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Il progetto Barcon già bocciato dal consiglio provinciale, Muraro non insista

Nei giorni scorsi il Presidente della Provincia Muraro ha espresso la propria preoccupazione per uno spostamento in Austria del progetto di megamacello a Barcon di Vedelago, lasciando intendere che si tratti di una occasione da non lasciarsi sfuggire. E il segretario provinciale della Lega Giorgio Granello ha invece affermato la propria contrarietà al progetto, se non passa al vaglio di un referendum o di una consultazione popolare.

Abbiamo da tempo espresso la nostra posizione di contrarietà rispetto all’ipotesi di cementificazione dell’area di Barcon a Vedelago, e continuiamo a ritenere valida l’indicazione del piano territoriale di coordinamento provinciale che prevede che i centri commerciali vadano insediati in aree dismesse e non consumare terreno agricolo. Qui l’operazione prevede anche una grande escavazione, per vendere la ghiaia, e la trasformazione permanente di uno spazio aperto e destinato all’agricoltura, in prossimità di ville dal valore storico e artistico di livello mondiale, in un paesaggio industriale. Il tutto corredato dalle consuete promesse occupazionali, utilizzate come cavallo di Troia per ottenere deroghe su deroghe a tutta la legislazione e la pianificazione sul governo del territorio.

Al Presidente Muraro ricordiamo che lo scorso 19 marzo il Consiglio Provinciale ha già bocciato la richiesta, presentata dall’allora capogruppo della Lega Granello che oggi pare avere cambiato parere, di derogare alle previsioni del piano territoriale provinciale di coordinamento. Pochi hanno notato come questa sia stata la prima sconfitta in Consiglio Provinciale della maggioranza PDL-Lega che da molti anni regge la Provincia: segno che l’operazione suscita un dissenso nella popolazione che neanche la disciplina di partito riesce a comprimere.

Per questo chiediamo che ci si metta una pietra sopra a questo progetto e ci si concentri sui nodi veri dello sviluppo economico e ambientale sui quali puntare per il futuro della comunità provinciale trevigiana.

Luca De Marco Coordinatore Provinciale

Luigi Amendola Capogruppo Provinciale

Sinistra Ecologia Libertà Treviso

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Barcon: ora si fermi il progetto

Barcon:dopo le dichiarazioni di rinuncia di Colomberotto, ora il progetto va fermato dagli enti pubblici

 

Apprendiamo con soddisfazione dalle dichiarazioni alla stampa del signor Colomberotto, che sarebbe venuta meno la sua volontà di procedere all’operazione sull’area di Barcon. Riteniamo però che queste dichiarazioni da sole non siano sufficienti a bloccare l’iter del progetto.

Dal punto di vista giuridico amministrativo, siamo di fronte ad una procedura, la stessa che intende utilizzare Ikea per l’insediamento nel trevigiano a Casale Sul Sile, che è quella dell’accordo di programma ai sensi dell’art. 32 della legge 35 del 2001. Un accordo tra enti pubblici per progetti a rilevanza regionale. In questo senso il Comune di Vedelago si è fatto proponente presso la Regione dell’accordo di programma per la realizzazione di un nuovo casello sulla Pedemontana, con relativa nuova viabilità di collegamento, e in cambio di un contributo economico e della messa a disposizione delle aree per la viabilità, l’accordo riconosce ai privati la trasformazione dell’area da agricola a industriale, per farci il polo agro-industriale e commerciale, e la nuova cartiera, e la facoltà di escavare 2.000.000 di metri cubi di ghiaia e di rivenderla. E la palla sta in mano alla Regione, dato che il Comune è notoriamente schieratissimo a favore dell’operazione e la Provincia non si è ancora espressa in maniera definitiva. Ai sensi del Piano Territoriale Provinciale quell’accordo non sa da fare, a meno che il Consiglio Provinciale non decida di derogare al proprio piano. Ma ora le province verranno probabilmente tolte di mezzo e quindi non dovrebbero costituire un problema per chi voglia trasformare il territorio a suo piacimento e tornaconto.

Esiste un precedente che ci fa valutare con prudenza le dichiarazioni di Colomberotto: ci riferiamo alla questione delle casse di espansione in riva al Piave, sempre su terreni di proprietà di Colomberotto. Un progetto che prevedeva la escavazione di 4 casse di espansione, con l’estrazione di 6,5 milioni di metri cubi, una enormità. Il progetto era una proposta di project financing avanzata da alcuni cavatori con l’assenso del proprietario dei terreni. In una intervista Colomberotto dichiarò, dopo che il progetto era uscito sulla stampa e aveva sollevato diverse proteste, di aver cambiato idea e di non essere più disponibile all’operazione. Ma ci vollero altri mesi, nei quali i comuni rivieraschi si coalizzarono e scese in campo, anche su nostra sollecitazione, l’intero Consiglio Provinciale, perché la Regione dichiarasse lo stop al progetto.

E’ dunque necessario che al più presto siano gli enti pubblici, a cominciare dal Comune di Vedelago e dalla Regione, a mettere la parola “fine” all’operazione Barcon e salvare i 90 ettari di territorio agricolo a rischio cemento.

