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Il Consiglio Provinciale contro la chiusura degli uffici postali

 Su proposta del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, il Consiglio Provinciale di Treviso si è schierato contro la chiusura degli uffici postali decisa da Poste Italiane e a fianco degli amministratori e dei cittadini che protestano a difesa del servizio universalistico.
 Mercoledì 11 marzo il Consiglio Provinciale ha infatti approvato un ordine del giorno a prima firma Luigi Amendola, di Sinistra Ecologia Libertà, e  sottoscritto anche da UDC, Marca Civica e PD, contro la chiusura degli uffici postali, già presentato  il 26 febbraio scorso.
Un documento che ha visto il voto unanime di tutto il Consiglio per manifestare  il proprio sostegno ai Sindaci che si sono mobilitati contro la decisione di Poste Italiane di ridurre il servizio universalistico nel loro territorio e per impegnare la Giunta e il Presidente della Provincia ad adoperarsi presso Poste Italiane spa per scongiurare l’ipotesi di soppressione dei 15 uffici postali, in sinergia con comuni, sindacati e altri soggetti sociali e istituzionali mobilitati a difesa del servizio postale universalistico.giu le mani

la decisione di Poste italiane spa di ridurre il perimetro del servizio universale nei modi anzi descritti conferma la volontà da parte della società di perseguire la mera logica del profitto puntando su assicurazioni, carte di credito, telefonia mobile e servizi finanziari in genere, che nulla hanno a che fare con il servizio universale, a scapito delle esigenze della collettività, chiudendo uffici che ritiene «improduttivi» o «diseconomici», senza considerare che i servizi postali rappresentano un servizio fondamentale per lo svolgimento delle attività quotidiane di numerosissime imprese, famiglie e residenti anziani che si troveranno nella condizione di non poter più usufruire di prestazioni essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti nei territori più disagiati.

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Avviato in provincia l’osservatorio contro le mafie chiesto da SEL

Mercoledì 3 settembre si è svolto, in Provincia, il primo incontro dell’Osservatorio sulle mafie e le criminalità organizzate  nel nostro territorio. Uno strumento  voluto da Sinistra Ecologia Libertà che ha visto l’immediata e convinta partecipazione di tutte le forze politiche presenti in Consiglio Provinciale. Un tavolo nato con lo scopo non di sostituirsi agli organismi giudiziari, ma quello di affiancarsi a chi lotta in prima linea contro la mafia. Un luogo dove cercare di mettere in campo delle azioni concrete volte soprattutto alla promozione e sviluppo della cultura della legalità e delle buone pratiche amministrative, che possono essere un valido aiuto per contrastare questo pericoloso fenomeno.

Alla erano presenti il direttore nazionale di Avviso Pubblico, Pierpaolo Romani, il referente provinciale di Avviso Pubblico, Maria Grazia Tonon, e il referente provinciale di Libera, Franco De Vincenzis. Le  due associazioni sono protagoniste da anni nel cercare di formare e informare amministratori locali e i cittadini su cosa sono le mafie, su come si muovono anche all’interno delle amministrazioni e della società, e su tutte le attività illecite legate alla criminalità organizzata.

Attraverso degli atti ufficiali in possesso della Direzione nazionale Antimafia s’inizia a intravvedere l’emergere del fenomeno anche nella nostra provincia.  Un fenomeno che sia “Avviso pubblico” che “Libera” identificano come una “delocalizzazione” e non come una vera e propria infiltrazione totale nel nostro tessuto produttivo. Questo non significa sottovalutare il problema, anzi è proprio ora che siamo nella fase iniziale che si possono e si devono prendere misure efficaci di contrasto.

La crisi dilaniante e perdurante che stiamo vivendo, che vede un repentino impoverimento di molti piccoli e medi imprenditori, può essere terreno fertile per il fenomeno del racket e dell’usura.

Accade così che aziende decotte o in crisi di liquidità vengano, con la complicità di alcuni professionisti, comprate con denaro di dubbia provenienza. Esistono a tal proposito numerose segnalazioni da parte della procura, che evidenziano operazioni finanziarie di natura sospetta.

