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Zaia, sulla sanità meno propaganda e più fatti

Il presidente della Regione Zaia rilascia da qualche giorno dichiarazioni un po’ troppo enfatiche sul futuro della sanità veneta.

Non mi sembra che le motivazioni della soddisfazione del Presidente della Giunta Regionale trovino conforto nella realtà dei servizi erogati dal sistema sanitario veneto.

Innanzitutto dovrebbe spiegare il Presidente Zaia come sia possibile affermare da un lato che la Regione dovrà tagliare il 5% della spesa sanitaria veneta per effetto della spending review operata dal Governo Monti, e contemporaneamente affermare che i servizi erogati addirittura miglioreranno. Perché sennò sarebbe ragionevole credere che gli sprechi gestionali sarebbero stati tali e tanti negli anni scorsi da non pesare sul taglio nelle prestazioni e la responsabilità della Lega diverrebbe grave, dato che ha gestito con uomini propri la Sanità del Veneto negli ultimi 10 anni, da Tosi a Coletto. Ed a questo punto Zaia dovrebbe essere grato a Monti per aver obbligato la Giunta Regionale Veneta ad un taglio di circa 200 milioni di Euro, visto che si risparmiano un sacco di quattrini ed i servizi migliorano!

E’ evidente che non può essere così.

A seguito dei tagli del Governo Monti il Veneto verrà penalizzato rispetto anche ad una condizione che oggi non può ritenersi ottimale, soprattutto in relazione alle tempistiche della diagnostica e delle prestazioni ambulatoriali da un lato e delle prestazioni in regime di ricovero, soprattutto di area chirurgica, dall’altro. Mesi di attesa per mammografie, TAC, Risonanze Magnetiche…mesi per visite oculistiche o per interventi chirurgici anche banali. D’altronde, proprio per concretezza, è stato proprio Zaia ad accorgersi come nel “suo” avanzato sistema sanitario Veneto ad una donna di Montebelluna per una mammografia le è stata data una data nel 2015! E lo stesso Presidente ha promesso di “scatenare l’inferno” per quell’episodio! Sarebbe ora che si andasse a vedere per davvero come il sistema funziona, soprattutto in quelle realtà “di frontiera” che nel nuovo Piano Sanitario Regionale sono destinate ad essere ridimensionate se non addirittura chiuse.

Quindi al Presidente consigliamo di ascoltare ciò che da tempo vanno dicendo le rappresentanze sociali, sindacato in testa, che questo sistema, un tempo forse più adeguato di altri, oggi sta scivolando nella assoluta mediocrità e non sono i pochi esempi di eccellenza che possono nascondere una verità che i Cittadini Veneti ormai, a loro spese, hanno imparato a conoscere.

 Per il coordinamento regionale di Sinistra Ecologia Libertà

Fortunato Guarnieri

Reponsabile settore sanità

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Il Tar blocca la Pedemontana Veneta: un colpo al berlusconismo e allo zaismo

