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Dalla parte della scuola Casteller

casteller.jpgL’incredibile vicenda della scuola media Casteller di Paese, dove le proteste, per quanto isolate, di qualche genitore per la prevista presenza di due profughi ha portato la Caritas a desistere dal progetto di collaborazione con la scuola, e ha invece scatenato la destra, con l’assessore regionale all’Istruzione Donazzan che annuncia una ispezione all’istituto scolastico, colpevole evidentemente di svolgere bene il proprio servizio pubblico, rappresenta una ennesima sconfitta della civiltà e del pensiero, ad opera di una subcultura xenofoba, razzista e discriminatoria che trova tristemente interpreti entusiasti nelle istituzioni venete.

Stiamo dalla parte della scuola Casteller, che come va facendo da anni fornisce agli studenti degli strumenti per la conoscenza della realtà in cui vivono e si troveranno a vivere, che piaccia o non piaccia a dei politicanti oscurantisti cultori di un loro piccolo e immaginario mondo antico.

Questa continua strumentalizzazione politica da parte dei sodali ed emuli di Donald Trump e Marine Le Pen delle istituzioni scolastiche svela la radice totalitaria della loro cultura politica. La scuola della Repubblica va tenuta fuori dai loro meschini calcoli elettorali e tutelata dalla loro guerra contro la conoscenza.

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Per una scuola democratica

All’Italia serve una scuola democratica

e alla Scuola serve un Sindacato Nuovo

1. Dirigente padrone o Preside elettivo?

La riforma della scuola che il governo Renzi intende imporre all’Italia è, in realtà, la vittoria di quanti negli ultimi anni vogliono imporre un modello aziendale e manageriale alla scuola pubblica del nostro Paese.

Termini come “concorrenza” e “competizione” sono ormai entrati nel lessico comune anche parlando di scuola, ma la competizione e la concorrenza tra gli insegnanti e tra le scuole sono quanto di più scuolpubb_benecomunelontano ci sia dall’insegnamento, inteso nel senso più autentico e fecondo del termine.

Per favorire l’azione didattica, in una scuola è fondamentale che regni l’armonia e la collaborazione tra gli insegnanti, cose che difficilmente potranno esistere se i docenti saranno in competizione permanente tra loro e se vedranno nei colleghi degli avversari con cui contendersi i favori del dirigente-padrone; e invece di chiedere consiglio e di confrontarsi coi colleghi , si cercherà piuttosto il modo per emergere su di loro: una vera barbarie!

E che senso ha confrontare con logica aziendale, e quindi porre in competizione tra loro, scuole molto diverse per situazione ambientale, sociale, umana? Nel valutare l’operato di una scuola e dei suoi insegnanti ci possiamo dimenticare delle situazioni di partenza, che ovviamente determinano in molta parte quelle d’arrivo?

Ricordiamoci che nella vita e nella società non tutto è mercato, che la scuola non è un’azienda e che i risultati dell’insegnamento non sono prodotti commerciali.

Ma alcuni non la pensano così e la vedono proprio come un’azienda; e un’azienda non è tale se non è guidata da un manager: ecco il senso dell’ulteriore rafforzamento dei dirigenti scolastici che con la riforma di Renzi potranno definire il piano triennale dell’offerta formativa (cioè decidere cosa produrre), scegliere i docenti da assumere ( cioè diventare i padroni che decidono chi assumere), premiare i “migliori” (cioè consolidare il loro aspetto padronale con incentivi economici decisi da loro). Va da sé che una scuola così è la negazione della scuola pubblica che avevamo conosciuto; il bello è che ce la vendono come il modo per migliorare la scuola italiana, da anni invece sottoposta a tagli delle risorse di vario e diverso tipo. E non cambierà la sostanza delle cose qualche correttivo che dovesse essere apportato al testo di partenza: resterà sempre lo spirito di questa legge, che si pone in diretta continuità con la ex proposta di legge Aprea.

E’ di questo che l’Italia ha bisogno? Credo proprio di no!

Vogliamo davvero che le scuole pubbliche (e dunque per loro natura trasversali) possano nel tempo diventare scuole a immagine e somiglianza del loro dirigente scolastico, caratterizzate in un determinato senso culturale, ideologico, politico? Questo è un rischio concreto, se il manager può assumere chi ritiene più “adatto”.

E oltre a ciò, vogliamo davvero che si rischi di arrivare ad assumere gli “amici” e gli “amici degli amici”, introducendo il malaffare e la corruzione nella scuola, uno dei pochi settori finora indenni nello sfacelo morale dei nostri anni?

Non mi sembra che questo sia un pericolo fantasioso e alla politica spetta il compito di migliorare la scuola, non di distruggerla.

L’Italia attraversa, a mio parere, una fase di involuzione autoritaria della sua cultura politica: dobbiamo ricostruire dal basso una diffusa cultura democratica e dobbiamo cominciare a farlo proprio dalla scuola rafforzandone gli aspetti democratici, a suo tempo introdotti con gli organi collegiali .