Anche il moltiplicarsi nel nostro territorio di sale slot e giochi di ogni genere, dove il denaro può sembrare un facile guadagno, è preso di mira dalle organizzazioni criminali, per far girare del denaro sporco e attuare fenomeni di riciclaggio e “pulizia” di proventi illeciti.

Da segnalare che mesi addietro, l’Ulss 9 ha evidenziato l’esistenza del fenomeno del gioco patologico (sono circa 200 i pazienti seguiti direttamente), ma il fenomeno è ben più grande e si parla di circa 3000 trevigiani affetti da una forte ludopatia.

Sono segnalati sempre dalla Procura, notizie di usura, dove imprenditori in grande difficoltà, sono costrettameni a ricorrere a  soldi subito con elevatissimi interessi, anche perché giorno dopo giorno banche e finanziarie anticipano somme o erogano fidi, con sempre maggiore difficoltà.

Anche i numerosi appalti riferiti ad alcune grandi opere (esempio l’autostrada Orte-Mestre e altre) iniziano a essere nel mirino della mafia.

Tutte queste informazioni in possesso di  Avviso Pubblico  e di Libera, provengono da intercettazioni telefoniche e indagini che gli organi giudiziari, hanno compiuto o continuano a compiere in tutta la nostra Regione.

Che cosa poter fare concretamente per cercare di fronteggiare come Istituzioni questi problemi?

E’ questo il compito che il nuovo strumento nato in provincia si è dato.

Anche attraverso i fondi messi a disposizione dalla recente legge regionale n.48, che non solo favorisce l’attività repressiva, ma  cerca di porre in una serie di azioni legate alla formazione e all’informazione sui fenomeni e i fatti legati alle mafie, come uno dei pilastri fondamentali per cercare di combatterla: fare formazione nelle scuole sul corretto uso del denaro, dossier da divulgare ai cittadini dove è descritto con dettaglio come le attività criminali spesso si celino  dietro delle attività apparentemente legali; una raccolta di articoli riguardanti fatti e notizie che hanno visto coinvolte le mafie nella nostra provincia, come monitoraggio del fenomeno; organizzare seminari e corsi anche per gli amministratori per cercare di renderli coscienti della pericolosità del fenomeno e come spesso attraverso dei semplici e piccoli appalti dati a ditte, può iniziare una vera e propria infiltrazione dell’attività criminale.

E’ stata avanzata anche l’ipotesi di estendere il “Patto per la Legalità” già firmato nel 2012 dalle categorie, anche agli ordini professionali, in quanto rappresentanti di soggetti potenzialmente “a rischio”. Andando così a potenziare il Protocollo di Legalità firmato dalle istituzioni nel 2014 in ambito di appalti e servizi.

Insomma, attraverso la diffusione di una maggiore cultura della legalità e delle buone pratiche amministrative, la Provincia in collaborazione con tutti i comuni della marca trevigiana, può iniziare a porre in essere una piccola ma solida e importante barriera alle mafie e a tutte le attività illegali ad esse collegate.

Luigi Amendola

consigliere provinciale

 

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La PaTreVe : tanto potere in mano di pochi

