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Dove c’è un muro c’è chiusura di cuore

Al Presidente della Provincia Leonardo Muraro,

Alla sezione della Lega Nord di Mogliano Veneto,

All’ormai ex Sindaco Giovanni Azzolini,

Alla Presidente del quartiere Mazzocco Wally Zorzi.,

Lettera  Aperta

Dove c’è un muro c’è chiusura di cuore: servono ponti, non muri

Esattamente 25 anni fa in queste ore, il mondo festeggiava con la caduta di un muro la fine di un’epoca e del mondo per come fino ad allora lo si era conosciuto: il saluto alla contrapposizione politica di due modelli economici, sociali e istituzionali da una parte e dall’altra l’abbraccio alla nuova era della globalizzazione con tutte le contraddizioni che ai giorni nostri ben conosciamo. “La storia insegna, ma non ha scolari” scriveva profeticamente Antonio Gramsci nelle sue Lettere dal Carcere, così l’umanità nella falsa convinzione che abbattendo quel muro si stesse realizzando la piena libertà dell’individuo, si scordò di conciliarla con la giustizia sociale: il risultato odierno dunque non è la scomparsa del muro, ma la sua riedizione in forma invisibile e aggiornata. La discriminante è il primato dell’avere sull’essere, che ha generato la separazione tra chi ha e chi non ha.

L’unica condizione che accomuna le due parti in causa è l’impossibilità di scegliere se nascere da una parte o dall’altra di questo nuovo muro, è infatti il caso che prende al posto loro questa decisione. Diventa poi naturale che chi si trova nella condizione dell’essere ma del non avere, cerchi di emanciparsi dal suo stadio originale combattendo in prima linea per integrarlo.

Questi sono i moti migratori, che hanno interessato la storia dell’uomo fin dalla sua nascita secondo il principio della sopravvivenza. “Se alzi un muro pensa a cosa lasci fuori” diceva il duca d’Ombrosia Cosimo Piovasco di Rondò nel romanzo di Italo Calvino “Il Barone Rampante”. A noi che stiamo dall’altra parte del muro è infatti affidato il compito di accettare o meno questa sfida, partendo dal presupposto che proprio perché si tratta di un fenomeno naturale umano, non ci possono essere modi o strumenti in grado di controllarlo o di fermarlo. Risulta infatti paradossale e comodamente illogico godere dei benefici della globalizzazione del mercato, salvo poi rispolverare principi feudali quando allo stesso benessere vogliono partecipare anche quelli che quei benefici non li hanno mai conosciuti.

La vera chiave per vincere questa sfida è opposta e l’ha donata Papa Francesco quando dopo l’ennesima strage in mare a Lampedusa ha deciso di recarsi lui stesso sull’isola per denunciare che alla “globalizzazione dell’indifferenza” si deve rispondere con quella dei diritti e della solidarietà sociale.

Chi rimprovera a questi ragionamenti un carattere utopico ignora che lo stesso ammonimento dovrebbe allora affidarlo alla Carta dei Diritti dell’Uomo e alla nostra Costituzione, la quale nei suoi principi fondamentali recita:

– all’articolo 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;

– all’articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”;

– all’articolo 8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”;

– all’articolo 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

L’8,33% della popolazione moglianese è costituita da residenti stranieri di diverse culture religiose (Istat). Fino a ieri gli unici che potevano esercitare un diritto- che come abbiamo appurato è costituzionalmente garantito- erano quelli che professavano un culto cristiano cattolico. Fino a ieri poiché una parte di questi che professano invece il culto islamico, hanno deciso di riunirsi in associazione per dar vita al primo centro islamico della città. L’associazione si chiama “Amici della Pace” proprio per sottolineare il carattere di apertura e accoglienza delle persone che la animano, oltre che per sfatare luoghi comuni che in questo periodo vogliono associare indiscriminatamente la loro religione al terrorismo del’ISIS. Il centro ha preso vita presso uno stabile privato e si manterrà attraverso attività di autofinanziamento.

