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Come prima più di prima. Una manovra senza equità.

“Sacrifici ma nel segno dell’equità, per combattere la crisi”:

così Monti pochi giorni fa in Parlamento. La sua manovra ci consegna oggi una promessa mantenuta solo nella prima metà: i sacrifici ci sono tutti, mentre dell’equità sociale non rimane traccia.

Per questo la nostra contrarietà nel merito dei singoli provvedimenti è profonda. Nell’azione del governo cambia lo stile, ma il segno politico resta la continuità con le manovre precedenti.

Quella sulla prima casa è una stangata, aggravata dalla rivalutazione delle rendite catastali, mentre manca una tassazione anche minima sui veri patrimoni.

Sulle pensioni spariscono subito gli adeguamenti alla crescita del costo della vita, l’età pensionabile è allungata indiscriminatamente per tutti e non si distingue tra diversi tipi di lavoro; manca qualsiasi misura di garanzia di pensione futura per i giovani, già in gran parte precari e disoccupati. Ad essere più colpite sono le donne, schiacciate tra i continui tagli alla spesa sociale e l’aumento del peso familiare dentro la crisi.

Si aumenta l’Iva di due punti, agendo indiscriminatamente sui consumi

e penalizzando, senza distinzioni tutti gli italiani.

Se si passa dai tagli alla crescita, cioè al capitolo da cui dipende la vera ripresa economica del nostro Paese, ci si trova davanti il nulla: nulla sul Mezzogiorno, nulla sul dissesto idrogeologico, nulla sulle energie rinnovabili, nulla per gli investimenti in innovazione e sviluppo.

C’è una strada alternativa a quella del governo Monti che oggi ci consegna una recessione senza crescita, senza politiche industriali, senza lavoro:

una patrimoniale adeguata e la messa in atto, da subito, di una serie di azioni per reperire risorse a partire dai grandi patrimoni e dalle rendite.

ecco cosa proponiamo noi https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc4/277033_130717226961173_784432_n.jpg

www.sinistraecologialiberta.eu

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QUALCHE DOMANDA A LOR SIGNORI

Vorrei fare da semplice uomo della strada alcune domande in ordine sparso ai giornalisti della carta stampata e televisivi, alla classe politica seduta in Parlamento, alla vecchia maggioranza e alla vecchia opposizione; domande sullo spread, sui cambi valutari e sul rapporto debito-PIL , sui capitali in Svizzera, sul debito lasciatoci da Berlusconi, sulle vendite allo scoperto, sulle mancate elezioni.

1. SPREAD!

Perché la stampa ha parlato per mesi in modo martellante, ossessionante, quotidianamente, a tutte le ore, di spread e punti base, invece di usare termini e riferimenti chiari come differenziale e punti percentuale? Forse perché dire “toccati i 400-450-500 punti base di spread Bund-BTP” spaventa di più e meglio che dire l’equivalente “toccato il 6-7 % di interesse sui titoli di Stato, coi titoli tedeschi scesi al 2% “?

Perché, poi, informare l’opinione pubblica riferendosi al dato relativo e non a quello assoluto, visto che per ipotesi lo spread potrebbe ridursi a 100 punti base (oggi fantascienza, lo so) per un rialzo degli interessi tedeschi, lasciando inalterati i nostri interessi e con ciò i nostri guai? Forse sempre per lo stesso motivo?

2. CAMBIO e DEBITO-PIL.

Perché nel dare notizia dell’andamento dei cambi valutari i giornalisti, penso specialmente a quelli televisivi, ci riferiscono quotidianamente sul rapporto euro-dollaro, che sostanzialmente sta sempre su 1,3-1,4 , senza dirci con altrettanta continuità che le due valute nell’ultimo anno si sono svalutate attorno al 40% contro le altre monete forti? C’è il rischio che si possano fare troppe riflessioni sull’andamento della crisi generale?

E poi, cosa potremmo finire col pensare, se fossimo adeguatamente supportati da buone e costanti informazioni sulla crisi dei mutui americani, sul debito pubblico USA (e sul fallimento del super-committee per i tagli negli USA tra democratici e repubblicani), sull’esposizione estera dei debiti sovrani e specialmente sul rapporto debito-PIL che in Giappone è oltre il 220 % e non è in crisi, in Grecia è al 165 % e in Italia al 121% e sappiamo com’è andata, in Spagna è al 67 % ed è in crisi ma l’Olanda col 65% non lo è?