Da molto tempo si parla di PaTreVe, una nuova unione di territorio che dovrebbe comprendere le Province di Treviso, Venezia e Padova. Qualcosa di unico nel suo genere, in tutto il nostro paese.
Già questo dovrebbe porre delle domande a qualcuno. Un territorio vasto come metà della Regione Veneto, che dovrà occuparsi di grandi temi come lo sviluppo economico, la costruzione di strade, di ponti, di pianificazione urbanistica, di valorizzare il territorio e della sua tutela. Insieme alla gestione del trasporto pubblico urbano ed extraurbano. Insomma un ente amministrativo enorme. Tutti o quasi si stanno esprimendo con fervore a questa nuova soluzione di governo del territorio, dimenticandosi però di una cosa fondamentale. In questa nuova macchina amministrativa che potrebbe gestire risorse per centinaia di milioni di euro per conto dei cittadini, sono proprio questi ultimi che mancheranno nella loro gestione. Infatti, nessuno si sta ponendo seriamente il problema della partecipazione democratica, nell’amministrazione di questo nuovo ente territoriale.
Le nuove riforme dell’attuale governo stanno svuotando rapidamente le istituzioni di tutta la rappresentanza elettiva. Come se questa fosse la ” sola ” causa del malgoverno del paese. Nessuno si pone invece il problema contrario. Certamente negli ultimi anni siamo stati malgovernati ed anche male amministrati, ma questo forse è stato causato da scelte sbagliate e non da come sono composte le istituzioni. Bisogna fare molta attenzione nel porre nelle mani di poche persone, un grande potere.
Certo i Sindaci (che saranno l’assemblea del nuovo ente) e che dovranno gestire la PaTreVe, saranno pure capaci, ma ricordiamoci che gli stessi sono stati eletti , per il solo ambito del loro comune e con un mandato elettorale e del cittadino ben preciso e circostanziato. Non si capisce il perché essi si dovrebbero occupare anche di questioni che non appartengono al loro comune. Ormai si sta perdendo il concetto della rappresentanza democratica. Tu cittadino, ti scegli chi ti deve rappresentare per ogni livello istituzionale, e a lui chiedi spiegazioni di quello che ha fatto nel suo mandato elettorale. A lui chiedi trasparenza e disponibilità nell’affrontare temi e problemi che ti riguardano e che riguardano il territorio in cui vivi, e chiedi delle risposte. Invece con questo nuovo processo amministrativo, si tende a fare perfettamente il contrario. I grandi poteri economici, come Unindustria (la più favorevole alla PaTreVe) detteranno, di fatto, le condizioni nella gestione politica del nuovo ente e sicuramente con il solo scopo di produrre profitto per le aziende a lei associate. E’ un pericolo che nessuno sta ponendo seriamente in luce e questo ci preoccupa.
Non pensiamo che chi vede il nostro territorio come fonte di guadagno, possa avere a cuore un suo sviluppo equo e sostenibile.
Consideriamo ora anche l’aspetto della rappresentanza.
Noi abbiamo già delle Consorziate o Società gestite direttamente dai comuni. Un esempio è l’Ascopiave, che è una Holding che gestisce il gas e non solo per tutto il nostro territorio. La sua governance è in mano ai partiti maggiori, che nelle stanze chiuse, si dividono i membri del suo consiglio di amministrazione. Sfidiamo chiunque a conoscere i nomi di chi è seduto nella stanza dei bottoni di questa grande società. La cosa è semplice, perché essi sono nominati e non eletti e quindi il cittadino è patreche?escluso, di fatto, nella scelta, non ne è nemmeno a conoscenza della sua esistenza. Inoltre lo stesso non partecipa alla sua gestione in nessun modo, pur “subendone” le scelte.
Siamo preoccupati per l’estrema facilità con cui si tende ora ad affrontare un tema così delicato e importante che ci riguarda da vicino come l’amministrazione del territorio.
Non capiamo perché si continua a sottovalutare il problema della rappresentanza democratica nelle istituzioni, continuando a eliminare tutti i processi elettivi, trasformando gli enti territoriali in rappresentanze di secondo livello. Dimenticando che così i cittadini saranno sempre più lontani dalla cosa pubblica e si sentiranno ancor più estranei dalla vita poltica.
Infine, se si deve mandare a casa il malgoverno della Lega, è più realizzante e democratico farlo con i cittadini accanto, che pongono nelle tue mani la loro speranza di cambiamento. Senza dover usare ” fantasiosi” processi di ingegneria istituzionale, di cui pochi o nessuno riesce a capire la vera utilità.
Luigi Amendola

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Aumentano i seggi per consiglieri comunali nei piccoli comuni

Con l’entrata in vigore della legge Delrio, per la Marca sono previsti quasi 200 posti di amministratore da eleggere in più nei piccoli comuni. Ci si attivi per cominciare già dalle prossime elezioni. Immagine

