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PER UNA MARCA SOLARE IN ALTERNATIVA AL NUCLEARE

Politiche di sostegno alle energie rinnovabili:

l’esperienza concreta del Comune di Padova

Incontro con l’Assessore all’Ambiente ALESSANDRO ZAN

GIOVEDI’ 12 MAGGIO 2011 ORE 21.00

Sala Pacifico Guidolin (Biblioteca Comunale)

CASTELFRANCO VENETO

FLORIANA CASELLATO PRESIDENTE

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Senza Energia Nucleare Liberi


Centro Sociale -Piazza Donatori di Sangue
Mogliano Veneto
22 aprile 2011 ore 20,30

INTRODUCE:
– LUIGI AMENDOLA: candidato Sinistra Ecologia Libertà per le elezioni provinciali nel collegio di Mogliano Veneto


PARTECIPANO:
– OSCAR MANCINI: portavoce comitato veneto “Vota Sì per fermare il nucleare” – ragioni referendarie
– DAVIDE SABBADIN: Legambiente Veneto: perchè si  alle energie rinnovabili
– STEFANO DALL’AGATA: portavoce comitato trevigiano “Vota Sì per fermare il nucleare” – rischi nucleari

– CAROLA ARENA: portavoce del centro-sinistra di Mogliano Veneto

CONCLUDE:

– FLORIANA CASELLATO: candidata Presidente della Provinciale di Treviso

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Referendum: una grande occasione per produrre il cambiamento

Una settimana fa si è svolta la riunione di costituzione del comitato provinciale per il sì al referendum contro il nucleare. Una riunione molto partecipata, convocata prima e senza alcun collegamento con quanto avvenuto poi in Giappone nella centrale di Fukushima. Perché, fortunamente, c’è ancora gente che lavora sulle questioni importanti, al di là delle contingenze e dei titoli dei telegiornali, e produce così buona politica e vera partecipazione.

Ora di nucleare si è ripreso a parlare in televisione, quindi la questione è “entrata nell’agenda del dibattito pubblico”, come dicono gli esperti di comunicazione. A giugno si terrà un referendum e dunque gli italiani potranno esprimersi sulla scelta con la quale Bossi e Berlusconi hanno deciso di riportare il nucleare in Italia. Si tratta di una opportunità democratica straordinaria, visto che ben poca voce in capitolo hanno i cittadini su quanto decide quella ristrettissima cerchia dei capi di Lega e PDL che hanno in mano le sorti del paese. Teoricamente dovrebbero essere i parlamentari a rappresentare il popolo e a portarne la voce e le volontà nelle istituzioni, ma a causa della legge elettorale di Calderoli e del disprezzo del Parlamento di Berlusconi essi non sono altro che proni ratificatori delle scelte del Governo, privi di qualsiasi autonomia e anche oramai privati di autorevolezza dal disgustoso comportamento di alcuni voltagabbana in vendita al miglior offerente. Ben venga allora l’utilizzo del referendum, di questo strumento di democrazia diretta che in tanti continuano a dare per defunto e sorpassato, nella speranza che non intervenga l’opinione e il voto diretto dei cittadini a intralciare i disegni dei potenti o i difficili equilibri interni ai partiti su questioni sulle quali non si riesce a scegliere.

Va dato merito a Italia dei Valori di avere intrapreso la via referendaria sul nucleare e contro il legittimo impedimento; e ai comitati per l’acqua pubblica, sostenuti anche da Sinistra Ecologia Libertà e Federazione della Sinistra, di aver lanciato la campagna referendaria sull’acqua. Oggi si prospetta dunque una tornata referendaria importante e su temi cruciali: fermare il nucleare, bloccare la privatizzazione dell’acqua, ribadire che la legge è uguale per tutti attraverso l’abolizione della legge sul legittimo impedimento scritta dai legali del premier.

La capacità di affrontare le questioni e di prendere su queste iniziative importanti al di là delle priorità che indica la cronachetta quotidiana, dovrebbe essere una caratteristica delle forze politiche serie. Oggi evidentemente è molto più facile prendere posizione sul nucleare, tanto che il PD, che non aveva sostenuto il referendum né preso posizione su come votare, si è poi espresso martedì scorso, a reattore esploso, con una intervista di Bersani a favore del sì al referendum, scontando subito il dissenso di Marco Follini, favorevole al nucleare come i suoi ex compagni di partito dell’UDC.

