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No a questa legge di Stabilità

Le dichiarazioni di voto con le quali Sinistra Italiana -SEL ha motivato il proprio voto contrario alla Camera e al Senato alla Legge di Stabilità proposta dal Governo Renzi.

Loredana De Petris dichiarazione di voto sulla Legge di Stabilità, Senato 22 dicembre 2015depetris

“Voteremo contro la fiducia, non soltanto perché, come forza d’opposizione, siamo contrari a questo Governo, ma perché siamo totalmente e convintamente contrari alla legge di stabilità. Certamente la legge di stabilità è stata modificata alla Camera dei deputati, ma ciò non ha in alcun modo cambiato verso alla manovra.

Sin dall’inizio avevamo definito questa manovra come assolutamente iniqua e soprattutto non in grado, nonostante la propaganda, di essere definita espansiva; i dati sono inesorabili da questo punto di vista. La manovra, anche sul fronte delle tasse e per quanto riguarda IMU e TASI sulla prima casa, non ci ha visto assolutamente d’accordo, perché ha in sé le negazione della radice della progressività.

Come è noto, era possibile certamente eliminare l’IMU per le famiglie meno abbienti ed ovviamente per i redditi catastali più bassi, ma vi era una fascia, che corrisponde al 10 per cento dei contribuenti, che era portatrice quasi del 40 per cento del gettito, che si poteva utilizzare per affrontare non soltanto alcune emergenze sociali. Le misure di questa manovra e le modifiche apportate alla Camera sono più di natura elettorale che di carattere effettivamente di lunga durata e strutturale per affrontare quella che ormai è l’emergenza povertà.

Noi continueremo la nostra battaglia in quest’Aula per l’istituzione del reddito di dignità e diffido il Governo a voler spacciare le norme inserite in questa legge di stabilità contro la povertà o altre card per le famiglie con almeno tre figli come l’inizio di un percorso sui redditi di dignità, perché non hanno assolutamente a che vedere con quello che invece noi riteniamo sia assolutamente necessario e che darebbe anche la possibilità di un ammodernamento del nostro sistema del welfare e una sua caratterizzazione in senso più universalistico.

La manovra quindi non cambia verso: è iniqua e non certamente espansiva. Non è certamente con la diminuzione delle tasse che si induce una ripresa del Paese: è una teoria economica ampiamente utilizzata anche nel passato con i Governi Berlusconi, che fa riferimento anche alla scuola di Chicago, ma sappiamo che dovunque è stata sperimentata non ha prodotto i risultati che evocava.

Oggi per uscire dalla crisi – dentro la quale ci troviamo ancora – sarebbe stato necessario mettere in campo un piano vero di investimenti. Anche gli investimenti privati, nonostante gli incentivi – poi tornerò su questo punto – , non riescono ad avere alcun effetto virtuoso se non sono in simbiosi e quindi se non vengono accelerati e stimolati attraverso un piano vero di investimenti pubblici nei settori cruciali per questo Paese, per una sostenibilità ambientale. Firmiamo l’Accordo di Parigi e quindi dovremmo ricordarci di come poi lo implementiamo, di come mettiamo in campo le azioni rigorose perché si arrivi a quegli obiettivi e quindi ad un’economia completamente decarbonizzata, non solo sostenibile, ma molto di più: una sorta di riconversione ecologica.

Quindi investimenti sul territorio, sulle infrastrutture sostenibili, sul trasporto, sulla mobilità, sulla scuola, sulla cultura, sulla valorizzazione vera (non nel senso di consumo di altro territorio) e sulla riqualificazione del territorio: questi erano gli assi su cui era necessario mettere in campo un piano vero di rigenerazione del territorio e di rigenerazione urbana che cominciasse a mettere le basi della conversione ecologica assolutamente necessaria se davvero crediamo a quell’Accordo firmato a Parigi che anche il nostro Governo ha sottoscritto.

La manovra si è concentrata molto alla Camera sulle cosiddette emergenze esterne: da una parte la sicurezza che si è articolata su due interventi, uno più specifico di sicurezza e l’altro cosiddetto di cultura. Noi concordiamo sul fatto che era necessario mettere in campo misure sul piano culturale e sul piano del sostegno sociale, ma le misure scelte non ci trova concordi: hanno un sapore elettorale e tra l’altro la famosa card di 500 euro non si capisce neanche come sia coperta.

Quelle risorse, tutte insieme, sarebbero state molto più utili se fossero state investite nel Fondo per il diritto allo studio – questo certamente sarebbe stato un ulteriore passo – invece che essere utilizzate per interventi per i diciottenni per manovre elettorali, visto che ci sono le elezioni amministrative.

Per quanto riguarda gli interventi sulla riqualificazione sulle periferie, siamo d’accordo e parlavo, infatti, di un piano di rigenerazione urbana, ma tutto è accentrato nella Presidenza del Consiglio e anche qui abbiamo dubbi che non vengono utilizzate sempre a fini di manovre elettorali. Le misure previste sull’IMU, gli interventi spot e la card di questa legge di stabilità hanno molto il sapore di manovre elettorali. Francamente è ancora una volta un’occasione persa. Avendo aumentato il deficit dal 2,2 al 2,4, abbiamo messo in campo circa quattro miliardi di euro in più. Noi siamo assolutamente d’accordo sullo sfidare e rompere la flessibilità, ma pensiamo che le risorse debbano essere utilizzate per rimettere in campo una ripresa del Paese e, quindi, per quel piano di investimenti pubblici di cui parlavo all’inizio nei settori cruciali per il futuro del Paese.

L’altra manovra per motivi esterni è stata il salva banche. Ma qui vorrei dire con molta chiarezza che, tra l’altro, anche lo stanziamento di 100 milioni di euro, che è stato inserito sempre sul fondo che dovrebbe essere di garanzia per i depositi bancari delle famiglie, potrà coprire solo perdite pari a un quinto di quelle dei risparmiatori coinvolti. Di queste misure – stiamo molto attenti – si avvantaggerà ancora una volta lo stesso sistema bancario in quanto potrà riacquistare azioni delle banche di nuova costituzione per 1,8 miliardi di euro. Noi dovremmo davvero – ne ho parlato varie volte – fare una discussione molto seria – si spera ciò avverrà alla ripresa – non solo sulla Commissione d’inchiesta, ma anche prendere delle decisioni vere sul sistema bancario nel nostro Paese. In sintesi, ci sono molti micro interventi e molti interventi spot di natura elettorale, ma anche l’insieme delle modifiche apportate alla Camera non sono state assolutamente in grado di cambiare verso a questa manovra il cui giudizio rimane assolutamente negativo.

