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Città Intelligenti per un Futuro Sostenibile

TREVISO SMART CITY
Città intelligenti per un Futuro Sostenibile

Treviso 6 novembre ore 20.45
Sala Hotel Continental,

Via Roma 16
Treviso

Introduce e Presiede
Stefano Dall’Agata
Coordinamento Provinciale SEL Treviso

Relazione “Smart City”
Alessandro Zan
Assessore Ambiente Comune di Padova

Comunicazioni:

“Energia tra Regione ed Enti locali”
Oscar Mancini
Forum SEL BETA Regione Veneto

“Mobilità Sostenibile e Vivibilità Urbana”
Stefano Fumarola
Direttivo SEL Treviso

“Transition Town”
Said Chaibi
TILT Nazionale

Dibattito

Conclusioni:

Luigi Amendola
Capogruppo SEL Provincia di Treviso

Organizzato da:

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Treviso
Federazione Provinciale di Treviso

Forum SEL Beni Comuni Ambiente Territorio Veneto

Gruppo SEL Provincia di Treviso

Su Facebook:

Martedì 6 novembre alle ore 20.45 in UTC+01 presso Hotel Continental, Treviso
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Verso un’Italia più giusta. A partire dalla Costituzione repubblicana.

 di Stefano Fumarola

(Assemblea regionale SEL Veneto)

Sommario: 1. Cogestione 2. Retribuzione minima di legge 3. Imposte uguali 4. Filiera del profitto 5. Cooperative ed autogestione 6. FIAT

Le grandi crisi economiche sono storicamente dei momenti dai quali si esce con grandi cambiamenti.

Nella crisi che stiamo attraversando molte forze politiche ed economiche stanno spingendo verso una grande “riottocentizzazione“ della società europea in generale ed italiana in particolare, svuotando e smantellando la maggior parte dei diritti conquistati dai lavoratori e, direi, dalla gente comune nel corso del ‘900: diritto al lavoro e diritti sul luogo di lavoro, dignità del lavoratore, servizi pubblici come sanità ed istruzione e aggiungerei, per finire, la stessa democrazia politica di massa.

Nel mentre sembrava a portata di mano l’obiettivo di una vita felice e serena per tutti, la Destra culturale, politica ed economica, a partire dalla reaganomic e dal tatcherismo negli anni ’80, ha saputo imporre un modello culturale e politico-economico che dagli anni ’90 imperversa anche in Italia. Tale modello mira a dare mano libera agli imprenditori ponendo al centro il mercato e riducendo il lavoratore a un costo da ridurre sempre più, con qualsiasi mezzo (flessibilità, delocalizzazione, bassi salari, ecc.). La stessa democrazia politica di massa viene indebolita dall’affermarsi di elite economiche o finanziarie in grado di svuotare la sovranità popolare, spostando fuori dai parlamenti i meccanismi decisionali veri, mentre masse di elettori vengono spesso convinte a votare proprio per partiti che sono portatori di questa visione.

Noi dobbiamo reagire a tutto questo, che non è un destino immutabile. Noi dobbiamo trasformare la crisi in un momento di partenza per andare avanti verso una società più giusta; dobbiamo saper proporre riforme imponendole come necessarie proprio per uscire dalla crisi, esattamente come fa la destra, ma riforme che tornino a delineare e a costruire un futuro migliore per la gente comune.

Noi dobbiamo fare una proposta innanzi tutto culturale, proporre una nostra visione della società, una weltanschauung, e con ciò riprendere l’iniziativa politica. Tale iniziativa non deve dunque restare sulla difensiva, limitandoci a presentare rimedi per aspetti particolari della crisi o a contenere i danni rispetto a quanto voluto dalla destra: così si resta sul terreno deciso e imposto dagli avversari.