Apprendiamo da alcuni giornali però la notizia sembrano essere le dichiarazioni del Presidente del quartiere di Mazzocco Wally Zorzi e quelle del Presidente della Provincia e esponente della Lega Nord: la prima dichiara “Se avete soldi per farvi la sede , dovete riflettere e non chiedere più i buoni mensa scolastici, il buono trasporto, gli sconti per la casa perché anche i nostri italiani e i nostri giovani sono in crisi, non trovano lavoro ed emigrano”; ben oltre va invece Muraro “Penso che anche dal punto di vista dell’ordine pubblico, proprio in coincidenza con l’avanzare dell’ISIS e del terrorismo islamico, dare autorizzazioni per un centro culturale di questo tipo, non possano che generare perplessità e timore”.

A loro si aggiunge la mozione depositata dai Consiglieri comunali della lista Azzolini Sindaco, dove si paventano infrazioni regolamentari sulla destinazione d’uso urbanistica dello stabile e si chiede la sospensione dell’apertura del centro.

Si tratta di una pessima dimostrazione della commistione tra razzismo, xenofobia, ignoranza e populismo reazionario, che riportano a ben altre epoche. Non di certo quella che stiamo vivendo che, come descritto in premessa, ci obbliga a fare un salto di qualità nell’allargare il nostro concetto identitario primario, vedendo di fatto cadere i concetti nazionalistici del secolo scorso e aprendo le porte al cosmopolitismo.

Noi da rappresentanti delle Istituzioni eletti nello Stato italiano non abbiamo fatto altro che partecipare all’inaugurazione per dare piena concretizzazione ai Principi Costituzionali esposti estendendo diritti fondamentali a chi non li aveva. E di questo ne siamo orgogliosi. Diverse sono invece le posizioni dei tre personaggi in cerca d’autore sopracitati, che non ricordano che in quanto Istituzioni avrebbero il dovere di rappresentare tutti i cittadini. In realtà fanno l’esatto contrario, facendo politica sulle paure della gente e stimolando istinti reazionari repressi per un tornaconto elettorale in vista dei prossimi appuntamenti col voto. Ennesimo esempio della politica a puntuale scadenza yogurt senza prospettive a lungo termine. Costoro però non si rendono conto che in una crisi economica, sociale e culturale come quella che stiamo vivendo, questi input irresponsabili da parte di chi dovrebbe guidare i rispettivi territori non fanno altro che provocare lacerazioni di un tessuto sociale già estremamente falcidiato con l’ennesima guerra tra poveri. La stessa risposta per uscire dalla crisi era stata data in Europa intorno agli anni trenta con i risultati che bene conosciamo.

Sempre costoro poi si devono anche rendere conto (e lo sanno anche molto bene) che la crisi economica non è assolutamente causata dalle persone che frequenteranno il centro culturale, in quanto hanno contribuito nel passato e lo faranno anche nel futuro a pagare tasse regolari, a lavorare (quando vi è il lavoro) contribuendo anche al PIL veneto di cui speso la lega e i suoi seguaci, se ne fanno un grande vanto.

Nel 2014 i nostri bambini studiano in classi multietniche, dove il marocchino conosce a mena dito il dialetto veneziano e il veneto viceversa impara a spiccicare qualche parola in arabo. Entrambi non si considerano però né veneti né marocchini ma cittadini italiani nel mondo globale. Da loro ci arriva l’esempio più bello di come la xenofobia divide e di come  l’integrazione unisce.

La delinquenza non ha colore di pelle o provenienza geografica, la delinquenza è delinquenza. Lo stesso discorso vale per il terrorismo visto che ci si dimentica che non tanti anni fa anche in Italia scoppiavano bombe innescate da italiani per uccidere italiani. Aprire luoghi come il centro islamico a Mogliano diventa assurdamente un’occasione in più a livello di trasparenza: per esempio se l’Imam di San Donà non avesse potuto tenere quell’orazione in pubblico in cui pregava Allah di uccidere tutti gli ebrei, non lo si sarebbe potuto allontanare dalla sua comunità. In questo momento non abbiamo bisogno di nemici immaginari o di allarmi e paure inesistenti. Di questo i nostri amici se ne dovranno fare una ragione perché i cittadini- come molto spesso succede- sono molto più avanti della loro classe politica e

Muro-di-Israele-2

sono pronti per far passare Mogliano dall’essere un paesotto di provincia a un fiore all’occhiello della nuova area metropolitana di Venezia. Per farlo “non servono più muri ma ponti”.