Faccio l’ultima osservazione che riguarda l’intervento per evitare il referendum sulle trivellazioni. Anche lì non è esattamente quello che viene annunciato. Vi è un tentativo quasi truffaldino perché gli interventi anche più pesanti di trivellazione sono solo sospesi e non cancellati. Ricordo a tutti che abbiamo l’esigenza per il futuro, se si vuole essere veramente degli innovatori e non conservatori e guardare al passato, di mettere in campo una strategia per un’economia con basse emissioni con la decarbonizzazione e l’uscita dai fossili. È assolutamente necessario un piano energetico che abbandoni definitivamente l’idea delle trivellazioni che in modo francamente molto conservatore e quasi di sfida alla modernità questo Governo sta portando avanti. Per questo noi voteremo contro la fiducia e la legge di stabilità.”

Giulio Marcon, dichiarazione di voto finale alla Camera sulla Legge di Stabilità, 19 dicembre:

“Signora Presidente, signori del Governo, colleghi e colleghe, due marcon cameraautorevoli esponenti della maggioranza, il Ministro Alfano e Renato Schifani, hanno dichiarato che questa legge di stabilità è stata scritta con la mano destra. Noi crediamo a questi due esponenti, e pensiamo infatti che di destra è l’impianto di questa legge: un impianto liberista e mercantilista. Un impianto che realizzando – abbiamo appena ascoltato quello che ha detto la collega Bianchi – il sogno di Giulio Tremonti, mette al centro il taglio delle tasse a scapito degli investimenti e della spesa pubblica, quella buona. È un impianto neoliberista e di destra, che guarda a destra, che privilegia gli investimenti privati al posto di quelli pubblici: questa è la filosofia del Piano Junker, che ormai è una comprovata bufala. Un impianto neoliberista che apre la strada a nuove privatizzazioni, deprimendo il patrimonio pubblico.

Con questa legge di stabilità si fa una scelta di campo: si dà praticamente tutto alle imprese e niente ai lavoratori. Alle imprese date crediti d’imposta e agevolazioni fiscali in quantità industriale, è il caso di dire; e date niente ai lavoratori, 5, 6 euro di aumento ai dipendenti pubblici e un po’di polvere in mano agli esodati, ai supplenti delle scuole, ai macchinisti ferrovieri, al personale della scuola di «quota 96», anzi a loro nemmeno quella. Con questa legge di stabilità si salvano le banche e i loro amministratori, ma si lasciano sul lastrico migliaia di risparmiatori, come è stato più volte ricordato. Con l’aumento dell’uso del contante a 3 mila euro fate un favore a riciclatori e ad evasori, e non ai pensionati e agli operai, che quando riescono a girare con 150 o 200 euro di contanti in tasca, magari solo per le feste di Natale, è grasso che cola.

È una scelta, questa, a favore dei ricchi e non dei poveri; come, con la scusa della crisi del settore nautico, come oggi abbiamo visto, è una scelta a favore dei ricchi l’abolizione della tassa sugli yacht, misura più degna di Ronald Reagan che di una forza di sinistra. Un operaio, un pensionato paga 2-300 euro di tassa sul possesso della sua utilitaria, mentre il magnate che ha uno yacht da 3-400.000 euro non paga niente (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà). Sarebbe questo il senso della giustizia di una forza progressista ?

Ed è una scelta a favore della illegalità e dell’evasione la misura scandalosa della maxi-sanatoria sulle spiagge, un favore a chi non paga le tasse. Queste non sono scelte di sinistra !

Inoltre questa legge di stabilità non favorisce la crescita: le previsioni macroeconomiche, come meglio di noi voi sapete, della legge di stabilità – e sono anche previsioni sbagliate, come ci ricordano i dati del Fondo monetario – si appigliano da alcuni fattori esogeni come il quantitative easing della BCE e il calo del prezzo del petrolio. Sono invece sconfortanti i dati dell’economia nazionale: la disoccupazione che quasi sfiora il 12 per cento, la riduzione di un quarto del sistema industriale, la drammatica condizione del Mezzogiorno; e le misure contenute nella legge di stabilità non cambieranno direzione a questi dati sconfortanti, perché hanno una impostazione sbagliata.

Il taglio delle tasse produce molto meno crescita degli investimenti pubblici: magari dà consenso elettorale, ma non fa aumentare il PIL. Gli sconti fiscali alle imprese non fanno ripartire il sistema industriale: le imprese spesso gli sconti se li mettono in tasca, e non li investono. Le misure-spot, come l’abolizione della TASI o la card della cultura, vanno bene per le elezioni, ma non per la crescita economica.

Questo è un Paese che tra i dati sconfortanti registra un aumento della povertà assoluta e relativa. Poco di realmente significativo c’è in questa legge di stabilità, il finanziamento del Fondo nazionale per la lotta alla povertà è assolutamente insufficiente. Di reddito minimo di cittadinanza non c’è traccia. Verso la povertà continuate ad avere un atteggiamento insufficiente, appunto, residuale e compassionevole. Certo 600 milioni di euro nel 2016 e un miliardo nel 2017 sono già qualcosa, ma sono delle cifre insufficienti di fronte alla drammaticità del problema della povertà. Ricordo che Romano Prodi, dieci anni fa, metteva un miliardo e seicento milioni sul Fondo nazionale per le politiche sociali e senza tante slide; Prodi, dieci anni fa, faceva più di voi e comunque ricordo che per il Fondo contro la povertà quest’anno mettete gli stessi soldi che date per il 2016 per due F-35, quindi, 4 milioni di poveri assoluti sono importanti come due cacciabombardieri.