E se ci ricordassero ogni tanto che l’attacco alla Grecia è iniziato contestualmente alla pubblica denuncia fatta dal socialista Papandreu, nel dicembre del 2009 (a tre mesi dalla vittoria elettorale) , che i conti pubblici greci erano stati truccati dal governo precedente di Nuova Democrazia? E se ci ricordassero ogni tanto che la banca USA Goldman Sachs aveva aiutato quel governo a nascondere l’entità del debito, mentre all’epoca era governatore della Banca centrale greca quel Papademos che ora è il Primo Ministro “tecnico” , mentre l’attuale governatore era un manager di Goldman Sachs?

3. CAPITALI in SVIZZERA.

Quest’estate la Germania e la Svizzera hanno firmato un accordo, necessario alla Svizzera per uscire dalla “lista nera” dei paradisi fiscali (e non sufficiente: deve firmarne altri), grazie al quale i redditi finanziari prodotti da capitali tedeschi depositati presso banche svizzere subiranno una tassazione del 26,375 % (a favore della Germania, ovviamente) come imposta anonima liberatoria, più un prelievo una tantum tra il 19 e il 34 % in base agli anni di giacenza nei conti svizzeri e all’ammontare delle cifre ivi depositate.

Perché il governo Berlusconi-Bossi non ha fatto un accordo simile? C’è chi stima ancora in decine di miliardi di euro ( per il Sole 24ore.com sarebbero tra 130 e 230 miliardi) i capitali italiani esportati nelle banche svizzere: quante manovre sarebbero?

Se pensiamo che l’opposizione socialdemocratica tedesca si è pure permessa il lusso di criticare l’accordo perché garantisce il segreto bancario, possiamo valutare la distanza siderale tra la classe dirigente italiana e quella tedesca.

Perché la stampa non ci ricorda tutto questo un giorno sì e l’altro anche? Perché non ci ha detto ogni giorno, tra uno spread e l’altro e con lo stesso ritmo, “neanche oggi è stato firmato ecc.”?

E il nuovo governo lo farà ? Intanto ci dobbiamo accontentare dell’1,5 % annunciato da Monti sui capitali scudati a suo tempo da Berlusconi col 5 % (è la nuova equità?).

4. DEBITO PUBBLICO

Visto che il governo Berlusconi-Bossi aveva trovato nel 2008 un debito pubblico di circa 1600 miliardi e tre anni dopo ce ne lascia 1900 miliardi, visto che nel frattempo, pur negando ufficialmente la crisi, diverse manovre di risparmio le aveva purtroppo malamente fatte (scuola, pubblico impiego, enti locali, ecc.), visto che nonostante i tagli ha messo su 300 miliardi di debito aggiuntivo in tre anni, si può sapere dove ha buttato i nostri soldi ?!

Andando un po’ indietro, sarebbe interessante sapere anche perché tra il 2001 e il 2007 l’Italia ha avuto una crescita del PIL del 6,7% , mentre nell’area euro è stata in media del 12%. Chiedo troppo a lor signori?

5. PENSIONI

Attualmente si parla giustamente molto di quando si andrà in pensione: preoccupazioni legittime e comprensibilissime; ma perché non parliamo un po’ anche di quanto prenderanno i lavoratori colpiti dalla riforma Dini del 1995 e dal passaggio al contributivo?

Perché i lavoratori dipendenti colpiti da quella riforma andranno in pensione con circa la metà del loro ultimo stipendio, cioè dovranno diventare poveri da un giorno all’altro?

E perché quella riforma fu fatta dicendo che “il sistema pensionistico non ce la fa più” (ricordate la cantilena continua?) quando il settore dipendenti era ed è in attivo?

Ci dicevano anche che bisognava adeguarci all’Europa – la solita scusa – e in questi giorni lo sciopero dei dipendenti pubblici inglesi ci ha fatto scoprire che lì sono ancora al retributivo!

6. VENDITE allo SCOPERTO.

Un’ultima domanda, piccola piccola : perché non vietare per legge le vendite allo scoperto con sanzioni penali e accordi internazionali in tal senso ? Perché se io vendo un oggetto che non possiedo faccio una truffa e per la finanza non è così?

7. ELEZIONI.

Avrei ancora tante domande, ma mi chiedo solo perché noi Italiani non abbiamo potuto andare alle elezioni come in Spagna, giudicando chi ci aveva governato fin qui ed eventualmente confermando o cambiando il governo.