Mogliano Veneto 10/11/14.

Giacomo Nilandi- Capogruppo comunale de La Sinistra per Mogliano.

Luigi Amendola- Capogruppo Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà.

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Treviso non è più cosa loro

di Luca De MarcodeleghizzataTreviso non è più cosa loro, ma è tornata ad essere un bene comune. La stagione del gentilinismo si chiude senza onori e senza alcuno stile, ma lascia come suggello l’ultimo indecente schizzo di rabbia insulsa. La campagna per il ballottaggio dei leghisti è stata l’ultima infamia perpetrata dalla banda padana che ha spadroneggiato per anni in città e ha disseminato a piene mani virus di inciviltà. Aizzare alla paura contro gli stranieri e gli zingari, in maniera becera e razzista, è stata l’ultima offesa all’intelligenza dei trevigiani. Che evidentemente si sono stancati di esser rappresentati come una folla festante dedita a portare in trono il tronfio sceriffo e a darsi di gomito ridacchiando alle sue sparate ultrarazziste. E, come già i milanesi al ballottaggio avevano respinto al mittente la campagna terroristica su “Zingaropoli”, così i trevigiani hanno rifiutato il delirante messaggio di chiamata alle armi contro il pericolo rosso e immigrato.
Giovanni Manildo è stato bravissimo a impersonare e rappresentare una alternativa politica e civile alla bruttura gentilinoide, e ora a lui e alla coalizione vincente spetterà un duro lavoro per ridare un ruolo alla città, ridare prestigio all’Amministrazione, ridare speranza alle cittadine e ai cittadini di fronte a una crisi ingiusta e micidiale. La coalizione politica e sociale che ha detto “basta” al solito andazzo ha però in se tutte le forze per reggere la sfida, forte del fatto che il percorso politico e programmatico è stato limpido e scevro da compromissioni, cedimenti e subalternità. Nessuna larga intesa è stata necessaria per vincere questa battaglia, così come si è vinto a Roma, Brescia, San Donà di Piave, e in tante altre realtà, sapendo costruire una alleanza per il cambiamento, di centrosinistra allargato alle forze civiche disposte al cambio di passo e alla costruzione di una alternativa di governo. Il messaggio giusto che arriva dai territori ai livelli nazionali è questo: alleanze per il cambiamento, schieramenti alternativi, coraggio nelle sfide. Tutto quello che è stato accantonato nei giochi di palazzo della capitale e che invece nei territori porta il cambiamento alla vittoria.

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Il Gruppo Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà, accanto a Said Chaibi

SEL lungo Vendola

 

Molto grave per noi, quello che sta accadendo nei confronti sia del nostro partito che del nostro candidato eletto in Consiglio Comunale  di Treviso, Said Chaibi.

 

Prima il chiaro attacco razzista e xenofobo, sia sulle pagine di Facebook di Gentilini Sindaco che su un volantino dove  venivano raffigurati  la Presidente della Camera dei Deputati on. Laura Boldrini accanto ad una foto di Said  e ora ieri,  addirittura inseguito dopo aver attaccato dei manifesti elettorali per Manildo Sindaco.
Non accettiamo questo comportamento nei confronti di nessuno, figuriamoci se poi avviene per un nostro candidato.

Ogni tipo di idea  se espressa in modo democratico  e civile,  deve essere rispettata.

In un momento storico ove la richiesta di maggiore integrazione è viva e presente, anche attraverso il riconoscimento della cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro paese da cittadini stranieri,  risulta  evidente la lontananza dalla realtà di chi invece continua in una  noiosa, antica e perdente battaglia, nella contrapposizione tra italiani e stranieri.

Si può essere favorevoli o contrari ad ogni tipo di proposta,  ma mai si deve arrivare ad un clima di intolleranza .

