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Dalla parte della scuola Casteller

casteller.jpgL’incredibile vicenda della scuola media Casteller di Paese, dove le proteste, per quanto isolate, di qualche genitore per la prevista presenza di due profughi ha portato la Caritas a desistere dal progetto di collaborazione con la scuola, e ha invece scatenato la destra, con l’assessore regionale all’Istruzione Donazzan che annuncia una ispezione all’istituto scolastico, colpevole evidentemente di svolgere bene il proprio servizio pubblico, rappresenta una ennesima sconfitta della civiltà e del pensiero, ad opera di una subcultura xenofoba, razzista e discriminatoria che trova tristemente interpreti entusiasti nelle istituzioni venete.

Stiamo dalla parte della scuola Casteller, che come va facendo da anni fornisce agli studenti degli strumenti per la conoscenza della realtà in cui vivono e si troveranno a vivere, che piaccia o non piaccia a dei politicanti oscurantisti cultori di un loro piccolo e immaginario mondo antico.

Questa continua strumentalizzazione politica da parte dei sodali ed emuli di Donald Trump e Marine Le Pen delle istituzioni scolastiche svela la radice totalitaria della loro cultura politica. La scuola della Repubblica va tenuta fuori dai loro meschini calcoli elettorali e tutelata dalla loro guerra contro la conoscenza.

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La marcia di Selma non è finita…..

Sono stati giorni di cronache terribili quelle che hanno riguardato nei mesi passati i migranti sui barconi, cronache di morte e disperazione che nessuna politica, nessuno stato, nessuna umana pietà ha potuto o saputo fronteggiare, ha saputo dire, ha saputo risolvere…Selma/Montgomery March Leaders & Crowd

La morte è stata la grande protagonista, la paura dell’invasione dello straniero è stato il filo conduttore, la vergogna della rinuncia delle responsabilità sull’accoglienza ci ha profondamente riguardato. Non bastasse questo ci troviamo di fronte ad un cinismo nuovo, quello che dice “bisogna sparare a coloro che sono saliti sui barconi per non farli entrare qui, che ci rubano il lavoro ed il futuro dei nostri figli”… Questo è il pensiero comune, ma come si è costruito, chi lo ha instillato nei media e nel sentire collettivo?

Siamo in un’epoca di conflitti…Ma se siamo sempre stati abituati a pensare al conflitto sociale e alla lotta di classe negli anni ’60 e ’70, (ed il pensiero va all’analisi marxista della società capitalistica), oggi siamo di fronte ad un altro grande conflitto che investe la nostra società e che riguarda l’ identità. Se il conflitto economico tra classi sociali si è basato principalmente sull’avere nei termini della contrattazione sindacale (oltre ai diritti sociali), il conflitto che oggi investe la nostra società riguarda principalmente il problema dell’identità (religiosa ,culturale, di genere) che si basa sull’essere.

Quando parliamo di identità parliamo di un diritto fondamentale dell’uomo, il diritto alla propria identità.

Questo diritto, che è universale, non può essere però la spinta per il cosiddetto pregiudizio culturale, ossia il considerare centrale e universale la propria cultura di appartenenza. La radicalizzazione dell’ identità culturale posta fino al limite estremo del pensiero profuso dalla Lega e dalla destra in tutti questi anni in Italia ha di fatto creato uno scontro con la cosiddetta “alterità” cioè la presenza di persone che per provenienza, religione, cultura, sono “altro” da noi. Per anni in Italia si è usato il più importante strumento di trasmissione degli stereotipi: il linguaggio che, affiancato da giudizi e atteggiamenti , ha dato una lettura della realtà distorta e apocalittica sul tema del migrante. Si sono verificate forme di violenza verbale e oggettiva, sorte dai problemi di identità di coloro che non riconoscono le sofferenze altrui ed in questo scontiamo tutti i limiti delle istituzioni, delle agenzie educative e culturali, dei partiti politici . Anche dello Stato stesso che si è reso responsabile di leggi che sono, come dice don Ciotti, “costruite per renderci ciechi e insensibili. Leggi che parlano di “flussi” invece che di persone, che alimentano paure invece di costruire speranze. Leggi che hanno favorito indirettamente i traffici, le forme di sfruttamento e di violenza.”