Perché noi non possiamo essere una democrazia normale, che anche nei momenti di crisi sceglie democraticamente le strade per uscire dalla crisi?

I socialisti in Spagna ci sono riusciti, pur andando a perdere le elezioni, Papandreu ha tentato in Grecia di dare subito la parola al popolo col referendum sulle misure anticrisi ma non glielo hanno permesso (dovrebbero esserci le elezioni in febbraio), da noi l’ex opposizione parlamentare non ci ha neppure pensato. Perché?

6 dicembre 2011

Stefano Fumarola

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Obiettivo equità: mancato

Sinistra Ecologia Libertà non ha dato alcuna valutazione pregiudizialmente contraria al nuovo governo Monti, ma ha atteso di poter verificare alla prova dei fatti la discontinuità con le politiche neoliberiste e di rigore a senso unico che ci hanno portato fino a questa situazione.

Oggi non possiamo che esprimere ulteriore delusione di fronte ad una manovra che non segna un cambio di passo, ma insiste sulla spremitura dei soliti noti e non contiene quelle misure che avevamo chiesto e continuiamo a chiedere.

A cominciare da una lotta senza tregua all’evasione, da una PATRIMONIALE che prenda i soldi dove ci sono, e dai tagli alla spesa militare.

Il miglioramento dei conti pubblici realizzato attraverso il drastico peggioramento dei conti privati di lavoratori e pensionati, deprimendo la domanda interna, rischia di innescare una spirale perversa di manovra che genera manovra, alla fine della quale c’è solo la condizione della Grecia.

Non possiamo poi dimenticare l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, per i quali l’Italia ha deciso di spendere 15 miliardi di euro. Se è vero che l’Italia ha il secondo esercito in Europa, e l’ottava spesa militare al mondo, come si spiega che nella manovra di Monti siano previsti ulteriori miliardi di taglio a regioni, province e comuni, dunque a TUTTI I SERVIZI PUBBLICI che questi enti garantiscono ai cittadini, e non si tolga un solo euro all’apparato militare? E che dire delle missioni all’estero?

L’equità tanto enfatizzata da Monti, avevamo auspicato fosse giustizia sociale, riequilibrio dell’ingiustizia sociale, che in Italia è ai massimi livelli del mondo occidentale.

Non che fosse un colpetto al cerchio e una mazzata alla botte.

Luca De Marco

coordinatore provinciale SEL

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La Lega boicotta la manifestazione dei comuni contro la manovra. La conferma che si tratta di un movimento autoritario e centralista

La Lega è un partito nazionalista, autoritario e centralista. Quello che spaccia come “federalismo” ha ben poco a che vedere con la cultura delle autonomie, e molto a che vedere con l’etnocentrismo padano e con la voglia di piccole patrie chiuse e incontaminate. Quello che la Lega sogna è la secessione: costruire uno stato confederale chiamato Padania, composto dagli stati federati del Veneto, della Lombardia etc. La Lega Nord è nata su base regionale, dal fondersi di Lega Veneto, Lega Lombarda, Lega Piemonte, che secondo la Lega sono “nazioni” abitate da popoli diversi (Giampaolo Gobbo non è il segretario regionale veneto della Lega, ma è il segretario nathional veneto)

Al loro interno questi stati sarebbero del tutto autoritari e con ben poche articolazioni democratiche.

Questa cultura politica fondamentale, oltreché l’opportunismo e l’aderenza piena a tutte le scelte governative, spiega perché la Lega non abbia mai, in nessun caso, sposato alcuna rivendicazione degli enti locali organizzati. La Lega boicottò il movimento dei sindaci del Nordest del 1996, più di recente boicottò il movimento dei sindaci per il 20% dell’Irpef, ora si smarca dalla protesta di domani degli enti locali contro la stretta finale che la manovra del Governo vuole imporre alle loro finanze. Lunedì sera il direttivo federale della Lega, si dice convocato da Renzo “Trota” Bossi, ha deliberato: “Il direttivo federale ha deliberato che i sindaci iscritti non devono partecipare alle manifestazioni di protesta contro la manovra economica”.