E’ nostro compito lanciare la sfida al partito aziendalista e portare la scuola ad essere un’autentica comunità democratica della cultura: perciò è tempo che venga riformata la testa delle istituzioni scolastiche e che si dia vero senso all’Autonomia scolastica: dobbiamo abolire la figura del dirigente scolastico di nomina amministrativa (altro che trasformarlo in manager-padrone !) e istituire il Preside eletto dalla comunità scolastica, un docente primus inter pares responsabile della didattica.

Va da sé che il preside eletto non dovrà essere un manager-padrone ma il riferimento e il responsabile della attuazione delle scelte didattiche operate democraticamente dalla scuola; e la scuola sarà modello vivente di democrazia, con insegnanti liberi e in grado quindi di insegnare il valore della libertà (non degli “yes-man”, come altri vorrebbero).

Questa è la vera sfida! Alla politica spetta il compito di portare la scuola verso questa nuova realtà; ai partiti spetta il compito di proporre questa idea alternativa di sistema scolastico per ridare slancio e vigore ai valori repubblicani nella scuola e nella società.

§§

2. Sindacato nuovo?

I docenti e il personale non docente, oltre agli studenti, stanno attuando la loro resistenza alla riforma Renzi e lo abbiamo visto di recente con l’adesione massiccia allo sciopero unitario proclamato dai sindacati per il 5 maggio scorso, consapevoli tutti della gravità dei pericoli che corrono la scuola e la cultura democratica: bene. E dopo?

In passato abbiamo già visto che l’unità dell’azione sindacale è durata molto poco; come non ricordare per esempio il grande sciopero del 2008 e l’unità subito frantumatasi? Spesso poi sono stati proclamati scioperi che coinvolgevano questo o quel sindacato, o questi piuttosto che quegli altri. Ma la divisione fa il gioco della controparte e i lavoratori della scuola non ne possono più: vogliono una volta per tutte l’unità sindacale.

Ovviamente ogni sindacato ha, legittimamente, la sua storia, la sua identità, la sua struttura, i suoi programmi, non sempre coincidenti con quelli degli altri, e tutto ciò è difficile da superare.

Ma la storia si muove, la società va avanti, e non possiamo arrenderci all’idea che i lavoratori della scuola (vorrei dire: i lavoratori in generale) non possano avere un Sindacato Nuovo, un sindacato unito che superi le divisioni in modo permanente, organico, stabile.

Perché non individuare quei punti e obiettivi programmatici sicuramente comuni a tutti e cominciare un percorso unificante creando una Federazione Nazionale della Scuola? Questa potrebbe essere un contenitore comune dentro il quale gli attuali sindacati potrebbero anche continuare a mantenere le loro individualità, ma ricondotte a unità per le lotte comuni. Poi, nel proseguo degli anni, la cosa potrebbe evolvere ulteriormente, oppure no, se risultasse impossibile, ma qualcosa di unito ci sarebbe comunque. Intanto cominciamo, poi si vedrà.

Il momento è maturo : proviamoci.

12 maggio 2015

Stefano Fumarola

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Renzi a Treviso: Solo parole ? No grazie

ImmaginePresidente Renzi, a Treviso porti non solo parole, ma opere concrete, e giuste

 L’intenzione del presidente del Consiglio di inaugurare il suo mandato visitando le scuole, e di partire da Treviso, è una buona intenzione alla quale ci auguriamo seguano i fatti.

  Nella nostra provincia vi sono situazioni pesanti di difficoltà strutturali negli istituti secondari superiori. La contrazione delle risorse destinate alla Provincia, attraverso l’azzeramento dei trasferimenti statali e la strettoia del patto di stabilità sulla possibilità di spesa delle risorse disponibili, rende difficile, se non impossibile, intervenire adeguatamente su alcuni punti critici, quali gli istituti di Castelfranco, a partire dal liceo Giorgione e dall’alberghiero Maffioli, il liceo Berto a Mogliano, l’istituto Duca degli Abruzzi a Treviso, il Pittoni a Conegliano, l’alberghiero di Vittorio Veneto e molte altre realtà che soffrono di mancanza di spazi, di carenze strutturali e di degrado degli edifici. Almeno 20 milioni di Euro servirebbero subito per le situazioni più urgenti.

 Gli istituti per la scuola dell’obbligo, di competenza dei comuni, subiscono le conseguenze del patto di stabilità e del taglio drastico dei trasferimenti agli enti locali. E i bandi attraverso i quali la Regione redistribuisce gli esigui stanziamenti statali, vengono spalmati in miriade di piccoli interventi anziché intervenire sui grossi interventi strutturali che possono realizzare un autentico salto di qualità nell’edilizia scolastica per i primi due cicli scolastici.

 Esiste un problema generale di messa in sicurezza degli edifici scolastici, e un problema specifico di messa in sicurezza sismica che riguarda buona parte del territorio provinciale. Un piano per l’edilizia scolastica deve porsi oggi anche ambiziosi traguardi riguardo all’efficienza energetica degli edifici, fino alla loro autosufficienza, e contribuire così all’abbassamento della bolletta energetica nazionale e alla qualità dell’ambiente e dell’aria.