I risultati si traducono nel sentimento di odio da parte di alcuni nei confronti di altri esseri umani.obama

Siamo nella logica dove l’eliminazione fisica e psicologica dell’ “altro” non è stata superata. Tale logica non comprende che questi uomini, fuggendo dalle violenze e dalla fame cercano qualcosa che noi abbiamo forse irrimediabilmente perduto: la ricerca della libertà, la ricerca della speranza, la ricerca dell’umanità.

In questi anni di forti flussi migratori è necessario pensare che con le persone arriva anche la loro cultura… Ma questa cultura viene considerata da loro stessi come un modo universale di intendere il mondo, per offrire un senso alle loro esperienze. E come lo è per i popoli che emigrano altrettanto lo è per quelli che li accolgono.

Di rilevante importanza è la comunicazione che viene rivolta   ai cittadini attraverso i media, le forme della notizia e le modalità della comunicazione. E’ proprio in questo campo, il campo della comunicazione dove atteggiamenti e comportamenti prendono forma e dove le situazioni della vita quotidiana costituiscono il vero territorio in cui si celano i meccanismi più profondi della discriminazione.

Ricordiamo che la denigrazione dei propri simili è stato il più terribile pregiudizio etnico che ha portato i nazisti all’olocausto contro gli ebrei e spesso le paure e le fragilità attuali dei cittadini messi di fronte alla crisi economica e all’incertezza sul futuro facilmente trovano nel capro espiatorio di turno, (lo straniero, il diverso) la causa di tutti i mali.

Se da un lato la pochezza intellettuale dei politici non ha fornito un approccio adeguato al problema , almeno in Italia, l’esasperazione furibonda della Lega nostrana sulle paure ed i timori dell’invasione degli immigrati ha ancor di più spalancato una valanga di odio e paura che ci rende tutti sprovveduti ed inadeguati. I linguaggi usati, la relativizzazione dei sistemi di valori che caratterizzano (o dovrebbe caratterizzare) la nostra società hanno creato stereotipi e pregiudizi dai quali arrivano i comportamenti sociali della discriminazione.

E’ scientificamente dimostrato che gli stereotipi possono essere considerati parte di un processo che permette di ridurre le energie cognitive impiegate per spiegare i fenomeni sociali; essi si radicano nelle dinamiche dei valori e della cultura e sono persistenti nel tempo.

Per questo è profondamente necessario modificare culturalmente l’approccio al problema, capire che ognuno di noi deve rendersi responsabile affinchè il razzismo e l’odio vengano sconfitti.

Quali sono le strade? E’ necessario che le persone dei diversi gruppi entrino in contatto tra di loro, condividendo momenti di incontro e di vita comunitaria. Tali incontri dovrebbero essere strutturati al fine di dare un senso positivo alle relazioni, al fine di rendere i cosiddetti “ghetti” , ossia luoghi in cui vengono relegate le minoranze , sempre più minori anche dal punto di vista intellettuale.

E’ necessaria la politica, locale, nazionale ed europea che si faccia carico responsabilmente del destino di tanti esseri umani che chiedono e cercano riparo dalle guerre, dignità, sopravvivenza. La politica deve produrre giuste leggi, ci deve essere una presa in carico di tutti gli Stati europei.

Siamo tutti presi dallo smarrimento, ma , per dirla con Umberto Eco, è proprio nei momenti di smarrimento che bisogna saper usare l’arma dell’analisi e della critica, delle nostre superstizioni come di quelle altrui.

Per concludere riporto alcune parole del Presidente Obama alla marcia per i diritti civili tenutasi qualche giorno fa a Selma, in Alabama :

Dobbiamo aprire i nostri occhi, le nostre orecchie, e i nostri cuori, e accettare che il razzismo che c’era in passato è ancora un’ombra sul nostro presente. Sappiamo che la marcia non è ancora finita, che la battaglia non è ancora stata vinta, e che entrare in un’epoca nella quale saremo giudicati solo per quello che siamo significa ammettere queste cose. Sappiamo che la marcia non è ancora conclusa, la corsa non è ancora vinta. Ma il cambiamento dipende da noi, dalle nostre azioni, da quello che insegniamo ai nostri figli».