Ora la battaglia referendaria diventa più forte, e lo sarà ancor più se il PD scioglierà le proprie riserve anche sui referendum per l’acqua pubblica. Quando fu avviata la raccolta delle sottoscrizioni per chiedere il referendum, Bersani annunciò una operazione alternativa del PD, preparare una proposta di legge sulla gestione dell’acqua sulla quale raccogliere un milione di firme. Perché, disse Bersani, “il referendum non è la strada giusta”. La proposta di legge fu preparata solo sei mesi dopo e non venne raccolta nessuna firma, per il referendum invece si è verificata la più larga adesione tra tutti i referendum della storia della Repubblica, anche grazie alla grande partecipazione e mobilitazione di elettori e militanti del PD che non dettero particolarmente retta alla posizione ufficiale del loro partito. Ora, auspichiamo che il fatto che sia stato l’allora ministro e oggi finiano Andrea Ronchi il promotore della privatizzazione dell’acqua, non renda tiepido il sostegno del PD a questa fondamentale battaglia.

Sui prossimi referendum si può giocare una partita importante, di merito e di metodo. Di merito, perché le questioni trattate impattano direttamente sulla vita dei cittadini e sulla qualità del nostro sistema democratico. E, da un punto di vista politico, potrebbero ben rappresentare un nucleo di tematiche sul quale ricostruire una coalizione di cittadini e di forze politiche alternativa alle politiche dominanti della destra. Di metodo, perché grazie all’importanza del merito si può tentare un rilancio dello strumento referendario, che è stato in Italia un potentissimo motore di progresso e di cambiamento e può tornare ad esserlo, se solo si faccia fiducia ai cittadini e alla loro voglia di partecipazione. Il fattore innovativo di questi referendum è il protagonismo di una amplissima rete di comitati, gruppi, associazioni, individui, che si sono da anni mobilitati sull’acqua pubblica e da mesi sul nucleare. Come dimostrano anche le grandi manifestazioni degli ultimi mesi, da quelle degli studenti a quella delle donne a quelle in difesa della Costituzione a quelle per celebrare l’unità d’Italia in sostituzione di istituzioni inadempienti, se i partiti comprendono di non poter esaurire in sé né la mobilitazione democratica né la rappresentanza di quanto di positivo circola nella società italiana, e viene lasciato il giusto spazio e dato il giusto ascolto alle istanze civiche, allora si può produrre davvero un cambiamento reale nel paese. E’ una occasione da non farsi sfuggire, perché passa anche di qui il superamento della sottocultura berlusconiana.

Per i suoi prossimi 150 anni l’Italia ha bisogno di cittadini, non di telespettatori.

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Nasce il Comitato Trevigiano “VOTA SÌ per fermare il nucleare”

Il mondo dell’associazionismo riunito per respingere la scelta di tornare all’atomo

no nuke

Anche a Treviso si costituisce il Comitato referendario contro il nucleare, denominato “VOTA SÌ PER FERMARE IL NUCLEARE”, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo.


Troviamoci il 10 marzo, ore 20.45,

alla sala delle associazioni in Via Isonzo, 10 – Treviso

Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Tra i firmatari, che a livello nazionale hanno costituito il fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota sì per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Secondo il comitato, infatti, il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt. Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta a importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti.

La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, quindi a investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.

Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

Le adesioni al Comitato “VOTA SÌ per fermare il nucleare” sono aperte a cittadini, associazioni e organizzazioni che intendono aderire.