All’interno di una riforma degli enti locali brutta e irricevibile come quella firmata da Delrio, approvata in via definitiva dal Parlamento e già in vigore, c’è un elemento, introdotto nel percorso parlamentare, che va in controtendenza rispetto alla riforma delle province, che costituisce il contenuto principale del provvedimento e che punta a eliminare il voto a suffragio universale per la scelta degli amministratori provinciali e consegnare invece la gestione delle province riformate agli accordi tra i politici (in pratica un rafforzamento della cosiddetta “casta”, a dispetto di ciò che si va raccontando). Si tratta dell’aumento dei consiglieri comunali e degli assessori nei comuni inferiori ai 10.000 abitanti. Nel corso degli ultimi anni sono stati via via tagliati migliaia di seggi di assessore e consigliere comunale; secondo Calderoli, che ebbe la brillante idea da ministro del governo Berlusconi, sarebbero addirittura 100.000. E’ così che, dal 2009,  con la legge finanziaria per il 2010, diventata operativa nel 2011, ad ogni elezioni amministrativa i consiglieri comunali, e provinciali, da eleggere sono sempre diminuiti del 20%.  Il taglio di Calderoli è poi stato confermato, e aumentato, da un decreto dell’estate 2011, sempre del governo Berlusconi.  Questo taglio di democrazia non ha prodotto né un riavvicinamento dei cittadini alla politica, né alcun risparmio significativo per le casse pubbliche, né alcun miglioramento della qualità dei governi locali e delle classi politiche locali. Si è solo ridotto il numero di cittadini che si occupano con costanza dell’amministrazione della propria città, che conoscono il funzionamento di un bilancio pubblico e le questioni urbanistiche e amministrative che gli enti locali devono affrontare e risolvere per governare il proprio territorio e la propria comunità di riferimento. E si è ridotta la possibilità di presenza in consiglio comunale delle minoranza, anche in presenza di minoranze del 20%, con una evidente lesione democratica.

L’elemento di controtendenza e positivo contenuto nella riforma Delrio, nonostante Delrio, è costituito dall’aumento da 6 a 10 dei consiglieri comunali dei comuni fino a 3000 abitanti, dell’aumento da 0 a 2 degli assessori nei comuni sotto i 1000 abitanti; nell’aumento da 7 a 12 dei consiglieri, e da 3 a 4 degli assessori, nei comuni da 3000 a 5000 abitanti; nell’aumento da 10 a 12 dei consiglieri nei comuni da 5000 a 10000 abitanti. Non viene toccata una fascia più numerosa di comuni, quella da 10.000  a 30.000, dove permane un problema di rappresentanza, dato il premio di maggioranza e gli sbarramenti matematici all’ingresso che diventano altissimi. Né i comuni più popolosi.

In totale vi sarà un aumento, a livello nazionale, di 26.000 cittadine e cittadini in più che si occuperanno della cosa pubblica. L’informazione, allineata al potere, ha preferito omettere questa informazione e far risaltare una presunta abolizione delle provincie, che in realtà significa solo l’abolizione di 3000 consiglieri eletti che si occupano dei problemi delle comunità provinciali per lasciare spazio a logiche spartitorie, gestite dalle segreterie di partito fuori da ogni controllo dell’opinione pubblica e della cittadinanza attiva.

Come si vede dalle tabelle sottostanti, gli attuali aumenti restano al di sotto della situazione precedente i tagli operati dal governo Berlusconi. Segno che permane l’idea che si debba rinsecchire la rappresentanza e la partecipazione democratica in quegli enti, come i piccoli comuni, dove nessuno riesce a vivere di politica con i gettoni di presenza o le basse indennità degli assessori. Il provvedimento non comporterà comunque alcun aumento dei costi, perché i comuni dovranno ridistribuire le poche risorse destinate agli amministratori senza aumentarle.