Ma c’è un altro problema che non affrontate: le diseguaglianze inaccettabili in questo Paese. Un secolo fa Richard Henry Tawney, fabiano, che allora sarebbe stato un uomo considerato molto più di destra dei miglioristi e del viceministro Enrico Morando, diceva: quello che i ricchi chiamano il problema della povertà, per i poveri è il problema della ricchezza, e voi con questa legge di stabilità il problema della ricchezza, ovvero delle diseguaglianze, non ve lo ponete, anzi, favorite i ricchi e le diseguaglianze non introducendo mai, per nessuna delle misure, un principio di progressività. Non lo fate per l’abolizione della TASI e non lo fate per la card della cultura. 500 euro a tutti, ai ragazzi dei Parioli, come ai ragazzi di Scampia, ma che c’è di sinistra nel trattare in modo uguale chi è povero e chi è ricco ? E sarebbe questo il welfare delle opportunità ? Sì, l’opportunità di rimanere diseguali. Sì, ai potenti le tasse non le fate pagare, non le fate pagare alle multinazionali del web, ai vari Google e a tutti gli altri e vi siete opposti alla tassa sul commercio digitale, anche a un emendamento proposto da deputati del PD. Non fate pagare le tasse agli speculatori e alla finanza creativa, vi siete opposti a una Tobin tax degna di questo nome. Non fate pagare le tasse ai nababbi, vi siete opposti agli emendamenti per far pagare un po’ più di tasse agli ereditieri milionari e ai grandi patrimoni. Che c’è di progressista in tutto questo ? Non è di sinistra, viceministro Morando, dare la card della cultura ai ragazzi italiani e negarla ai ragazzi immigrati con permesso di soggiorno. Pensate che bella scena: nella stessa quarta classe di un liceo il ragazzo italiano con i 500 euro che va ai concerti con i soldi del bonus e il ragazzo immigrato, con i genitori in Italia da più di dieci anni, senza bonus a giocare col suo smartphone. Salvini ringrazia.

Non è di sinistra continuare a buttare soldi negli F-35 e a far mancare le risorse al servizio civile, i 49.000 giovani in servizio nel 2015 diventeranno 38.000 nel 2016. Voi dite che la scuola è importante, che il lavoro è importante, ma è da settembre che lasciate 30.000 supplenti senza stipendio. Sarebbe questa la buona scuola, lasciare i supplenti senza stipendio ? E in questa legge voi parlate, dite di parlare di sviluppo sostenibile, ma quale ? Quello della maxi sanatoria sulle spiagge, quello dei soldi a lumicino per la difesa del suolo o quello dell’emendamento furbetto sulle trivellazioni che pur ripristinando positivamente il limite delle 12 miglia non dà risposte ai quesiti referendari e lascia intatto l’obbrobrio delle trivelle esistenti a poche miglia dalle coste.

Per noi, la sinistra, una sinistra capace di fare una legge di stabilità ispirata a principi di giustizia e di crescita è un’altra cosa. Ve l’abbiamo detto in tutte le salse, con le nostre proposte a questa legge di stabilità, proposte che ci avete rifiutato. Per noi, di sinistra sarebbe stato fare un piano del lavoro, non dare incentivi alle imprese per delle assunzioni finte e temporanee. Per noi, di sinistra sarebbe stato non tagliare le risorse alla sanità e alle regioni, come voi avete fatto in questa legge, ma tagliarle alle spese militari e alla TAV. Per noi, di sinistra sarebbe stato continuare a far pagare la tassa sulla prima casa a Briatore, a Berlusconi a Carrai e non trattare i milionari come i pensionati al minimo e gli operai. Per noi di sinistra sarebbe stato far pagare le tasse alle multinazionali e agli speculatori e ridurre veramente le tasse al lavoro dipendente, non dargli l’obolo elettorale. Per noi, di sinistra sarebbe stata una legge di stabilità che prefigurasse una politica industriale e un robusto intervento a favore del Mezzogiorno e non solamente sconti e mance senza costrutto, regalie a corporazioni varie. Per noi di sinistra sarebbe stato un reddito minimo di cittadinanza degno di questo nome, non il welfare compassionevole che proponete con le vostre misure insufficienti e residuali.

Ma tutto questo nella legge di stabilità non c’è; vi siete affidati alle solite ricette, avete abdicato a una impostazione neoliberista che è fallita in Europa e non ha portato a niente in Italia. Un’impostazione, quella del paradigma dell’austerità, della riduzione della spesa, dell’umiliazione del lavoro che ci sta portando a sbattere.

Mi avvio a concludere, questa non è una legge di stabilità con il segno più, come ha detto Renzi alla presentazione della legge di stabilità, ma è una legge con il segno meno. Meno soldi alla sanità, meno politiche pubbliche, meno soldi al servizio civile, meno lavoro stabile, meno investimenti pubblici. Questa legge di stabilità è un mostro giuridico e uno zibaldone imbarazzante: si fanno favori alle lobby, ai gruppi di potere, alla Confindustria. Al popolo, ai lavoratori distribuite qualche spicciolo e date qualche spot elettorale. Sì, voi avete ragione, bisogna cambiare verso, ma allora incominciate a farlo voi. Tornate a mettere in campo politiche espansive, di giustizia sociale, del lavoro, dei diritti, politiche che servano alla crescita, alle imprese e al rilancio dell’economia. La legge di stabilità del 2016 è un’occasione persa. Noi, una legge di stabilità scritta con la mano destra e che non serve al Paese, che non dà risposte al lavoro, ai giovani, che taglia la sanità e il welfare, noi una legge così non la votiamo.”

 

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di | 22 dicembre 2015 · 23:57

A Treviso: Invia un libro a Lampedusa

Sinistra Ecologia Libertà, aderendo ad un appello del sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini, partecipa all’iniziativa “Invia un libro a Lampedusa”, per favorire la lettura nell’isola, dove non esistono biblioteche né librerie.

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Per questo mercoledì 28 agosto, la sede della Federazione di SEL in via Ragusa 10 a Treviso sarà aperta dalle 19,30 alle 21,30. Chiunque può portare libri da destinare all’isola, la spedizione sarà a cura di SEL.


Queste le parole con le quali la sindaca Giusi Nicolini ha spiegato l’iniziativa: “Lampedusa non ha una biblioteca e neppure un negozio dove potere acquistare libri. Voi ci vivreste mai in una città dove non e’ possibile comprare dei libri? Io non credo! Quindi se in giro per casa avete libri, di qualsiasi genere, che non leggete o avete già letto e di cui volete sbarazzarvi, aderite all’iniziativa”.