La nostra proposta deve essere innovativa e mirare a una riorganizzazione positiva della società che, evitando la riottocentizzazione di cui parlavo, sia segno di una nostra precisa visione sociale: una visione che proponga come valori fondanti la democrazia e il governo dal basso, la giustizia sociale e l’uguaglianza dei diritti, e tra questi il diritto alla felicità. La nostra proposta dovrà avere un’anima che faccia riprendere il cammino della società italiana secondo quei valori di uguaglianza, giustizia e libertà che si sono voluti affermare a partire dall’Illuminismo fino al Socialismo.

Quelle che seguono sono alcune idee alle quali si possono e si devono ovviamente aggiungere tantissime altre. Penso però che dobbiamo dimostrare di essere capaci di avere fantasia e di saper percorrere nuove strade coraggiose, anche prendendo ispirazione dalle esperienze altrui e dal nostro stesso passato.

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Dall’Europa a Treviso: zone 30 Kmh e piste ciclabili

La “Risoluzione sulla sicurezza stradale europea per il 2011-2020”, votata dal parlamento europeo l’anno scorso, consiglia che nelle aree residenziali e sulle strade urbane a una corsia di marcia senza pista ciclabile si imponga la velocità massima di 30 km all’ora. Questo nell’ambito dell’obiettivo di dimezzare entro il 2020 i morti per incidente stradale, che in Europa sono stati 35.000 nel 2009.

Secondo “ETC Voice Fact Sheet 2005”, in uno scontro con un veicolo che viaggia a 30 kmh un pedone o un ciclista hanno il 95% di probabilità di sopravvivenza, mentre a 65 kmh ne hanno solo il 5% , cioè quasi niente (fonte: BC – Rivista della Federazione Italiana Amici della Bicicletta-FIAB).

In Inghilterra, dove negli ultimi dieci anni sono morti 1.275 ciclisti per incidenti stradali, il Times ha fatto recentemente partire una campagna di sensibilizzazione per la sicurezza dei ciclisti sulle strade proponendo un “Manifesto dei ciclisti”; in Italia, dove nello stesso periodo ci sono stati 2.556 ciclisti uccisi sulla strada, l’iniziativa è rimbalzata sul web con un’iniziativa simile, ovvero con un manifesto di richieste in otto punti ispirato a quello del Times.

Uno dei punti chiede il limite di 30 km all’ora nelle zone residenziali prive di piste ciclabili.

La FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), associazione ambientalista impegnata da molti anni nel promuovere la cultura della mobilità in bici, ha accolto positivamente l’appello del Times, per quanto si ritenga debba essere adattato alla realtà italiana.

A Treviso la sezione locale della FIAB ha chiesto pubblicamente che il centro storico della città veda da un lato l’aumento delle zone pedonali e delle piste ciclabili e dall’altro l’imposizione di una generale zona 30 entro le Mura cittadine, appellandosi in tal senso alle forze politiche.

Credo sia nostro compito assecondare questa battaglia di civiltà.

La mobilità dolce ed ecologica va incentivata e tutelata in quanto determinante per una piena qualità della vita che va restituita ai cittadini in termini di riappropriazione fisica degli spazi, di aria buona, di silenzio, di tranquillità e sicurezza, per non parlare del miglioramento complessivo del traffico. Ma non è solo questo: si tratta di affermare anche in tal modo il modello di una vita più naturale e più in pace con sé, con gli altri e con l’ambiente.

Piste ciclabili, dunque, che colleghino il centro con la periferia e la città coi paesi vicini; e più zone pedonali in centro, con relative panchine e arredo urbano.

E una grande ZONA 30 KM ALL’ORA generale per tutta l’area dentro le Mura, nonché per quelle strade urbane in area residenziale prive di pista ciclabile.

26 febbraio 2012

Stefano Fumarola

Sinistra Ecologia Libertà

Circolo di Treviso

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Privatizzazione strisciante della scuola pubblica? Assunzioni dirette degli insegnanti: ci stanno arrivando.

