprie leggi e alla propria pianificazione?). Abbiamo visto sindacati e industriali esprimersi favorevolmente sulla base di considerazioni su ritorni economici e occupazionali della nuova apertura di Ikea nel territorio che ad oggi si basano su comunicati stampa e dichiarazioni.

Chiediamo a tutti maggiore prudenza e estrema attenzione nel valutare un progetto che, praticamente, cambierebbe faccia ad un’area estesa del territorio provinciale per i prossimi decenni, anzi per sempre. E di farlo senza pregiudizi pro o contro.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

FAMILY GAY

Le posizioni di Gobbo, così come quelle di Giovanardi, sulla pubblicità dell’IKEA e sull’omosessualità in genere, sono terrificanti. Sono indignato ed offeso. Quelle di Gobbo, in particolare, sono dichiarazioni violente, che nella loro violenza covano un’omofobia patologica. La stessa omofobia, latente, che da un buon politico, andrebbe smorzata e non coltivata ed utilizzata a scopi retorico/promozionali. Un sindaco deve essere il rappresentante di tutti. Non solo degli omofobi. Io non sono omofobo. Le persone che amo non sono omofobe.
Quanto alla questione del “decoro”, secondo la quale per Gobbo due persone dello stesso sesso non si possono baciare in pubblico, allora mi chiedo che decoro possano avere certi manifesti leghisti che dal titolo sobrio di “RAZZA PIAVE”, oppure altri in cui veniva raffigurato un bel barcone carico di disperati con la scritta “ABBIAMO FERMATO L’INVASIONE”. E’ questo il suo decoro caro sindaco?
Io, per esempio, da quei manifesti che le appartengono, mi sento offeso , mi fanno vomitare. Trattengo la bile ogni volta che li vedo. Come la mettiamo? Non sono forse libero di non sentirmi offeso? Eppure devo sopportare quotidianamente i cartelli leghisti carichi di odio. Devo sopportare i politici leghisti e di destra che da anni costruiscono un clima di odio. Odio fine al consenso.
Questa cultura e questa retorica non mi appartiene. L’amore tra due persone, indipendentemente dal genere o dal sesso, quello si. Quello mi appartiene. E’ mio. E lo difenderò sempre e comunque contro tutti quelli come lei. Che mi costringono a vivere in un’atmosfera ed in una cultura che non mi appartiene, e che non voglio contamini le persone che amo. Voi giocate con l’odio, perché è facile. Siete liberi di odiare. Ed io sono libero di farvi notare che il vostro odio mi disgusta.
E’ davvero meschino fare una campagna elettorale continua basata sulla discriminazione e sulla paura dell’altro. Treviso e la sua provincia meritano davvero di meglio. E ci sarebbe davvero tanto di meglio da fare.

Davide Buldrini

SEL Treviso

2 commenti

Archiviato in Dignità