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Toni Fontana

di Luca De Marco

Toni Fontana, morto a 55 anni martedì scorso, era un giornalista de L’Unità, ed era un grande giornalista. Dopo un viaggio nel mondo dell’immigrazione trevigiana, così scriveva nel suo Libro “Apartheid”: “Il cronista non deve anteporre le proprie convinzioni o, peggio, ideologia (se ne ha) al racconto dei fatti. Non sono mai stato in un luogo per dimostrare quanto già sapevo, il giornalista è un testimone degli avvenimenti, il suo compito è narrarli cercando di essere quanto più onesto possibile. Ciò non impedisce di prendere parte a una battaglia democratica, contro il razzismo, contro una sottocultura che sta generando in alcune zone del Veneto un apartheid moderno, tecnologico, fondato su un’integrazione che nasconde la costruzione di una società piramidale nella quale i “bianchi” godono di tutti i diritti, mentre gli altri ne sono esclusi e questi altri sono operai delle fabbriche assunti a tempo indeterminato, ai quali vengono pagati i contributi Inps, badanti, artigiani, manovali dei cantieri che, tutti assieme, producono il 5 per cento del Pil, della ricchezza del Veneto. Ma, secondo Gentilini, costoro devono lavorare e poi rintanarsi a casa; i luoghi della socialità, piazze, cinema, porticati, giardini attrezzati per i giochi dei bambini, le sedie dei bar e le feste di paese sono riservati alla “prima società”.”


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Cinque risposte da Nichi Vendola

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1. Manovra economica
In Italia abbiamo toccato quota 120 miliardi di euro di evasione fiscale e 60 miliardi di corruzione. E il Governo si accanisce sul mondo degli invalidi e su chi si stava affacciando alla finestra per andare in pensione.

2. Lavoro pubblico
Il Governo si accanisce sui lavoratori statali che prendono 1.200 euro al mese. Si accanisce sul welfare. Mette le dita negli occhi dei più poveri.

3. Recessione
Questa manovra è terribilmente iniqua e recessiva perché non chiama in causa i grandi patrimoni, le grandi rendite.

4. Crisi
Questa crisi che il Governo Berlusconi nasconde da due anni, ma che l’Istat ha ben fotografato, quando terminerà avrà lasciato sull’asfalto una vittima; un’intera generazione che rischia di non trovare più una collocazione nel mondo produttivo.

5. Deporre le armi
Le dispute introspettive all’interno delle tante sinistre non hanno più senso. Bisogna deporre le armi di una contesa intestina e nevrotica per armarsi d’intelligenza e capire il perché della sconfitta civile, culturale e sociale della sinistra per mettere in piedi il cantiere dell’alternativa a un berlusconismo che declina ma che può fare ancora molti danni al Paese.

Camilla Furiatutti

pubblicato su l’Unità

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