Fiorella Fighera

 

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Blitz a La Tribuna di Treviso

Come Sinistra Ecologia Libertà esprimiamo solidarietà e vicinanza a La Tribuna di Treviso dopo l’incursione in redazione di una rappresentanza organizzata dell’intolleranza e del razzismo.
Ai “bravi ragazzi” di Lotta Studentesca che piacciono tanto all’anziano vicesindaco leghista consigliamo di tenere le mani a posto e di fare i bravi studenti, e studiare bene la storia, in modo da imparare cosa era la “Pravda”, cosa significa “sionismo”, e cosa è stato il fascismo e il nazismo per la storia europea, cosa sono stati i campi di concentramento e le leggi razziali.
La libertà di stampa e di opinione è un elemento fondamentale della nostra democrazia e della nostra vita contemporanea. Che siano dei giovani a voler negare questo fondamentale diritto è particolarmente preoccupante. L’episodio è una conferma ulteriore della presenza di un fenomeno estremistico e razzista nella realtà trevigiana, che va monitorato con attenzione dalle autorità competenti, e isolati dalle forze politiche democratiche.

 

Luca De Marco

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razzismo trevigiano in Brasile: si deve ristabilire l’immagine della nostra comunità

Il giovanissimo ciclista che insulta un collega dandogli del “ negro schifoso” durante una gara ciclistica in Brasile e che perciò è stato squalificato è già di per sé un fatto grave.

Ma la cosa che ci rende attoniti è il modo concui il Direttore Tecnico ha “difeso” il gesto, asserendo che da noi in Italia quella frase è accettata e non è razzismo.

E’gravissimo esportare all’estero questo concetto del Trevigiano .

Per noi i valori che un sport deve insegnare sono in primis il rispetto del prossimo e soprattutto la convivenza civile.

Purtroppo nella nostra provincia governata da Lega e Razza Piave i messaggi che vengono quasi quotidianamente espressi sono quelli della non accoglienza ( vedi emergenza umanitaria e relativi profughi)  e delle paura verso il diverso (addirittura si chiede la traduzione delle insegne in italiano).

Basta con questa chiusura , con questa immotivata e irrazionale paura di tutti coloro che non parlano una la lingua o hanno il colore della pelle o professano religioni che non corrispondono a quelle “ decretate” dalla Lega.

La nostra comunità non è quella cosa incivile e rancorosa che si vuole creare e spacciare in giro per il mondo.

Presenteremo nel prossimo consiglio provinciale un Ordine del giorno dove si denuncino questi atteggiamenti razzisti e xenofobi, e chiederemo di rappresentare, anche presso la stampa brasiliana che ha riportato il fattaccio, una comunità trevigiana diversa da quella che la squadra ciclistica “i trevigiani” ha esportato.

Ha fatto il giro del mondo anche la notizia del giovane senegalese che è stato pestato a sangue perché non capiva il dialetto veneto.

Le diversità non devono far paura , ma sono un valore aggiunto da tutti i punti di vista, non solo culturale ma anche economico.

Vogliamo una provincia moderna ed al passo con i tempi e non chiusa ed arroccata su temi e preconcetti dal sapore medievale.

 

Luigi Amendola

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà

Provincia di Treviso

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Gestione profughi: fallimento della Lega di governo, trionfo della Lega razzista

Sulla gestione della cosiddetta “emergenza” profughi è in atto un fenomeno di isteria collettiva, dovuto al fatto  che esiste in Italia, e in misura particolare nella nostra regione e provincia, un partito che sulle paure alimentate dal fenomeno migratoria fonda le sue fortune elettorali, e dunque ha tutto l’interesse a fomentare un clima di terrore.

