Archivi tag: PDL

Muraro scendiletto dei berlusconiani, hanno prevalso le logiche spartitorie

Sulla nomina della presidenza dell’ISRAA si è condotta una lotta di potere invereconda all'interno del centrodestra, che mette in secondo piano le esigenze dell’utenza e della cittadinanza rispetto alle logiche spartitorie tanto care al PDL e alla Lega. Non vorremmo che gli utenti dell'ISRAA si trovino ad essere la merce di scambio per la rinnovata alleanza tra la Lega e Berlusconi.
Avevamo chiesto al presidente della Provincia, al quale per statuto spetta la nomina del presidente, che non si prestasse a farsi portavoce delle pretese di questo o quell'altro politico, né il vidimatore delle scelte del partito di Berlusconi, ma che mettesse al centro la qualità del servizio che l'Istituto può erogare alla cittadinanza trevigiana. Abbiamo invece verificato che il Presidente della Provincia ha preferito il ruolo di scendiletto del berlusconismo.
Per questo avevamo avanzato per tempo la nostra richiesta, che si riunissero congiuntamente le commissioni per le politiche sociali del consiglio comunale di Treviso e del consiglio provinciale, e si cominciasse dal cosa fare, quale politica e quali progetti l'Israa potesse intraprendere per l'interesse dei cittadini e non degli esponenti del partito di Berlusconi prima che dai nomi prediletti da questa o quella corrente arcoriana. Richiesta che era stata accolta dall'assessore di competenza, ma alla quale non si è dato corso preferendo evidentemente le riunioni segrete di partito sulla spartizione delle poltrone alle riunioni pubbliche sui servizi alla popolazione anziana trevigiana.
A questo punto, ricordiamo perlomeno al Presidente Muraro quanto prevede il codice etico approvato su nostra iniziativa dal Consiglio Provinciale lo scorso 28 giugno, la cosiddetta “Carta di Pisa” promossa da Avviso Pubblico, associazione di enti pubblici per la legalità:
NOMINE IN ENTI, CONSORZI, COMUNITÀ E SOCIETÀ PUBBLICHE O A
PARTECIPAZIONE PUBBLICA
18. L'amministratore deve condizionare qualsiasi nomina, effettuata singolarmente o collegialmente, presso Enti, Consorzi, Comunità e società pubbliche o a partecipazione pubblica, alla preliminare adesione dei soggetti da nominare al presente Codice. L'amministratore deve altresì vigilare sulla successiva adesione a tali disposizioni da parte dei soggetti nominati e, in caso di mancato rispetto, porre in essere tutte le iniziative necessarie al fine di assicurarne l'ottemperanza ovvero sanzionarne l'inadempimento, conformemente a quanto previsto dall'art. 21 del presente Codice. L'amministratore deve altresì procedere a tali nomine, qualora queste richiedano competenze di natura tecnica, a seguito di un bando di valutazione comparativa dei candidati, mediante provvedimento motivato in base al parere ovvero alla designazione di un comitato di garanzia.
Ci aspettiamo perciò, almeno, che la Provincia si attivi per ottenere dal presidente designato dell'Isrra l'adesione e l'impegno al rispetto del codice etico “Carta di Pisa”.

Luigi Amendola
C
apogruppo Sinistra Ecologia Libertà Provincia di Treviso

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

La forza delle Donne

La secca presa di posizione dell’assessore Comunale di Preganziol, Simone Tronchin (Pdl-Lega), in favore del parroco Don Corsi, riporta d’attualità il valore e il ruolo delle donne nella nostra società. Tralasciando ogni commento sulle dichiarazioni dell’assessore, dalle quali non si può che prendere le distanze, salta all’occhio come sia la concezione verso il “gentil sesso” a risultare distorta e vincolata da stereotipi obsoleti e oscurantisti. Non sorprende certo, che tali dichiarazioni arrivino da chi, in nome di una religione e dei relativi valori, da secoli ha posto il ruolo delle donne vincolandolo a due categorie: Sante oppure meretrici.