Un paio di settimane fa segnalavo la presa di posizione pubblica di Bassanini ( PD ) a favore dell’assunzione diretta degli insegnanti nelle scuole, e con essa ricordavo il pericolo – a mio avviso – che si vada così a completare l’aziendalizzazione delle scuole, con un dirigente-manager padrone di fatto dei destini degli insegnanti, la cui indipendenza futura sarà tutta da vedere, e con essa la libertà di insegnamento e la democrazia scolastica.

Abbiamo adesso la novità che dal prossimo settembre la Regione Lombardia del presidente pidiellino Formigoni intende dare ai dirigenti scolastici il potere della chiamata diretta degli insegnanti su bandi locali: ci siamo!

Due piccioni con una fava: in nome del federalismo in salsa leghista si crea un reclutamento lombardo e in nome dell’aziendalismo si dà ai dirigenti il potere di scegliere i fortunati.

E le norme nazionali sul reclutamento vigenti? E la Costituzione? Via tutto!

Tra l’altro, lo ricorda il “Corriere della Sera” nel numero di giovedì scorso, nella sperimentazione proposta in Lombardia si parla di contratti annuali e di conoscenza e condivisione, da parte dell’insegnante, del progetto educativo della scuola che lo chiama, cioè – per esser chiari – l’insegnante deve essere d’accordo con la “linea” di quella tal scuola. Ma allora, dove finirà il pluralismo delle idee che caratterizza la scuola pubblica?

Il Ministro dell’Istruzione Profumo, rispondendo sull’argomento al “question time” alla Camera, ha affermato: <<Nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni avvieremo un’analisi tecnica per vedere se fare una sperimentazione con due o tre regioni>> ; e inoltre: << Valuteremo anche la questione del reclutamento, ma la chiamata diretta è solo uno dei profili>> (bontà sua!) ; e infine: <<Saranno ricercate soluzioni condivise, ivi inclusa la possibilità di avviare progetti sperimentali sul reclutamento>> ( fonte: “Corriere della Sera”, 16 febbraio 2012).

Ecco fatto! Ma il ministro Profumo da quale corpo elettorale ha avuto il mandato per fare tutto ciò?

Va detto che Fioroni, ultimo ministro democratico dell’Istruzione, ha ricordato che <<la scuola pubblica è italiana e non lombarda o di un’altra regione>> (ibidem).

Ma è solo questo l’aspetto che lo disturba o lo è anche la chiamata diretta con tutto quello che ne consegue? Che posizione ufficiale adotterà in materia il partito democratico, partito di maggioranza governativa?

17 febbraio 2012

Stefano Fumarola

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Sta iniziando l’ultima battaglia sulla scuola?

Scuola-azienda all’americana o scuola-comunità democratica?

Qualche giorno fa, e precisamente il 27 gennaio, il Corriere della Sera ha riportato la sintesi di un intervento di Bassanini che su Astrid insieme a Vittorio Campione ha curato un testo sulla scuola dal titolo “Istruzione bene comune”. Il Corriere riportava alcune proposte, tra queste quella di dare alle scuole la facoltà di assumere i loro insegnanti.

Per valutare appieno la portata della suddetta proposta devo però fare una premessa.

 

Da diversi anni molti lavorano per imporre definitivamente la logica del mercato come valore di riferimento generale e puntano a rendere la scuola un luogo nel quale si forma il cittadino di domani coerentemente con questa impostazione. E dunque da un lato si cerca di imporre la competizione tra insegnanti e tra scuole sulla base di risultati “misurabili”, come gli ormai famosi (o famigerati) test Invalsi; dall’altro si cerca di rendere sempre più aziendale e autoritaria la vita interna alle scuole: da tanti anni i presidi sono diventati dirigenti scolastici ed i loro poteri si vorrebbero ora aumentati dalla legge 150/’09 “Brunetta” sul Pubblico Impiego.