Federazione Provinciale SEL Treviso

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A proposito di pensioni

di Luca De Marco
Le pensioni alte e altissime vanno tagliate, il modo lo si trova, basta volerlo veramente. E non c’entra il sistema retributivo e il sistema contributivo, sul quale la televisione e i media fanno troppa confusione.
bilancia_2Il sistema pensionistico italiano funziona comunque a ripartizione, cioè i contributi di quelli che lavorano servono a pagare le pensioni a quelli che non lavorano più. Quando questi pensionati super ricchi lavoravano, versavano i contributi per pagare le pensioni a quelli che avevano smesso. E magari versavano molto, perché il loro reddito era alto. Come tutti noi contribuenti paghiamo le tasse, e quindi le strade, la sanità, la difesa e tutti i servizi, in proporzione al nostro reddito, ma ne usufruiamo allo stesso modo.
Ora che hanno smesso, siamo noi che ancora lavoriamo a pagargli la pensione con i nostri contributi. La loro pensione non è quindi frutto dei loro contributi, ma dei contributi di tutti i lavoratori e datori di lavoro attivi. Bisognerebbe dunque smetterla con questa storia: “sì, ma se hanno versato i contributi…”, oppure “non hanno versato abbastanza contributi per avere la pensione così alta” ecc. In italia nessuno si paga lavorando la propria pensione pubblica, ma la paga a quelli che sono già in pensione e così matura il diritto a che altri facciano altrettanto quando in pensione ci andrà lui. Non possiamo far finta di avere un sistema a capitalizzazione, dove i contributi del singolo lavoratore vengono accantonati e investiti per farli fruttare, quello accade con i fondi e le assicurazioni private, non c’entra nulla con il sistema previdenziale.
Il sistema di calcolo, retributivo o contributivo, è solo un sistema per calcolare l’importo della pensione al momento della quiescenza, e il passaggio al calcolo contributivo della riforma Dini è servito in definitiva solo a ridurre l’importo delle pensioni, soprattutto per i lavoratori più poveri e con la carriera lavorativa più discontinua, condannando le giovani generazioni a doversi premunire in altro modo per la loro vecchiaia. Quindi se uno percepisce 90.000 euro al mese il vero problema è: quanti lavoratori attivi devono mantenere con i loro contributi quell’unico pensionato ? a occhio dovrebbero essere dai 100 ai 150 impiegati o operai, per un solo pensionato. Anzi è probabile che siano molti di più, magari centinaia, a pagare la pensione di quel signore, e che siano lavoratori precari. Infatti la cosiddetta gestione separata INPS, quella dove confluiscono i contributi dei lavoratori atipici (cococo, partite iva, ecc.), è da anni in attivo, in quanto sono ben pochi i precari in pensione e dunque a fronte delle entrate dei contributi sono poche le uscite per le pensioni erogate, e i soldi dei precari servono dunque a pagare le pensioni del fondo dei manager, o dei preti.
Quest’anno il fondo dei precari sarà in attivo di 8,6 miliardi, il fondo degli ex dirigenti di azienda sarà in passivo di 3,7 miliardi. Se in più i poveri precari, e i lavoratori dipendenti del settore privato, il cui fondo è anch’esso in leggero attivo, devono mantenere pure pensioni stratosferiche, chiaro che poi i conti totali dell’INPS non tornano !

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Aeroporto Canova – Interrogazione alla Camera

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La Parlamentare di Sinistra Ecologia Libertà  On. Serena Pellegrino ha presentato presso la Camera dei Deputati un’Interrogazione a risposta scritta indirizzata al MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE e al MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI sulle problematiche relative all’Aeroporto Canova di Treviso, soprattutto per quanto riguarda le Autorizzazione concesse da ENAC e il procedimento di V.I.A., oltre che le garanzie rispetto l’operato della Ditta Mestrinaro SPA.

L’iniziativa parlamentare fa seguito al rapporto di fattiva collaborazione tra la Federazione SEL di Treviso e il Comitato Aeroporto Treviso, che ha visto l’On. Pellegrino incontrare il Comitato all’iniziativa promossa dalla lista SEL/La Sinistra Unita per Treviso durante la campagna elettorale per le recenti Elezioni Comunali.

L’Interrogazione vede come co-firmatari i Deputati ZAN, ZARATTI, MARCON, BRANDOLIN, RIZZETTO e PRODANI.