Il Tar del Lazio ha dichiarato illegittimi i provvedimenti con i quali è stato approvato il progetto della Pedemontana Veneta, quella i cui lavori sono stati inaugurati il 10 novembre scorso da Zaia. Il Tar ha accolto le ragioni di un cittadino, che contestava la legittimità della procedura intrapresa dal Governo Berlusconi e dalla Giunta Galan e poi Zaia per l’approvazione del Progetto. Non bastava infatti, secondo Berlusconi e Galan, che la pedemontana fosse inserita tra i progetti della Legge Obiettivo, quella che sveltiva l’iter di approvazione delle opere strategiche inserite nella programmazione del CIPE. Per saltare tutte le procedure si era seguita la strada delle procedure d’urgenza della protezione civile. Il Governo aveva infatti dichiarato lo stato di emergenza, come si fa nel caso di alluvioni o terremoti, per la situazione del traffico tra Vicenza e Treviso. In questo modo si legittimava l’emanazione di ordinanze d’urgenza che potevano derogare a qualsiasi legge, perché, si sa, se c’è una emergenza bisogna agire subito. Con decreto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi veniva individuato un commissario straordinario, nella figura dell’ingegner Vernizzi, autorizzato a procedere per ordinanze di protezione civile. Il progetto definitivo della Pedemontana veniva approvato con una di queste ordinanze. Secondo il Tar il decreto del Presidente del Consiglio che dichiarava lo stato di emergenza era immotivato, e di conseguenza risultano illegittime la nomina del commissario e le sue deliberazioni sull’opera. La stessa procedura di straordinarietà, che come è noto era molto cara a Berlusconi e alla sua corte, in particolar modo al capo della Protezione Civile Bertolaso e alle imprese che lavoravano per la Protezione Civile, è stata utilizzata in Veneto anche per la realizzazione del Passante di Mestre. Anzi, quel provvedimento del 2003 ha rappresentato il primo caso di una dichiarazione di emergenza applicata alla congestione del traffico stradale. La Corte dei Conti, nella sua indagine sulle procedure e i costi del Passante, a maggio di quest’anno rilevava come: “La mutazione – per così dire “genetica” – delle ordinanze di protezione civile… ha trasformato impropriamente questo strumento in mezzo ordinario di soluzione ai problemi organizzativi dell’apparato amministrativo pubblico, provocando una marginalizzazione dei procedimenti di affidamento normativamente previsti (codice dei contratti) e l’esclusione degli organi di controllo come la Corte dei conti o l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici”. Per questo la Corte auspicava che si tornasse a utilizzare le ordinanze straordinarie solo in casi di vera calamità o catastrofe. La sentenza del Tar si pone in questo solco, e afferma la necessità di “scongiurare la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l‟inosservanza della legge”. Recita infatti la sentenza del TAR: “Se è vero che, soprattutto negli ultimi anni, la superfetazione della decretazione d’urgenza ha indotto un‟evidente espansione del concetto stesso di “straordinarietà” dell’intervento (in molti casi atteggiantesi quale “ordinaria” modalità di attuazione dell’azione pubblica), va invece rimarcato come la necessità di riaffermazione dell’“ordinario” quadro normativo ordinamentale imponga di ricondurre l’impiego di tale strumento in un ambito di effettiva, quanto comprovabile, eccezionalità: sì da scongiurare la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l‟inosservanza della legge, laddove quest’ultima venga “sterilizzata” dalla consentita derogabilità alle disposizioni di rango primario. Se, a tale riguardo, non può esimersi il Collegio dal formulare l’auspicio che competente Pubblica Autorità promani un forte segnale di discontinuità quanto all’uso intensivo – quanto, frequentemente, inappropriato – della decretazione d’urgenza, il proposto thema decidendum impone di ribadire la constatata inadeguatezza motivazionale del decreto presidenziale del 31 agosto 2009, laddove – pur a fronte della precedente inclusione dell’opera nel novero degli interventi rilevanza strategica (alla quale accede una ben delineata configurazione degli snodi preordinati alla realizzazione dell’infrastruttura, con ricadute anche di carattere processuale volte ad accelerare la definizione delle controversie eventualmente insorte) e del successivo affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione della Pedemontana, nondimeno è stato deciso – invero, sorprendentemente – di presidiare il prosieguo del percorso realizzativo con un intervento commissariale ex lege 225/1992” Il Presidente Zaia ha parlato, a proposito della sentenza del TAR, di “eccesso di democrazia”. In realtà c’è stato un deficit di democrazia nelle modalità di approvazione del progetto della Pedemontana, come oggi certifica il TAR e già denunciava la Corte dei Conti per il Passante. Tanto più ingiustificabile, se si considera che il Governo Berlusconi nel 2001 emanò la Legge Obiettivo, che doveva per l’appunto servire a superare lungaggini burocratiche e a consentire una rapida realizzazione delle grandi opere pubbliche, a partire da quelle disegnate da Berlusconi in TV sulla lavagna messa a disposizione dal fido Vespa. Salutiamo quindi con soddisfazione questa sentenza, nell’attesa di conoscere la deliberazione del Consiglio di Stato al quale la Regione ha presentato ricorso, perché punta a smantellare uno dei lasciti negativi del berlusconismo: l’utilizzo della protezione civile per la realizzazione di opere pubbliche saltando le regole, la gestione di grandi eventi come le visite del Papa o anche solo le feste religiose attraverso procedure d’urgenza come si fosse di fronte ad un terremoto. Tutto accentrato nelle mani di pochi fedelissimi, in primis di quelle del capo della Protezione Civile Bertolaso che Berlusconi nominò pure sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Lo stesso meccanismo che faceva ridere a crepapelle lo spregiudicato imprenditore che si fregava le mani per l’avvenuto terremoto a L’Aquila pregustando i ricchi appalti che gli sarebbero spettati. Se il blocco della Pedemontana verrà confermato, per il territorio di Treviso ci sarà anche la positiva conseguenza del tramonto dell’operazione Barcon a Vedelago, dove i cavatori propongono di aggiungere, e in parte di finanziare, un nuovo casello alla costruenda Pedemontana che sia di servizio alle tante cave della zona attraverso una nuova viabilità di collegamento, e in cambio chiedono di poter cementificare trasformare quasi 90 ettari di area agricola, che sta alle spalle della bellissima Villa Emo a Fanzolo, trasformandola in area industriale e commerciale. Una parte del terreno agricolo verrebbe utilizzata per insediarvi uno stabilimento per la produzione del latte, per la macellazione e la lavorazione dei derivati, e accanto una specie di enorme supermercato per prodotti a km zero. L’altra parte del territorio agricolo verrebbe occupato da una cartiera, ora insediata a Piombino Dese nel padovano, che si svilupperebbe su due piani. Uno dei quali interrato, cioè da scavare. Si tratta di una operazione contro la quale sono schierati non solo i comitati locali ma anche tutte le associazioni di categoria, e che vede invece il sostegno degli amministratori locali della Lega.