E di fatto in tante scuole si vanno svuotando i poteri reali degli organismi collegiali come il Consiglio di Istituto o il Collegio dei Docenti, ridotti già oggi da parte di dirigenti “energici” ad enti di ratifica di decisioni prese in solitaria dai dirigenti stessi e svuotati quindi del loro più autentico significato, che sarebbe quello di organi dell’autogoverno della scuola nei diversi campi di competenza.

E’ un processo iniziato ai tempi del governo dell’Ulivo nei secondi anni ’90 e proseguito negli anni successivi: allora ad un lato si inventò l’Autonomia scolastica, che doveva essere l’avvio di una nuova fase democratica della scuola, ma dall’altro si trasformò il preside in dirigente scolastico, ponendo in realtà le premesse per quella svolta autoritaria e tecnocratica che ha poi preso corpo.

 

Negli anni successivi, entrati nel periodo dei governi berlusconiani, il dibattito si è “arricchito” della proposta di legge nota come “Proposta Aprea” che, prendendo come modello la scuola americana, tra le altre cose tende a trasformare il dirigente scolastico in un manager simile al capo di un’azienda, dando alla scuola (cioè a chi, in realtà?) il potere di assumere direttamente gli insegnanti e trasformando questi definitivamente da attori dell’azione educativa in bassa manovalanza, per non parlare dei possibili esiti clientelari. E senza pensare al naturale esito successivo, mai dichiarato ma che in futuro si concretizzerebbe sicuramente, di sommare al potere di assumere quello di licenziare, rendendo gli insegnanti degli obbedienti esecutori, senza più quell’autentica libertà di insegnamento che certo non si sposa con la sudditanza. Ma la Aprea è una parlamentare del PDL, nulla di strano se vede l’azienda come un modello per tutto.

 

Ora abbiamo questa novità da cui partivo. Franco Bassanini, esponente democratico di grande rilievo intellettuale ed importante ministro all’epoca dei governi ulivisti, nel suo “Istruzione bene comune” ( che sottile inganno con queste parole! ) sposa la tesi che siano le scuole a scegliere direttamente gli insegnanti da assumere. Non solo, il Corriere nella sua sintesi ricordava che si propone la riduzione degli anni di scuola da 13 a 12 complessivi; cioè si ripropone quello che avevano tentato di fare prima il ministro ulivista Berlinguer e poi la ministra berlusconiana Moratti.

C’è da stupirsi se oggi il PDL ed il Partito democratico (oltre al Terzo Polo “centrista”) sostengono insieme il governo “tecnico” di Monti, un governo la cui maggioranza assume sempre di più le sembianze di una maggioranza politica, seppur ancora ufficialmente negata? Spero di poter essere smentito dai fatti, ma mi sembra di poter dire che sul piano della visione generale della società e della scuola la Destra ed il Pd appaiono purtroppo troppo simili, nonostante le forze autenticamente progressiste e democratiche che certamente vivono nel Pd e alle quali facciamo appello affinché non diano il loro contributo all’ultimo colpo alla scuola dopo l’era Gelmini. Ma c’è purtroppo da temere che il pensiero di Bassanini sia il possibile preludio di una prossima svolta del Pd in materia. Se ciò si concretizzasse vedremmo iniziare presto l’ultima battaglia, quella finale, sulla scuola italiana: dopo i tagli, i princìpi di fondo.

 

Noi dobbiamo salvare la scuola italiana proponendo una visione diversa della società proprio a partire dalla scuola; dobbiamo formare in senso autenticamente democratico i cittadini del futuro, tenendo la scuola lontana dai valori del mercato: non la competizione, la tecnocrazia e l’arrivismo devono essere i valori di riferimento, bensì la conoscenza, la solidarietà e la democrazia. Dobbiamo quindi fermare la deriva autoritaria ed aziendalista nella scuola ridando vitalità alla democrazia interna alle scuole, all’autogoverno; con ciò potremo dare un contributo a fermare quella stessa spirale autoritaria e tecnocratica che ormai stringe e soffoca la società italiana nel suo complesso.