consiglieri

Abitanti comuni fino a Calderoli Dopo i tagli Adesso con la legge Delrio
Fino a 1000 12 6 10
Da 1000 a 3000 12 6 10
Da 3000 a 5000 16 7 12
Da 5000 a 10000 16 10 12
Da 10000 a 30000 20 16 16

 

assessori

Abitanti comuni fino a Calderoli Dopo i tagli Adesso con la legge Delrio
Fino a 1000 4 0 2
Da 1000 a 3000 4 2 2
Da 3000 a 5000 6 3 4
Da 5000 a 10000 6 4 4
Da 10000 a 30000 7 5 5

 

Si tratta comunque di un passo in avanti che, in provincia di Treviso, comporta un aumento dei seggi di consigliere comunale di circa 167 consiglieri e di circa 21 posti di assessore (“circa” perché calcolati sulla base dei residenti attuali e non sui dati dell’ultimo censimento, che sono il riferimento ufficiale per la determinazione dell’appartenenza di un comune a una fascia di popolazione o ad un’altra). Quindi poco meno di 200 amministratori vengono sottratti alla mannaia populista e antidemocratica imbracciata dalla casta per meglio tutelarsi.

La misura può essere operativa già dalle prossime elezioni comunali del 25 maggio. Ed è auspicabile che gli enti preposti, la Prefettura e i comuni interessati, si attivino al più presto per realizzare questo allargamento di partecipazione democratica.

Luca De Marco

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Senza elezioni perde forza la pianificazione del territorio provinciale

Con la fine del carattere elettivo delle province si pone fine alla pianificazione pubblica del territorio

Viviamo nell’epoca della propaganda, e discernere ciò che viene detto e fatto perché ha una reale utilità e ciò che invece viene detto e fatto solo perché “funziona” dal punto di vista del marketing e del tornaconto di immagine si fa complicato. Quando si parla di province, però, la distinzione appImageare invece abbastanza semplice. Chiunque abbia studiato la faccenda sa bene che l’eliminazione delle Province non rappresenta alcuna seria riduzione dei costi della politica, spesso si fanno  in proposito i numeri a caso e in malafede ma la realtà è incontrovertibilmente questa. Inoltre la redistribuzione delle competenze oggi in capo alle province non è affatto un processo semplice e non è per nulla garantito che vi sarà un miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza nell’erogazione dei servizi. Per ora, il Parlamento ha approvato alla Camera il disegno di legge Delrio per evitare che i cittadini possano andare a votare tra qualche mese per le province a mandato scaduto, e dare in mano ai sindaci la gestione delle province, che non vengono eliminate in attesa di una riforma della Costituzione.

C’è un aspetto della questione troppo trascurato ma che invece andrebbe posto nel giusto rilievo, ed è quello del governo del territorio e della pianificazione urbanistica su scala provinciale. Giova ricordare che proprio dalla rivista “La Provincia di Treviso”, già negli anni ’60 il poeta del paesaggio Andrea Zanzotto denunciava una Marca “funestata dal “furore biologico” anziché incoronata da una vita creatrice di forme belle, come fu un tempo; e gli sfondi paesistici che hanno illuminato i quadri di quasi tutti i grandi maestri della pittura veneta sono minacciati. Bisogna capire che salvare il paesaggio della propria terra è salvarne l’anima e quella di chi l’abita”.  Il “furore biologico” di cui parlava Zanzotto era il tumultuoso e disordinato sviluppo delle forze produttive, privo di pianificazione e coordinamento. Le province non ebbero competenze urbanistiche fino alla legge 142 del 1990, e il processo che ha portato a definire un loro ruolo è stato particolarmente lento e farraginoso. La Provincia di Treviso, ad esempio, solo nel 2010 ha visto approvato dalla Regione il proprio piano di Coordinamento territoriale, e assumere così le funzioni in materia urbanistica.