Luca De Marco

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Sprechi della Provincia: vanno eliminati con il voto

Gli sprechi degli amministratori vanno puniti con il voto. Sprecare non deve pagare elettoralmente.

E De Mitri si ricordi di quanto era assessore

 

Che la Provincia di Treviso sia eccessivamente dedita allo spreco di denaro pubblico lo diciamo da parecchi anni. Spesso in assoluta solitudine. L’inchiesta de La Tribuna di Treviso sul costo dei rinfreschi da parte

dell’Amministrazione Provinciale dimostra che lo dicevamo a ragion veduta, come del resto non abbiamo mai mancato di documentare. In questo momento politico dove è forte lo scandalo per i costi della politica, ci sentiamo però di avanzare due semplici considerazioni e richieste:

1. ai cittadini elettori che giustamente si scandalizzano per queste spese, diciamo che poi questo scandalo deve tradursi in prese di posizione e in comportamenti elettorali coerenti. Altrimenti, fino a quando la politica fatta di inaugurazioni con buffet, di cene offerte a man bassa con soldi pubblici, pagherà  elettoralmente, sarà difficile che i costumi migliorino.

La Provincia di Treviso è diventata il regno degli sprechi nell’era Zaia. Muraro ha la colpa di non aver tagliato nettamente con quello stile amministrativo e di aver seguito l’andazzo, per poi farlo del tutto proprio. E Zaia continua imperterrito nell’utilizzo del denaro pubblico per operazioni di marketing politico e di acquisto di consenso a buon mercato.

Da Ministro dell’Agricoltura, il primo atto di Zaia è stato quello di mettere in piedi un costosissimo piano di comunicazione. Obiettivo: far fotografare il ministro con gli stivali in mezzo ai campi, con il bicchiere di vino tra le vigne, organizzare enormi conferenze stampa ad ogni sequestro di cibi da parte dei NAS per esaltare il ruolo del Ministro. In pratica, campagna elettorale personale continua.