Lasciando perdere le suggestioni americane, un modo per farlo è superare la figura del dirigente scolastico di nomina amministrativa ed arrivare all’elezione del Preside per la Didattica, scelto tra gli insegnanti della scuola. Sarebbe un grande segnale di avvio di una riflessione nuova e la scuola riprenderebbe il cammino interrotto verso una comunità democratica della cultura, cammino interrotto negli ultimi anni.

Un’altra strada, del tutto diversa.

 

Stefano Fumarola

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QUALCHE DOMANDA A LOR SIGNORI

Vorrei fare da semplice uomo della strada alcune domande in ordine sparso ai giornalisti della carta stampata e televisivi, alla classe politica seduta in Parlamento, alla vecchia maggioranza e alla vecchia opposizione; domande sullo spread, sui cambi valutari e sul rapporto debito-PIL , sui capitali in Svizzera, sul debito lasciatoci da Berlusconi, sulle vendite allo scoperto, sulle mancate elezioni.

1. SPREAD!

Perché la stampa ha parlato per mesi in modo martellante, ossessionante, quotidianamente, a tutte le ore, di spread e punti base, invece di usare termini e riferimenti chiari come differenziale e punti percentuale? Forse perché dire “toccati i 400-450-500 punti base di spread Bund-BTP” spaventa di più e meglio che dire l’equivalente “toccato il 6-7 % di interesse sui titoli di Stato, coi titoli tedeschi scesi al 2% “?

Perché, poi, informare l’opinione pubblica riferendosi al dato relativo e non a quello assoluto, visto che per ipotesi lo spread potrebbe ridursi a 100 punti base (oggi fantascienza, lo so) per un rialzo degli interessi tedeschi, lasciando inalterati i nostri interessi e con ciò i nostri guai? Forse sempre per lo stesso motivo?

2. CAMBIO e DEBITO-PIL.

Perché nel dare notizia dell’andamento dei cambi valutari i giornalisti, penso specialmente a quelli televisivi, ci riferiscono quotidianamente sul rapporto euro-dollaro, che sostanzialmente sta sempre su 1,3-1,4 , senza dirci con altrettanta continuità che le due valute nell’ultimo anno si sono svalutate attorno al 40% contro le altre monete forti? C’è il rischio che si possano fare troppe riflessioni sull’andamento della crisi generale?

E poi, cosa potremmo finire col pensare, se fossimo adeguatamente supportati da buone e costanti informazioni sulla crisi dei mutui americani, sul debito pubblico USA (e sul fallimento del super-committee per i tagli negli USA tra democratici e repubblicani), sull’esposizione estera dei debiti sovrani e specialmente sul rapporto debito-PIL che in Giappone è oltre il 220 % e non è in crisi, in Grecia è al 165 % e in Italia al 121% e sappiamo com’è andata, in Spagna è al 67 % ed è in crisi ma l’Olanda col 65% non lo è?

E se ci ricordassero ogni tanto che l’attacco alla Grecia è iniziato contestualmente alla pubblica denuncia fatta dal socialista Papandreu, nel dicembre del 2009 (a tre mesi dalla vittoria elettorale) , che i conti pubblici greci erano stati truccati dal governo precedente di Nuova Democrazia? E se ci ricordassero ogni tanto che la banca USA Goldman Sachs aveva aiutato quel governo a nascondere l’entità del debito, mentre all’epoca era governatore della Banca centrale greca quel Papademos che ora è il Primo Ministro “tecnico” , mentre l’attuale governatore era un manager di Goldman Sachs?