 Perché un gesto simbolico non diventi l’ennesima promessa non mantenuta, bisogna che al gesto seguano scelte concrete con la messa a disposizione di adeguate risorse e con l’allentamento del patto di stabilità per gli enti locali. E che le risorse vengano distribuite secondo precise priorità di intervento, non lasciando che la mediazione regionale possa frazionare in troppi rivoli i pochi soldi disponibili ma finalizzando gli interventi secondo rigidi criteri di priorità.

 L’investimento per la scuola non può riguardare solo i muri, ma deve comprendere chi lavora e studia dentro quelle mura. L’istituzione scuola deve diventare il motore e il perno di una nuova idea di società, che riveda le priorità che il paese si è dato in questi anni. Veniamo da anni nei quali ha dominato la logica dei tagli; il famoso taglio da 8 miliardi alla scuola operato allegramente dalla famigerata Gelmini è ancora tra noi vivo e vegeto. Ai docenti si è pure ventilata a inizio anno l’ipotesi di riduzione di una parte degli stipendi arretrati, rientrata attraverso un ulteriore taglio ai fondi di istituto. Il Presidente Renzi ha sostenuto in parlamento che non servono nuove risorse per i docenti ma un cambio di mentalità. Risulta però difficile non partire dal fatto che abbiamo il corpo docente più anziano d’età e più malpagato d’Europa. Bisogna consentire il pensionamento per far posto a docenti più giovani e porsi in generale il problema di un sottofinanziamento di tutti gli istituti della conoscenza, a partire dalla scuola pubblica, che non può continuare senza compromettere irrimediabilmente quella possibilità di contribuire decisamente all’uscita dalla crisi che a parole tutti facilmente rionoscono al mondo dei saperi.

 Chiediamo inoltre al Presidente del Consiglio che assieme all’emergenza edilizia scolastica assuma l’emergenza relativa all’assetto idrogeologico del nostro paese. La nostra provincia ha subito in queste settimane allagamenti, frane, smottamenti: milioni di euro di danni. Ancora una volta mettendo a nudo tutta la fragilità di un territorio poco rispettato e deturpato nel corso degli anni da una politica scriteriatamente cementificatoria e poco rispettosa degli equilibri naturali. Prevenire costa meno che curare. Si predisponga un grande piano verde per la messa in sicurezza del territorio, con il quale dare lavoro e fare del bene all’ambiente, alla qualità della vita dei cittadini e alle casse pubbliche non più costrette ad aprirsi velocemente e ampiamente ad ogni ulteriore emergenza.

 Sia per l’edilizia scolastica che per gli interventi a favore del territorio, chiediamo che si reperiscano risorse anche attraverso il taglio delle spese per armamenti, a cominciare dai famigerati F-35 ai vari sofisticati sistemi d’arma dai costi esorbitanti.

 E infine, ma non per certo per ultimo, la drammatica crisi sociale ed economica nella quale non il caso malvagio ma precise scelte dei decisori europei e nazionali hanno avviluppato il nostro paese, trova un punto acuto di sofferenza in una delle aziende simbolo della nostra provincia come la Electrolux di Susegana. Siamo di fronte ad una vertenza paradigmatica, nella quale si era arrivati a mettere in contrapposizione il diritto al posto di lavoro e il diritto a ricevere un giusto (e basso) salario per quel lavoro; si era minacciato di delocalizzare in un altro paese europeo la produzione senza una disponibilità dei lavoratori a vedersi ridurre drasticamente il loro salario. La questione non è chiusa, e a essere chiamata in gioco deve essere la politica europea e la politica nazionale. La prima è praticamente inesistente, ed è auspicabile che dalle prossime elezioni europee emerga qualche segno tangibile della necessità di una dimensione politica e democratica della costruzione europea affinché non si tramuti definitivamente in incubo il sogno europeo. La politica nazionale non pare fino ad oggi aver dato le risposte necessarie per chiudere positivamente per i lavoratori la vertenza. Vista la sostituzione del ministro Zanonato con un ministro di chiare simpatie berlusconiane e liberiste ed esperta in pratiche di delocalizzazione, che non pare dare le migliori garanzie rispetto alla vertenza Electrolux, e visto che non ci pare che in Parlamento abbia nemmeno sfiorato la questione, è davvero il caso che il Presidente Renzi si faccia istruire in materia dagli operai per prendere coscienza della posta in gioco.

 Serve al nostro paese una politica industriale, e interventi per frenare, e non incentivare, la corsa al ribasso sui diritti e sui salari dei lavoratori.

L’allentamento dei vincoli del patto di stabilità per gli enti locali potrebbe anche liberare delle risorse (peraltro già presenti nelle casse di molti Comuni) utili, se non necessarie, per un intervento a sostegno delle persone più deboli.  Un numero sempre maggiore di disoccupati o cassintegrati non sanno più come affrontare le spese quotidiane o saldare le fatture per le utenze domestiche, e i servizi sociali dei Comuni non hanno fondi per garantire un sussidio.  Una maggiore disponibilità di risorse potrebbe anche permettere ai nostri Comuni di progettare piani di intervento per affrontare l’emergenza abitativa, visto che anche nella nostra provincia di Treviso sono ormai centinaia le famiglie sotto sfratto per morosità incolpevole. 