E sempre da Ministro dell’Agricoltura, non vent’anni fa ma solo un paio, quando già era chiara la situazione di difficoltà delle casse pubbliche, Zaia si preoccupava difinanziare sagre in provincia di Treviso, dando soldi ai comuni a guida leghista.

Figuriamoci oggi, da capo della Regione (il piano di comunicazione del ministro ha reso bene) se Zaia può mancare di finanziare sagre e sagrette. Tagli al trasporto pubblico, con aumento dei biglietti degli autobus e dei biglietti dei treni, tagli al sociale, tagli alla sanità, tagli alle attività produttive, tagli ai centri di formazione professionale, tagli all’artigianato, e via e via. Quello che non può essere tagliato sono i finanziamenti alle sagre. Vedi da ultimo il contributo al Comune di Paese, ovviamente a guida leghista, dove il Sindaco è già stato beneficiato dalla Regione che lo ha messo a Presidente dell’Ater, e che ora riceve un contributo di 460.000 euro per una serie di manifestazioni, dove ovviamente non mancano festeggiamenti.

Fino a quando questo modo di fare politica renderà elettoralmente, è chiaro che si potrà fare tuttalpiù qualche finta, nei momenti in cui l’opinione pubblica è più sensibile agli sprechi, ma non ci sarà un vero incentivo agli amministratori pubblici a cambiare stile.

La sanzione più forte per questi comportamenti è quella che sta in mano agli elettori quando vanno alle urne. Se non la esercitano, poi è chiaro che le cose continueranno come ora. Non si può essere contro gli sprechi e votare Lega, perché le due cose sono in assoluta contraddizione. Lo dimostra anche la patetica vicenda dei ministeri a Monza, a spese dei contribuenti, per il Bossi che vuole portarsi il ministero sotto casa. O ai film che la Lega finanzia con i soldi pubblici per dare voce alla propria ideologia medievale.

Per questo noi crediamo che a un nuovo modello di sviluppo, che abbia il suo centro nel rispetto dell’ambiente e della dignità del lavoro, che assuma un nuovo paradigma di sobrietà e di attenzione all’essenziale che sostituisca una crescita vorace, illimitata e consumista, debba corrispondere anche un nuovo modo di far politica, basato sulla serietà, sulla sobrietà dello stile di vita e nell’utilizzo di risorse pubbliche. E’ parte del nostro progetto politico. La sobrietà nell’amministrare deve diventare un elemento di proposta politica, che come tale i cittadini possono approvare o respingere.

 

2. Molte delle spese per buffet e rinfreschi si riferiscono al settore delle politiche sociali, retto dal clan Sernagiotto che ora è in guerra contro Muraro. Assessore al sociale era Alessio De Mitri, che ha organizzato i convegni che poi terminavano con i lauti rinfreschi. Quell’Alessio De Mitri che ora fa il cascato dalle nuvole e parescoprire adesso come era l’andazzo in Provincia.

Le contestazioni che da sinistra muovevamo all’assessorato alle politiche sociali, retto per quasi tutta la consigliatura dall’assessore Barbara Trentin e poi da De Mitri, era quello di essere un convegnificio. Un sacco di convegni, tutti con il rinfresco finale o con il coffee breack, ma poco di politiche concrete. E sull’organizzazione dei convegni e sui rinfreschi, non c’è dubbio che la responsabilità sia degli assessori.

E allora, invitiamo a diffidare dei moralizzatori dell’ultima ora, e di coloro che tirano fuori i dati dei costi della politica solo quando gli fa comodo  per disegni politici che poco hanno a che fare con una costante e autentica azione di ridimensionamento dei costi inutili.

 

Luca De Marco

coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà

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Con la scusa della casta

L’imbroglio di Zaia

 

Il presidente della Regione Luca Zaia, sempre abile nella propaganda mediatica, sta in questo periodo imbracciando la proposta di dimezzare i consiglieri regionali, come contributo alla lotta alla casta che va tanto di moda negli ultimi tempi.