Luca De Marco

coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Operazione Barcon: enti locali latitanti e supini ai privati

Condividiamo le ragioni di chi si dichiara contrario all’operazione Barcon, che riteniamo rappresenti un inutile consumo di territorio agricolo e uno scempio paesaggistico. Siamo persuasi che la pianificazione del territorio sia un diritto e un dovere delle pubbliche amministrazioni, che devono operare sulla base di interessi generali e collettivi e non sulla base di interessi particolari e privati.

In troppe occasioni ci troviamo invece di fronte ad un cedimento degli enti pubblici e territoriali, che di fatto appaltano a soggetti privati e ai loro interessi economici la pianificazione del territorio.

 

Il caso di Barcon, così come il caso di Ikea a Casale, è il tentativo di potenti interessi economici di dettare all’ente pubblico, attraverso lo strumento della proposta di accordo di programma, le modifiche al territorio funzionali ai propri obiettivi di profitto economico. E purtroppo non trovano amministratori pubblici con la schiena diritta che intendano far valere i diritti del territorio e le ragioni della pianificazione pubblica sugli interessi privati. Gli stessi amministratori che magari si riempono la bocca di rispetto per il territorio e altre buone intenzioni da lasciare solo sulla carta.

 

Risulta triste e preoccupante che ci si debba rivolgere al Presidente della Repubblica per far valere delle ragioni del tutto chiare ed evidenti di fronte alla latitanza degli enti pubblici preposti. Non è un caso che sull’operazione Barcon si sia creato un fronte vastissimo contrario formato da cittadini, associazioni ambientaliste. associazioni di categoria. La pervicace volontà del Sindaco di Vedelago di proseguire su quella strada e l’incertezza della Provincia sono ben poco comprensibili e per niente giustificabili. Enti pubblici che abdicano al loro ruolo diventano enti inutili e potenzialmente dannosi.

Luca De Marco

Coord. prov. SEL Treviso

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Il PAT del Comune di Vedelago

Il PAT del Comune di Vedelago adottato il 15 aprile 2009 non è ancora stato approvato dalla Provincia di Treviso perché contiene molti punti discutibili, ma soprattutto un peccato originale.
Bisognerà risolvere tutti questi nodi prima che possa diventare funzionante.


Il peccato originale di cui si parla è l’erronea trasposizione delle aree di urbanizzazione consolidata nella mappa del PAT.
L’associazione “Comitato Civico” del comune di Vedelago ha studiato con particolare attenzione il PAT ed ha scoperto, mappali alla mano, che nella trasposizione dalla carta del PRG vigente alla carta del PAT le aree destinate ad urbanizzazione non erano state riportate fedelmente ma erano lievitate, erano aumentate di ben 425.000 metri quadrati. Considerando che le aree che potranno essere trasformate da agricole ad urbanizzate nei prossimi 10 anni in cui rimane in vigore il PAT sono 600.000 metri quadrati.
I consiglieri comunali di Primavera Civica hanno presentato e discusso una mozione nel consiglio comunale del 27 novembnre 2010, ma il sindaco ha ribadito che non c’è nessun errore da correggere, va tutto bene così.
I consiglieri comunali di Primavera Civica hanno scritto in Provincia al presidente Muraro, all’assessore all’urbanistica Franco Conte, all’assessore alle politiche del Territorio Ubaldo Fanton, al presidente della 2°commissione consiliare permanente urbanistica Marco Marcolin e a tutti i consiglieri provinciali capogruppo.
L’assessore Conte ha inviato una lettera dove riferisce che è in corso l’istruttoria del PAT e che la segnalazione fatta verrà esaminata.

I consiglieri provinciali, Stefano Dall’Agata e Luca De Marco di Sinistra Ecologia e Libertà, Stefano Mestriner di Unione per la Marca, Marlene Rossetto di Progetto Nord Est, Lorenzo Biagi dell’Ulivo si sono interessati del problema ed hanno immediatamente fatto richiesta al presidente della II°Commissione e all’assessore Conte che potesse essere convocata la II Commissione Urbanistica Provinciale congiuntamente alla IV Commissione Ecologia prevedendo di invitare i consiglieri di Primavera Civica ed il sindaco di Vedelago.
E’ passato un mese dalla lettera ed ancora la Commissione non è stata convocata. Considerando che si tratta di una questione di forte rilevanza per il Comune di Vedelago e per la quale è necessario l’apertura di un dibattito trasparente, sollecitiamo la convocazione della Commissione in oggetto onde poter discutere approfonditamente il problema e puntare a risolverlo.

Fiorenza Morao – Primavera Civica

Consigliera Comunale Vedelago

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco – Sinistra Ecologia Libertà

Lorenzo Biagi – L’Ulivo – PD

Marlene Rossetto – Progetto Nord Est

Stefano Mestriner – Unione per la Marca

Consiglieri Provincia Treviso

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Perchè Va’ pensiero e non meno male che Silvio c’è ?

L’episodio di Vedelago non è grave per la mancata esecuzione al momento giusto dell’Inno nazionale, ma quello che non si comprende è perché eseguire in una manifestazione pubblica un coro di straordinaria valenza artistica e culturale, ma che è stato imbracciato dalla Lega come proprio inno di partito, come il Va’ Pensiero di Verdi. Siamo convinti, purtroppo, che non sia la valenza artistica ma la sua indegna strumentalizzazione politica ad aver motivato l’esecuzione del brano all’arrivo del Presidente della Regione Veneto Continua a leggere

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