La Lega difende gli enti locali nella misura in cui vi occupa posti di potere, in maniera del tutto strumentale, ma non concepisce una Repubblica Italiana costruita sulle autonomie locali, e quando può pratica l’espropriazione delle potestà degli enti locali per favorire il livello centrale, statale o regionale che sia. Addirittura, simpatizza evidentemente per la successione dinastica al potere.

Per questo nei comuni dove governa abolisce i comitati di quartiere, e ora, con l’ultima “porcata” di Calderoli sulle province, le trasforma da enti locali autonomi in enti regionali. Il progetto di legge costituzionale approvato dal Governo, infatti, secondo quanto riportato dal Presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, conterrebbe una previsione non divulgata finora dal Governo, per la quale le nuove province dovrebbero assorbire le funzioni di una serie di enti di secondo livello, dunque rafforzare le proprie competenze, e al tempo stesso ridurre il proprio tasso di democraticità. Vi sarebbe infatti una unica carica elettiva, il presidente, senza una assemblea elettiva di riferimento, tuttalpiù un’assemblea di secondo grado emanazione delle giunte comunali. Un pastrocchio che serve solo a salvaguardare le aspettative dei presidenti di Provincia leghisti, riuniti lunedì in quel di Monza, e  a rafforzare i centralismi regionali che tanto stanno a cuore alla cultura secessionista leghista.

La scelta imposta da Bossi agli enti locali leghisti di non aderire alla manifestazione nazionale di orgoglio egli enti locali rappresenta l’ennesima conferma della distanza siderale che separa la Lega da una vera prospettiva di autonomia dei territori.  Vedremo se qualche sindaco leghista avrà il coraggio di preferire gli interessi dei suoi concittadini a quello del suo partito.

Luca De Marco

Coord. Prov. Sinistra Ecologia Libertà

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Sinistra Ecologia Libertà di Treviso sostiene le ragioni dello sciopero generale del 6 settembre, contro una manovra scellerata, classista e contro i lavoratori e la Costituzione

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Il Coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà esprime il proprio sostegno alla mobilitazione promossa dalla CGIL contro la manovra del Governo, condividendo le ragioni poste alla base della convocazione dello sciopero generale del prossimo 6 settembre.
Auspichiamo una vasta partecipazione e adesione alla mobilitazione contro la manovra scellerata del Governo. In questo senso ci pare significativa e positiva la partecipazione della FIM CISL, che evidentemente intende rappresentare e veicolare il malcontento e la rabbia che tra i lavoratori sta suscitando la politica economica del Governo.
Una manovra, quella del governo Bossi Berlusconi Scilipoti, per molti versi confusa e raffazzonata, per altri versi chiarissima e limpida negli obiettivi che intende colpire.
La manovra del governo rischia di precipitare il paese in una spirale senza via d’uscita. L’affannoso rincorrersi di manovre su manovre e la confusione arruffata con la quale si cambiano di ora in ora i provvedimenti, sempre al di fuori di qualsiasi serio confronto democratico, in riunioni ristrette nella villa del padrone, dimostrano l’oggettiva incapacità e inadeguatezza di questa classe di governo berlusconian leghista, della quale uno dei protagonisti in negativo di questa fase è proprio un ministro trevigiano.
Da parte nostra riteniamo che si debba aprire una fase politica nuova che restituisca speranza al paese e vada chiusa al più presto la triste fase di governo delle destre.
Per questo è necessario che si denunci la natura ideologica di questa manovra, scioccamente punitiva nei confronti di dipendenti pubblici e cooperative, tutta sbilanciata a favore dei ricchi e super ricchi e contro i lavoratori, i pensionati, le famiglie, gli studenti.
La manovra si accanisce contro i ceti popolari. Si impone alle Regioni di applicare nuovi ticket. Si era già aumentato il costo dei carburanti elevando le accise. Si tagliano risorse fondamentali agli enti pubblici che dovranno aumentare la tassazione locale e ridurre i servizi a studenti, anziani, famiglie, ammalati e disabili. Si è tolto il contributo di solidarietà, che avrebbe chiesto un piccolissimo sacrificio ai redditi più alti. Non si prevede alcuna tassazione dei grandi patrimoni e delle grandi ricchezze. La delega fiscale minaccia di tagliare una serie di detrazioni fiscali, e aleggia l’aumento dell’IVA che colpisce indistintamente tutti i consumatori.
Con la scusa della manovra, approfittando del clima emergenziale e dei tempi affannosi di approvazione, si intende inoltre far passare qualcosa di assolutamente impresentabile e inaccettabile: si vogliono stravolgere le norme sul diritto del lavoro, consentendo attraverso la contrattazione aziendale di derogare allo statuto dei lavoratori e ai contratti nazionali:in pratica libertà di licenziamento e mani libere alle aziende sulla regolamentazione delle modalità e dei tempi di lavoro dei dipendenti. Si colpiscono le festività nazionali fondamentali, la Festa del Lavoro, la Festa della Liberazione, la Festa della Repubblica, che come in tutto il resto del mondo rappresentano elementi essenziali della propria identità, per ostilità preconcetta verso il mondo del lavoro e verso la costituzione nata dalla lotta di liberazione e che sancisce l’unità della Repubblica italiana (vedremo se alla fine dell’iter verrà confermato il dietro front di ieri al Senato su questo).
Si intende inoltre riproporre la privatizzazione dei servizi pubblici, nonostante il referendum sull’acqua abbia dato indicazioni del tutto diverse. Con uno dei quesiti referendari veniva infatti abrogato l’obbligo imposto a novembre scorso dal Governo di procedere alla privatizzazione dei servizi pubblici. La manovra riscrive il testo abrogato dal referendum, introducendo l’esclusione del servizio idrico dalla normativa.
Non si incide sulle spese militari, sulle grandi opere pubbliche inutili come il ponte sullo stretto. Non si prevede alcun contributo della parte più ricca della popolazione a sostenere i costi della crisi. Il contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90.000 è stato tolto al settore privato, la patrimoniale sui grandi patrimoni, a parole sostenuta pure dalla Lega, non c’è. La lotta all’evasione fiscale, che ora viene evocata come soluzione alla copertura finanziaria per aver tolto il contributo di solidarietà, sarà tutta da verificare, dopo lo scudo fiscale che ha per l’appunto “scudato” una serie di fondi dall’accertamento e soprattutto se imbracciata da una maggioranza che negli emendamenti al provvedimento in parlamento ripropone varie forme di condono.
Lo sciopero generale indetto dalla CGIL per il prossimo 6 settembre rappresenta l’occasione per costruire una proposta alternativa. Siamo di fronte a scelte scellerate che non nascono dalla necessità ma dall’incapacità degli attuali governanti di fare scelte nuove, che non colpiscano i soliti tartassati, che puntino su un nuovo modello di sviluppo, che aprano una nuova stagione di giustizia e di equità. Per questo le destre vanno mandate a casa al più presto e va aperta una nuova pagina per il paese.