3. CAPITALI in SVIZZERA.

Quest’estate la Germania e la Svizzera hanno firmato un accordo, necessario alla Svizzera per uscire dalla “lista nera” dei paradisi fiscali (e non sufficiente: deve firmarne altri), grazie al quale i redditi finanziari prodotti da capitali tedeschi depositati presso banche svizzere subiranno una tassazione del 26,375 % (a favore della Germania, ovviamente) come imposta anonima liberatoria, più un prelievo una tantum tra il 19 e il 34 % in base agli anni di giacenza nei conti svizzeri e all’ammontare delle cifre ivi depositate.

Perché il governo Berlusconi-Bossi non ha fatto un accordo simile? C’è chi stima ancora in decine di miliardi di euro ( per il Sole 24ore.com sarebbero tra 130 e 230 miliardi) i capitali italiani esportati nelle banche svizzere: quante manovre sarebbero?

Se pensiamo che l’opposizione socialdemocratica tedesca si è pure permessa il lusso di criticare l’accordo perché garantisce il segreto bancario, possiamo valutare la distanza siderale tra la classe dirigente italiana e quella tedesca.

Perché la stampa non ci ricorda tutto questo un giorno sì e l’altro anche? Perché non ci ha detto ogni giorno, tra uno spread e l’altro e con lo stesso ritmo, “neanche oggi è stato firmato ecc.”?

E il nuovo governo lo farà ? Intanto ci dobbiamo accontentare dell’1,5 % annunciato da Monti sui capitali scudati a suo tempo da Berlusconi col 5 % (è la nuova equità?).

4. DEBITO PUBBLICO

Visto che il governo Berlusconi-Bossi aveva trovato nel 2008 un debito pubblico di circa 1600 miliardi e tre anni dopo ce ne lascia 1900 miliardi, visto che nel frattempo, pur negando ufficialmente la crisi, diverse manovre di risparmio le aveva purtroppo malamente fatte (scuola, pubblico impiego, enti locali, ecc.), visto che nonostante i tagli ha messo su 300 miliardi di debito aggiuntivo in tre anni, si può sapere dove ha buttato i nostri soldi ?!

Andando un po’ indietro, sarebbe interessante sapere anche perché tra il 2001 e il 2007 l’Italia ha avuto una crescita del PIL del 6,7% , mentre nell’area euro è stata in media del 12%. Chiedo troppo a lor signori?

5. PENSIONI

Attualmente si parla giustamente molto di quando si andrà in pensione: preoccupazioni legittime e comprensibilissime; ma perché non parliamo un po’ anche di quanto prenderanno i lavoratori colpiti dalla riforma Dini del 1995 e dal passaggio al contributivo?

Perché i lavoratori dipendenti colpiti da quella riforma andranno in pensione con circa la metà del loro ultimo stipendio, cioè dovranno diventare poveri da un giorno all’altro?

E perché quella riforma fu fatta dicendo che “il sistema pensionistico non ce la fa più” (ricordate la cantilena continua?) quando il settore dipendenti era ed è in attivo?

Ci dicevano anche che bisognava adeguarci all’Europa – la solita scusa – e in questi giorni lo sciopero dei dipendenti pubblici inglesi ci ha fatto scoprire che lì sono ancora al retributivo!

6. VENDITE allo SCOPERTO.

Un’ultima domanda, piccola piccola : perché non vietare per legge le vendite allo scoperto con sanzioni penali e accordi internazionali in tal senso ? Perché se io vendo un oggetto che non possiedo faccio una truffa e per la finanza non è così?

7. ELEZIONI.

Avrei ancora tante domande, ma mi chiedo solo perché noi Italiani non abbiamo potuto andare alle elezioni come in Spagna, giudicando chi ci aveva governato fin qui ed eventualmente confermando o cambiando il governo.

Perché noi non possiamo essere una democrazia normale, che anche nei momenti di crisi sceglie democraticamente le strade per uscire dalla crisi?