Hanno già dato la loro adesione:

Legambiente Valle del Soligo, Legambiente Treviso, Legambiente Piavenire
ItaliaNostra Treviso
Assoc. Ya Basta! Treviso
WWF Villorba
Arci Treviso
Assoc. Decrescita Sostenibile Treviso

Comitato Trevigiano Sì alle rinnovabili, No al nucleare

Circolo Culturale Cavaso Pedemontana

Ass. Un’Altra Treviso

G.I.T. di Treviso di Banca Popolare Etica

Energo Club Onlus

Hanno inoltre aderito:

Laura Puppato – Consigliera Regionale

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco, Marco Scolese, Donata Demattè, Marlene Rossetto, Lorenzo Biagi – Consiglieri Provinciali

Referente Comitato “VOTA Sì PER FERMARE IL NUCLEARE” Provincia di Treviso:

Stefano Dall’Agata e-mail: agaste@yahoo.it cell. 329/8321500

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Facciamo vivere il fotovoltaico!

Sostegno a Vivian per una battaglia giusta a favore delle energie rinnovabili e contro il ritorno al nucleare

L’imprenditore del fotovoltaico Tiziano Vivian minaccia proteste eclatanti, dicendosi disponibile anche a darsi fuoco, se il governo andrà avanti nella scelta di chiudere di fatto l’industria del fotovoltaico. Vivian si dice non disponibile a lasciare senza lavoro le 120 famiglie legate ai dipendenti e all’indotto della sua azienda a Vedelago.

Sinistra Ecologia Libertà manifesta pieno sostegno alla battaglia dell’imprenditorie Tiziano Vivian, del gruppo Energia. La scelta del Governo di privilegiare il ritorno al nucleare, un’operazione costosissima che va a privilegiare alcuni precisi interessi, non solo è una bestemmia dal punto di vista ambientale, ma è una scelta di politica economica sbagliata, che danneggia in particolar modo quel tessuto di piccole e medie aziende che ha fatto e può ancora fare la ricchezza e lo sviluppo del nostro territorio.

Richiamiamo in particolare i sedicenti rappresentanti del territorio che siedono in parlamento, Luciano Dussin, Dozzo, Vallardi e gli altri, a dimostrare nei fatti e non solo a parole la capacità di difendere il nostro territorio e il tessuto produttivo che lo caratterizza.

Porteremo la battaglia dentro il consiglio provinciale e dentro i consigli comunali. E della lotta contro la cancellazione del fotovoltaico per far spazio agli interessi  legati al nucleare ne faremo uno dei punti della mobilitazione a favore del referendum per l’abolizione della legge che reintroduce il nucleare in Italia. Referendum che il ministro leghista Maroni vuole affossare fissando la data all’ultimo giorno utile, il 12 giugno, contando sull’astensionismo e sul bel tempo.

Attorno al fotovoltaico si è sviluppato un sistema produttivo che va incentivato a consolidarsi. Si tratta di una riqualificazione importante per il nostro sistema manifatturiero, che per non fare la competizione al ribasso sul costo del lavoro con i paesi più poveri deve essere in grado di produrre valore aggiunto, qualità e innovazione.

L’obiettivo del Governo di affossare le energie rinnovabili nel nostro Paese con il conseguente danno economico alle imprese e il danno sociale per la creazione di nuovi disoccupati è funzionale all’obiettivo di spostare risorse economiche verso il nucleare soprattutto alla vigilia dello svolgimento del referendum.

I dati diffusi su presunti 20 miliardi di Euro dati alle rinnovabili sono assolutamente falsi, nelle audizioni alle Camere il governo ha esplicitamente ricordato i conti del 2010 ovvero che a fronte di un complesso di incentivi di 4,7 miliardi sono stati destinati alle rinnovabili intese come Fotovoltaico e Eolico meno di 1 mld.

Il decreto legislativo del Governo fissa il limite di potenza incentivabile, per il fotovoltaico, a 8.000 MW, e la fine, raggiunta tale soglia, di qualsiasi tipo d’incentivo. Per tutti anche per i piccoli e piccolissimi impianti familiari e aziendali.
Non più la discussione su impianti che rubano terra all’agricoltura ma la fine di TUTTI gli incentivi. Il decreto poi contiene norme che erano già state denunciate da molti gruppi politici nelle aule parlamentari quali  la conferma del divieto di installare a terra impianti fotovoltaici sopra 1 MW, la riduzione retroattiva del 30% degli incentivi all’eolico, il meccanismo delle aste al ribasso per l’aggiudicazione d’impianti di potenza superiore a 5 MW, lo stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che sostengono le rinnovabili nell’edilizia.

