più diritti e più lavoro per tutti

Pubblichiamo il resoconto dell’intervento alla Camera, il 25 novembre scorso, di Giorgio Airaudo per dichiarazione di voto finale sul Jobs Act:

“Signor Presidente, guardate, c’è una distanza enorme tra la discussione che stiamo svolgendo in quest’Aula sul lavoro, sui suoi diritti, sui suoi doveri, su come si contribuisce a costruire e a creare lavoro e su come si evita di distruggerlo. È il Paese reale, che è fuori da qui a difendere le fabbriche, a difendere i posti di lavoro, financo a difendere le compagnie aeree e il lavoro che esse danno; e il mio pensiero va tra i molti al comandante Mascia, che da 42 giorni è su una torre-faro di 35 metri, mentre noi parliamo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
Il Paese reale si unisce nelle piazze, e unisce i giovani precari. A proposito, vi siete dimenticati di dire, e avete perso per strada quella retorica giovanilista, che non veniva dalle culture della sinistra, ma da ben altre culture e che divideva i giovani dagli anziani. Il Paese si unisce, i giovani precari, i lavoratori; e si unisce sul fatto che si vogliono più diritti e più lavoro per tutti, e non meno lavoro e diritti a pochi, pochi diritti a tutti. airadu
Questa è una distanza che ormai si misura tra la nostra discussione e il Paese e si misura ormai di elezione in elezione in centinaia di migliaia di astensioni che solo il delirio di onnipotenza del Premier confonde come effetto secondario, effetto collaterale quando per il Paese, per i lavoratori è l’azione di questo Governo che è secondaria, che è un effetto collaterale perché non risponde ai problemi del Paese e dei lavoratori. Il plagio che si sta compiendo inizia dalla campagna nominalistica sul job act che richiamava i propositi delle politiche pubbliche nordamericane per creare lavoro, immaginate dal presidente Obama nel 2011, politiche che immaginavano un intervento pubblico, pesante, significativo un vero e proprio New deal, ricordando quello di Roosevelt, politiche purtroppo incompiute e non realizzate.
In Italia voi invece lo utilizzate per dare alle imprese il  massimo di messa a disposizione della forza lavoro, il massimo di messa a disposizione del singolo lavoratore; questo provvedimento che ci accingiamo a votare si carica della responsabilità di rendere possibile il demansionamento, il controllo a distanza senza il consenso dei lavoratori, di sterilizzare una buona proposta di legge contro le dimissioni in bianco già approvata da questa Camera, che questa Camera non ha neanche l’orgoglio e la dignità di difendere (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) perché l’abbiamo approvata a larghissima maggioranza in questa parte del Parlamento.
Tutti i provvedimenti che non servono a creare lavoro ma che mandano  nella crisi un messaggio preciso: il lavoro umano deve contare meno delle merci che produce. L’impresa deve avere più peso, più autorità del lavoro fino all’articolo 18 reso definitivamente inutilizzabile. Molti di voi o almeno tutti quelli di voi che hanno visto il lavoro dalla parte delle radici, quella dei lavoratori, sanno che nessuno licenzia con argomenti discriminatori o disciplinari, se può per motivo economico collocare un lavoratore o una lavoratrice in un ramo d’azienda in crisi o su un prodotto obsoleto.
I licenziamenti, Ministro Poletti, come l’acqua, scelgono la via più facile non vanno in salita. Voi sperate che di fronte a questa riduzione di cittadinanza del lavoro, una cittadinanza già fragile perché storicamente con poche leggi è a favore del lavoro il nostro Paese, arrivino gli investimenti quelli nostrani e quelli esteri, arrivi il lavoro da questi investimenti, quel lavoro e quegli investimenti già mancati dal Governo Monti e spero che l’onorevole Tinagli si giustifichi nell’intervento che seguirà perché lei sa che quella politica ha già fallito e ci riprova anche con voi.
Il Governo Monti aveva già sterilizzato l’articolo 18, voi proseguite e andate oltre su quella stessa strada; vantate, dopo il decreto Poletti che ha cancelletto le causali e ha reso ripetitivo il contratto a termine aumentando la precarietà, un aumento di occupazione ma come ha notato pochi giorni fa su La Stampa di Torino un vostro ex esegeta, il professore Ricolfi, i vostri dati vanno ridotti dai 153 mila a, forse, 70 mila visto che come dice lui avete scelto il frutto migliore e cioè avete usato e presentato solo i dati che vi danno ragione. Ovviamente bisognerebbe anche tener conto dell’aumento della disoccupazione – 48 mila persone in più, ci ricorda il professor Ricolfi su La Stampa di Torino, sempre fra agosto e settembre – e l’esplosione delle ore di cassa integrazione che sta continuando.