Ripercorrendo la storia sia della Chiesa Cattolica sia di quella greco-Ortodossa (Bizantina), numerosi appaiono i casi in cui le donne sono state oggetto di pesanti discriminazioni e addirittura assassini in nome di quel Dio misogino del quale queste Chiese si ergono paladine. Solo per ricordare uno dei casi più celebri, cito quello della filosofa-astronoma Alessandrina Ipazia, uccisa nel 415 d.C. da monaci estremisti, con il beneplacito dell’allora vescovo Cirillo. La sua colpa? Mettere in pericolo il potere religioso attraverso la cultura e la ragione, insomma avere “provocato” la reazione degli uomini del tempo. Non fatico a pensare che il nostro prode Don Corsi se fosse vissuto allora, sarebbe stato al fianco dei fanatici monaci parabolani.

Io credo che il genere umano femminile invece meriti un rispetto assoluto. Esse sono contemporaneamente la forza e l’equilibrio della nostra società. Sono il caposaldo della famiglia ma anche delle straordinarie lavoratrici. Sono nonne, madri, sorelle e amiche impareggiabili e se indossano una gonna possono farlo con orgoglio sfruttando tutte le capacità che sono racchiuse nel ruolo femminile in un mondo che è ancora molto maschile nelle richieste e nelle pretese. Nelle civiltà antiche il matriarcato era potentissimo: la donna era regina della famiglia e della comunità. La sua figura mitica veniva associata alla madre terra, generatrice di vita e potente forza della natura. Tutta l’economia della casa era nelle sue mani, la sua parola era legge anche per gli uomini che dovevano abbandonare il focolare per recarsi al lavoro nei campi, a delegare tutto il resto all’impeccabile organizzazione femminile. Il secolo scorso è stato il secolo delle suffragette, del grande movimento femminista, delle conquiste dei diritti civili, dall’uguaglianza al voto alla possibilità di accedere a tutte le professioni di esclusiva pertinenza degli uomini. La donna della seconda metà del Novecento conquista la sua libertà e la sua indipendenza economica, giuridica, politica, sessuale: diventa un individuo a pieno titolo, una cittadina moderna proiettata verso la modernità. Un esempio importante dell’emancipazione della donna in questa nuova era arriva dall’India dove le donne, a partire dagli anni Novanta, sono uscite dal loro isolamento dentro case e famiglie, vittime di una società settaria, per aggredire il mondo del lavoro e dell’economia con la loro intraprendenza.

Per questi piccoli esempi (che sono solo pochi dei numerosi che potremmo citare) ma non solo, mi sento di portare tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza alle donne di Preganziol, di Lerici, dell’Italia e del Mondo intero perché voglio che sappiano che ci sono uomini che non la pensano come l’assessore Tronchin e ne tanto meno come il parroco Don Corsi. Uomini che saranno sempre al vostro fianco per rivendicare quel diritto sociale e civile che vi appartiene, cioè quello di essere individui liberi senza che nessuno possa permettersi di giudicarvi e giustificare azioni aberranti che mettono solo in evidenza tutta la debolezza di animo e di spirito di alcuni uomini. Mi piace pensare alle donne come esseri dotati di forza, equilibrio, passione, intelligenza, coraggio, abilità intellettive e manuali, ma pure donne ribelli, selvagge, streghe, guerriere, protagoniste.

Mi auguro inoltre una presa di distanza dalle dichiarazioni dell’assessore da parte della giunta comunale di Preganziol, e non sarebbe neppure sbagliato una “retromarcia” pubblica da parte dell’assessore stesso.

Thomas Pepe per  Sinistra Ecologia Libertà Preganziol

Lascia un commento

Archiviato in etica

Il clan Sernagiotto all’attacco della Casa di Riposo di Treviso

Le attenzioni dell’assessore regionale Sernagiotto sul caso dell’Israa, la casa di riposo di Treviso, dietro questioni giuridiche che paiono piuttosto pretestuose, sembrano evidentemente finalizzate a piazzare in quello che è comunque un posto di potere, la presidenza di un grande istituto come l’Israa, un suo fedelissimo.

Secondo quella logica da casta, o meglio da clan, che Sernagiotto da anni dimostra di seguire con costanza (vedasi da ultimo il caso Amidevi in Provincia e le minacce lanciate da Sernagiotto a difesa dei “suoi”). Dietro le accuse all’attuale gestione dell’Isituto non si vedono infatti proposte innovative o di miglioramento del servizio, ma solo la smania di liberare un posto per piazzarvi Luigi Caldato, consigliere comunale di Treviso di fede sernagiottiana, o altro sodale dell’assessore regionale. Evidentemente, l’interesse alla qualità e al potenziamento dei servizi alla popolazione anziana trevigiana per qualcuno viene molto dopo le pretese spartitorie e l’ansia di poltrone.