I fatti dicono che rispetto all’esodo biblico paventato dal governo italiano, e dai ministri leghisti in particolare, non si sta verificando nulla di apocalittico. La situazione interna della Libia ha provocato un esodo di profughi verso la Tunisia che ha accolto quasi 400.000 profughi. Niente di simile si profila per l’Italia. I leghisti prima hanno attaccato con violenza l’Europa, che avrebbe dovuto farsi carico, non è chiaro in base a quale normativa (la gestione delle politiche sull’immigrazione non rientra tra le competenze della Commissione Europea, ma è materia di pertinenza dei singoli Stati), di una solidarietà verso l’Italia che non solo l’Italia non ha mai  dimostrato verso i problemi di altri paesi europei, ma che addirittura per i leghisti non dovrebbe avere neanche il Nord del Paese rispetto al Sud. Poi i furbi leghisti hanno pensato di cavarsela dando libertà di circolazione ai profughi perché se andassero tutti in Francia. E a fronte della reazione francese, improntata evidentemente al motto leghista “padroni a casa nostra”, hanno reagito minacciando boicottaggi al paese d’Oltralpe.

Oggi il Governo sta cercando di spalmare sul territorio nazionale la presenza di profughi. Si tratta di migliaia di persone, che diffuse sul territorio nazionale non creerebbero alcun problema, se non ci fossero i leghisti ad alimentare campagne terroristiche. In Veneto questa situazione è stata resa evidente dallo steso Presidente Zaia quando ha dichiarato che «il problema dei profughi è stato ed è utilizzato ai fini della mera propaganda politica, creando evidenti difficoltà istituzionali e ambientali a chiunque cerchi di operare nel rispetto delle legislazioni vigenti»; ma anziché prendere di petto i suoi compagni di partito e costringerli a fare gli amministratori e non gli agitatori, Zaia ha preferito lavarsi completamente le mani dalla questione, togliendo l’incarico al soggetto attuatore nominato dalla stessa Regione per la gestione dei profughi e rimettendo per intero le competenze al Governo centrale, confidando che lasciando fare ai prefetti, che pur dipendono dal ministro dell’Interno leghista, la polemica dei leghisti potesse rivolgersi contro la solita indistinta “Roma ladrona” evitando di pagar pegno per la propria spregiudicatezza politica. Ancora una volta la Lega dimostra la propria totale incapacità di governo, e la totale inadeguatezza del proprio personale politico a confrontarsi con problemi più ampi della sistemazione di una strada dissestata.

L’episodio di Vazzola, dove è stato attuato un atto intimidatorio nei confronti dell’albergatore che avrebbe potuto ospitare dei profughi, dimostra a quale barbarie civile e politica la campagna di odio leghista possa portare il nostro territorio. Si interroghino il Presidente della Provincia, che in campagna elettorale ha giocato a fare il duro rifiutando di partecipare alla riunione regionale per erigere un muro di razzismo contro i profughi, e ha voluto creare una lista, “Razza Piave” (molto forte a Vazzola, riempita abusivamente dei simboli della lista per tutta la campagna elettoral) per vellicare le peggiori pulsioni xenofobe e razzista presenti nel trevigaiano, e il Sindaco di Vazzola, che ha addirittura convocato una giunta straordinaria per lanciare l’allarme contro l’eventualità dell’arrivo in un albergo della città di alcune decine di profughi. Pensano davvero che il loro ruolo sia quello di seminare terroristicamente allarmismi ingiustificati, di fomentare paure irrazionali, per poi lucrare politicamente erigendosi a difensori di minacce immaginarie ? Se invece, come sostengono, la loro non è una campagna razzista contro delle persone in difficoltà, solo perché straniere, ma intendono contestare il sistema messo in piedi per la gestione dei profughi, allora se la prendano con il loro partito, protestino contro la Regione che ha voluto lavarsene le mani (e questi sarebbero poi quelli che invocano il federalismo e più poteri alle autonomie locali ?), protestino contro il loro ministro dell’Interno che dà le disposizioni che i prefetti si limitano ad applicare. Chiedano la caduta di un Governo che serve solo a fare gli interessi di una ristretta cricca che fa gli interessi propri e se infischia dei cittadini.