Non si capisce perché il Presidente Zaia non cominci a dare lui il buon esempio, riducendosi l’indennità anche oltre il 15% annunciato, rinunciando ai 3000 euro mensili di rimborso spese viaggio che gli derivano dalla rinuncia all’auto blu. Oppure occupandosi di ridurre la Giunta Regionale, da lui nominata, che potrebbe benissimo passare da 12 assessori a 10, visto che ci sono molte meno risorse dallo Stato da amministrare e che alcuni referati sono obiettivamente un po’ troppo leggeri.

Invece Zaia propone il dimezzamento degli eletti, quelli che hanno preso i voti con le preferenze, quelli che rappresentano i cittadini. I Consiglieri regionali costano troppo, questo è un dato di fatto che viene troppo poco sottolineato nei ragionamenti contro gli sprechi. Non ha nessun senso che dei consiglieri di Regione prendano quanto un parlamentare, è una stortura dovuta ad un eccesso di autonomia regionale che fa sì che i consiglieri decidano sul proprio stipendio e sui propri benefit. Ma questo non comporta che se ne debba ridurre il numero. Anche perché il numero dei consiglieri del Veneto risulta piuttosto adeguato al numero di abitanti e del tutto in linea con le altre regioni. Se il problema è il costo del Consiglio Regionale, e questo effettivamente è un problema da affrontare, questo può essere dimezzato in due modi: o lasciando ai consiglieri stipendi da nababbo e dimezzandone il numero, o lasciando il numero attuale e dimezzando lo stipendio e i benefit ai consiglieri.

Nel primo caso, quello che piace a Zaia, ci sarebbe una riduzione della rappresentanza, cioè ampi territori della Regione potrebbero trovarsi privi di una adeguata rappresentanza nell’assemblea regionale, e ci sarebbe una riduzione della presenza dell’opposizione. Questo comporterebbe minor possibilità di controllo sull’operato dell’esecutivo, quindi più sprechi, più clientelismo, più favori agli amici di quanto oggi non si faccia. E ovviamente la riduzione del livello del dibattito politico e amministrativo regionale.

Nel secondo caso, ci sarebbe solo una riduzione dei costi eccessivi della politica, senza nessun risvolto negativo sulla qualità e sulla quantità di democrazia all’interno della Regione.

Per questo, secondo noi, va svelato il carattere ingannevole della proposta Zaia. Il presidente leghista vuole in realtà, con il pretesto buono della lotta alla casta, ridurre l’impaccio di avere a che fare con il Consiglio Regionale e con i consiglieri di opposizione. L’obiettivo è avere le mani libere nel fare e disfare le leggi da parte della Giunta, alla maniera di Berlusconi e del suo Governo. Si è visto però che l’umiliazione del ruolo del Parlamento e il continuo ricorso a decretazione d’urgenza e voti di fiducia non ha portato gran che bene al nostro paese. Non si vede perché l’autoritarismo dell’esecutivo debba invece portare buoni frutti in Veneto.

Insomma, con la scusa della lotta alla casta, Zaia intende depotenziare il consiglio regionale e aumentare il proprio potere e la propria discrezionalità. In pratica, rafforzare la casta.

 

Luca De Marco

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Fermare la chiusura del CFP di Vittorio Veneto

Convinti che è impensabile l’ipotesi che il CFP di Vittorio venga trasferito a Lancenigo, stupiti per il fatto che il Sindaco di Vittorio e il relativo Assessore siamo sempre gli ultimi a sapere le cose, con spirito costruttivo

  1. sollecitiamo il Sindaco a intervenire immediatamente per prevenire e bloccare l’operazione presso il presidente Zaia (è la Regione che finanzia e quindi taglia i corsi di formazione professionale, non lo Stato) e presso Muraro (è la Provincia che decide quali sedi e corsi eliminare, tenuto conto dei tagli operati dalla Regione). La cosa gli dovrebbe essere facilitata dalla comune militanza leghista
  1. proponiamo di mettere a disposizione una parte della Mafil come sede del Centro di Formazione Professionale dell’Alta Marca, dove far confluire i corsi attualmente ospitati al Dante ed anche altri, per creare un polo di formazione professionale anche nel nord della Provincia, considerato che la struttura di Lancenigo è decentrata a sud ed è raggiungibile a prezzo di disagi e costi aggiuntivi dagli studenti che risiedono nella nostra zona. Inoltre la sede-Mafil sarebbe ben servita dal servizio intercomunale dell’ATM (c’è una fermata davanti) e da una linea del servizio comunale.