Sinistra Ecologia Libertà sarà presente nelle piazze, a partire da domenica 4 a Mogliano Veneto, per illustrare le nefandezze della manovra di governo, per raccogliere le firme per l’abolizione dell’attuale legge elettorale, il “porcellum” di Calderoli, e per preparare una grande manifestazione, il 1 ottobre a Roma, alla quale convocare tutti coloro che credono che sia ora il tempo di una politica e di una vita nuova.

Coordinamento Provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso

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Una manovra ideologica ora più limpidamente di destra

L’Italia è un paese profondamente diseguale nella distribuzione della ricchezza e del reddito, dove il 10% delle famiglie possiede il 45% della ricchezza nazionale. E’ un paese di scarsa mobilità sociale, dove è sempre più difficile per i figli migliorare la condizione sociale della propria famiglia di provenienza. Per questo c’è bisogno anzitutto di politiche di redistribuzione del reddito e di potenziamento negli investimenti negli apparati formativi. Invece da decenni impera anche da noi una ideologia neoliberista che tende ad amplificare le disuguaglianze riducendo la presenza e la funzione dello stato nel funzionamento della economia e della società. Il socialista Jospin affermava di essere favorevole ad una economia di mercato, ma non ad una società di mercato. Un buon programma di minima che però non pare aver fatto proseliti. Senza l’intervento dello stato a tutela delle fasce meno protette della popolazione e a regolare il meccanismo della corretta competizione economica, il mercato lasciato a se stesso produce disastri, instaura la legge del più forte, sopprime la concorrenza costruendo cartelli, monopoli ed oligopoli. Fa esplodere le ineguaglianze e segmenta la società in caste chiuse. E invece da decenni la nostra classe dirigente nella quasi totalità, non solo politici ma intellettuali, imprenditori, giornalisti, sostiene che il problema è ridurre il peso dello stato nell’economia, liberare lacci e lacciuoli, restringere le competenze del pubblico e ampliare i settori gestiti dal privato, privatizzare le imprese pubbliche che funzionano e rendono, ridurre e tagliare le risorse pubbliche destinate agli studenti e ai pensionati. Questa ideologia malata e fanatica, che ha pervaso da noi anche il campo della sinistra pur essendo tipica in tutto il mondo dei movimenti e dei partiti conservatori, è quella che ha portato l’Italia ad un livello di malessere sociale del tutto ingiustificato rispetto alla potenzialità economica e alla ricchezza del paese.