Il limite di 8.000 MW  che solo alcuni anni fa appariva immenso ora è un obiettivo notevolmente modesto, ricordando, per esempio, che la sola Germania ha posto il target a 52mila megawatt, di cui 18 già adesso installati e che nel ridurre o bloccare gli incentivi si è mossa dando tempi alle imprese di riorganizzare i propri obbiettivi , di ampliare la loro offerta e di internazionalizzarsi.

Verso gli incentivi si dovrebbe procedere con una progressiva riduzione proporzionalmente al calo dei costi d’installazione delle rinnovabili e solo quando raggiunta la “grid parity” (ovvero l’equivalenza del costo, per il consumatore finale, di un kilowatt di energia fotovoltaica con un kilowatt prodotto da fonti convenzionali), le misure incentivanti potrebbero essere definitivamente abrogate.

il taglio retroattivo del 30% agli incentivi per l’eolico va contro la stessa Unione Europea, che ha stabilito il divieto di introdurre misure retroattive per non togliere certezze agli investimenti già effettuati o programmati nel settore.
Inserire il meccanismo delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt diminuisce le garanzie contro le infiltrazioni del malaffare, che sono state la foglia di fico con cui è partita la caccia alle rinnovabili.
Il risultato è che  sarà impossibile per il nostro Paese centrare gli obiettivi europei del 2020 ostacolando l’importante occasione di sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad oggi (oltre centoventimila) che rischiano di scomparire in pochi mesi.

I costi per bollette italiane non sono certo da addebitarsi allo sviluppo delle rinnovabili, bensì agli incentivi che negli anni e tuttora sono devoluti per le c.d. “assimilabili”, le fonti fossili e per l’eredità dell’avventura nucleare, oltre a tutta una serie di costi impropri che sottraggano a cittadini e imprese oltre 4 miliardi di € all’anno, nel 2010 su 5,7 mld di € di incentivi del cosiddetto cip6 solo 800 mln sono andati al solare e all’eolico.

Il  rapporto dell’UNEP (programma Onu per l’Ambiente) spiega che investire circa l’1,25% del Pil globale ogni anno nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili potrebbe tagliare la domanda di energia del 9% nel 2010 e quasi del 40% entro il 2050, riducendo così in modo rilevante le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici.

Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E’ un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie.

In queste condizioni un’industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Non è abbastanza promuovere l’ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l’opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l’eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?

Luca De Marco

Stefano Dall’Agata

Sinistra Ecologia Libertà

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Nasce il Comitato Trevigiano “VOTA SÌ per fermare il nucleare”

Il mondo dell’associazionismo riunito per respingere la scelta di tornare all’atomo

no nuke

Anche a Treviso si costituisce il Comitato referendario contro il nucleare, denominato “VOTA SÌ PER FERMARE IL NUCLEARE”, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo.


Troviamoci il 10 marzo, ore 20.45,

alla sala delle associazioni in Via Isonzo, 10 – Treviso

Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Tra i firmatari, che a livello nazionale hanno costituito il fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota sì per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Secondo il comitato, infatti, il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt. Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta a importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti.

La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, quindi a investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.

Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

Le adesioni al Comitato “VOTA SÌ per fermare il nucleare” sono aperte a cittadini, associazioni e organizzazioni che intendono aderire.

Hanno già dato la loro adesione:

Legambiente
ItaliaNostra
Assoc. Ya Basta!
WWF
Arci
Assoc. Decrescita Sostenibile

Comitato Trevigiano Sì alle rinnovabili, No al nucleare

Circolo Culturale Cavaso Pedemontana

Ass. Un’Altra Treviso

Hanno inoltre aderito:

Laura Puppato – Consigliera Regionale

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco, Marco Scolese, Donata Demattè, Marlene Rossetto, Lorenzo Biagi – Consiglieri Provinciali

Referente Comitato “VOTA Sì PER FERMARE IL NUCLEARE” Provincia di Treviso:

Stefano Dall’Agata e-mail: agaste@yahoo.it cell. 329/8321500
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Nasce il Comitato “VOTA SI per fermare il nucleare” Il mondo dell’associazionismo riunito per respingere la scelta di tornare all’atomo

Roma, 3 febbraio 2011                                                               Comunicato stampa

 

Al via la costituzione del Comitato referendario contro il nucleare, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo.

Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Tra i firmatari, che ieri hanno partecipato al primo incontro per costituire un fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci  Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota si per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Secondo il comitato, infatti, il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt.  Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta ad importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti.

La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa : anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e le energie rinnovabili, quindi ad investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.

Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

Le adesioni al Comitato “Vota si per fermare il nucleare” sono aperte a cittadini, associazioni e organizzazioni che intendono aderire.

Ufficio stampa Legambiente tel 068626835-76-60-79
Ufficio stampa WWF Italia 06-844977377 – 0283133233

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Al voto per l’acqua pubblica e contro il nucleare, una battaglia per i beni comuni

Ieri la Corte Costituzionale ha deciso sull’ammissibilità dei referendum presentati dal Comitato per l’Acqua Pubblica e Italia dei Valori:

dei referendum dei comitati per l’acqua pubblica, per il quale anche SEL ha contribuito alla raccolta delle firme, ne sono stati ammessi due su tre. E’ stato cassato il secondo quesito, quello che recitava:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008 ?”

L’articolo bocciato aveva lo scopo di favorire la via verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Abrogando il testo legislativo che obbligava gli ATO all’affidamento della gestione del servizio idrico o attraverso la messa a gara o attraverso l’affidamento ad una società di capitali, pubblica o privata. L’abrogazione di questo articolo non avrebbe consentito più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione. Continua a leggere

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I nuclearisti giocano a scacchi con il nostro futuro

Proposte ragionevoli, per oggi e per domani, in risposta alla campagna dei persuasori occulti.

di Oscar Mancini

Dopo oltre vent’anni di silenzio ritornano. Per farsi sentire non badano a spese. I colossi dell’energia hanno infatti deciso d’investire 6 (sei) milioni di euro in una grande e suadente campagna pubblicitaria a favore del nucleare . (La fonte è il Sole 24 ore. ) In questi giorni sugli schermi televisivi appare una partita a scacchi. Primissimo piano sulla scacchiera e sulle mani che muovono i pezzi. I due interlocutori accompagnano ogni mossa con una affermazione. Dice uno dei giocatori: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo dei miei figli.” Talmente generico che appare quasi come un pregiudizio. Facile la replica del secondo scacchista che afferrando il cavallo afferma : “Io sono favorevole: anche loro avranno bisogno di energia e tra 50 anni non potranno più contare solo sui combustibili fossili.” Possiamo forse negare che il petrolio è in via di esaurimento? Commovente: si prodigano per il futuro dei nostri figli. Naturalmente gli spot televisivi sorvolano sui problemi della sicurezza e minimizzano il non risolto problema dello smaltimento definitivo delle scorie, lungamente e altamente radioattive. Eppure non c’è un solo sito sicuro e funzionante in tutto il mondo e gli USA hanno abbandonato, dopo anni d’inutili esperimenti, costati 8 miliardi di dollari, il deposito di Yucca Mountain in Nevada.In questo spot non viene toccato il tema dei costi. Forse perché autorevoli studi, come il recente rapporto del MIT, Massachustts Insitute of Tecnology, valutano il costo dell’elettricità da nucleare maggiore di quello prodotto sia dal gas che da fonti rinnovabili. Non è un caso che il 61% della nuova potenza elettrica installata in Europa nel 2009 è rappresentata da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Ma, non possiamo certo pretendere che queste informazioni ci vengano fornite da chi punta a fare affari con il nucleare. Domandiamoci piuttosto perché sentono il bisogno di convincerci sulla bontà di un ritorno al nucleare nel nostro paese. Non si sentono al riparo dalle decisioni già assunte dal governo?