Il trasferimento della competenza urbanistica è quindi recente e non ancora pienamente a regime; è perciò sui comuni e sulla Regione che cade la responsabilità del saccheggio del territorio veneto di questi anni e decenni e che oramai tutti dicono di voler interrompere. Con l’eliminazione delle province come enti elettivi, per trasformarli in enti di secondo grado, si potrà probabilmente mettere la parola “fine” alla pianificazione, e avrà libero campo il mercanteggiamento continuo tra gli interessi privati e gli interessi pubblici, dove è chiaro che saranno i primi a prevalere sui secondi. Per fare degli esempi concreti, nella nostra provincia Ikea aveva individuato una zona agricola da cementificare per realizzare un parco commerciale. Un’area in un piccolo comune, il quale a  fronte di una qualche piccola opera pubblica come una scuola elementare, dava il via libera ad un insediamento le cui conseguenze e ripercussioni evidentemente andavano a coinvolgere un territorio ben più ampio di quello dei confini comunali. Ma secondo il PTCP, cioè il piano urbanistico provinciale, non sono consentiti insediamenti di nuovi centri commerciali se non in aree produttive dismesse, e non invece consumando territorio libero o agricolo.  Analogamente, il Comune di Vedelago aveva avvallato un progetto di devastazione di un ampio territorio agricolo, a ridosso di ville palladiane, per l’escavazione di ghiaia e la costruzione di una cartiere e di un enorme macello e di un grande market, nonché l’apertura di un nuovo casello sulla progettata nuova Pedemontana Veneta. Anche qui il PTCP non consentiva l’operazione, era necessaria una deroga. In altre province l’amministrazione non ci ha neanche pensato a fare delle deroghe, ad esempio la Provincia di Torino ha fatto cambiare idea a Ikea che aveva già convinto un piccolo comune a lasciarli costruire in zona agricola il suo centro commerciale. Da noi, invece, la Giunta Muraro ha portato in Consiglio la proposta di deroga al Piano Territoriale di Coordinamento, per avere mano libera nelle trattative che intendeva condurre con i privati per consentir loro di procedere con i progetti. Ma il Consiglio ha bocciato la proposta, e non se ne è fatto più niente. Quindi, un Consiglio Provinciale eletto dai cittadini ha potuto mettere lo stop; se ad amministrare la provincia fossero i sindaci, come vuole il ministro Delrio, è molto più probabile che l’atteggiamento sarebbe stato diverso, e la logica dominante sarebbe stata quello del mercanteggiamento. Un ruolo fondamentale la Provincia lo ha avuto invece nel consentire la deroga al proprio piano urbanistico per consentire la realizzazione di un inutile nuovo centro commerciale a Colle Umberto, cedendo alle richieste e alle minacce di risarcimento da parte di un privato Così come lo ha avuto, in positivo, nel bloccare il progetto di costruzione di due inceneritori in provincia sponsorizzato dagli industriali.

E ancora, la centrale elettrica falsamente a biomasse che dei privati volevano costruire in oasi naturalistica a Borso del Grappa, non è stata fermata certo dalla Regione, né dal Comune la cui ordinanza avversa gli avvocati dei privati hanno facilmente fatto cassare dal Tar, ma dalla Provincia e dal suo piano territoriale, che per fortuna è stato elaborato e votato da amministratori eletti e non dai sindaci.  Oppure, si pensi all’edificazione di un ristorante che il Comune di Conegliano vuole permettere a un privato nel parco del Castello, contro la quale è sorto un vivace comitato, e per consentire la quale si è applicata da parte del Comune, in modo a nostro avviso scorretto, una procedura semplificata per non passare attraverso l’approvazione della Provincia.

Per concludere, pensare di separare il governo del territorio dalla democrazia e dalla partecipazione significa decretare in realtà la fine della pianificazione pubblica, nel mentre invece la diffusa consapevolezza dell’importanza fondamentale della difesa del territorio ci porta piuttosto a chiedere di ampliare i processi di partecipazione anche oltre il momento elettorale, per sperimentare forme di urbanistica partecipata. La direzione che intraprende il governo e la maggioranza con il disegno di legge per abolire le elezioni provinciali, e affidare di fatto la gestione degli enti alla spartizione tra i maggiori partiti, va invece nella direzione opposta.