 In questa situazione di crisi che indebolisce anche la coesione sociale, è anche importante che lo Stato favorisca e sostenga tutti quegli istituti giuridici che garantiscano alle famiglie maggiore unità, e alle persone maggiore senso di appartenenza rispetto alla comunità di cui fanno parte.  È in questa prospettiva che riteniamo che la tutela di tutte le coppie fondate su vincolo affettivo, attraverso una unione civile pubblicamente riconosciuta, così come l’accesso alla cittadinanza italiana per i ragazzi nati in Italia in virtù dello “ius soli”, non siano capricci non urgenti né prioritari, ma vere occasioni per creare un corpo sociale più coeso e per consolidare il senso di solidarietà e di corresponsabilità tra le persone.

 

 

Luca De Marco, coordinatore Federazione provinciale SEL

Marco Pedretti, coordinatore Circolo SEL Treviso

Forum provinciale SEL Saperi 

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Per le scuole di Castelfranco

SEL lungo VendolaGiovedì sera si è svolto un pubblico dibattito promosso dal circolo di Sinistra Ecologia Libertà di Castelfranco V.

La presenza è stata particolarmente numerosa con la partecipazione di delegazioni che rappresentavano gli istituti Superiori di Castelfranco che hanno maggiori problemi di spazi come il Liceo Giorgione, l’Alberghiero e l’Agrario.

Era presente una delegazione di personale del Convitto e del Comitato Ambiente oltre al consigliere provinciale Luigi Amendola e Mariateresa Di Riso, responsabile nazionale settore scuola di SEL.

Alla conclusione della serata è stato preso l’impegno di sollecitare interventi concreti e urgenti per risolvere la situazione particolarmente difficile che vivono le scuole superiori della nostra città, in particolare:

  • NO alla chiusura, bensì la difesa e la valorizzazione del Convitto per l’importante ruolo sociale, prima ancora che scolastico, al servizio di tutte le scuole superiori di Castelfranco;

  • IMMEDIATA realizzazione di 20-25 aule e della palestra a completamento del progetto originale dell’ISIS “Nightingale”, a disposizione transitoria anche per il Liceo Giorgione, da costruirsi nell’area destinata ad uso scolastico e senza ulteriore ridimensionamento degli spazi verdi per il Quartiere e per la città;

  • Considerato che la popolazione scolastica delle superiori della nostra città è di oltre 5500 studenti, che equivalgono al 18-19% dell’intera Provincia, e che negli ultimi 10 anni a Castelfranco è stato destinato solo il 6% della spesa provinciale per le scuole superiori, chiediamo l’immediata individuazione di risorse economiche e aree alternative per il nuovo Liceo, ma anche per i problemi dell’Alberghiero e dell’Agrario;

Sinistra Ecologia Libertà presenterà le sue proposte e interrogazioni alle istituzioni Comunali, Provinciali e Nazionali.

Castelfranco Veneto 21.06.2013

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La Provincia di Treviso e L’Edilizia scolastica …una eterna “ desiderata “

A seguito delle continue segnalazioni da parte degli studenti e degli utenti e dei genitori dei ragazzi  , accompagnate anche da visite e colloqui anche con i Presidi di alcune scuole superiori della Provincia di Treviso , abbiamo deciso di chiedere la convocazione urgente della Commissione Edilizia Scolastica provinciale che avverrà il giorno 7 febbraio alle ore 18.30 presso la sala consiliare del Sant’Artemio.

La nostra richieste è stata immediatamente firmata e sottoscritta dal Capogruppo del Pd e di quello del Centro Democratico provinciali, che condivideranno con noi questa battaglia 

 

 

Per questo appuntamento abbiamo espressamente richiesto la presenza degli studenti di alcune scuole che presenteranno un dettagliato dossier , che verrà poi consegnato all’Assessore alla Edilizia Scolastica Provinciale ed al Presidente Muraro, dove verranno sottolineate e denunciate le situazioni più critiche e difficili di alcuni Istituti scolastici trevigiani.

 

Onestamente il continuo ripetersi di disagi a carico degli studenti e anche di chi vi lavora è sinceramente diventato insopportabile e non può più essere continuamente rinviato l’inizio di qualche soluzione concreta.

 

 

 

Conosciamo l’effetto della “ famigerata “ spending review” del Governo Monti che ha di fatto   impoverito tutti gli enti locali, ma questa non può essere una giustificazione perenne e risolutiva al problema delle strutture scolastiche fatiscenti e inadeguate .

 

Chi governa il nostro territorio ha ora il dovere di trovare le idonee risorse o attuare piani di intervento ( accorpamenti o spostamenti ) per determinare un corretto ed idoneo piano di ristrutturazione della  Edilizia Scolastica Provinciale.

 

 

Sinceramente siamo abbastanza stufi delle “ desiderata “ scritte su qualche foglio , o delle continue promesse fatte anche a mezzo stampa .