Dopo l’aumento del costo dell’autobus dovuto ai tagli della Regione, ancora una volta i vittoriesi rischiano di pagare direttamente il costo della politica dei tagli della Lega in Regione. Crediamo che il messaggio venuto dalle urne con i recenti referendum vada invece nella direzione di una maggior presenza del pubblico negli investimenti fondamentali per la collettività, come sono il trasporto pubblico e la formazione professionale.

Adriana Costantini

Luca De Marco

Sinistra Ecologia Libertà – Circolo di Vittorio Veneto

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Gestione profughi: fallimento della Lega di governo, trionfo della Lega razzista

Sulla gestione della cosiddetta “emergenza” profughi è in atto un fenomeno di isteria collettiva, dovuto al fatto  che esiste in Italia, e in misura particolare nella nostra regione e provincia, un partito che sulle paure alimentate dal fenomeno migratoria fonda le sue fortune elettorali, e dunque ha tutto l’interesse a fomentare un clima di terrore.

I fatti dicono che rispetto all’esodo biblico paventato dal governo italiano, e dai ministri leghisti in particolare, non si sta verificando nulla di apocalittico. La situazione interna della Libia ha provocato un esodo di profughi verso la Tunisia che ha accolto quasi 400.000 profughi. Niente di simile si profila per l’Italia. I leghisti prima hanno attaccato con violenza l’Europa, che avrebbe dovuto farsi carico, non è chiaro in base a quale normativa (la gestione delle politiche sull’immigrazione non rientra tra le competenze della Commissione Europea, ma è materia di pertinenza dei singoli Stati), di una solidarietà verso l’Italia che non solo l’Italia non ha mai  dimostrato verso i problemi di altri paesi europei, ma che addirittura per i leghisti non dovrebbe avere neanche il Nord del Paese rispetto al Sud. Poi i furbi leghisti hanno pensato di cavarsela dando libertà di circolazione ai profughi perché se andassero tutti in Francia. E a fronte della reazione francese, improntata evidentemente al motto leghista “padroni a casa nostra”, hanno reagito minacciando boicottaggi al paese d’Oltralpe.

Oggi il Governo sta cercando di spalmare sul territorio nazionale la presenza di profughi. Si tratta di migliaia di persone, che diffuse sul territorio nazionale non creerebbero alcun problema, se non ci fossero i leghisti ad alimentare campagne terroristiche. In Veneto questa situazione è stata resa evidente dallo steso Presidente Zaia quando ha dichiarato che «il problema dei profughi è stato ed è utilizzato ai fini della mera propaganda politica, creando evidenti difficoltà istituzionali e ambientali a chiunque cerchi di operare nel rispetto delle legislazioni vigenti»; ma anziché prendere di petto i suoi compagni di partito e costringerli a fare gli amministratori e non gli agitatori, Zaia ha preferito lavarsi completamente le mani dalla questione, togliendo l’incarico al soggetto attuatore nominato dalla stessa Regione per la gestione dei profughi e rimettendo per intero le competenze al Governo centrale, confidando che lasciando fare ai prefetti, che pur dipendono dal ministro dell’Interno leghista, la polemica dei leghisti potesse rivolgersi contro la solita indistinta “Roma ladrona” evitando di pagar pegno per la propria spregiudicatezza politica. Ancora una volta la Lega dimostra la propria totale incapacità di governo, e la totale inadeguatezza del proprio personale politico a confrontarsi con problemi più ampi della sistemazione di una strada dissestata.