Tre notizie sembrano preoccupare realmente la lobby dell’atomo. La prima. Ieri (21 dicembre) sono state consegnate alla Camera dei deputati le firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare“Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”.Decine di migliaia di firme, di cui oltre 8000 di cittadini del Veneto, per dire no al nucleare e si alle energie rinnovabili. Un’occasione per il tanto vituperato parlamento di recuperare credibilità affrontando i problemi veri sollevati dai cittadini. La seconda. La recente delibera del governo non convince le Regioni che si riservano un diritto di veto, territorio per territorio,sul nostro “rinascimento atomico”. La terza. L’appello di 200 imprenditori guidati dal vice Presidente di Confindustria Pistorio, contro la follia del nucleare. In particolare questi ultimi sostengono che non si possono sommare tutti gli investimenti possibili, occorre scegliere. Non ci sono soldi per investire su tutto. L’appello recita “Lo scenario prospettato dal Governo, 25% di elettricità atomica e 25% di rinnovabili al 2030, comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza energetica e rinnovabili). La costruzione delle centrali nucleari interesserebbe, peraltro, una piccola minoranza di società italiane, mentre larga parte degli investimenti finirebbe all’estero. Nella migliore delle ipotesi, quando fra 10-12 anni si iniziasse a generare elettricità nucleare, se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare. Questo perché il costo delle nuove centrali è estremamente oneroso”. In sostanza la scelta nucleare determinerebbe, necessariamente, una sottrazione di intelligenze, di risorse economiche, per giunta durante la peggiore crisi degli ultimi due secoli, rispetto ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili che saprebbero attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate.

Considerato anche il limitato consenso nel Paese, pensiamo che il progetto nucleare si arenerà, ma avrà fatto perdere all’Italia tempo e ricchezze. Per questa ragione ci siamo rivolti al Parlamento con una proposta di legge che si propone non solo l’obiettivo di bloccare il tentativo di tornare al nucleare in Italia ma anche e soprattutto quello di mettere ordine nelle scelte degli investimenti, occupazionali, ambientali e di tutela della salute che sono il risultato di un’azione coerente di salvaguardia del clima, almeno per la parte che dipende da noi. Ci rivolgiamo però anche al Presidente Zaia perché anche nel Veneto, come sta facendo per esempio l’Emilia Romagna, si adotti un Piano energetico regionale improntato all’efficienza energetica: un piano di riqualificazione energetica degli edifici che ne riduca i consumi di elettricità e calore e sposti le attività del settore edile verso la manutenzione e riqualificazione del già costruito abbandonando la cementificazione del territorio (le recenti alluvioni non hanno insegnato nulla?); un piano per sottoporre il Veneto ad “una cura del ferro” per spostare la mobilità delle persone dalla gomma al ferro, metropolitana di superficie e tram, e al cabotaggio sulle autostrade del mare e le idrovie, concentrando in questa direzione gli investimenti anziché su strade e nuove devastanti autostrade.

E poi serve una più attenta pianificazione per l’installazione delle fonti rinnovabili (solare termico e fotovoltaico) privilegiando l’istallazione sui capannoni e le case ed escludendo i terreni agricoli e ancora, mini impianti geotermici, eolici e idroelettrici su piccoli salti.

Pensate forse che questo sia il programma dei soliti ambientalisti sognatori che, come ironizza Tremonti, “si trastullano con i mulini a vento”? Allora vi consiglio per le vacanze natalizie una interessante lettura che vi spiazzerà. Si tratta delle “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di Efficienza Energetica 2010”. Lo studio, ricco di analisi di dettaglio, giunge alle seguenti conclusioni di sintesi: “Il complesso delle misure di efficienza energetica nei vari settori industriali porterebbe ad un risparmio potenziale del nostro paese nel periodo 2010 – 2020, pari a oltre 86 Mtep di energia fossile, per raggiungere la quale si attiverebbe un impatto socio-economico pari a circa 130 miliardi di euro di domanda, un aumento della produzione industriale di 238,4 miliardi di euro ed una crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro standard”. Dunque unmilioneseicentomila posti di lavoro contro i diecimila propagandati dai promotori del nucleare. Per giunta con un effetto positivo sul bilancio statale. Non è materia sufficiente per aprire un dibattito pubblico?

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