Noi riteniamo che la successione all’attuale dirigenza dell’Istituto debba avvenire in base a considerazioni sul servizio che l’Israa dovrà erogare ai suoi ospiti e sulla funzione che l’Istituto potrà svolgere nel contesto di servizi territoriali per la popolazione anziana della città. La gestione della nomina del prossimo presidente deve perciò essere sottratta alle dinamiche tribali e fameliche che vediamo all’opera e avvenire nella massima trasparenza.

Se non verrà modificato lo statuto, a gennaio 2013 la nomina del Presidente dell’Israa continuerà ad essere prerogativa del Presidente della Provincia. Non vogliamo neanche immaginare che il Presidente Muraro intenda farsi strumento della cupidigia di poltrone del clan Sernagiotto, e in questa ottica chiederemo che da subito si avvii in consiglio provinciale una riflessione approfondita sul futuro dell’Istituto e sugli spazi di miglioramento dei servizi che eroga.

Luigi Amendola – Capogruppo SEl Provincia di Treviso

Luca De Marco – Coordinatore Provinciale SEL Treviso

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Il progetto Barcon già bocciato dal consiglio provinciale, Muraro non insista

Nei giorni scorsi il Presidente della Provincia Muraro ha espresso la propria preoccupazione per uno spostamento in Austria del progetto di megamacello a Barcon di Vedelago, lasciando intendere che si tratti di una occasione da non lasciarsi sfuggire. E il segretario provinciale della Lega Giorgio Granello ha invece affermato la propria contrarietà al progetto, se non passa al vaglio di un referendum o di una consultazione popolare.

Abbiamo da tempo espresso la nostra posizione di contrarietà rispetto all’ipotesi di cementificazione dell’area di Barcon a Vedelago, e continuiamo a ritenere valida l’indicazione del piano territoriale di coordinamento provinciale che prevede che i centri commerciali vadano insediati in aree dismesse e non consumare terreno agricolo. Qui l’operazione prevede anche una grande escavazione, per vendere la ghiaia, e la trasformazione permanente di uno spazio aperto e destinato all’agricoltura, in prossimità di ville dal valore storico e artistico di livello mondiale, in un paesaggio industriale. Il tutto corredato dalle consuete promesse occupazionali, utilizzate come cavallo di Troia per ottenere deroghe su deroghe a tutta la legislazione e la pianificazione sul governo del territorio.

Al Presidente Muraro ricordiamo che lo scorso 19 marzo il Consiglio Provinciale ha già bocciato la richiesta, presentata dall’allora capogruppo della Lega Granello che oggi pare avere cambiato parere, di derogare alle previsioni del piano territoriale provinciale di coordinamento. Pochi hanno notato come questa sia stata la prima sconfitta in Consiglio Provinciale della maggioranza PDL-Lega che da molti anni regge la Provincia: segno che l’operazione suscita un dissenso nella popolazione che neanche la disciplina di partito riesce a comprimere.

Per questo chiediamo che ci si metta una pietra sopra a questo progetto e ci si concentri sui nodi veri dello sviluppo economico e ambientale sui quali puntare per il futuro della comunità provinciale trevigiana.

Luca De Marco Coordinatore Provinciale

Luigi Amendola Capogruppo Provinciale

Sinistra Ecologia Libertà Treviso

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Il Consiglio Provinciale affossa il PTCP per dare il via libera a Ikea e Barcon