Chiediamo a tutte le Autorità preposte all’ordine pubblico di effettuare, quanto sia possibile per evitare questi atteggiamenti ostili nei confronti del nostro partito e sopratutto nei confronti di Said.
La politica è un confronto democratico, non una caccia alle streghe di false paure, create spesso ad hoc, per aumentare il clima di intolleranza e di odio. Ora basta.
A Said , va’ tutto il nostro affetto e la nostra piena solidarietà 

Luigi Amendola
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà 
Provincia di Treviso

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La Lega al governo ha fallito, ora serve la buona politica

l muro di legno all’ex Provincia, i messaggi allarmistici lanciati in occasione della manifestazione di ZTL di qualche giorno la, le roboanti e minacciose dichiarazioni de “il” sceriffo, sono parte di una furbesca strategia mistificatoria della Lega e di Gentilini. L’obiettivo evidente è quello di portare strumentalmente sul terreno dello scontro tra tutori della legalità e presunti pericolosi anarcoidi quello che in realtà si è manifestato come un problema politico e amministrativo che l’Amministrazione non ha saputo gestire, e che oggi mette davanti a tutti la scena di un totale fallimento. Lo scontro della Lega con ZTL serve solo a mascherare il fiasco della propria esperienza amministrativa. Il vero contrasto non è tra Gentilini e la Lega e un gruppo di giovani facinorosi, ma tra questa Amministrazione e l’intera città, alla quale si sta di fatto pregiudicando lo sviluppo futuro e anzi la si riporta indietro.
Quello degli spazi per i giovani e per la cultura da un lato, e quello dello svuotamento degli edifici del centro, sono infatti i frutti di una conclamata incapacità programmatoria e gestionale da parte di chi ha retto le sorti del capoluogo in questi ultimi lunghissimi anni.
La partita del risiko immobiliare è stata seguita con la consueta superficialità e inconsapevolezza della posta in gioco. Oggi la sequela di edifici dismessi nel centro della città, arricchita ora da quei muri di legno che sono il segno ulteriore di un degrado prodotto dalla classe politica al governo, è il marchio evidente di un fallimento totale nella gestione della città. La politica del tombino e della esasperata ricerca del consenso in una campagna elettorale continua, porta a trascurare i fondamentali della buona amministrazione, che sono fatti anche di fognature e di capacità di programmazione urbanistica.
La partita del risiko è un fallimento anche per la Lega al governo della Provincia. Le altisonanti finalità dell’operazione immobiliare del 2008 riguardavano infatti anche Villa Franchetti, da adibire a campus universitario, con la creazione di un auditorium da 2.500 (la cui realizzazione secondo De Poli doveva partire nel 2012). Quella che veniva annunciato era nientemeno che la costruzione di un’area metropolitana Treviso Venezia.

Alla fine, per ora solo chiacchiere per riempire i giornali e giustificare disinvolti interscambi immobiliari, che lasciano in triste eredità edifici abbandonati e recinti di legno. È giunto il momento che, davvero, Treviso e la provincia dicano basta allo sgoverno della Lega, e che si a
Luca De Marco
coord. prov. SELpra una fase nuova all’insegna della buona politica.

Luca De Marco
coord. prov. SEL

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Muraro scendiletto dei berlusconiani, hanno prevalso le logiche spartitorie

