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Un sindaco ai confini della realtà

Il Sindaco di Resana che distribuisce materiale “informativo” a spese del comune alle neomamme sui presunti rischi della vaccinazione compie un atto sconsiderato e grave, foriero di conseguenze nefaste che non si limitano alla comunità che amministra ma coinvolgono un territorio ben più vasto (ricordiamo che la copertura vaccinale ha efficacia se coinvolge almeno il 95% della popolazione). Il fascicolo allarmistico che gli uffici comunali consegnano alle neomamme non è prodotto da alcun ente scientifico o istituzionale ma da una associazione che ha come scopo la propaganda antivaccino.

Ha fatto quindi bene il direttore generale della sanità della Regione a rispondere alla sollecitazione dei pediatri che hanno richiesto il suo intervento, coinvolgendo il ministero della salute e la Prefettura perché valuti le azioni da intraprendere. Da parte nostra auspichiamo che si proceda oltre e che si intervenga per riportare nell’ambito della razionalità una amministrazione che sembra far riferimento ad un’altra dimensione rispetto a quella della realtà.

L’efficacia dei vaccini, soprattutto dal dopoguerra ad oggi, è oggettiva e non può essere messa in discussione da alcuno. Centinaia di milioni di persone, nel mondo, hanno evitato la morte e/o malattie estremamente invalidanti, poliomielite in primis.mazzorato

Il sindaco è la massima autorità sanitaria locale per cui ha l’obbligo di garantire la pubblica incolumità. Qui siamo di fronte alla totale irresponsabilità di un amministratore pubblico, già noto per il suo elogio al nazista Erich Priebke e per la promozione delle teorie di Scientology, a cui vanno ricordati i propri obblighi morali e legislativi.

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Se la morosità è incolpevole, la Regione no

Quello dell’emergenza casa è uno dei fronti più caldi aperti dalla crisi, sul quale i comuni e gli enti locali devono combattere senza avere a disposizione le necessarie risorse per fronteggiare situazioni sempre più gravi e sempre più estese.
Per questo, quando si apre qualche spiraglio e qualche nuova possibilità di intervento, è il caso che non si perda tempo.
E invece c’è un tema sul quale va denunciato un colpevole ritardo da parte della Regione Veneto. Quello dei fondi a sostegno di chi subisce uno sfratto perché non riesce più a pagare l’affitto a seguito di perdita del lavoro, licenziamento, cassa integrazione o per malattia. Ed è evidente a tutti di come non stiamo parlando di casi rari.

Il Veneto è due volte in ritardo. La prima, perché non ha attivato negli anni scorsi alcun provvedimento contro il disagio abitativo a sostegno degli sfrattati. Questo ha comportato una penalizzazione pesante nel riparto dei fondi che il decreto sull’IMU del governo Letta dell’agosto 2013 destinava agli inquilini morosi incolpevoli*. Quel decreto stanziava infatti 20 milioni, che sono stati ripartiti tra tutte le regioni, ma prioritariamente a quelle regioni che già si erano attivate con propri provvedimenti. Questo ha comportato che la Lombardia abbia avuto un paio di milioni in più, l’Emilia Romagna e il Piemonte un milione in più, rispetto al riparto operato sulla base del numero degli sfratti per morosità. In pratica, al Veneto spetta 1 milione e 6 mila euro. Meno che alla Regione Marche.
La seconda volta, il Veneto è in ritardo nel ripartire i fondi ai Comuni. Infatti, una volta che finalmente l’iter nazionale è giunto a conclusione con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 2014** del decreto attuativo che predispone il riparto tra le Regioni dei 20 milioni stanziati e i criteri da rispettare nei provvedimenti comunali, la Regione lascia passare due mesi prima di muoversi, deliberando solo il 29 settembre come ripartire il milione che spetta al Veneto tra i comuni destinatari del provvedimento, cioè quelli ad alta tensione abitativa. L’Emilia-Romagna, tanto per far un esempio, ha deliberato la ripartizione ai propri comuni il 23 luglio!

Tutto ciò significa che ad oggi nel Veneto manca ancora una risposta al problema della morosità incolpevole, mentre nelle altre regioni si è partiti negli anni scorsi oppure parecchi mesi fa.
Oltre al ritardo con il quale è stata emanata, la delibera regionale si limita a ripartire i fondi ai comuni ai quali spettano (vedi tabella) e a riportare i criteri di massima fissati dal decreto ministeriale. Ai Comuni spetta quindi organizzarsi e predisporre i bandi; per evitare che si proceda in ordine sparso, il Comune di Treviso, che ha colto il problema, ha invitato per giovedì 23 ottobre il Prefetto e tutti gli altri 28 comuni del Veneto interessati, al fine di coordinarsi e predisporre delle linee guida. Si spera che, grazie a questa positiva iniziativa del Sindaco di Treviso, finalmente si possa colmare i ritardi accumulati dalla Giunta Zaia e dare risposte concrete su questo fronte ai cittadini.

riparto morosità incolpevole

riparto morosità incolpevole

* Legge 28 ottobre 2013 n. 124, art.6:” 5. È istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli, con una dotazione pari a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015. Le risorse del Fondo possono essere utilizzate nei Comuni ad alta tensione abitativa che abbiano avviato, entro la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, bandi o altre procedure amministrative per l’erogazione di contributi in favore di inquilini morosi incolpevoli. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, le risorse assegnate al Fondo di cui al primo periodo sono ripartite tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Con il medesimo decreto sono stabiliti i criteri e le priorità da rispettare nei provvedimenti comunali che definiscono le condizioni di morosità incolpevole che consentono l’accesso ai contributi. Le risorse di cui al presente comma sono assegnate prioritariamente alle regioni che abbiano emanato norme per la riduzione del disagio abitativo, che prevedano percorsi di accompagnamento sociale per i soggetti sottoposti a sfratto, anche attraverso organismi comunali. A tal fine, le prefetture-uffici territoriali del Governo adottano misure di graduazione programmata dell’intervento della forza pubblica nell’esecuzione dei provvedimenti di sfratto.”

** Breve considerazione sullo stato disastroso del processo legislativo nel nostro paese: si decreta d’urgenza il 31 agosto del 2013, per abolire la seconda rata dell’IMU, istituire la Tasi e tra le tante cose nello stesso testo si istituisce questo fondo, che però non è esecutivo ma rimanda a un decreto attuativo (quindi urgente un cavolo). Il decreto attuativo, non particolarmente complesso, si fa attendere fino al 14 maggio, e viene pubblicato in G.U. due mesi dopo. Si noti bene che rispetto a queste lungaggini l’abolizione del Senato non risolve nulla. Bisogna riportare alla normalità un processo legislativo che viaggia solo per decreti d’urgenza, ma che così facendo non accelera un piffero perché si schianta sulla mole di decreti attuativi inevasi, che spettano al Governo, non al Parlamento. E’ nei ministeri e non nel Parlamento (che anzi non fa che migliorare le brutture che il Governo infila nei suoi decreti legge), che risiede la causa della lentezza della macchina statale.

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