Per la Federazione SEL di Treviso

Il Resp. Comunicazione

Stefano Dall’Agata

camera

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01568

presentato da

PELLEGRINO Serena

testo di

Venerdì 2 agosto 2013, seduta n. 64

PELLEGRINO, ZAN, ZARATTI, MARCON, BRANDOLIN, RIZZETTO e PRODANI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

il sedime dell’aeroporto Antonio Canova di Treviso si colloca a ridosso del perimetro del parco naturale regionale del fiume Sile istituito con legge regionale n. 8 del 1991 e ricade, in piccola parte, all’interno di esso; è adiacente al perimetro dell’area SIC IT 3240028 fiume Sile dalle sorgenti a Treviso Ovest, istituita ai sensi della direttiva 92/43/CEE habitat, e costituisce elemento di continuità tra l’abitato della frazione di San Giuseppe in comune di Treviso e l’abitato del capoluogo del comune di Quinto, tanto che le abitazioni più prossime sono addirittura adiacenti alla recinzione dell’aviosuperficie. Si precisa che seppur in piccola parte il sedime dell’aeroporto ricade in quest’area di interesse comunitario;
l’impatto che l’attività aeroportuale determina sulla residenza e sull’ambiente circostante allo stato attuale, è evidente. Gli apparecchi durante le fasi di atterraggio e decollo sorvolano, a poche decine di metri, sia zone densamente popolate che ambiti del Fiume Sile, ben noto a tutti come fiume di risorgiva più importante d’Italia;
in relazione al piano di sviluppo aeroportuale (progetto 1/2012), per quanto concerne l’aeroporto Antonio Canova di Treviso si osserva che il progetto di ampliamento, ad avviso dell’interrogante, non rispetta le normative Ue sulla procedura d’impatto ambientale;
per il Canova è stata chiesta la compatibilità ambientale il 6 dicembre 2002, e dopo il parere interlocutorio negativo del Ministero dell’ambiente, datato 2007, le autorità competenti avrebbero dovuto presentare una nuova VIA entro tre mesi, ma di fatto non è avvenuto;
nonostante questo, le società di gestione dell’aeroporto, SAVE spa e AERTRE spa a partire dal 2007, hanno realizzato comunque gli interventi di ampliamento: terminal, nuovi parcheggi interni ed esterni alla struttura ed ancora ampliamenti dell’aerostazione;
nel 2011 ENAC richiede alla Commissione VIA del Mattm un’autorizzazione per interventi di potenziamento e sviluppo delle infrastrutture di volo: rifacimento della pista ampliamento della superficie interessata dai movimenti a terra, nonché opere impiantistiche ed idrauliche. Tali opere sono state eseguite grazie a un documento del Ministero dell’ambiente del 5 maggio 2011 che ha concesso parere favorevole all’esclusione della procedura VIA. Tale atto è stato impugnato da Italia Nostra e dal Comitato aeroporto di Treviso con ricorso in giudizio al TAR del Veneto (n. di protocollo 1528 del 2011);
l’autorizzazione all’esclusione avrebbe permesso un ulteriore sviluppo delle attività aeroportuali, con un aumento degli impatti su persone e territorio;
nel 2011 ENAC autorizzava 8 movimenti/ora sullo scalo Canova affermando che il decreto DSA-DEC-2007-000039 del 14 maggio 2007, che limitava a 16.300 movimenti/anno non fosse attuativo, rimandando all’articolo 687 del codice della navigazione secondo il quale «l’unica autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo» sia l’ENAC; si è così sforato, nel periodo dal 2007 al 2012, il limite considerato cautelativo dal Ministero dell’ambiente;
nel marzo del 2012, ENAC presenta un master plan di sviluppo delle attività connesse all’aeroporto Canova che comporterebbe la triplicazione del numero dei voli, attualmente pari a 16.300 annui e un aumento dei passeggeri da due milioni attuali a cinque milioni e seicentomila. Questo comporterebbe un ulteriore impatto ambientale ed un aggravio sulle vie di comunicazione limitrofe e sulle aree urbane interessate con un conseguente aumento dell’inquinamento sia acustico che atmosferico. Non ultimo le ricadute sul parco regionale del fiume Sile, area di alto valore naturalistico, sarebbero di grande impatto ambientale;
anche la più recente normativa regionale sul governo del territorio (legge regionale 11/2004) sancisce che lo sviluppo, in generale, debba soddisfare a requisiti di sostenibilità non pregiudicare la qualità della vita dei cittadini e delle generazioni future e rispettare le risorse naturali;
alla procedura di VIA del master plan dell’aeroporto di Treviso sono giunte innumerevoli osservazioni contrarie al progetto, da parte di associazioni ambientaliste quali LEGAMBIENTE, ITALIA NOSTRA, Salviamo il Paesaggio, nonché ANPI, FARE TREVISO, Comitati cittadini, comune di Zero Branco e comune di Quinto di Treviso;
queste osservazioni hanno evidenziate, sia innumerevoli incongruenze sull’iter fino ad oggi seguito, sia possibili illeciti commessi dall’azienda MESTRINARO spa di Zero Branco di Treviso che, come denunciato dal Comitato antiampliamento su Il Gazzettino di Treviso del 17 aprile 2013, potrebbe aver conferito materiale altamente tossico e nocivo nell’esecuzione dei lavori (giugno/dicembre 2011) di sottofondo della pista di volo dell’aeroporto Antonio Canova di Treviso;
la MESTRINARO spa risulta infatti già indagata dalla Procura di Venezia e di Vicenza per l’utilizzo di rifiuti tossici, impiegati nei lavori di sottofondo, eseguiti per la costruzione delle autostrade Val Dastico (VI), della A4 Venezia/Trieste, e del parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia, così come denunciato dal Corriere Veneto del 6 luglio 2013 e dalla pagina nazionale del quotidiano La Tribuna di Treviso del 13 aprile 2013 –:
se i Ministri interrogati:
a) intendano fare chiarezza su questa aggrovigliata situazione procedurale creatasi nel corso degli anni e che ENAC ha dimostrato di non saper governare;
b) se ritengano, a fronte di questa situazione, di sospendere l’iter procedurale di VIA del marzo 2012, in attesa di far chiarezza sullo sforamento dei lavori eseguiti, ma non autorizzati, nel 2011 all’interno del Parco del Sile, così come denunciato da Legambiente Treviso nelle sue osservazioni presso la Commissione VIA dello stesso Ministero;
c) se, in particolare, il Ministero delle infrastrutture dei trasporti intenda avviare un’indagine conoscitiva dei fatti avvenuti in questi ultimi anni sullo sviluppo dell’aerostazione in questione, e sul ruolo che ENAC (ente predisposto al controllo, verifica, nonché responsabile di tutti i progetti in ambito di aviazione civile), abbia avuto in questa vicenda di normative non applicate e di decreti ministeriali non rispettati. (4-01568)

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Aperti. Verso un congresso.

congresso

Relazione introduttiva di Ciccio Ferrara* alla Presidenza Nazionale del 29/07/2013 che avvia il percorso congressuale di SEL

La relazione introduttiva di Ciccio Ferrara è disponibile per il download in formato PDF

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Due strade maestre: conversione e contaminazione

Levare lo sguardo sulle reali condizioni dell’Italia di oggi vuol dire compiere la lettura più diretta e cruda del senso che ha assunto la parola crisi a cinque anni ormai dal suo inizio. Spesso essa viene paragonata a quella storica del 1929, ma sta già durando di più e non si intravvede, almeno in Europa dove ristagna producendo una lunga recessione e un’alta disoccupazione, nessun New Deal alle porte. Dopo che il mito delle politiche di austerità, innalzato come bandiera salvifica dal governo dei tecnici, è stato sottoposto ad una revisione critica persino dal tardivo pentimento del Fondo Monetario, ci si esercita adesso sull’altro corno del problema, quello della crescita. Se il risultato delle politiche di austerità è stato quello che tutti gli indicatori interni e internazionali ci segnalano – perdita di qualità e quantità di lavoro, impoverimento della vita reale delle famiglie, smantellamento del settore pubblico dell’economia e del patrimonio, fino al punto di portare l’Italia per la prima volta nella sua storia moderna ad essere il primo paese in Europa (secondo i dati congiunti Ocse ed Istat) per indici di povertà e di diseguaglianza sociale -, se il risultato dunque delle politiche di austerità è questo, quello delle politiche di crescita è ancora pari a zero. Con il serio rischio che anche quello della crescita italiana diventi sempre più un discorso retorico, un luogo comune dove nulla si dice di chiaro di quale crescita parliamo, di come e di dove deve crescere il Paese, cioè secondo quale modello sociale, né di quando inizierà effettivamente a crescere, visto che prima dal governo Monti e ora dal governo Letta, l’inizio della crescita viene via via posticipato di semestre in semestre, e secondo tutte le previsioni di crescita non si vedrà l’ombra per tutto il 2014.