Ieri il Consiglio Provinciale di Treviso ha fatto il primo passo per acconsentire alle proposte di cementificazione del territorio di Ikea a Casale e di Colomberotto e RotoCart a Barcon di Vedelago
Per consentire a questi progetti, i gruppi di Lega e PDL hanno proposto delle linee guida per derogare al Piano urbanistico provinciale. Il PTCP prevede infatti che nuovi centri commerciali possano essere insediati solo in aree dismesse, e sulle aree interessate dai due progetti non prevede nuova cementificazione.
Quindi il via libera deve passare attraverso una deroga al piano, e per salvare la faccia la maggioranza si è inventata dei criteri per la deroga; un assurdo in termini giuridici, perché se la deroga viene normata non è più deroga ma diventa nuova normativa. Quindi, in pratica, la maggioranza intende cambiare il PTCP entrato in vigore solo un anno fa, e fissa dei criteri che chiunque ora potrà invocare per pretendere l’assenso su proposte che ad oggi sarebbero invece contrarie al PTCP e bisognose di una apposita variazione/deroga del piano.
Per questo il nostro gruppo, e quello di IDV, fin da subito non hanno voluto accettare il terreno di discussione imposto dalla maggioranza, quello dei criteri per la deroga, e sul quale il Partito Democratico ha invece creduto di poter fare una mediazione. Presentando emendamenti che potevano prefigurare un atteggiamento diversificato della Provincia rispetto ai due progetti in questione.
Oggi è stato fatto il patatrac, e dispiace constatare che bastava che i due consiglieri e sindaci Battaglion del PD e Bonesso del PDL, anziché astenersi avessero votato contro la pessima proposta di stravolgimento del PTCP, perchè questa fosse bocciata. E la Provincia rendesse così un grande servigio alle ragioni del territorio.

Luca De Marco
coordinatore provinciale SEL

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Si o no a nuovo cemento : una scelta da non delegare ai Privati

Come gruppo di Sinistra Ecologia Libertà voteremo contro l’Ordine del Giorno presentato dalla maggioranza LEGA  e PDL in Provincia  , che determinerà delle linee programmatiche , per poter variare le indicazioni previste dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale delegando di fatto , agli interessi dei Soggetti Privati  la vera pianificazione urbanistica del nostro territorio .

 

Un Ordine del Giorno presentato da tempo e che il Partito Democratico , ha chiesto di di porlo in discussione in una apposita commissione . Il senso di questo passaggio è poco capibile e giustificabile a meno che non si voglia dare e sopratutto avere una visione di un PTCP del nostro territorio , forse vecchia e già da rivedere.

Vorrei ricordare che sono solo due anni che il nostro piano urbanistico è stato votato ed approvato  e che ora, con la richiesta di edificazione di IKEA a Casale sul Sile e ROTOCART E COLOMBEROTTO a Barcon di Vedelego , il Consiglio Provinciale dovrà votare una variazione del PTCP che in quelle aree prevede una destinazione d’uso in terreno agricolo e non ad altro.

Per noi il PTCP non si varia nemmeno di una virgola. Perché è valido e sopratutto prevede che nuovi insediamenti siano inseriti di fatto in aree già destinate al cemento e sopratutto prevede che si utilizzino aree dismesse o da dismettere , come la naturale , ovvia e giusta loro collocazione . Riconvertire le ex aziende o fabbriche abbandonate e relativi capannoni ci sembra la più logica via , per una vera riqualificazione territoriale . Non capiamo veramente il senso di continuare a edificare mostruosi insediamenti e con esso tutto quello che lo circonda da una punto di vista di parcheggi , strade di collegamento e quant’altro .

Noi siamo con il territorio e non con il cemento e lo dimostreremo con i fatti , come da sempre Sinistra Ecologia Libertà ha fatto, votando contro ad ogni proposta di variazione di destinazione di uso da agricola in altro.

Votare contro significa  per noi avere   rispetto della nostra terra , che riteniamo il bene più prezioso da difendere .

Non cediamo di  un passo rispetto ai ” falsi ” ricatti occupazionali che ci vengono serviti come panacea per un rilancio per l’occupazione , anzi ci sentiamo offesi per come la politica viene trattata . Nessuno a detto no a nuovi investimenti nel territorio ,  ma chiediamo che venga semplicemente rispettato l’art .17 del PTCP che pone una indicazione precisa : eventuali nuovi insediamenti devono essere localizzati in aree dismesse o da riconvertire e non in terreno agricolo.

Votare contro  significa per noi dire NO alla rendita finanziaria che inevitabilmente , comporta la trasformazione da terreno agricolo in edificabile e questo comportamento deve essere fermato.

Noi ci auguriamo che tutti i partiti di opposizione in provincia raccolgano il nostro appello a votare compatti   e senza alcun balbettamento  interno  il documento presentato dalla maggioranza  LEGA PDL

Tutti si dichiarano contrari alla cementificazione ed al consumo del nostro territorio quando si organizzano dibattiti e convegni , usando il tema, per attirare consensi .E’ arrivato il momento di dimostrarlo nei fatti e senza alcun balbettamento, perché  sono le scelte concrete a determinare la cementificazione e la saturazione del territorio e la distruzione del paesaggio, ed è su quelle che è giusto giudicare il comportamento di ogni Amministrazione Pubblica e anche dei partiti che la sostengono.