Sulla nomina della presidenza dell’ISRAA si è condotta una lotta di potere invereconda all'interno del centrodestra, che mette in secondo piano le esigenze dell’utenza e della cittadinanza rispetto alle logiche spartitorie tanto care al PDL e alla Lega. Non vorremmo che gli utenti dell'ISRAA si trovino ad essere la merce di scambio per la rinnovata alleanza tra la Lega e Berlusconi.
Avevamo chiesto al presidente della Provincia, al quale per statuto spetta la nomina del presidente, che non si prestasse a farsi portavoce delle pretese di questo o quell'altro politico, né il vidimatore delle scelte del partito di Berlusconi, ma che mettesse al centro la qualità del servizio che l'Istituto può erogare alla cittadinanza trevigiana. Abbiamo invece verificato che il Presidente della Provincia ha preferito il ruolo di scendiletto del berlusconismo.
Per questo avevamo avanzato per tempo la nostra richiesta, che si riunissero congiuntamente le commissioni per le politiche sociali del consiglio comunale di Treviso e del consiglio provinciale, e si cominciasse dal cosa fare, quale politica e quali progetti l'Israa potesse intraprendere per l'interesse dei cittadini e non degli esponenti del partito di Berlusconi prima che dai nomi prediletti da questa o quella corrente arcoriana. Richiesta che era stata accolta dall'assessore di competenza, ma alla quale non si è dato corso preferendo evidentemente le riunioni segrete di partito sulla spartizione delle poltrone alle riunioni pubbliche sui servizi alla popolazione anziana trevigiana.
A questo punto, ricordiamo perlomeno al Presidente Muraro quanto prevede il codice etico approvato su nostra iniziativa dal Consiglio Provinciale lo scorso 28 giugno, la cosiddetta “Carta di Pisa” promossa da Avviso Pubblico, associazione di enti pubblici per la legalità:
NOMINE IN ENTI, CONSORZI, COMUNITÀ E SOCIETÀ PUBBLICHE O A
PARTECIPAZIONE PUBBLICA
18. L'amministratore deve condizionare qualsiasi nomina, effettuata singolarmente o collegialmente, presso Enti, Consorzi, Comunità e società pubbliche o a partecipazione pubblica, alla preliminare adesione dei soggetti da nominare al presente Codice. L'amministratore deve altresì vigilare sulla successiva adesione a tali disposizioni da parte dei soggetti nominati e, in caso di mancato rispetto, porre in essere tutte le iniziative necessarie al fine di assicurarne l'ottemperanza ovvero sanzionarne l'inadempimento, conformemente a quanto previsto dall'art. 21 del presente Codice. L'amministratore deve altresì procedere a tali nomine, qualora queste richiedano competenze di natura tecnica, a seguito di un bando di valutazione comparativa dei candidati, mediante provvedimento motivato in base al parere ovvero alla designazione di un comitato di garanzia.
Ci aspettiamo perciò, almeno, che la Provincia si attivi per ottenere dal presidente designato dell'Isrra l'adesione e l'impegno al rispetto del codice etico “Carta di Pisa”.

Luigi Amendola
C
apogruppo Sinistra Ecologia Libertà Provincia di Treviso

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Dopo lo stop del Consiglio Comunale, si metta una pietra sopra al progetto di Barcon


Salutiamo con soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Vedelago che ha negato il via libera alla cementificazione di ettari di terreno agricolo a Barcon.
Questa bocciatura è il secondo stop che il progetto di Barcon riceve da una assemblea elettiva, dopo che il Consiglio Provinciale bocciò la proposta del capogruppo leghista Giorgio Granello di introdurre la possibilità di derogare al piano provinciale, che non consente operazioni del genere, per poter contrattare il via libera all’ntervento a Barcon e all’insediamento di Ikea a Casale.
Auspichiamo che adesso cali il sipario su questa proposta e vi si metta una pietra sopra, e che anziché progetti che intendono strumentalizzare la crisi occupazionale in atto per consentire speculazioni fondiarie e devastazioni ambientali ci si possa applicare invece a progetti di sviluppo sostenibile e duraturo.

Luca De Marco
Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Il clan Sernagiotto all’attacco della Casa di Riposo di Treviso

Le attenzioni dell’assessore regionale Sernagiotto sul caso dell’Israa, la casa di riposo di Treviso, dietro questioni giuridiche che paiono piuttosto pretestuose, sembrano evidentemente finalizzate a piazzare in quello che è comunque un posto di potere, la presidenza di un grande istituto come l’Israa, un suo fedelissimo.

Secondo quella logica da casta, o meglio da clan, che Sernagiotto da anni dimostra di seguire con costanza (vedasi da ultimo il caso Amidevi in Provincia e le minacce lanciate da Sernagiotto a difesa dei “suoi”). Dietro le accuse all’attuale gestione dell’Isituto non si vedono infatti proposte innovative o di miglioramento del servizio, ma solo la smania di liberare un posto per piazzarvi Luigi Caldato, consigliere comunale di Treviso di fede sernagiottiana, o altro sodale dell’assessore regionale. Evidentemente, l’interesse alla qualità e al potenziamento dei servizi alla popolazione anziana trevigiana per qualcuno viene molto dopo le pretese spartitorie e l’ansia di poltrone.