Luca De Marco

Coordinatore provinciale SEL Treviso

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Campagna contro il consumo di suolo, la politica deve passare dalle parole ai fatti, e non solo Ikea e Barcon

Abbiamo condiviso il documento delle associazioni di categoria inviato alla Provincia di Treviso lo scorso gennaio, e attorno ai cui contenuti oggi le associazioni intendono attivare una campagna di comunicazione.

 Il documento si sposa infatti in buona parte con le posizioni che abbiamo espresso fin da subito rispetto ai progetti di trasformazione del territorio di Barcon a Vedelago e di Casale Sul Sile.

No al consumo del territorio, la pianificazione del territorio la facciano le amministrazioni pubbliche e non il privato, la rendita fondiaria (comprare un terreno come agricolo e poi farlo diventare edificabile) non va assecondata ma disincentivata, il ricatto occupazionale che contrappone le ragioni del lavoro a quelle del territorio va rifiutato, perché alla fine perdono entrambi e perché i dati che vengono promessi sull’occupazione sono sempre gonfiati. Come ha dimostrato, su grande scala, il Marchionne che prometteva 20 miliardi di investimento in Italia, che non ci saranno.

cemetificazone.jpg

Noi avevamo a suo tempo approvato il PTCP della Provincia proprio sulla base di alcuni vincoli chiari che si intendevano mettere rispetto ad una ulteriore espansione del cemento attraverso nuove aree produttive e commerciali. Abbiamo invece votato contro quando la Provincia ha poi annacquato quelle previsioni attraverso norme derogatorie e singole deroghe ad aziendam.

 Per questo la richiesta che le varie associazioni rivolgono al Presidente della Provincia affinché tenga ferma la previsione dell’art. 17 del PTCP, che eventuali nuovi centri commerciali devono esser localizzati in aree dismesse o da riconvertire e non in territorio agricolo, corrisponde a quanto da noi finora sostenuto all’interno del Consiglio Provinciale. Ci opporremo perciò alle intenzioni della maggioranza Lega PDL di fissare dei criteri per poter derogare a quella previsione. E continuiamo a indicare come modello di comportamento la Provincia di Torino che non si è spaventata di fronte a Ikea e ha rifiutato una localizzazione in zona agricola del nuovo negozio, dando disponibilità solo nel caso di insediamento su aree produttive dismesse.

 Barcon e Ikea non sono purtroppo gli unici casi nei quali la norma del PTCP rischia di non trovare applicazione. A Colle Umberto la Provincia si è impegnata da tempo in un Accordo di Programma per consentire la realizzazione di un nuovo centro commerciale, sulla statale tra Conegliano e Vittorio Veneto. E a Conegliano la Provincia intende procedere ad un accordo di programma per consentire la realizzazione di un centro commerciale affacciato sulla nuova strada da costruire, la Bretella di Parè.

 Quella del consumo di suolo rischia di essere una bella tematica sulla quale fare convegni e dibattiti, o belle invocazioni, ma sono le scelte concrete a determinare la cementificazione e la saturazione del territorio e la distruzione del paesaggio, ed è su quelle che è giusto giudicare il comportamento di una amministrazione pubblica. Negli ultimi decenni il governo del territorio è stato nelle mani dei Comuni e della Regione, e i risultati lasciano alquanto a desiderare. Oggi che, dopo il trasferimento della competenza urbanistica da parte della Regione, le Province hanno la possibilità di incidere sulle scelte e non solo sulle chiacchiere territoriali, attendiamo la Provincia di Treviso alla prova dei fatti.

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Mobilità di Marca : Una Azienda che dovrà essere utile ai cittadini.

E’ nata Mobilità di Marca , l’azienda unica di trasporto pubblico per tutto il territorio trevigiano.Vanto ed orgoglio del Presidente Muraro. Vogliamo però sottolineare  alcuni dati che forse non sono stati evidenziati .