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Con l’avvento della crisi mondiale, frutto a sua volta dell’affermarsi su scala planetaria del pensiero unico neoliberista, l’occasione per ripensare il modello di sviluppo c’era tutta, ma fino ad ora non è stata colta ed anzi si persevera in ricette vecchie e fallimentari. In questo quadro si colloca la manovra, o meglio l’insieme dell’accavallarsi delle varie manovre economiche improvvisate dal Governo nelle ultime settimane. Il tasso ideologico della manovra è particolarmente alto: in primis l’avversione feroce che Berlusconi e i giornali della destra hanno dimostrato verso il contributo di solidarietà richiesto ai dipendenti privati e agli autonomi con reddito sopra i 90.000,00 euro, fino a deciderne la eliminazione totale nel vertice a casa Berlusconi.  Siamo al pensiero reaganiano, oggi rinverdito negli USA dal Tea Party,  i fanatici che con il loro ostruzionismo ad Obama hanno determinato la recente crisi finanziaria mondiale, e che in Parlamento è stato rivendicato come proprio dal capogruppo della Lega alla Camera: niente tasse ai ricchi, perché i ricchi sono quelli che fanno marciare l’economia.

Uno dei fattori principali della ridistribuzione del reddito è la leva fiscale e la sua progressività, chi più ha più paga. Negli USA, a causa degli anni di governo dei repubblicani, i ricchi sono invece tassati meno dei poveri. Il multimiliardario Warren Buffet, che muove enormi ricchezze con i suoi fondi di investimento, terzo uomo più ricco al mondo, si è chiesto recentemente se è giusto che lui paghi di imposte il 17,4% sui suoi proventi e la sue segretarie vengano invece tassate tra il 30 e il 40%. Secondo i conservatori americani sì, e piuttosto che procedere a rivedere le esenzioni fiscali ai ricchi e ricchissimi hanno imposto a Obama di limitare le risorse a disposizione dei poveri e degli anziani. Non è un caso che gli USA siano uno dei pochissimi paesi occidentali dove l’indice della disuguaglianza è più elevato rispetto all’Italia.

Nella manovra, sempre per motivi ideologici, non si è voluto inserire una misura di equità e dal valore redistributivo come la tassazione patrimoniale. La patrimoniale esiste anche in Francia, dove fu introdotta dal socialista Mitterand, poi tolta dal conservatore Chirac e poi rimessa dai socialisti. Si applica ai patrimoni immobiliari con valore di mercato superiore ai 790.000,00 euro, con aliquote dal 0,55 fino all’1,8%. Il conservatore Sarkozy aveva annunciato di volerla eliminare, ma non gli è facile rinunciare ai 4 miliardi di introito annuo che la tassa garantisce. In Italia la destra ha prima eliminato le tasse di successione sui patrimoni, anche quelli immensi, ristabilite poi in parte dal governo Prodi per i patrimoni sopra il milione, poi ha abolito l’ICI per le prime case di alto valore (per quelle di valore medio basso il governo Prodi aveva già legiferato per la soppressione dell’imposta).

Il carattere ideologico spinto della manovra è evidente laddove interviene sulla materia dei contratti di lavoro, introducendo la possibilità di derogare allo statuto dei lavoratori, compreso l’art. 18 sui licenziamenti, attraverso la contrattazione aziendale. Dietro questo grave provvedimento sta non solo la pervicace volontà di Sacconi di soddisfare le peggiori pulsioni di Marchionne, dando una copertura legislativa alle operazioni antisindacali della Fiat. Agisce pesantemente un altro degli assunti ideologici del pernicioso neoliberismo: la libertà di licenziamento fa bene all’economia e aumenta l’occupazione. In termini più raffinati, è quello che si dice quando si invocano riforme per ridurre la rigidità del mercato del lavoro. E’ un presupposto ideologico, mai dimostrato, (basterebbe dire che nella “rigida” Germania c’è una disoccupazione molto inferiore che nei “flessibiili” Stati Uniti), ma sempre sulla bocca della nostra classe dirigente.