I socialisti in Spagna ci sono riusciti, pur andando a perdere le elezioni, Papandreu ha tentato in Grecia di dare subito la parola al popolo col referendum sulle misure anticrisi ma non glielo hanno permesso (dovrebbero esserci le elezioni in febbraio), da noi l’ex opposizione parlamentare non ci ha neppure pensato. Perché?

6 dicembre 2011

Stefano Fumarola

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AL VOTO SUBITO! E FACCIAMO I CONTI CON LA STORIA

Il fallimento totale del governo Berlusconi-Bossi, la sua inerzia e incapacità nella crisi economica, lo sfarinamento dei suoi consensi, la sua ormai evidente impresentabilità internazionale, segnano ormai la fine di una fase storica. Berlusconi se ne deve andare al più presto, deve dimettersi perché la gente comune non ce la fa più e perché dobbiamo salvare l’Italia e con essa l’Europa. Ma di fronte a ciò molti propongono governi di transizione variamente denominati che “facciano le riforme” per uscire dall’emergenza.

Al di là del problema di scegliere politicamente quali siano le riforme necessarie, perché non sono mica tutte uguali, mi sembra che siamo nell’eterno vizio italico di chiudere una stagione senza fare i conti col passato. E quindi senza rompere veramente col passato.

Stavolta non deve andare così: questo fallimentare governo PDL-Lega Nord deve presentarsi, esso e non altri, al giudizio degli elettori; e dagli elettori in prima persona deve essere bocciato con chiarezza e definitivamente.

Non si deve dar modo agli esponenti della maggioranza di far dimenticare agli elettori, con qualche mese o un anno di un altro governo, le responsabilità per ciò che è stato fatto o non fatto in questi anni; non si deve permettere di cambiare qualcosa per poi continuare come prima; e Berlusconi, coi suoi aficionados della maggioranza PDL-Lega Nord, non deve poter dire che è stato abbattuto da una congiura di palazzo per poi ripresentarsi alle elezioni, lui o il successore che il suo partito troverà, come un verginello innocente. E ricominciare.

E dunque: al voto subito senza giochetti! E almeno per una volta, cominciamo a fare i conti con la Storia e voltiamo pagina veramente.

Stefano Fumarola
Assemblea Federale SEL Treviso

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DIPENDENTI PUBBLICI: AL SERVIZIO DELLO STATO, TRADITI DAL GOVERNO. UNA RISPOSTA POLITICA: SEL

di Stefano Fumarola

Il Pubblico Impiego è ormai all’esasperazione per il crescente impoverimento e per il peggioramento della condizione di lavoro a cui lo condanna il governo, tanto che diversi sindacati vanno mettendo in campo iniziative in sua difesa. Ciò mi dà lo spunto per alcune riflessioni.

Da quando è iniziata la legislatura nel 2008, il governo Berlusconi ha dimostrato la sua aperta ostilità verso chi lavora nel pubblico impiego, ovvero gli “statali”, e in generale verso la cultura del servizio pubblico, in primis verso la scuola. E’ un’avversione ideologica contro tutto ciò che sa di Stato, di pubblico, di senso del lavoro come servizio reso alla collettività e non per profitto; e probabilmente si mira anche ad acchiappare i voti di quella parte della società italiana che vede da sempre con avversione gli statali e che gongola quando gli statali prendono mazzate in testa.

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ELOGIO della CICLO-LENTEZZA

In bici verso un’Italia migliore.

 

Uno dei tanti modi per rendere migliore l’Italia e i tanti territori che la compongono, come la provincia di Treviso nella quale abito, è la costruzione di una moderna ed efficace rete di vere piste ciclabili integrate, sul modello di quanto è stato fatto e si fa nei Paesi più avanzati della nostra Europa.