Luca De Marco

Coordinatore Provinciale

Sinistra Ecologia Libertà

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Razzismo allo stadio episodio agghiacciante

Razzismo allo stadio episodio agghiacciante, contro il quale mobilitarsi tutti per evitare una crisi di civiltà

Ad una partita di calcio tra i 11 e 12 anni a Casier, è stato insultato un piccolo calciatore di origine straniera.
Se fosse vero che ad una partita di calcio tra ragazzini di 12 anni a Casier, gli adulti genitori si sono esibiti in epiteti razzisti contro uno dei giovani calciatori, saremmo di fronte ad un episodio agghiacciante, che deve far lampeggiare tutte le spie rosse: attenzione, pericolo inciviltà, chiudere subito i pozzi avvelenati dall’odio, bonificare le aree inquinate. Lo diciamo da tempo, che dalle nostre parti si respira una cattiva aria, resa pesante dal tanfo ideologico del cattivismo, dall’incontinenza verbale dei rappresentanti delle istituzioni, dal lassismo ostentato verso intolleranze e discriminazioni.
I germi pestiferi dell’odio possono proliferare anche a distanza, e la situazione di crisi sociale ed economica diventare anche crisi di civiltà. Le istituzioni alzino le orecchie, le forze politiche si diano una regolata, il mondo dello sport faccia fronte comune, chiunque può faccia il possibile per isolare e debellare questi grumi di becerume razzista, e consentire alle giovani generazioni di crescere in uno spirito nuovo e aperto al mondo e alla meraviglia della sua infinita ricchezza e varietà. All’Assessore provinciale allo Sport chiederemo una commissione per verificare il lavoro fin qui svolto dalla scuola di tifo e intraprendere nuove iniziative contro il razzismo nei luoghi dello sport.

Luca De Marco
Sinistra Ecologia Libertà

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TIRARE IL SASSO E NASCONDERE LA MANO

in risposta alla risposta di Zaia http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=136069&sez=REGIONI

 

Egregio Presidente Zaia,

mi dispiace, ma la sua risposta ad Amos Luzzato, è una farsa. Lei si nasconde dalle sue stesse responsabilità politiche, ed il suo atteggiamento nei confronti di iniziative censorie come quelle dell’assessore Donazzan, è complice.

Voi attribuite la qualifica di “cattivi maestri” in modo del tutto arbitrario ed in modo totalmente strumentale ai vostri tornaconto elettorali, ad autori che evidentemente non avete mai avuto l’occasione di leggere o per lo meno consultare.

Prima di marchiare in tale aberrante maniera opere letterarie a caso dovreste almeno avere la decenza di informarvi su cosa state facendo.

L’assessore Donazzan mette al bando libri ed autori collegandoli con questioni che non centrano nulla con il contenuto di tali libri, solo perché così guadagna facilmente prime pagine e facile consenso. Facendo questo, però, s’incammina verso un sentiero che porta inevitabilmente proprio a periodi nefasti come quelli che Lei, Presidente, non ha “pienamente compreso”. Purtroppo quei periodi sono stati ben compresi dalla mia famiglia, e da milioni di veneti che sanno molto bene cosa voglia dire  difendere non solo la propria identità ma anche la propria vita e quella dei propri cari, e non solo a parole e retorica “di pancia”, ma anche nei fatti e nelle tragedie degli anni trenta e quaranta.

Per quanto mi riguarda, gli autori da voi bollati come cattivi maestri sono alcuni di quelli che meglio mi hanno insegnato a “comprendere il presente”, e per fortuna la mia educazione ed il mio rispetto verso la libertà e la dignità delle minoranze e di tutti gli uomini non mi permette giudicare e censurare le persone e le loro opere per semplice sentito dire, o perché fa comodo avere visibilità mediatica.

Il peggior nemico della verità ed i maggiori complici delle rappresentazioni falsate della realtà siete voi. Voi che dai vostri posti di potere non fate niente per promuovere la lettura in un paese dove 20 milioni di persone non leggono nemmeno un libro all’anno. Siete voi che sostenete un regime mediatico che quotidianamente reifica una realtà distorta. Siete voi che non avete ancora pienamente compreso l’orrore delle leggi razziali. Complimenti, bel lavoro.