Luigi Amendola 

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà 

Provincia di Treviso

Lascia un commento

Archiviato in ambiente

Eravate alleati di Berlusconi, e non lo sapevate. E neanche lui

Oggi leggere l’editoriale di Enrico Pucci su “la Tribuna di Treviso” contro Sinistra Ecologia Libertà ci ha aperto gli occhi. Sostiene infatti Pucci che, per non aver votato contro il documento nazionale dell’Unione delle Provincie Italiane, redatto da amministratori del PD, del PDL, della Lega, noi di SEL e l’UDC siamo entrati in maggioranza in Provincia con la Lega, anzi in una “coalizione di governo”. Il ragionamento è tranchant:

“i fatti, a Treviso, ci dicono che in Provincia da ieri è nata una nuova maggioranza Lega-Sel con la benevola astensione dell’Udc e con uno o due pontieri gaviani del Pdl. Infatti, domando, per connotare una coalizione di governo, è più indicativo il voto sul destino dell’ente amministrato o quello sull’azienda unica dei trasporti ?”

Pucci ci ha convinto. Noi abbiamo contestato, contrastato, disprezzato con tutte le nostre forze il Governo Berlusconi. Però non abbiamo mai contestato il fatto che debba esistere il Governo della Repubblica Italiana. Ce l’avessero chiesto, avremmo probabilmente votato a favore dell’esistenza dell’istituzione Governo. E sicuramente avremmo votato contro, se ci avessero proposto di far nominare il Parlamento Italiano dai consigli comunali e di eliminare le elezioni politiche. Dunque, concludiamo con Pucci, se è “più indicativo il voto sul destino dell’ente amministrato” che quello sui provvedimenti e sulle scelte di chi amministra quell’ente, siamo stati alleati di Berlusconi e non lo sapevamo. Che importa se abbiamo contestato le leggi ad personam, la politica estera filo dittatori, la politica economica, i tagli di Tremonti, la scelta del nucleare, la privatizzazione dell’acqua, la moralità pubblica stracciata. Noi eravamo d’accordo sull’esistenza dell’Ente Governo, addirittura sull’esistenza del Parlamento: insomma, una alleanza a prova di bomba ! E anche Di Pietro e il PD: pensavano di essere all’opposizione di Berlusconi ? che granchio! Meno male che adesso si è fatta chiarezza. E quanti milioni di italiani pensavano di non sopportare Berlusconi, e in realtà ne erano alleati !

Eh, si! La logica non ammette sconti. Dati dei presupposti ben piantati e verificati, le conseguenze vanno tratte fino in fondo. Dunque a Vittorio Veneto noi e il PD siamo alleati con il segretario provinciale della Lega, Da Re, perché siamo d’accordo sul fatto che debba esistere il Comune di Vittorio Veneto. Immaginiamo che il compagno Atalmi non sia per l’abolizione del Comune di Treviso, o per la nomina del consiglio comunale da parte dei quartieri abolendo le elezioni comunali, quindi Atalmi e il PD e l’UDC sono in maggioranza a  Treviso assieme a Gentilini. Va informato immediatamente. Anche Zanonato, e tutti i sindaci del PD, vengano informati. Se non sostengono l’abolizione del loro comune, sono alleati con il PDL, e vabbè, ma anche con la Lega. Zanata, Battaglion, Casellato, Marzullo, Dus si sono guadagnati forse il certificato di oppositori in provincia da parte di Pucci, ma se non si battono per l’abolizione dei comuni dove sono amministratori, allora sono alleati della Lega. Ce lo dicono i fatti, come direbbe Pucci. E non una vaga maggioranza ideale o politica, ma proprio “una coalizione di governo”. Venga informata anche Laura Puppato: dato che non risultano sue dichiarazioni a favore dell’abolizione della Regione, lei e il PD regionale sono in coalizione di governo con Zaia. Dopo l’editoriale di ieri, è bene che vengano stracciati e riscritti da capo tutti i libri di storia, e i mezzi di informazione devono finirla di diffondere notizie false sugli schieramenti politici. Una pietra miliare nella storia del giornalismo ha finalmente aperto gli occhi agli ignari e annuncia finalmente l’avvento della verità.