Come possa tenere, sul piano sociale e su quello democratico, un grande paese che resta pur sempre la terza o quarta economia europea: è questa la grande questione politica che abbiamo davanti a noi. Del resto continuiamo a chiamare con la parola crisi una situazione economica e sociale, e insieme democratica e civile, che si protrae da un arco così lungo di tempo da essere ormai diventata una condizione strutturale dell’attuale fase. Meglio sarebbe portare la nostra analisi fino al punto di usare la parola crisi al plurale. Se vogliamo essere, come forza politica, all’altezza di una proposta generale di cambiamento, dobbiamo risultare netti e profondi nell’analisi delle condizioni in cui realmente ci troviamo. Se ci pensiamo bene, questo lungo lavoro di ricognizione, di ricerca, di indagine sociale – il primo vero passo verso la strada del cambiamento che vogliamo – è esattamente quel che manca da troppo tempo alla politica. Con il risultato che si allarga il divario tra politica e conoscenza reale del Paese e la politica finisce per navigare a vista e in superficie, non produce un pensiero né lungo né autonomo sulla società e diventa anche per questa via subalterna.

Dobbiamo avere allora la capacità di prendere in esame le diverse crisi che in questa fase si intrecciano tra di loro e si condizionano. La crisi sociale, economica, finanziaria ha certo una dimensione rilevante in Italia, ben più che in altri paesi dell’Europa, Grecia a parte. Vorrei ricordare la recente analisi di Mediobanca (una fonte che non possiamo certo dire della nostra parte) secondo cui l’Italia è, delle grandi economie europee, il paese dove il profitto netto è il più alto in assoluto, i salari i più bassi in assoluto e gli investimenti sono uguali a zero, e di politiche industriali nel paese che le aveva tutte e le ha una ad una perdute non si parla più, la vicenda delle nomine del gruppo dirigente di Finmeccanica è emblematica da questo punto di vista. Ed è questa una situazione che si registra, secondo Mediobanca, da ben dieci anni. Questo vuol dire che il nostro Paese entra nel vortice della crisi globale, importata dall’America e scaricata sull’Europa, avendo già quegli squilibri strutturali del proprio tessuto economico e sociale che spiegano perché, ad esempio, conosceremo quest’anno un tasso di recessione del 2% mentre nell’area dell’euro è di poco sopra lo zero. Squilibri strutturali che spiegano, anche, perché sempre quest’anno la borsa chiuderà con una crescita del 35% mentre le banche avranno tolto, nello stesso periodo, 44 miliardi di euro di finanziamenti alle nostre imprese e gli indici di povertà e diseguaglianza ci consegnano, come ho già ricordato, il più amaro dei primati in tutta Europa. Se prendiamo tre parametri fondamentali dell’economia politica – costo del lavoro, tasse e capitale – e li paragoniamo alle altre due economie che hanno peso in Europa, cioè Francia e Germania, vediamo come le cifre fornite da Mediobanca smontino e anzi rovescino tanti luoghi comuni che alimentano il circuito mediatico e determinano un dibattito pubblico italiano su questi temi distante dalla realtà e dalla verità. Infatti Mediobanca ci dice, in uno studio, che in Italia da almeno dieci anni a questa parte il tema non è il costo del lavoro, ma il costo del capitale. Al lavoro infatti non arriva nulla della maggiore ricchezza prodotta, ricchezza che va tutta ad alimentare i profitti. Il tema è chiaro: è quello del capitale contro il lavoro, dei profitti contro i salari. E’ il tema di una classe imprenditoriale che, al netto di quelle imprese virtuose strozzate dalle tasse e dalle banche che chiudono ogni accesso al credito, quel profitto se l’è tenuto fino all’ultimo euro. Nessun investimento in innovazione, nessun investimento in ricerca, nessun investimento verso un’economia ecologicamente sostenibile. E mentre questo accadeva sul piano reale dell’economia, sull’altro piano, quello del senso comune, siamo stati ideologicamente bombardati – e continuiamo anche in questi giorni ad esserlo – dal grido di dolore di quella stessa imprenditorialità sulla “necessità di ridurre il costo del lavoro”, di “agire sulla flessibilità del lavoro”, di sostenere le imprese “sull’orlo del baratro” perché “non c’è più tempo”. E’ un’imprenditorialità espressione tipica di quel capitalismo capace di inneggiare alla libertà piena e totale del mercato e alla fine dell’intervento dello Stato nell’economia quando il ciclo economico è al riparo dalla crisi e che diventa immediatamente statalista quando si profila invece il crollo economico del sistema.
Di fronte a questo quadro la nostra proposta politica è chiara: occorre mettere mano immediatamente a politiche macroeconomiche, nel ruolo dello Stato e del settore pubblico, nella redistribuzione e nelle politiche dell’occupazione e del lavoro. Occorre reperire risorse nuove. Risorse nuove, non risorse che si mettono da una parte dopo essere state tolte dall’altra. Risorse nuove da immettere subito nell’economia reale per contrastare adesso la recessione italiana, la più alta in tutta Europa. Se l’economia tedesca è al riparo della crisi è anche perché la terza banca tedesca, il corrispettivo della nostra Cassa Depositi e Prestiti, sostiene con il suo capitale pubblico di 500 miliardi di euro crediti e investimenti di imprese e aziende. E se l’indice di recessione francese è appena sopra lo zero è anche perché pochi mesi dopo il suo insediamento Hollande ha avviato la Banca Pubblica di Investimenti riversando 40 miliardi di euro per la crescita. La scorsa settimana il ministro francese dell’economia Benoit Hamon ha portato in consiglio dei ministri un disegno di legge per l’economia sociale e solidale, che punta su nuovi posti di lavoro, che coinvolge 200 mila imprese che avranno un accesso diretto al credito e che svilupperanno una produzione cooperativa o mutualistica o associativa nella quale la decisione del lavoratore è parte del processo democratico dell’impresa. Sono, in tutte e due i casi, risorse nuove. Quelle risorse nuove che ancora non mette nel circuito economico italiano la nostra Cassa Depositi e Prestiti che gestisce gran parte del suo patrimonio di 230 miliardi di euro, frutto del risparmio postale degli italiani, per produrre utili per gli azionisti privati anziché finanziare gli investimenti degli enti locali. Come risorse nuove ci possono essere con la volontà politica di riaprire il capitolo dei capitali scudati e come risorse nuove ci possono essere riaprendo l’altro capitolo, quello della tassazione del patrimonio e della rendita finanziaria semplicemente portando l’Italia alla media europea (che è, lo ricordo, del 23%).
La fase in cui siamo, quella che ci viene descritta e presentata come la fase della infinita emergenza utile a legittimare politiche e governi delle compatibilità date, è proprio quella invece che più esige la capacità di mettere in campo qui e ora un progetto forte e nuovo di trasformazione e di cambiamento del nostro Paese. Qui c’è lo snodo vero di ciò che siamo e vogliamo essere, della qualità e del merito del fare opposizione, della prospettiva politica che sappiamo indicare a partire dalla fondamentale domanda: che cosa serve non prima di tutto a noi, alla sinistra, ma cosa serve al Paese.