Piangono 145 mila posti di lavoro in meno e voi invece di intervenire in modo selettivo incentivando chi mantiene l’occupazione, chi rinuncia a licenziare, chi assume in Italia, immaginate 6 milioni di riduzione sull’IRAP a pioggia senza nessun vincolo. Immaginate un contratto a tutele crescenti che di crescente ha solo l’indennizzo per il licenziamento che crescerà con l’anzianità, non le tutele perché non si sa quali sono quelle di partenza e non ce ne sono all’arrivo, perché l’articolo 18 quello light decapitato da Monti non l’avrà progressivamente più nessuno.
Io non posso non chiedere, non ce la faccio Guglielmo, non posso non chiedere a te Guglielmo Epifani, mio segretario della CGIL, cosa è cambiato dal 23 marzo 2002 quando tu eri sul palco insieme a Cofferati ? O hai sbagliato allora o sbagli oggi (Applausi dei deputati dei gruppi Sinistra Ecologia Libertà e MoVimento 5 Stelle).
E a Damiano, anche lui sindacalista, anche lui Ministro del lavoro e quindi per la nostra cultura dei lavoratori, sindacalista con cui condivido non solo la stessa città e la stessa categoria di militanza e di precedente esperienza sindacale, non posso non ricordare che se lui ha potuto fare il Ministro e siede in questo Parlamento è perché alcune centinaia di migliaia di operai, metalmeccanici, comunisti spesso, comunisti, hanno lottato e si sono battuti per quei diritti. Lui non sarebbe mai arrivato come me in questa Camera se non ci fossero stati quei lavoratori che quell’articolo 18 l’hanno conquistato scioperando e battendosi (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) e non posso non ricordare uno di questi lavoratori che negli anni Ottanta, quando si è cominciato ad arretrare, a ritirarsi scambiando diritti, diceva in dialetto piemontese «ciamuma niente» prorogato nel tempo. È meglio non chiedere niente ogni tanto, onorevole Damiano, se poi si ottiene una scrittura sui licenziamenti peggiore di quella uscita dal Senato, se poi si sanciscono i licenziamenti in quel testo. Allora, mentre voi annunciate l’allargamento degli ammortizzatori, ci sono nel Paese reale lavoratori che sono costretti, per l’effetto delle norme Fornero, sempre quelle di Monti che voi proseguite, a dover scegliere se andare in mobilità entro il 31 dicembre con tre anni o se andarci dal 1o gennaio con due. C’è una specie di riffa in molte aziende, con gli imprenditori che aspettano e che offrono: ti licenzi adesso e hai tre anni, che non ti serviranno a raggiungere la pensione che scappa, o ti licenzi fra un anno. Perché non avete sospeso quella norma ? Dov’è l’allargamento degli ammortizzatori per questi lavoratori nella crisi ? Dove sono i soldi ? Lo scopriremo nella legge di stabilità, forse fra qualche giorno, perché volete farci un regalo di Natale. Spero lo facciate davvero ai lavoratori, perché servono molti di più dei 200 milioni che avete aggiunto fino adesso in Commissione e ne servono molti di più per tutelare chi oggi è in difficoltà. E ne serviranno di più perché la cassa integrazione è in aumento, quando sarebbe bastato estendere la cassa a tutti, facendolo pagare a tutte le imprese e a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici. Ieri vi abbiamo ricordato – sto finendo, Presidente – che il 20 maggio del 1970, giorno in cui veniva approvato lo Statuto dei lavoratori L’Avanti ! salutò quell’evento dicendo che la Costituzione entrava in fabbrica. Oggi con questo voto, ripensateci, non fatela uscire dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro, lasciatela in eredità ai giovani che cercano un lavoro stabile con buoni diritti. Abbiamo molte ragioni – ha ragione l’onorevole Buttiglione – bisognerà trovare la forza – su questo ha proprio ragione – per far rientrare questa ragione da fuori il Parlamento a dentro il Parlamento, perché da oggi inizia una nuova battaglia se approverete questa norma, quella per ricostruire il diritto del lavoro, il diritto dei lavoratori perché può esserci un lavoro con buoni diritti, perché se ci si arrende all’idea che l’unico lavoro possibile è quello che c’è, è quello che resta, quello che ti consegna al mercato se vali meno dei prodotti che produci, c’è un problema che riguarda la libertà, la dignità e noi a questo non rinunceremo mai (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà – I deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà espongono cartelli recanti la scritta: «Statuto dei lavoratori»).

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1 Commento

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Una risposta a “più diritti e più lavoro per tutti

  1. Paolo

    “..bisognerà trovare la forza per far rientrare questa ragione da fuori il Parlamento a dentro il Parlamento, perché da oggi inizia una nuova battaglia” http://www.referendum.possibile.com #referendumpossibili

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