Ma perché limitarsi all’ambito politico ? il meccanismo argomentativo di Pucci è di una tale potenza che può dimostrare grandi verità anche in altri campi. Ad esempio nel giornalismo. La Tribuna, e i quotidiani del gruppo Repubblica, pensano forse di aver combattuto le leggi ad personam di Berlusconi con i loro editoriali ? Errato. Mica saranno a favore dell’abolizione delle leggi nel nostro paese? Dunque di fatto erano d’accordo e alleati con Berlusconi. I giornali come La Tribuna pensano di essere concorrenti e magari di impostazione culturale alternativa a Libero o a il Giornale o a La Padania? che abbaglio! Mica saranno per l’abolizione dell’esistenza dei quotidiani. Dunque sono di fatto dei sodali.

Vorremmo continuare e spiegare che nella seconda guerra mondiale in realtà Hitler era in coalizione con gli alleati, perché nessuno dei due contestava l’esistenza della guerra. Ma ci fermiamo qui perché, come Pucci esorta i lettori a ritenere, noi di SEL mentiamo sapendo di mentire. E forse è meglio così, piuttosto di mentire senza neanche sapere di farlo.

Luca De Marco

Coordinatore Provinciale SEL Treviso

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Province: perché abbiamo votato si

di Luigi Amendola

Dai resoconti apparsi sulla stampa, ci pare non emerga in maniera sufficientemente chiara l’oggetto della votazione del consiglio provinciale straordinario di martedì sera. Non si trattava di un voto di fiducia alla Giunta Muraro, o di un voto sulla chiusura o meno dell’Ente Provincia di Treviso, e nemmeno di un voto di opinione sull’utilità o meno di cancellare dall’ordinamento costituzionale l’ente Provincia in quanto tale. Il succo del documento nazionale dell’Unione delle Provincie Italiane, redatto in accordo tra amministratori PD,PDL e Lega, era quello di opporsi al modo in cui i decreti di dicembre del Governo Monti hanno riformato le province.

In seguito a quei decreti sono state pure sospese le elezioni provinciali di Vicenza, che avrebbero dovuto tenersi regolarmante a maggio, e quelle di Belluno, retta attualmente da un commissario dopo le dimissioni del Presidente eletto.

La riforma imposta dai decreti non prevede l’eliminazione delle province, ma la loro trasformazione in enti di secondo livello, cioè non più eletti dai cittadini ma espressione dei consigli comunali. In pratica diventerebbero dei consorzi, la cui nomina verrebbe gestita dalle segreterie dei partiti più presenti nei comuni, come accade oggi per una serie di enti, come i consorzi rifiuti o i consorzi acqua, dei quali probabilmente la maggioranza dei cittadini non conosce né chi gli amministra, né come spende i soldi pubblici, nè quali decisioni fondamentali prendono. A Treviso, dove la Lega ha 54 sindaci e tra

questi ci sono quasi tutti quelli dei centri maggiori, ciò significa consegnare alla Lega la nuova provincia, ancor di più di quanto lo sia ora.

Al posto degli attuali consigli provinciali, eletti dai cittadini, ci sarebbero dunque dei consigli provinciali di massimo dieci componenti, nominati dai comuni. Le giunte verrebero abolite e ci sarebbe solo un presidente, eletto dai dieci rappresentanti dei comuni. Alle Regioni viene chiesto di legiferare per togliere le funzioni che attualmente le province esercitano e distribuirle tra comuni  e Regione. Alla provincia così riformata resterebbe comunque una funzione di coordinamento e di indirizzo politico sui comuni.

Il legale incaricato dalla Regione di proporre ricorso costituzionale contro i provvedimenti del Governo ha spiegato ieri sera come il punto contestato sia che non è possibile con un decreto legge eliminare di fatto, mutandone completamente la natura, un ente rappresentativo presente nella Costituzione. Anche da Regioni guidate dal centrosinistra pare stiano partendo dei ricorsi su questo punto.

Il documento dell’UPI chiede alle Regioni di opporsi al provvedimento e chiede che si proceda ad un riordino ragionato delle competenze e delle attribuzioni dei livelli amministrativi e territoriali dello Stato.

 

Gruppo Provinciale Sinistra Ecologia Libertà Provincia di Treviso

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Politica

Sta iniziando l’ultima battaglia sulla scuola?