 

Pensiamo che sia arrivato il momento di dare delle risposte concrete ai molti disagi che vivono quotidianamente  gli studenti trevigiani.

 

 

Abbiamo  la sensazione che la giunta provinciale ultimante , sia stata più attenta ai vari cambi di poltroncine dei vari Enti , che  essere realmente accanto ai cittadini della marca.

 

 

Poche ma importanti sono le funzioni che rimangono in mano all’Ente Provincia , e chiediamo che,a questo punto la scuola sia una di quelle più importanti e soprattutto quella che merita maggiore attenzione da parte del Presidente Muraro.

DI STRADE E ROTONDE ……NE ABBIAMO PURE TROPPE!

 

 

Luigi Amendola

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà

Provincia di Treviso

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Considerazioni sull’agenda Monti, a proposito di scuola

di Anna Caterina Cabino

montiSi dice: “La scuola e l’università sono le chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali”. Ben venga il riconoscimento ufficiale di un dato di fatto che solo i ciechi potevano non vedere! Evidentemente Monti riconosce che la mancata identificazione di tale presupposto ha impedito finora di “invertire la rotta”. Nella necessaria genericità di un’agenda ci si aspetta di trovare i principi ispiratori di tale cambiamento. Vediamo, dunque come Monti intenda “invertire la rotta”.
Ci dice Monti: “Il modello organizzativo deve cambiare puntando su autonomia e responsabilità come principi fondanti”. A dire il vero i principi fondanti di ogni scelta e priorità, politica per i governi e personale per chi ha compiti di realizzazione, sono quelli costituzionali. Il DDL 953 (ex Aprea, parlando di autonomia e di responsabilità a iosa fa praticamente carta straccia dell’unitarietà del sistema dell’istruzione pubblica statale). Sarebbe stato opportuno quindi rinviare alla Costituzione, che, in maniera sintetica ed efficace avrebbe anche circoscritto l’ambito di interesse e di priorità del Governo della Repubblica alla scuola pubblica statale.
La parola – chiave è dunque “organizzativo”: l’impianto della riforma Gelmini individuava nell’assetto organizzativo (tradotto in termini di riduzione ed essenzializzazione dei curricoli, dei tempi d’insegnamento, degli ordinamenti, ecc …) lo strumento principe per la realizzazione dello smantellamento della scuola di stato. Quindi, in base al principio di carità, mi è lecito interpretare che sarebbe il modello organizzativo a dover cambiare. Sempre in base al principio di carità immagino che Monti si sia accorto che la riforma Gelmini non è all’altezza di quanto da lui sostenuto, in merito ai ritardi da imputare allo stile rivendicazionista di stampo “marxista” (sic!) che ha creato un grosso ostacolo alle riforme superato dalle “due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili”. A questo punto della lettura non mi è dato sciogliere il nodo. Quindi andiamo avanti.
Si dice “occorre completare e rafforzare il nuovo sistema di valutazione centrato su INVALSI e INDIRE”. Giustamente l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico e quello per la ricerca e l’innovazione educativa devono senz’altro essere riassestati, ma prima di tutto c’è da chiarire quale sia lo scopo di tale riassestamento.
Da notare che evidentemente per Monti (o per la sua Agenda) cambiare ha lo stesso significato di completare e rafforzare. Non mi sembra che sia così: il concetto di rafforzamento implica la valutazione positiva di ciò che si sta considerando. A nessuno verrebbe mai in mente di rafforzare ciò che desidera cambiare. Forse Monti pensa che i difetti di INVALSI e INDIRE siano nel fatto che il loro operato non sia completo. Ma in questo caso evidentemente si tratta solo di aggiustamenti che nulla cambiano nella sostanza. L’Agenda, infatti, fa riferimento ad una valutazione che si basi su “indici di performance oggettivi e calibrati sulle caratteristiche del bacino di utenza e dei livelli di entrata degli studenti”: l’attenzione è dunque tutta rivolta sul prodotto finale piuttosto che sul sistema di relazione tra tessuto sociale e metodi e tecniche di costruzione dei saperi.
La sostanza del cambiamento di rotta dovrebbe andare verso il superamento della logica produttivistica che è sottesa alle modalità nelle quali finora si è pensata la valutazione del sistema-scuola. Il modello dei test, peraltro scopiazzati da analoghe procedure del mondo anglosassone rischia di avere un effetto deleterio se diventa lo strumento di rilevazione. Non c’è miglioramento che tenga. La curvatura della didattica sul “teaching to the test” può essere evitata solo se la valutazione va nella direzione della comprensione al suo interno dei diversi fattori che interagiscono sui risultati dei ragazzi (clima educativo, qualità del sostegno allo sviluppo professionale del personale, servizi e offerte della comunità di riferimento- servizi, biblioteche, per es.-, livello di partecipazione collegiale e finalmente ruolo della dirigenza scolastica). Niente a che vedere con la visione aziendalistica del “premio di produttività”, anche perché nulla viene detto sui criteri in base ai quali stabilire la qualità dei “risultati raggiunti” che dovrebbero essere, date le premesse, “oggettivamente rilevabili”. La competenza degli insegnanti non è solo individuale (nel momento in cui insegna), ma si esplica anche sul piano collegiale. Non è misurabile in termini di “prodotti finiti”, ma in relazione all’apporto di carattere didattico e metodologico che nella riflessione collegiale è chiamata ad esprimere. Insomma Monti ha in mente una valutazione del prodotto, la scuola ha bisogno di una valutazione del processo. E tra le due cose c’è un abisso. Altro che completamento!
In sintesi: le scelte del governo dei moderati che si rifanno all’agenda Monti andranno nella direzione del deciso completamento e rafforzamento delle scelte finora timidamente inaugurate. Il modello valutativo finora adottato nella scuola verrà esteso ed ampliato. Alla scuola, ai docenti e ai dirigenti che otterranno risultati quantificabili dedicheremo qualche euro, solo dopo aver tagliato il debito pubblico.
Punto e a capo, dunque! Il MIUR (Università e Ricerca) continua a cedere il posto al MEF (Economia e Finanze). Ma non è una storia già sentita?