 

Davide Buldrini

Coordinamento Provinciale Sel Treviso

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Il cattivismo della Lega crea insicurezza

Dopo la scarcerazione di Mohamed Fikri, oggi è il giorno dell’imbarazzo per i leghisti trevigiani. Avevano già l’accendino in mano per fiaccolate contro gli stranieri, fantasticavano di una campagna elettorale per le comunali di Montebelluna all’insegna di ordine e disciplina  e del” dagli allo straniero”. Invece gli si è spento il mostro tra le mani.

Il segretario della Lega di Montebelluna non aveva perso tempo ad invocare spargimento di sangue ed aveva già chiesto la legge del taglione, occhio per occhio, contro  lo straniero. Oggi invece non ha nulla da dichiarare perché “la situazione è in continua evoluzione”, cioè spera ancora che il colpevole sia uno straniero. L’aspirante candidato sindaco leghista, Marzio Favero, vista la mal parata fa l’ecumenico e invita furbescamente all’equidistanza, né “con quelli che dicono “gli stranieri sono un pericolo”” né “con quelli che ribattono “sono dei perseguitati”” ( e chi sarebbero poi costoro ?): una xenofobia al 50% insomma.

Zaia come sempre è il più  furbo di tutti, lui aveva dichiarato che se il colpevole era il marocchino, allora bisognava buttare via la chiave, tolleranza zero e bla bla bla. E dunque adesso si loda di aver usato il condizionale: ma se invece è un tedesco il colpevole, bisogna dargli un premio ?

Intanto la classifica sulla qualità della vita delle provincie italiane de Il Sole 24Ore dimostra che la Provincia di Treviso è una delle più sicure d’Italia se si considera l’andamento e la frequenza dei reati  (sedicesima su 107, solo Belluno fa meglio in Veneto), è tra le meno sicure se si guarda al sentimento della popolazione (78 su 107, peggio di Roma e Palermo, solo Verona fa peggio  in Veneto). Il Questore di Treviso dichiara che dal 2007 ad oggi i reati commessi hanno continuato a scendere, addirittura si sono dimezzati, e che il problema sono i media: “per un delitto si scrive quando accade, quando viene risolto, quando c’è la condanna, l’appello e la cassazione: per un solo reato se ne parla cinque volte”. Il questore non lo dice, ma noi sappiamo che avere al governo di comuni, provincia e regione la Lega, che domina anche sui mezzi di comunicazione locali, che anche quando non c’è motivo di allarme lo inventa (vedi il caso di Muraro il fucilatore, che ha fatto credere a mezza Italia che ci fosse una inesistente emergenza sciacalli nelle zone alluvionate) e che fa della insicurezza dei cittadini uno dei motori del proprio consenso, è una delle cause di questo scarto tra realtà e percezione della sicurezza che vive la Provincia di Treviso.

La propaganda cattivista della Lega è uno dei fattori più potenti della insicurezza dei cittadini trevigiani.

Luca De Marco

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La scuola di Adro (BS): dalla Repubblica di Salò alla Padania … e ritorno

di Stefano Fumarola

La nota vicenda della scuola di Adro, nel bresciano, una scuola pubblica nella quale sono stati disseminati numerosi simboli leghisti, chiarisce una volta di più che accanto ad un’anima autonomista, che persegue però anche l’obiettivo antinazionale della secessione, vi è un nocciolo duro autenticamente fascistoide che segna profondamente la Lega Nord.

Questa sua natura fascistoide emerge con chiarezza da molti aspetti che ne caratterizzano l’azione politica ed è chiara da sempre, per quanto da più di vent’anni molti facciano fatto finta di non vedere: l’indiscussa volontà del capo carismatico o fuhrerprinzip, il culto della personalità nei confronti del capo stesso,  i riferimenti pseudo-culturali ad un passato mitizzato (ieri i Nibelunghi e gli antichi Romani, oggi i  Celti e il medio evo del Carroccio), gli appuntamenti di partito in luoghi simbolici  che diventano veri e propri rituali liturgici (ieri i congressi di Norimberga, oggi l’ampolla del dio Po e Pontida), l’ostentazione permanente dell’appartenenza al partito anche a livello di abbigliamento (ieri spille e fasce al braccio, oggi cravatte e foulards verdi),  le “camicie verdi” e le ronde padane (ci ricordano qualcosa?).