Scuola-azienda all’americana o scuola-comunità democratica?

Qualche giorno fa, e precisamente il 27 gennaio, il Corriere della Sera ha riportato la sintesi di un intervento di Bassanini che su Astrid insieme a Vittorio Campione ha curato un testo sulla scuola dal titolo “Istruzione bene comune”. Il Corriere riportava alcune proposte, tra queste quella di dare alle scuole la facoltà di assumere i loro insegnanti.

Per valutare appieno la portata della suddetta proposta devo però fare una premessa.

 

Da diversi anni molti lavorano per imporre definitivamente la logica del mercato come valore di riferimento generale e puntano a rendere la scuola un luogo nel quale si forma il cittadino di domani coerentemente con questa impostazione. E dunque da un lato si cerca di imporre la competizione tra insegnanti e tra scuole sulla base di risultati “misurabili”, come gli ormai famosi (o famigerati) test Invalsi; dall’altro si cerca di rendere sempre più aziendale e autoritaria la vita interna alle scuole: da tanti anni i presidi sono diventati dirigenti scolastici ed i loro poteri si vorrebbero ora aumentati dalla legge 150/’09 “Brunetta” sul Pubblico Impiego.

E di fatto in tante scuole si vanno svuotando i poteri reali degli organismi collegiali come il Consiglio di Istituto o il Collegio dei Docenti, ridotti già oggi da parte di dirigenti “energici” ad enti di ratifica di decisioni prese in solitaria dai dirigenti stessi e svuotati quindi del loro più autentico significato, che sarebbe quello di organi dell’autogoverno della scuola nei diversi campi di competenza.

E’ un processo iniziato ai tempi del governo dell’Ulivo nei secondi anni ’90 e proseguito negli anni successivi: allora ad un lato si inventò l’Autonomia scolastica, che doveva essere l’avvio di una nuova fase democratica della scuola, ma dall’altro si trasformò il preside in dirigente scolastico, ponendo in realtà le premesse per quella svolta autoritaria e tecnocratica che ha poi preso corpo.

 

Negli anni successivi, entrati nel periodo dei governi berlusconiani, il dibattito si è “arricchito” della proposta di legge nota come “Proposta Aprea” che, prendendo come modello la scuola americana, tra le altre cose tende a trasformare il dirigente scolastico in un manager simile al capo di un’azienda, dando alla scuola (cioè a chi, in realtà?) il potere di assumere direttamente gli insegnanti e trasformando questi definitivamente da attori dell’azione educativa in bassa manovalanza, per non parlare dei possibili esiti clientelari. E senza pensare al naturale esito successivo, mai dichiarato ma che in futuro si concretizzerebbe sicuramente, di sommare al potere di assumere quello di licenziare, rendendo gli insegnanti degli obbedienti esecutori, senza più quell’autentica libertà di insegnamento che certo non si sposa con la sudditanza. Ma la Aprea è una parlamentare del PDL, nulla di strano se vede l’azienda come un modello per tutto.

 

Ora abbiamo questa novità da cui partivo. Franco Bassanini, esponente democratico di grande rilievo intellettuale ed importante ministro all’epoca dei governi ulivisti, nel suo “Istruzione bene comune” ( che sottile inganno con queste parole! ) sposa la tesi che siano le scuole a scegliere direttamente gli insegnanti da assumere. Non solo, il Corriere nella sua sintesi ricordava che si propone la riduzione degli anni di scuola da 13 a 12 complessivi; cioè si ripropone quello che avevano tentato di fare prima il ministro ulivista Berlinguer e poi la ministra berlusconiana Moratti.

C’è da stupirsi se oggi il PDL ed il Partito democratico (oltre al Terzo Polo “centrista”) sostengono insieme il governo “tecnico” di Monti, un governo la cui maggioranza assume sempre di più le sembianze di una maggioranza politica, seppur ancora ufficialmente negata? Spero di poter essere smentito dai fatti, ma mi sembra di poter dire che sul piano della visione generale della società e della scuola la Destra ed il Pd appaiono purtroppo troppo simili, nonostante le forze autenticamente progressiste e democratiche che certamente vivono nel Pd e alle quali facciamo appello affinché non diano il loro contributo all’ultimo colpo alla scuola dopo l’era Gelmini. Ma c’è purtroppo da temere che il pensiero di Bassanini sia il possibile preludio di una prossima svolta del Pd in materia. Se ciò si concretizzasse vedremmo iniziare presto l’ultima battaglia, quella finale, sulla scuola italiana: dopo i tagli, i princìpi di fondo.