Anche l’attacco alle festività non religiose, la festa del Lavoro, della Liberazione e della Repubblica, cosa sono se non ritorsioni ideologiche che mettono insieme le idiosincrasie del PDL e della Lega contro il movimento dei lavoratori, la Costituzione nata dalla Resistenza e l’unità nazionale ?

E infine la novità emersa dal vertice di Arcore. Per coprire il mancato introito preventivato dal contributo di solidarietà si è deciso di colpire le cooperative, aumentandogli le tasse. Il solito vecchio bersaglio ideologico del berlusconismo, ma anche l’attacco ad un modo di fare economia che non contempla il massimo profitto come proprio ideale regolativo e smentisce perciò il fondamentalismo mercati sta dei liberisti.

C’è inoltre un aspetto della manovra che persegue un’altra delle direzioni di marcia del neoliberismo. L’espropriazione delle sedi democratiche di decisione, l’abbassamento del livello generale di partecipazione democratica dei cittadini alle scelte della comunità nazionale. La manovra è stata presentata come un fatto obbligato, senza margini di discussione e di partecipazione, in nome delle istanze superiori, i mercati e la Banca Europea. Il Parlamento è stato convocato a Ferragosto solo per la farsa inutile dell’esposizione lacunosa della situazione da parte di Tremonti. Le decisioni poi sulla modifica della manovra sono state concordate tra pochi capi, riuniti nella villa del padrone. Tutto viene fatto con decreto legge, oramai la sede legislativa non è più il Parlamento ma il Governo. Siamo di fronte ad una concentrazione del potere in pochissime mani, come mai si era visto nella storia della Repubblica. E questa riduzione della democrazia ad oligarchia viene  pure esaltata come elemento di modernità ed efficienza. Anzi la si vuole imporre agli enti locali, eliminando via via la rappresentanza democratica delle assemblee elettive a favore di luogotenenti nazionali o regionali che sul territorio garantiscano la catena di comando. Con la scusa della riduzione dei costi della politica.

In definitiva, la manovra come si delinea dopo l’accordo di maggioranza di Arcore appare  ancor più cristallina nella sua natura ideologica di destra. Per alcuni aspetti in linea con il pensiero unico neoliberista, che ha generato e che continua ad alimentare la crisi globale, per altri aspetti con la tipicità della destra nostrana. E con l’improvvisazione e la confusione caratteristica di una classe di governo superficiale, impreparata e incapace. Come scrive Mario Deaglio su La Stampa, “questa manovra-bis è il frutto della generale riduzione del livello di competenza e dell’aumento di pressapochismo del mondo politico”.

Una manovra messa in piedi per necessità esterna, e guidata nella redazione da pregiudizio ideologico e improvvisazione, non può che rappresentare un elemento che aggrava e non risolve la crisi, e rischia di trascinare il paese in una spirale perversa alla fine della quale c’è il fallimento del nostro paese e il massacro sociale.

A questa impostazione va  contrapposta una capacità di proposta alternativa, che fuoriesca dal binario unico dell’ideologia imperante e faccia i conti con la realtà. Faccia un bilancio delle politiche neoliberiste e dei disastri ai quali ci ha condotto questo finanzcapitalismo, o turbo capitalismo, o capitalismo finanziario che dir si voglia, e proponga misure alternative e opposte rispetto a quelle della destra. Potrebbe essere una buona occasione per mettere assieme le forze di cambiamento e cominciare a costruire la proposta di governo alternativa al berlusconismo leghismo. Lo sciopero generale indetto prontamente dalla CGIL per il prossimo 6 settembre può essere una buona spinta contro le inerzie delle segreterie dei partiti dell’opposizione parlamentare.

Luca De Marco

coordinatore provinciale SEL Treviso

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Una manovra pesantissima sulle spalle dei ceti medio-bassi

Il Governo italiano a guida Lega e PDL, ha varato una pesantissima manovra economica finanziaria che colpisce in prevalenza i ceti medio bassi. Anche i cittadini della Provincia di Treviso non sono immuni da questa macelleria sociale, che darà ancor di più il colpo di grazia a tutti i servizi sociali. Saranno i più deboli e disagiati come sempre a pagare il prezzo maggiore.