Si tratta di una filosofia di vita: la bicicletta rappresenta una visione alternativa della vita, alternativa al modello imperante della motorizzazione spinta ed esasperata nella quale si mescolano velocità, aggressività e competizione, inquinamento, consumo di risorse energetiche e di territorio: il tutto per un vivere frenetico, soffocante ed alienante; pensiamo agli ingorghi, alle ore che passiamo in macchina perché il lavoro ed i vari impegni si spostano sempre più lontano da casa, alla maleducazione che incontriamo, per non parlare degli incidenti:  talvolta si ha l’impressione che più che vivere si sopravviva.

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Muraro, i fatti, la squadra

La media struttura commerciale all'incrocio tra la Tangenziale di Treviso e la Statale feltrina

Il Presidente Muraro propaganda di essere l’alfiere dei fatti e della capacità di fare squadra.

Con il consueto stile di casa leghista tutto ciò che va bene viene dichiarato merito suo, mentre ciò che non funziona è colpa altrui: degli avversari politici, dei comitati, della burocrazia, e via discorrendo.

Come se spendere bene in favore della collettività i fondi pubblici che si hanno a disposizione fosse un atto particolarmente meritorio, e non un dovere civico per chi è delegato dai cittadini ad amministrare.

Poi, se andiamo a cercare riscontri concreti e ne citiamo solo tre, vediamo che la realtà è un’altra, e che i “fatti” e la “squadra” non hanno garantito una buona amministrazione del territorio.

A partire dalla Tangenziale Nord-Ovest di Zero Branco, dove la precedente Amministrazione a guida leghista non sembra aver trovato in Veneto Strade e nel suo Vice-Presidente Leonardo Muraro la disponibilità finanziaria per la realizzazione dell’opera, tutt’ora ferma e la cui realizzazione viene rimandata a dopo la realizzazione del Casello di Scorzè.

Proseguendo con quella che ormai appare più come una fanfaronata che una promessa non veritiera, la prevista Tangenziale di Spresiano, per la quale Muraro affermava “ Il tracciato è in linea di massima deciso, ora bisogna passare alla progettazione (…) Per il finanziamento serviranno 5/6 milioni di euro che verranno ricavati nel piano triennale.”

Peccato che solo il Sindaco di Spresiano si sia ritrovato ad approvare il tracciato proposto dalla Provincia, con buona pace della capacità di fare squadra con i Sindaci leghisti di Arcade e Nervesa; quanto al finanziamento sono tante le opere che ritardano a causa delle faraoniche spese per il Sant’Artemio.

Ma la tangenziale Nord di Treviso, con l’Amministrazione Gentilini-Gobbo, presenta il peggior segnale di incapacità amministrativa, in quanto, proprio laddove Veneto Strade e PRG di Treviso prevedevano a suo tempo che la prosecuzione della tangenziale a nord di Treviso incrociasse la Strada Regionale Feltrina, il Comune di Treviso ha concesso invece una nuova autorizzazione commerciale per una superficie media di 2500 mq. Conseguenza immediata e ovvia di ciò è stata la necessità di una nuova progettazione, con ulteriore aggravio di spesa per i conti pubblici e rinvio dei lavori: e così della tangenziale nord non c’è traccia.

Era stata fatta richiesta di riunire congiuntamente le Commissioni Urbanistiche Provinciale e Comunale di Treviso per valutare la situazione, anche per individuare un tracciato alternativo che non impattasse su altre realtà residenziali nel frattempo costruite, ma evidentemente la Lega Nord, ed i suoi esponenti a partire la Leonardo Muraro, sulla questione ha la coda di paglia ed ha preferito (come per altre questioni) evitare un dibattito trasparente.

Sinistra Ecologia Libertà

Stefano Dall’Agata – Capogruppo Provincia di Treviso – Candidato Collegio Treviso I

Roberto Carlucci – Coordinatore Circolo di Treviso – Candidato Collegio Treviso II

Fiorella Fighera – Candidata Collegio 14 (Quinto/Zero Branco/Istrana/Morgano)

Stefano Fumarola – Candidato Collegio 19 (Spresiano/Maserada/Breda)

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