 

Noi dobbiamo salvare la scuola italiana proponendo una visione diversa della società proprio a partire dalla scuola; dobbiamo formare in senso autenticamente democratico i cittadini del futuro, tenendo la scuola lontana dai valori del mercato: non la competizione, la tecnocrazia e l’arrivismo devono essere i valori di riferimento, bensì la conoscenza, la solidarietà e la democrazia. Dobbiamo quindi fermare la deriva autoritaria ed aziendalista nella scuola ridando vitalità alla democrazia interna alle scuole, all’autogoverno; con ciò potremo dare un contributo a fermare quella stessa spirale autoritaria e tecnocratica che ormai stringe e soffoca la società italiana nel suo complesso.

Lasciando perdere le suggestioni americane, un modo per farlo è superare la figura del dirigente scolastico di nomina amministrativa ed arrivare all’elezione del Preside per la Didattica, scelto tra gli insegnanti della scuola. Sarebbe un grande segnale di avvio di una riflessione nuova e la scuola riprenderebbe il cammino interrotto verso una comunità democratica della cultura, cammino interrotto negli ultimi anni.

Un’altra strada, del tutto diversa.

 

Stefano Fumarola

Lascia un commento

Archiviato in Scuola

Casal di Principe chiama. Padania, via Arcore, risponde

Ancora una volta Cosentino ce l’ha fatta. Già nel 2009 l’esponente del PDL era uscito indenne dalla votazione della Camera grazie all’assenza di molti parlamentari del Partito Democratico. All’epoca si trattava di una mozione di sfiducia presentata da PD, IDV e UDC per chiedere le dimissioni di Cosentino da sottosegretario all’economia. Ma al momento del voto molti del PD si astennero, altri, tra i quali tutti i leader principali (Veltroni, Letta, Bersani, D’Alema), non parteciparono al voto. E quindi la mozione venne bocciata da PDL e Lega, nonostante le molte assenze tra le fila dei berlusconiani.

 

Ora se l’è cavata grazie ad uno schieramento trasversale:

– gli eletti radicali nelle liste del PD, misteriosamente preferiti come alleati dall’allora segretario Pd Veltroni rispetto ai partiti della sinistra,

– tutto il PDL, che continua imperterrito a difendere tutti gli indifendibili nonostante sia chiaro a tutti quale livello di disgusto abbia ingenerato negli italiani quel loro modo di intendere la politica e la funzione dei parlamentari,

– quella parte che serviva della LEGA, che nel discorso in aula ha avuto la spudoratezza inaccettabile di accostare la figura di Nicola Cosentino, detto Nick O’Mericano, a quella di Enzo Tortora, vittima negli anni ’80 di un gravissimo errore giudiziario.

 

Con ciò si dimostra che l’alleanza tra Lega e PDL non era, e non è fondata, sul federalismo o altre baggianate. Ma su questioni indicibili e invereconde, che appartengono al lato oscuro della politica e non a quello trasparente del dibattito pubblico su programmi e su valori. Il punto vero di spaccatura della Lega con il PDL non è il sostegno al governo Monti o le politiche economiche: la vera rottura si sarebbe avuta se Cosentino avesse avuto il via libera per il carcere dalla Camera. Ma in quale altra parte del mondo una alleanza politica, che da noi ha retto le sorti del Governo in buona parte degli ultimi anni, si basa sulla garanzia di impunità per politici accusati di contiguità con la grande criminalità organizzata ?

Per quanto faccia cagnara, fingendo di star dalla parte dei cittadini, alla prova dei fatti, e del voto, la Lega si rivela una appendice del sistema di potere berlusconiano. Ingannando anzitutto i propri militanti ed elettori, la famiglia Bossi mette la forza elettorale che la Lega ottiene nelle regioni del Nord e del Veneto al servizio delle più oscure trame di potere berlusconiane. Dimostrando di essere non una forza del cambiamento, ma una forza della reazione pronta a scondinzolare davanti al Caimano.

 

Luca De Marco

Coord. prov. SEL Treviso

Lascia un commento

Archiviato in etica