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Cambiamo noi! Con i referendum.

https://i2.wp.com/www.sinistraecologialiberta.it/wp-content/themes/sel2011/img/referendum2013/logo-referendum.png

Cambiamo noi! Mentre il Palazzo è immobile e paralizzato, noi ci muoviamo. Praticando e attivando la vita democratica di un Paese che non ha mai avuto riforme vere se non quelle che il popolo italiano ha imposto con i referendum.

DIVORZIO BREVE
Per eliminare l’inutile obbligo di tre anni
di separazione prima di poter chiedere il
divorzio. Vogliamo ridurre il carico
sociale e giudiziario che grava sulle
famiglie e sui tribunali a causa della
durata dei procedimenti di divorzio. Oggi
servono 4 anni per un divorzio consensuale
e oltre 10 per uno giudiziale. Con il
Referendum, i tempi saranno più rapidi,
le famiglie spenderanno di meno e lo
Stato risparmierà 100 milioni di euro
l’anno.
LAVORO
E IMMIGRAZIONE
Vogliamo abrogare quelle norme
discriminatorie che ostacolano il lavoro
ed il soggiorno regolare dei cittadini
stranieri, spingendoli a lavorare in nero o
ad accettare condizioni infime. Non servono
a controllare chi delinque ma
impediscono a 500 mila lavoratori in nero
di versare allo Stato contributi per 3
miliardi di euro l’anno. Vogliamo abrogare
il reato di clandestinità, inutile e dannoso.
DROGHE: NIENTE
CARCERE PER FATTI
DI LIEVE ENTITA’
Per eliminare quelle norme che riempiono
inutilmente le carceri, paralizzano la
giustizia, distraggono le forza dell’ordine e
indeboliscono la lotta contro i reati gravi.
Vogliamo abolire la pena detentiva per
fatti di lieve entità ed aprire la strada ad
una politica sulle droghe finalmente
ragionevole. Il proibizionismo regala alle
mafie 30 miliardi di euro l’anno.
OTTOXMILLE
Ogni anno 1,2 miliardi di euro delle nostre
tasse viene ripartito tra le confessioni
religiose. Anche chi non firma l’8 x mille
(circa il 60% dei contribuenti) è costretto
comunque a finanziarle. Vogliamo
lasciare allo Stato le quote di chi non
esprime una scelta: si tratta di oltre 600
milioni di euro l’anno che potrebbero
essere spesi per finalità generali e a
sostegno dell’economia.

Ecco le 5 riforme che possiamo
realizzare
per CAMBIARE NOI
per un’Italia più LIBERA, LAICA e CIVILE

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Contro la cementificazione del territorio veneto, volantinaggio di SEL oggi al Sant’Artemio

Oggi alle 18.00 volantinaggio di SEL  di fronte al Sant’Artemio contro il PTRC della Giunta Zaia
SALVARE IL VENETO
La Giunta Regionale sta presentando, provincia per provincia, la nuova versione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), che delinea le linee di sviluppo e di governo del territorio regionale per i prossimi anni.
Nella sua prima versione, il piano non è stato approvato perché non in regola con quanto la normativa prevede a proposito della tutela paesaggistica. Quindi al piano è stata data valenza paesaggistica ed ora ha ripreso l’iter di approvazione sotto forma di “variante parziale”.
Sinistra Ecologia Libertà muove rilievi fortemente critici al piano regionale, e per questo, in occasione di queste presentazioni, volantinerà all’ingresso degli incontri ai convenuti un breve documento nel quale si indicano i rilievi critici che vengono mossi alla proposta della Regione.
Assieme ad una serie di associazioni e comitati preoccupati della nuova possibilità di cementificazione, Sel si impegna a presentare osservazioni alla variante e a creare la mobilitazione necessaria a modificare l’impianto del PTRC.
A fronte delle dichiarazioni di buoni propositi sul contenimento del consumo del suolo veneto, la proposta del piano libera invece la possibilità di una nuova diffusa cementificazione. Basti pensare alla possibilità edificatoria che la Regione riserva a sua discrezione nel raggio di ben 2 km attorno ai caselli autostradali. Per questo è necessario un cambio di rotta, e che alle dichiarazioni di principio contro il consumo di territorio seguano decisioni conseguenti.
Luca De Marco
Coord. Prov. SEL Treviso Continua a leggere

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Per le scuole di Castelfranco

SEL lungo VendolaGiovedì sera si è svolto un pubblico dibattito promosso dal circolo di Sinistra Ecologia Libertà di Castelfranco V.

La presenza è stata particolarmente numerosa con la partecipazione di delegazioni che rappresentavano gli istituti Superiori di Castelfranco che hanno maggiori problemi di spazi come il Liceo Giorgione, l’Alberghiero e l’Agrario.

Era presente una delegazione di personale del Convitto e del Comitato Ambiente oltre al consigliere provinciale Luigi Amendola e Mariateresa Di Riso, responsabile nazionale settore scuola di SEL.

Alla conclusione della serata è stato preso l’impegno di sollecitare interventi concreti e urgenti per risolvere la situazione particolarmente difficile che vivono le scuole superiori della nostra città, in particolare:

  • NO alla chiusura, bensì la difesa e la valorizzazione del Convitto per l’importante ruolo sociale, prima ancora che scolastico, al servizio di tutte le scuole superiori di Castelfranco;

  • IMMEDIATA realizzazione di 20-25 aule e della palestra a completamento del progetto originale dell’ISIS “Nightingale”, a disposizione transitoria anche per il Liceo Giorgione, da costruirsi nell’area destinata ad uso scolastico e senza ulteriore ridimensionamento degli spazi verdi per il Quartiere e per la città;

  • Considerato che la popolazione scolastica delle superiori della nostra città è di oltre 5500 studenti, che equivalgono al 18-19% dell’intera Provincia, e che negli ultimi 10 anni a Castelfranco è stato destinato solo il 6% della spesa provinciale per le scuole superiori, chiediamo l’immediata individuazione di risorse economiche e aree alternative per il nuovo Liceo, ma anche per i problemi dell’Alberghiero e dell’Agrario;

Sinistra Ecologia Libertà presenterà le sue proposte e interrogazioni alle istituzioni Comunali, Provinciali e Nazionali.

