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Tangentopoli veneta. Ora si faccia reset e si cambi modello di sviluppo

La buona notizia è che la magistratura è andata a fondo, rispetto a quanto emerso già lo scorso anno sulla creazione di fondi neri a San Marino attraverso false fatturazioni. Ed è andata a vedere dove e a chi sono andati a finire quei soldi accantonati nei sicuri e oscuri forzieri sanmarinesi e svizzeri. Un giro di 25 milioni di Euro che pare siano andati a finanziare alcuni politici e alcuni partiti di entrambi gli schieramenti. E lo si è fatto, come è giusto, senza guardare in faccia a nessuno.

La cattiva notizia è che il sistema corruttivo nell’ambito degli appalti pubblici, intrecciato in maniera bipartisan con ampie porzioni della politica regionale, in Veneto ha assunto una rilevanza strepitosa, interessando probabilmente la gran parte degli appalti pubblici più importanti degli ultimi anni. Niente di particolarmente nuovo, per chi abbia seguito con spirito critico la gestione del governo regionale degli ultimi lustri, ma ora la sanzione penale, se verrà convalidata in sede di giudizio, colora in maniera indelebile di una tinta fosca che non può che rattristare chi si ostina a coltivare una idea della politica e dell’amministrare al servizio degli altri e non di sé stessi. Speravamo di sbagliarci.

Da anni andiamo infatti dicendo che esiste in Veneto una certa “distrazione” della magistratura rispetto ad un sistema di potere, quello galaniano, già abbondantemente denunciato e anche ben illustrato, ad esempio dall’ottimo libro di Renzo Mazzaro “I padroni del Veneto”, del 2012, nel quale si leggeva: “C’è un partito degli affari che controlla gli appalti pubblici indirizzandoli verso i soliti noti?”, “in questo mare di soldi pubblici navigano pochi operatori privati”, “il fatto è sotto gli occhi di tutti: c’è un monopolio che non si spiega con l’assenza di concorrenza. Nasce qui il sospetto che il vantaggio acquisito sia frutto non di merito ma di favore. Un privilegio di pochi costruito con i soldi di tutti”. Insomma, chi voleva vedere poteva ben vedere quello che si stava profilando.

Ora si impone, a tutti, una riflessione profonda sul modello di sviluppo del Veneto di questi ultimi anni. Una sorta di Veneto da bere, propaggine in salsa veneta di un certo modello anni ’80, nel quale in nome del fare purchessìa e a qualsiasi costo ci si è preoccupati ben poco del fare in modo pulito e trasparente. La politica veneta prenda atto della fine di una fase di sviluppo contraddittoria e artefatta, che tanti guasti ha prodotto, e sappia fare reset. E ripartire con un nuovo inizio. Si colga l’occasione per ripensare allo sviluppo che vogliamo, alle opere pubbliche che davvero servono, a come cambiare radicalmente il modo di far politica nel nostro Veneto. Le elezioni regionali, che si tengano tra 10 mesi o prima, sarebbe bello che si giocassero su questo.

 

Luca De Marcomose-venezia-256123_tn

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