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“UN VOLGO DISPERSO REPENTE SI DESTA” ovvero cronistoria di uno sciopero riuscito

di Barbara Ferrazzo

Martedì 20 novembre. Assemblea sindacale degli insegnanti a Cittadella. Non credo ai miei occhi: per la prima volta dopo 30 anni la sala è stracolma, al punto che non si riesce ad entrare.

Foto: “UN VOLGO DISPERSO REPENTE SI DESTA”<br />ovvero cronistoria di uno sciopero riuscito</p><p>Martedì  20 novembre. Assemblea sindacale degli insegnanti a Cittadella. Non credo ai miei occhi: per la prima volta dopo 30 anni la sala è stracolma, al punto che non si riesce ad entrare.<br />Al tavolo sono seduti i rappresentanti di tutti i sindacati.<br /> La discussione è accesa e molto partecipata.<br />Il disagio della scuola letteralmente dilaniata da tagli lineari di questo e dei governi precedenti ha raggiunto il suo apice. Gli interventi si susseguono a ritmo serrato.<br />Giovedì 22 novembre. Assemblea al mio Istituto.<br />Arrivo “carica” devo convincere quanti più colleghi a partecipare allo sciopero e alle manifestazioni di sabato. Perché ormai la misura è colma: siamo stanchi di far fronte alle continue emergenze  con la buona volontà e il volontariato.  Lo facciamo per amore nei confronti dei nostri alunni, ma non è giusto. Così lasciamo pubblica opinione a pensare che i pesanti tagli operati nella scuola erano giusti e sacrosanti: tanto tutto funziona comunque e bene!<br />In apertura dell’assemblea un comunicato della mia collega RSU CISL gela tutti: lo sciopero del 24  è revocato!<br />Parliamo comunque del nostro contratto. Forse il fondo arriverà decurtato, forse non ci sarà per nulla. Che fare! Siamo tutti molto arrabbiati.<br />Soprattutto perché non pagano più le supplenze e così ogni volta che qualcuno di noi si assenta la sua classe viene divisa e spalmata tra le altre con notevole disagio di più di 30 bambini stipati in un’aula omologata per 26 persone…e la lezione che salta!<br />Torno a scuola. Vado in Internet: leggo il comunicato di Mimmo Pantaleo: la CGIL non ha revocato lo sciopero e nemmeno la manifestazione!  E  gli altri? Perché  si sono defilati? ...Per il classico piatto di lenticchie! La promessa del governo di pagare gli scatti di anzianità a una parte di insegnanti  (quelli che dovevano averli dal 2011) utilizzando, udite  udite, il danaro del fondo di istituto: quello con cui normalmente finanziamo i progetti di recupero e potenziamento dell’attività didattica, tanto per capirci.<br />Mi monta la rabbia! Scarico il volantino con il comunicato, vorrei stamparlo e tappezzare l’aula docenti ma…la stampante degli insegnanti è fuori uso da un mese: non si trovano i soldi per acquistare le cartucce! Così io e la mia collega ci mettiamo a scrivere…a mano (sic!): non abbiamo  molto tempo alle 16 ho una riunione di lavoro. Poi mi metto in rete: invio messaggi a manetta,  e poi via  diamoci dentro anche col cell!<br />Sabato 24 novembre : non ce la faccio ad andare a Roma, domani sono impegnata tutto il giorno con le primarie. Vado in piazza a Castelfranco e la trovo gremita di studenti e di miei colleghi: un trionfo! Incontro tanta gente, un mio compagno di scuola mi abbraccia: “ E’ dai tempi del liceo che non si vede una cosa del genere a Castelfranco! Quanti anni sono passati? Trenta e più?”<br />Sorrido. Era ora che questi ragazzi iniziassero a farsi sentire. E noi insegnanti lì, con loro, accomunati da un intento comune: battersi per il diritto allo studio e un scuola di qualità. Mi risuonano alla mente i versi di Manzoni citati nel titolo.<br />Pedalo felice verso casa, mi sembra di volare.  Se qui è stato un successo forse anche a  Roma…. Vado in internet. A Piazza Farnese una grande partecipazione!<br />Forse possiamo ancora sperare nel cambiamento.<br />Domani la fatica delle primarie mi sembrerà meno dura.<br />Per chi voterò?<br />Ma per Nichi Vendola….naturalmente!<br />http://www.nichivendola.it/blog/?bp=4624<br />barbara ferrazzo