Noi riteniamo che la successione all’attuale dirigenza dell’Istituto debba avvenire in base a considerazioni sul servizio che l’Israa dovrà erogare ai suoi ospiti e sulla funzione che l’Istituto potrà svolgere nel contesto di servizi territoriali per la popolazione anziana della città. La gestione della nomina del prossimo presidente deve perciò essere sottratta alle dinamiche tribali e fameliche che vediamo all’opera e avvenire nella massima trasparenza.

Se non verrà modificato lo statuto, a gennaio 2013 la nomina del Presidente dell’Israa continuerà ad essere prerogativa del Presidente della Provincia. Non vogliamo neanche immaginare che il Presidente Muraro intenda farsi strumento della cupidigia di poltrone del clan Sernagiotto, e in questa ottica chiederemo che da subito si avvii in consiglio provinciale una riflessione approfondita sul futuro dell’Istituto e sugli spazi di miglioramento dei servizi che eroga.

Luigi Amendola – Capogruppo SEl Provincia di Treviso

Luca De Marco – Coordinatore Provinciale SEL Treviso

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Il progetto Barcon già bocciato dal consiglio provinciale, Muraro non insista

Nei giorni scorsi il Presidente della Provincia Muraro ha espresso la propria preoccupazione per uno spostamento in Austria del progetto di megamacello a Barcon di Vedelago, lasciando intendere che si tratti di una occasione da non lasciarsi sfuggire. E il segretario provinciale della Lega Giorgio Granello ha invece affermato la propria contrarietà al progetto, se non passa al vaglio di un referendum o di una consultazione popolare.

Abbiamo da tempo espresso la nostra posizione di contrarietà rispetto all’ipotesi di cementificazione dell’area di Barcon a Vedelago, e continuiamo a ritenere valida l’indicazione del piano territoriale di coordinamento provinciale che prevede che i centri commerciali vadano insediati in aree dismesse e non consumare terreno agricolo. Qui l’operazione prevede anche una grande escavazione, per vendere la ghiaia, e la trasformazione permanente di uno spazio aperto e destinato all’agricoltura, in prossimità di ville dal valore storico e artistico di livello mondiale, in un paesaggio industriale. Il tutto corredato dalle consuete promesse occupazionali, utilizzate come cavallo di Troia per ottenere deroghe su deroghe a tutta la legislazione e la pianificazione sul governo del territorio.

Al Presidente Muraro ricordiamo che lo scorso 19 marzo il Consiglio Provinciale ha già bocciato la richiesta, presentata dall’allora capogruppo della Lega Granello che oggi pare avere cambiato parere, di derogare alle previsioni del piano territoriale provinciale di coordinamento. Pochi hanno notato come questa sia stata la prima sconfitta in Consiglio Provinciale della maggioranza PDL-Lega che da molti anni regge la Provincia: segno che l’operazione suscita un dissenso nella popolazione che neanche la disciplina di partito riesce a comprimere.

Per questo chiediamo che ci si metta una pietra sopra a questo progetto e ci si concentri sui nodi veri dello sviluppo economico e ambientale sui quali puntare per il futuro della comunità provinciale trevigiana.

Luca De Marco Coordinatore Provinciale

Luigi Amendola Capogruppo Provinciale

Sinistra Ecologia Libertà Treviso

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Lega: basta indulgenza e basta CoNord

Bossi era la casta, oggi la si smetta con l’indulgenza verso la Lega, e basta dare soldi alla CoNord

 

Di quello che sta emergendo in casa leghista non siamo certo stupiti, nel nostro piccolo, è da un po’ di tempo che stiamo cercando di attirare l’attenzione sulla disinvoltura con la quale i leghisti maneggiano il denaro pubblico.

Il dato che non viene abbastanza sottolineato in queste ore è la estrema sottovalutazione e accondiscendenza con la quale siano stati trattati gli esponenti della Lega e Bossi in particolare.

Umberto Bossi è stato indubbiamente il maggior rappresentante di quella che si usa chiamare “casta”. Ne ha incarnato tutti i peggiori difetti, dal ritenersi al di sopra delle leggi, alla irrisione nei confronti dei giudici e degli onesti, al nepotismo a favore dei familiari, all’accumulo di ricchezza.