Castelfranco Veneto 21.06.2013

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SEL partecipa al Vi.Pride di Vicenza

Sabato 15 giugno si terrà a Vicenza il Pride Veneto 2013. E’ un appuntamento importante per Vicenza e per il Veneto, perché le richieste contenute nel manifesto politico assumeranno rilevanza e diventeranno anche qui temi da inserire in agenda: dalla legge contro l’omofobia (estensione della Legge Mancino) ai matrimoni gay, all’adozione, alla tutela della salute, per un rinnovamento culturale della società.

Alla manifestazione parteciperanno numerosissime associazioni “LGBTQIAE” (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer, Intersessuali, Asessuali, Eterosessuali) e non, e Sinistra Ecologia Libertà vuole partecipare alla manifestazione con i propri simboli, per dimostrare il proprio impegno per i diritti civili. Il nostro deputato Alessandro Zan ha già confermato la propria presenza.

Vi invitiamo quindi alla manifestazione che si terrà a Vicenza sabato 15 giugno a Campo Marzo, concentramento

ore 16.30.

Il corteo sfilerà per le vie del centro storico per poi terminare in Campo Marzo dove interverranno le associazioni del Network del Veneto Pride, e concludere con concerti e musica.

 

Per i militanti e simpatizzanti

ci ritroveremo in sede SEL (Contrà Santa Corona n. 27 – davanti il tribunale) Sabato 15 Giugno 2013 alle ore 16.00 per recuperare le nostre bandiere e per poi andare tutti insieme al corteo del Pride.

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Un altro Piano Regionale dei Rifiuti è possibile

La Federazione Regionale di Sinistra Ecologia Libertà ha presentato entro il termine (21 maggio) delle osservazioni al Piano Regionale dei Rifiuti Urbani e dei Rifiuti Speciali adottato dalla Giunta Regionale, che continuerà il proprio iter in Consiglio Regionale.

Le osservazioni sono state presentate in due conferenze stampa, giovedì 23 a Verona e venerdì 24 a Treviso.

Il documento, redatto dall’arch. Vincenzo Genovese, oltre a formulare delle proposte di modifica del piano si pone come una sorta di contropiano, una proposta pianificatoria alternativa, che rigetta la logica dell’incenerimento che sottende al piano regionale e sposa l’obiettivo dei rifiuti zero.

Di seguito la sintesi del documento:

Piano Regionale dei rifiuti urbani e speciali adottato dalla Giunta Regionale del Veneto pubblicato sul Bur con il 21 maggio, è scaduto il periodo di 60 giorni per la presentazione delle osservazioni. Molti cittadini , comitati e enti locali hanno fatto pervenire in Regione migliaia di osservazioni.

Come SEL, dopo aver esaminato con attenzione il piano abbiamo elaborato un documento/osservazioni che sinteticamente illustriamo       e che si sostanzia in una proposta alternativa rispetto agli scenari prospettati dal piano al 2020:

1) Un piano ricco di dati e molto articolato nell’esaminare l’intero ciclo dei rifiuti regionali( dalla quantità prodotta al conferimento finale) ma che nella sua articolazione propositiva, attraverso gli scenari al 2020, ripropone lo sbocco finale per la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica, anche se previsto con minor quantità;

2) La proposta alternativa che noi indichiamo parte dalle nuove linee guide europee che privilegiano più il recupero della materia a fronte del recupero energetico e prospetta una nuova politica per la gestione dei rifiuti che ha come sbocco la strategia dei “Rifiuti Zero”, già adottata da molti comuni “virtuosi”;

3) Il calo della quantità dei rifiuti che si registra in quest’ultimo periodo non va visto come una “calamità” , frutto della crisi,ma come un inizio di cambiamento che conferma che il rifiuto è una risorsa e come tale non va sprecata. Lo scenario alternativo al 2020 prevede di raggiungere una produzione procapite anno di 360 Kg/ab/anno a fronte di una previsione di piano di oltre 420 Kg/ab/anno, riducendo in modo consistente il totale dei rifiuti urbani prodotti;

4) La quota di raccolta differenziata da raggiungere al 2020 dovrà arrivare all’80% a fronte della previsione del 70% ipotizzata negli scenari 1 e 1bis del piano regionale. Questo è possibile con l’allargamento del sistema “porta a porta” attraverso il quale molti comuni hanno già raggiunto percentuali superiori al 70%;

5) Il rifiuto residuo , a valle della raccolta differenziata , trattato con impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) dovrà essere finalizzato più al recupero di materia da riciclare e di produzione di manufatti finiti che alla produzione di CDR (Combustibile da Rifiuti) per alimentare gli inceneritori.  Questo è possibile se si favorisce il rinnovo e l’innovazione dell’impiantisca esistente;

6) Il percorso fino adesso indicato (riduzione dei rifiuti e aumento della raccolta differenziata e recupero di materia) rende inutile la previsione di nuovi impianti per l’incenerimento dei rifiuti come quello che s’intende realizzare a Verona (Cà del Bue),spacciato come ristrutturazione dell’impianto esistente con una potenzialità di 150000 tonn/anno; gli inceneritori attualmente in esercizio (Schio-Padova-Fusina(VE)) hanno una   potenzialità residua di rifiuti da trattare in grado di assorbire una eccedenza di rifiuti da incenerire rispetto alla quantità che già si  incenerisce;

7) Per le discariche si confermano, come previsto dal piano, la graduale dismissione e la progressiva riduzione dei rifiuti da conferire come si è registrato negli ultimi anni. La riduzione graduale si è resa necessaria per gli oltre tre milioni di metri cubi residui esistenti per la saturazione;

8) Infine il principio di prossimità , cioè smaltire i rifiuti nel territorio ove vengono prodotti, più volte citato nel piano, viene disatteso confermando di considerare l’intera regione come Ambito Territoriale Ottimale (ATO) per la chiusura del ciclo dei rifiuti (L.R. 52 del 31 dicembre 2012) e prevedendo per i futuri bacini territoriali (in fase di approvazione) la sola competenza di organizzazione e controllo del servizio di gestione  integrato del ciclo dei rifiuti.

La nostra proposta alternativa individua un   sistema  virtuoso  e  moderno  per la chiusura del ciclo dei rifiuti e rappresenta  anche  una  risposta  concreta  alla  crisi  perché, mettendo  a  regime  le  raccolte  differenziate  “Porta  a  porta”  e  incentivando  e  potenziando  la filiera industriale del riciclaggio, si creeranno migliaia di posti di lavoro e nuova ricchezza sociale.

Sinistra Ecologia Liberta (Veneto) Continua a leggere

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