Al tavolo sono seduti i rappresentanti di tutti i sindacati.
La discussione è accesa e molto partecipata.
Il disagio della scuola letteralmente dilaniata da tagli lineari di questo e dei governi precedenti ha raggiunto il suo apice. Gli interventi si susseguono a ritmo serrato.
Giovedì 22 novembre. Assemblea al mio Istituto.
Arrivo “carica” devo convincere quanti più colleghi a partecipare allo sciopero e alle manifestazioni di sabato. Perché ormai la misura è colma: siamo stanchi di far fronte alle continue emergenze con la buona volontà e il volontariato. Lo facciamo per amore nei confronti dei nostri alunni, ma non è giusto. Così lasciamo pubblica opinione a pensare che i pesanti tagli operati nella scuola erano giusti e sacrosanti: tanto tutto funziona comunque e bene!
In apertura dell’assemblea un comunicato della mia collega RSU CISL gela tutti: lo sciopero del 24 è revocato!
Parliamo comunque del nostro contratto. Forse il fondo arriverà decurtato, forse non ci sarà per nulla. Che fare! Siamo tutti molto arrabbiati.
Soprattutto perché non pagano più le supplenze e così ogni volta che qualcuno di noi si assenta la sua classe viene divisa e spalmata tra le altre con notevole disagio di più di 30 bambini stipati in un’aula omologata per 26 persone…e la lezione che salta!
Torno a scuola. Vado in Internet: leggo il comunicato di Mimmo Pantaleo: la CGIL non ha revocato lo sciopero e nemmeno la manifestazione! E gli altri? Perché si sono defilati? …Per il classico piatto di lenticchie! La promessa del governo di pagare gli scatti di anzianità a una parte di insegnanti (quelli che dovevano averli dal 2011) utilizzando, udite udite, il danaro del fondo di istituto: quello con cui normalmente finanziamo i progetti di recupero e potenziamento dell’attività didattica, tanto per capirci.
Mi monta la rabbia! Scarico il volantino con il comunicato, vorrei stamparlo e tappezzare l’aula docenti ma…la stampante degli insegnanti è fuori uso da un mese: non si trovano i soldi per acquistare le cartucce! Così io e la mia collega ci mettiamo a scrivere…a mano (sic!): non abbiamo molto tempo alle 16 ho una riunione di lavoro. Poi mi metto in rete: invio messaggi a manetta, e poi via diamoci dentro anche col cell!
Sabato 24 novembre : non ce la faccio ad andare a Roma, domani sono impegnata tutto il giorno con le primarie. Vado in piazza a Castelfranco e la trovo gremita di studenti e di miei colleghi: un trionfo! Incontro tanta gente, un mio compagno di scuola mi abbraccia: “ E’ dai tempi del liceo che non si vede una cosa del genere a Castelfranco! Quanti anni sono passati? Trenta e più?”
Sorrido. Era ora che questi ragazzi iniziassero a farsi sentire. E noi insegnanti lì, con loro, accomunati da un intento comune: battersi per il diritto allo studio e un scuola di qualità. Mi risuonano alla mente i versi di Manzoni citati nel titolo.
Pedalo felice verso casa, mi sembra di volare. Se qui è stato un successo forse anche a Roma…. Vado in internet. A Piazza Farnese una grande partecipazione!
Forse possiamo ancora sperare nel cambiamento.
Domani la fatica delle primarie mi sembrerà meno dura.
Per chi voterò?
Ma per Nichi Vendola….naturalmente!
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Bastoni … Carote …. Sogni!

di Anna Caterina Cabino

Tra una parola e l’altra, tra un’immagine e un’altra la scuola pubblica italiana va avanti. Avanti nelle quotidiane eccellenze di tutti quelli che ci lavorano, che studiano e costruiscono se stessi nel confronto con le difficoltà di ogni giorno, con le incertezze del futuro, con la precarietà che prende l’anima e cha rischia di oscurare la capacità di progettare il futur