Non c’è niente, in tutta la storia umana e politica di Bossi, che faccia riferimento a doti quali l’onestà, la trasparenza, la rettitudine. La Lega ha sempre cercato di fare affari, spesso fallimentari come la banca o il villaggio vacanze in Croazia, ha incassato tangenti da Enimont, ed è stato perciò condannato il Bossi a 8 mesi, ha sostenuto fino all’ultimo l’ex governatore della Banca d’Italia Fazio perché il famigerato suo sodale Fiorani gli salvasse la loro banca, ha votato tutte le leggi ad personam a favore di Berlusconi, si è alleata nelle politiche del 2006 con il movimento di Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, che chiedeva la realizzazione del ponte sullo stretto e agevolazioni fiscali per il Sud. La Lega ha fatto produrre con i soldi pubblici della Rai film ideologici sulle proprie fantasie medievali, da Barbarossa a Marco d’Aviano. La Lega dove prende il potere instaura un regime dove tutto controlla e tutto comanda. Il vero punto di domanda è allora perché finora sia stato possibile un andazzo del genere.

Perlomeno oggi, che le cose stanno emergendo, si smetta di chiudere gli occhi, e di nascondere le notizie scomode riguardanti la Lega.

Dalle nostre parti, alcune procure troppo pigre e giornali troppo timorosi hanno consolidato un clima plumbeo e da regime che ha consentito il consolidarsi del sistema di potere leghista. Da oggi questa subalternità deve finire.

Per prima cosa chiederemo che la Provincia la smetta di far affluire ogni anno 25.000 euro dalle proprie casse alla sede provinciale della Lega Nord, dove avrebbe sede la Confederazione degli enti locali del Nord, carrozzone leghista utile a drenare soldi pubblici con la scusa di rappresentare gli enti locali.

L’avevamo sempre chiesto inutilmente con nostri emendamenti in occasione degli scorsi bilanci, e oggi ci parrebbe fuori dal mondo che in occasione del prossimo bilancio preventivo si voglia ancora

persistere in questo obbrobrio.

Luca De Marco

coordinatore provinciale

Luigi Amendola

consigliere provinciale

Sinistra Ecologia Libertà

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Il Consiglio Provinciale affossa il PTCP per dare il via libera a Ikea e Barcon

Ieri il Consiglio Provinciale di Treviso ha fatto il primo passo per acconsentire alle proposte di cementificazione del territorio di Ikea a Casale e di Colomberotto e RotoCart a Barcon di Vedelago
Per consentire a questi progetti, i gruppi di Lega e PDL hanno proposto delle linee guida per derogare al Piano urbanistico provinciale. Il PTCP prevede infatti che nuovi centri commerciali possano essere insediati solo in aree dismesse, e sulle aree interessate dai due progetti non prevede nuova cementificazione.
Quindi il via libera deve passare attraverso una deroga al piano, e per salvare la faccia la maggioranza si è inventata dei criteri per la deroga; un assurdo in termini giuridici, perché se la deroga viene normata non è più deroga ma diventa nuova normativa. Quindi, in pratica, la maggioranza intende cambiare il PTCP entrato in vigore solo un anno fa, e fissa dei criteri che chiunque ora potrà invocare per pretendere l’assenso su proposte che ad oggi sarebbero invece contrarie al PTCP e bisognose di una apposita variazione/deroga del piano.
Per questo il nostro gruppo, e quello di IDV, fin da subito non hanno voluto accettare il terreno di discussione imposto dalla maggioranza, quello dei criteri per la deroga, e sul quale il Partito Democratico ha invece creduto di poter fare una mediazione. Presentando emendamenti che potevano prefigurare un atteggiamento diversificato della Provincia rispetto ai due progetti in questione.
Oggi è stato fatto il patatrac, e dispiace constatare che bastava che i due consiglieri e sindaci Battaglion del PD e Bonesso del PDL, anziché astenersi avessero votato contro la pessima proposta di stravolgimento del PTCP, perchè questa fosse bocciata. E la Provincia rendesse così un grande servigio alle ragioni del territorio.

Luca De Marco
coordinatore provinciale SEL

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