L’episodio di Vazzola, dove è stato attuato un atto intimidatorio nei confronti dell’albergatore che avrebbe potuto ospitare dei profughi, dimostra a quale barbarie civile e politica la campagna di odio leghista possa portare il nostro territorio. Si interroghino il Presidente della Provincia, che in campagna elettorale ha giocato a fare il duro rifiutando di partecipare alla riunione regionale per erigere un muro di razzismo contro i profughi, e ha voluto creare una lista, “Razza Piave” (molto forte a Vazzola, riempita abusivamente dei simboli della lista per tutta la campagna elettoral) per vellicare le peggiori pulsioni xenofobe e razzista presenti nel trevigaiano, e il Sindaco di Vazzola, che ha addirittura convocato una giunta straordinaria per lanciare l’allarme contro l’eventualità dell’arrivo in un albergo della città di alcune decine di profughi. Pensano davvero che il loro ruolo sia quello di seminare terroristicamente allarmismi ingiustificati, di fomentare paure irrazionali, per poi lucrare politicamente erigendosi a difensori di minacce immaginarie ? Se invece, come sostengono, la loro non è una campagna razzista contro delle persone in difficoltà, solo perché straniere, ma intendono contestare il sistema messo in piedi per la gestione dei profughi, allora se la prendano con il loro partito, protestino contro la Regione che ha voluto lavarsene le mani (e questi sarebbero poi quelli che invocano il federalismo e più poteri alle autonomie locali ?), protestino contro il loro ministro dell’Interno che dà le disposizioni che i prefetti si limitano ad applicare. Chiedano la caduta di un Governo che serve solo a fare gli interessi di una ristretta cricca che fa gli interessi propri e se infischia dei cittadini.

Luca De Marco

Coordinatore Provinciale

Sinistra Ecologia Libertà

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TIRARE IL SASSO E NASCONDERE LA MANO

in risposta alla risposta di Zaia http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=136069&sez=REGIONI

 

Egregio Presidente Zaia,

mi dispiace, ma la sua risposta ad Amos Luzzato, è una farsa. Lei si nasconde dalle sue stesse responsabilità politiche, ed il suo atteggiamento nei confronti di iniziative censorie come quelle dell’assessore Donazzan, è complice.

Voi attribuite la qualifica di “cattivi maestri” in modo del tutto arbitrario ed in modo totalmente strumentale ai vostri tornaconto elettorali, ad autori che evidentemente non avete mai avuto l’occasione di leggere o per lo meno consultare.

Prima di marchiare in tale aberrante maniera opere letterarie a caso dovreste almeno avere la decenza di informarvi su cosa state facendo.

L’assessore Donazzan mette al bando libri ed autori collegandoli con questioni che non centrano nulla con il contenuto di tali libri, solo perché così guadagna facilmente prime pagine e facile consenso. Facendo questo, però, s’incammina verso un sentiero che porta inevitabilmente proprio a periodi nefasti come quelli che Lei, Presidente, non ha “pienamente compreso”. Purtroppo quei periodi sono stati ben compresi dalla mia famiglia, e da milioni di veneti che sanno molto bene cosa voglia dire  difendere non solo la propria identità ma anche la propria vita e quella dei propri cari, e non solo a parole e retorica “di pancia”, ma anche nei fatti e nelle tragedie degli anni trenta e quaranta.

Per quanto mi riguarda, gli autori da voi bollati come cattivi maestri sono alcuni di quelli che meglio mi hanno insegnato a “comprendere il presente”, e per fortuna la mia educazione ed il mio rispetto verso la libertà e la dignità delle minoranze e di tutti gli uomini non mi permette giudicare e censurare le persone e le loro opere per semplice sentito dire, o perché fa comodo avere visibilità mediatica.