E ancora: la visione della politica come espressione muscolare (abbiamo dimenticato il “celodurismo”? E i riferimenti al prezzo delle pallottole? E le fantomatiche migliaia di Bergamaschi pronti a sollevarsi in armi?). Oppure l’individuazione di un nemico facilmente identificabile a cui associare il malcontento diffuso, ieri le democrazie plutocratiche o gli Ebrei, oggi i meridionali e gli immigrati stranieri. O l’esaltazione nazionalista che oggi si lega al territorio locale e diventa sentimento antiitaliano assumendo l’obiettivo della secessione. E infine l’identificazione del Partito con lo Stato, entrambi espressione dello stesso “volk”, dello stesso popolo.

Qua mi fermo, senza voler approfondire ulteriormente in questa sede la complessità della Lega Nord e gli aspetti fascistoidi  che la connotano, aspetti che non sono meno veri per la presenza tra i leghisti anche di persone stimabili, di semplici autonomisti e di elementi comunque moderati accanto agli estremisti, i quali  però la marcano autenticamente.

La vicenda della scuola di Adro è esemplare per comprendere fino in fondo la cultura politica di molti esponenti leghisti; ma  fa riflettere anche perché, accanto alla mancanza di senso dello Stato dimostrata dai poteri pubblici locali, sindaco in testa, abbiamo avuto l’evidente consenso dei cittadini di quel paese a questa piccola ma anche grande violenza (perché la violenza può anche non essere fisica) consumata nei confronti della neutralità politica dello Stato e dei suoi luoghi, appunto pubblici e non di parte.

Insomma, per farla breve, mi sembra che la cosiddetta Padania inventata dalla Lega Nord altro non sia che il ritorno sotto diverse sembianze della Repubblica di Salò dalle Alpi alla linea Gotica; sconfitta dalla storia quella, questa va sconfitta dalla politica, senza equivoci e tentennamenti, senza inseguire la Lega sul suo terreno scimmiottandone la cultura di finto federalismo, ma in realtà separatista, e senza derubricare a “folklore” le uscite dei leghisti, compreso il rifiuto del Tricolore e dell’Inno di Mameli.

Oggi dunque è evidente più che mai che la prima grande emergenza nel nord Italia è quella di recuperare ai valori della democrazia e dell’unità d’Italia quelle grandi masse di cittadini che votano Lega, ai quali evidentemente questa sa rivolgersi; e per farlo,  noi dobbiamo riuscire a parlare alla gente comune dei suoi bisogni e dei suoi problemi con la nostra visione, la nostra etica e le nostre soluzioni concrete.

La gente vuole risposte: sta a noi darle. E in modo semplice e convincente.

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Toni Fontana

di Luca De Marco

Toni Fontana, morto a 55 anni martedì scorso, era un giornalista de L’Unità, ed era un grande giornalista. Dopo un viaggio nel mondo dell’immigrazione trevigiana, così scriveva nel suo Libro “Apartheid”: “Il cronista non deve anteporre le proprie convinzioni o, peggio, ideologia (se ne ha) al racconto dei fatti. Non sono mai stato in un luogo per dimostrare quanto già sapevo, il giornalista è un testimone degli avvenimenti, il suo compito è narrarli cercando di essere quanto più onesto possibile. Ciò non impedisce di prendere parte a una battaglia democratica, contro il razzismo, contro una sottocultura che sta generando in alcune zone del Veneto un apartheid moderno, tecnologico, fondato su un’integrazione che nasconde la costruzione di una società piramidale nella quale i “bianchi” godono di tutti i diritti, mentre gli altri ne sono esclusi e questi altri sono operai delle fabbriche assunti a tempo indeterminato, ai quali vengono pagati i contributi Inps, badanti, artigiani, manovali dei cantieri che, tutti assieme, producono il 5 per cento del Pil, della ricchezza del Veneto. Ma, secondo Gentilini, costoro devono lavorare e poi rintanarsi a casa; i luoghi della socialità, piazze, cinema, porticati, giardini attrezzati per i giochi dei bambini, le sedie dei bar e le feste di paese sono riservati alla “prima società”.”


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