o e di radicarsi nel presente. Credo che questa sia l’immagine della scuola che giorno dopo giorno si sedimenta nella coscienza dei giovani e meno giovani che nell’universo scuola si trovano a vivere. In tutto questo la giornata del 24 novembre è un’occasione non soltanto per protestare contro i tagli alla scuola e all’istruzione pubblica che colpiscono il diritto al sapere di tutti, le condizioni salariali e contrattuali, le opportunità di lavoro dei precari e di chi precario non è, ma vede lo spettro dei tagli degli organici sempre incombente, contro la riduzione degli spazi di democrazia e la garanzia della parità di offerta formativa del sistema scolastico.
Il governo di un Paese deve saper scegliere se investire le proprie risorse sugli aerei da guerra o su edifici scolastici adeguati ad un’idea di scuola come spazio di vita.
Un ministro deve saper rinunciare a investire denaro in un concorsone beffa e ha il dovere di trovare le risorse per risolvere il problema della stabilizzazione dei precari (docenti e ATA) che non sono “usa e getta”.
Un esperto deve saper distinguere tra il tempo necessario a risolvere un quiz e il tempo qualitativamente adeguato ai nuovi saperi, e deve trovare le risorse per recuperare le ore che la controriforma Gelmini ha proditoriamente sottratto alla scuola, per le attività di laboratorio e per garantire la presenza del sostegno per chi ne ha bisogno.
Un tecnico deve essere consapevole che c’è differenza tra un sistema di valutazione burocratico e sostanzialmente ininfluente ai fini del miglioramento degli standard qualitativi e un sistema di valutazione che costituisca reale analisi dei bisogni e definizione degli interventi migliorativi del sistema complessivo.
Persino un economista deve riconoscere che la considerazione della scuola come luogo privilegiato per “fare cassa” nuoce gravemente al suo carattere di presidio formativo delle competenze e della cittadinanza.
Per questo la protesta del 24 novembre non è solo la rivendicazione di diritti sacrosanti: non si tratta di questioni contingenti, o di rivendicazioni settoriali. Se ferire la scuola pubblica significa colpire al cuore il presidio più solido della nostra democrazia, ostinarsi in una politica di austerità che è incapace di scelte essenziali, significa allargare la disuguaglianza tra chi può permettersi di sognare e chi non sente che i colpi del bastone, perché si vede umiliato nel suo diritto allo studio, al lavoro, alla dignità e alla cittadinanza.

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SEL Treviso sostiene lo sciopero della Scuola

Sinistra Ecologia Libertà Treviso per

VENDOLA PRESIDENTE

Dal programma di Nichi Vendola Candidato Presidente alle Primarie della Coalizione di Centrosinistra:

PUBBLICA DISTRUZIONE

Oppure un PAESE DI NUOVA FORMAZIONE

Nella classifica OCSE sugli investimenti e sullo stato di salute del sistema della Formazione nei paesi più industrializzati nel mondo, l’Italia occupa le ultime posizioni. In particolare, il nostro paese spende per l’istruzione solo il 9% del totale della spesa pubblica, mentre la media dei paesi industrializzati si attesta al 13%. Siamo penultimi, al 31° posto su 32.

E’ l’effetto di manovre finanziarie, che hanno utilizzato le risorse della scuola per fare cassa, cui si aggiunge la riforma Gelmini: il più grande tentativo di distruzione del sistema di formazione pubblica e di demonizzazione della categoria degli insegnanti. Il governo Monti, attraverso il ministro Profumo, sta operando in piena continuità:

aumenta i finanziamenti alle scuole private e taglia sugli Enti di ricerca, blocca i concorsi universitari e proroga i rettori, indice un “concorsone” in cui i titoli accumulati non hanno nessun valore e non risolve il problema di chi nella scuola ci lavora da anni in totale precarietà. Inoltre, è in discussione alla Camera la riduzione degli Organi Collegiali.

Il risultato delle politiche di questi anni è che abbiamo un sistema scolastico depresso, che presenta enormi differenze fra nord e sud, fatto di strutture fatiscenti e inadeguate, con classi sovraffollate, con insegnanti malpagati e sottoposti a vere e proprie campagne denigratorie e con un sistema di regole di accesso alla professione mutevole, incerto, frustrante.”

Per queste ragioni il Circolo di Treviso di SEL sostiene lo sciopero del 24 novembre dei lavoratori della scuola e degli studenti, e invita iscritti e simpatizzanti ad aderire alla mobilitazione promossa dal mondo della scuola.

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ CIRCOLO DI TREVISO

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Lettera di una professoressa.

di Anna Caterina Cabino

Cari ragazzi e cari genitori è domenica e guardo i fogli dei compiti da correggere, ma oggi mi sono imposta di non metterci mano. Mi è venuta la voglia di raccontarvi quel che succede quando suona la campanella e il mio orario di lezione termina.
Di solito il rientro a casa comporta prima di tutto il ritorno, almeno per un paio d’ore, al mio ruolo di madre e moglie: il pranzo da preparare, il caffè e un’occhiata al quotidiano (cosa che non guasta mai) e poi in studio a preparare la lezione del giorno dopo.
Cosa potrò far leggere agli studenti per rendere più interessante e produttiva la lezione? Certo gli argomenti sono noti: una rivoluzione francese in seconda, un po’ di Kierkegaard in terza e la Reconquista e i Normanni o forse Eraclito in prima.
Tutto sommato sono anni che affronto gli stessi temi, direte voi … Non è proprio così: gli argomenti sono gli stessi, lo stesso è il suono della campanella ma non è mai la stessa cosa.. E sapete perché? I ragazzi che ho di fronte non sono mai gli stessi! Magari sono un po’ più pigri di altri, o più curiosi, o più silenziosi e più vivaci: sempre diversi.

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