Il peggior nemico della verità ed i maggiori complici delle rappresentazioni falsate della realtà siete voi. Voi che dai vostri posti di potere non fate niente per promuovere la lettura in un paese dove 20 milioni di persone non leggono nemmeno un libro all’anno. Siete voi che sostenete un regime mediatico che quotidianamente reifica una realtà distorta. Siete voi che non avete ancora pienamente compreso l’orrore delle leggi razziali. Complimenti, bel lavoro.

 

Davide Buldrini

Coordinamento Provinciale Sel Treviso

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Una provincia migliore è possibile

La Lega si propone come grande contenitore territoriale degli istinti e degli interessi peggiori del territorio. Alla sinistra il compito di dar voce alla Treviso migliore, civile, aperta, moderna e solidale

Per chi guarda alla nostra realtà politica provinciale con spirito democratico e aperto è difficile non essere colti da un interrogativo che si presta a diventare un rovello: perché una provincia che potrebbe ambire ad essere una provincia europea, civile, sviluppata e dedita al proprio progresso materiale e spirituale, si affidi invece politicamente ad una forza politica regressiva, auto centrata e livorosa come la Lega Nord. E lo faccia in maniera così acritica, a volte addirittura con entusiasmo, come se lì risiedesse la più autentica rappresentanza della trevigianità. Continua a leggere

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i “quattro sassi” di Zaia

Luca Zaia ha definito la zona archeologica di Pompei come “quattro sassi”. Per chiedere soldi al Veneto si è sentito in dovere di disprezzare uno dei patrimoni dell’umanità, indegnamente custodito dal nostro paese, perchè nella logica leghista anche la più giusta richiesta, i soldi per l’alluvione come l’anno scorso i soldi per Vallà di Riese, deve essere deformata ideologicamente dallo schema fisso Nord contro Sud. Il tasso di fanatismo dei leghisti è giunto ad un livello spaventoso, ma purtroppo la subcultura secessionistica che alimentano da decenni è penetrata nel corpo della società veneta senza trovare grosse resistenze. Il loro ideologismo va smascherato come tale, e va denunciata l’inconcludenza e la dannosità di una politica veneta basata sulla presa di distanza dal resto del paese.

Luca De Marco

i QUATTRO SASSI

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La Lega smetta di speculare sulla tragedia

di Luca De Marco

E’ giusto che il Governo prenda atto della gravissima situazione nella quale sono precipitate intere zone della Regione e dei terribili danni arrecati ai cittadini, alle famiglie, alle aziende, all’agricoltura di questi territori. E che stanzi risorse adeguate alla situazione. I 20 milioni finora stanziati, dei quali solo una parte per il Veneto, rappresentano una presa in giro. Non corrispondono nemmeno ai soldi che un solo deputato leghista trevigiano si è fatto destinare, nell’ambito della legge mancia, alla associazione da lui presieduta, per la realizzazione di un velodromo in provincia di Treviso (30 milioni, 2 all’anno per 15 anni). Opera tanto opinabile da essere messa apertamente in discussione come inutile dal vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini.

I soldi il Governo li deve stanziare perché è giusto e perché è un suo compito. Il fatto che il Veneto dia un grosso contributo alle casse statali, in quanto regione ricca e produttiva, anche se in misura minore rispetto a Lombardia e Emilia Romagna,  non rafforza la richiesta, ma è un fatto del tutto estraneo alla questione. Se ad un cittadino occorre un incidente, l’assistenza sanitaria (in Italia) gli presta tutto il soccorso e l’assistenza necessaria affinché possa ristabilirsi e tornare in salute, indipendentemente da quanto egli versi di tasse. Si tratta di un diritto di cittadinanza. Il Veneto merita il sostegno e l’attenzione del Governo perché è una regione che fa parte dell’Italia,  non perché negli ultimi decenni ha smesso di ricevere contributi come area depressa ed è invece diventata uno dei territori che contribuisce maggiormente al bilancio nazionale. E i cittadini del Veneto sono a tutti gli effetti cittadini dell’Italia, non dell’immaginario stato di  Padania come qualcuno vorrebbe. E’ la Lega che deve dimostrare di aver capito cosa significa unità nazionale. Continua a leggere

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