Ci auguriamo che anche la Giunta provinciale a guida leghista e PDL, sia lungimirante nell’evitare altri eventuali aumenti di tasse, anche a causa del suo indebitamento che negli ultimi giorni ha declassato la valutazione della Provincia di Treviso, perché rappresenterebbero certamente una ulteriore mazzata per tutti i cittadini.

Sinistra Ecologia Libertà desidera che sia perseguita una drastica riduzione dei costi nella gestione del superfluo e del totalmente inutile come ad esempio i ben noti e costosi banchetti che danno una immagine di una Provincia al limite del grottesco, aumentando la sfiducia ed il fossato che già esiste tra la politica e la gente. Chiediamo che si prenda seriamente in considerazione una riduzione dei costi della politica, come indicato nel nostro Ordine del Giorno a suo tempo presentato. Invitiamo anche che si smetta con l’uso ormai frequente del luogo comune di essere i migliori rispetto ad altre realtà. Sono frasi propagandistiche che nulla hanno a vedere con la realtà di tutti i giorni, dove esistono crisi occupazionale, chiusura continua di attività medie e piccole, famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, trasporti pubblici inadeguati e costosi, intere aree verdi devastate dalla cementificazione.

La Lega ha in mano completamente la gestione di tutti o quasi gli Enti pubblici della Provincia, sta quindi a chi governa o amministra la vera responsabilità del buon andamento di una intera collettività. Hanno la bicicletta e adesso cerchino veramente di pedalare bene.

Luigi Amendola

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà Provincia di Treviso

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Cinque risposte da Nichi Vendola

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1. Manovra economica
In Italia abbiamo toccato quota 120 miliardi di euro di evasione fiscale e 60 miliardi di corruzione. E il Governo si accanisce sul mondo degli invalidi e su chi si stava affacciando alla finestra per andare in pensione.

2. Lavoro pubblico
Il Governo si accanisce sui lavoratori statali che prendono 1.200 euro al mese. Si accanisce sul welfare. Mette le dita negli occhi dei più poveri.

3. Recessione
Questa manovra è terribilmente iniqua e recessiva perché non chiama in causa i grandi patrimoni, le grandi rendite.

4. Crisi
Questa crisi che il Governo Berlusconi nasconde da due anni, ma che l’Istat ha ben fotografato, quando terminerà avrà lasciato sull’asfalto una vittima; un’intera generazione che rischia di non trovare più una collocazione nel mondo produttivo.

5. Deporre le armi
Le dispute introspettive all’interno delle tante sinistre non hanno più senso. Bisogna deporre le armi di una contesa intestina e nevrotica per armarsi d’intelligenza e capire il perché della sconfitta civile, culturale e sociale della sinistra per mettere in piedi il cantiere dell’alternativa a un berlusconismo che declina ma che può fare ancora molti danni al Paese.

Camilla Furiatutti

pubblicato su l’Unità

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Sinistra Ecologia Libertà con la CGIL


Sinistra Ecologia Libertà con la CGIL contro la politica economica del Governo

Dare meno ai Briatore e di più ai lavoratori

Sinistra Ecologia e Libertà ha partecipato stamattina alla manifestazione della CGIL per lo sciopero generale a Treviso con i suoi esponenti e militanti e con un gazebo in Largo Totila nel quale sono stati distribuiti ai manifestanti e ai cittadini volantini contro la manovra del governo.

fb.jpgUna manovra il cui costo ricade interamente su lavoratori, piccole aziende e pensionati e che salvaguarda le rendite finanziare e non chiede nulla ai detentori di grandi patrimoni e agli ultraricchi. Una manovra frutto di una politica economica che difende l’Italia dei Briatore anziché quella dei ceti popolari.

Ucgil.jpgna manovra con dei tratti odiosi, come la negazione della pensione di invalidità ai veri invalidi con la scusa di colpire i falsi invalidi. Infatti elevare dal 74 all’85% l’indice di invalidità per accedere a quei 250 euro al mese di pensione non significa colpire i finti invalidi, che se sono finti sono a indice 0, ma tutta una categoria di cittadini che non potrebbero più accedere a questo diritto: persone affette da sindrome di down, sindromi depressive gravi, schizofrenia, autismo, demenze, sordomutismo, cecità monoculare. Continua a leggere

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