Uno dei principali motivi della fusione in una Azienda unica di trasporto era il risparmio previsto sui costi di gestione delle varie aziende e che una voce importante di questo , era rappresentato da molti dipendenti che già nei prossimi uno o due anni sarebbero andati in pensione.

A causa del Decreto Monti invece questo non avverà, e con esso vi sarà un mancato risparmio di circa 2 milioni di euro , per l’allungamento dell’età pensionabile dei dipendenti che vi lavorano.

Infatti nel Piano Industriale che era stato presentato in Consiglio Provinciale , il numero dei pensionamenti previsti negli anni futuri non comprendeva certamente la nuova norma prevista dal Governo.

Inoltre non capiamo il perché la Provincia di Treviso ( che detiene quasi il 60 % della quota azionaria ) dovrà pagare al Comune di Treviso 800 mila euro di affitto per le biglietterie e i depositi presso Actt , quando poi  l’ operazione di accorpamento di officine e magazzini delle altre Aziende ha generato  risparmi per  circa 500 mila euro.

Attendiamo che al di là degli entusiasmi iniziali vi sia per i cittadini un reale beneficio che sono: razionalizzazione delle linee, servizi efficienti e costo del biglietto unico e dei relativi abbonamenti contenuti, ed in linea con altre aziende uniche di trasporto provinciale.

Ci preoccupa invece che a fronte di questi risparmi non previsti , si attui la più facile via rappresentata da un aumento delle tariffe.

A noi interessa che chi ci guadagni veramente in questa fusione siano i cittadini  e  che sia mantenuto stabile e certo  il livello occupazionale .

Luigi Amendola 

Consigliere Provinciale Treviso

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trasporto pubblico locale

ACCT-Provincia e azienda unica: si faccia chiarezza

La diatriba in corso tra Provincia e Comune di Treviso sui soldi all’ACTT si inserisce nel contesto di una vicenda a dir poco travagliata come quella della creazione di una azienda unica di trasporto pubblico per tutta la Provincia. Muraro ammette che su quel fronte c’è un certo ritardo. Altroché se c’è. Nell’agosto del 2008 fu convocata d’urgenza la commissione trasporti per dare il via all’operazione di fusione, che doveva concludersi entro la fine di quell’anno. Fummo allora facili profeti quando mettemmo in dubbio la possibilità di realizzare una tempistica così stringente. Ma la dilatazione dei tempi dimostra che qualcosa forse non funzionava fin dall’inizio in questa operazione.

Oggi, mentre i comuni proprietari di quote delle aziende stanno approvando un documento di indirizzo che lascia aperte varie possibilità sulle modalità operative con le quali realizzare la azienda unica, viene ventilata come più probabile l’idea di smembrare le società esistenti (ACTT, CTM, ATM, La Marca) ognuna in due società, una destinata a rimanere comunque, l’altra destinata a intraprendere un cammino di unione con le altre. Sarebbe la  moltiplicazione dei cda, da quattro a otto, quindi verrebbe sconfessata quell’esigenza di risparmio sulle dirigenze che era stata posta come un punto a favore dell’idea di fusione.

Come gruppi di opposizione del centrosinistra prenderemo tutte le iniziative volte a comprendere la reale situazione e a spingere verso una effettiva ottimizzazione del servizio e delle risorse, in considerazione della gara regionale, rispetto alla quale una azienda solo trevigiana e solo di trasporto su gomma non ha nessuna possibilità di competere. Fin dall’inizio, infatti, non ci convinceva l’urgenza di procedere a questa fusione, dal momento che comunque il nuovo soggetto non sarà quello che potrà concorrere alla messa in gara del servizio di trasporto pubblico via acqua, terra e rotaia delle tre province di Treviso, Padova, Venezia, in un unico capitolato, ma dovrà a sua volta entrare a far parte di un soggetto più grande attrezzato per concorrere ad uno degli appalti più consistenti d’Europa.

Per quanto riguarda le semplificazioni tariffarie e le economie di scala, e politiche tariffarie più favorevoli agli utenti che sarebbero consentite dalla fusione, queste restano intenzioni fino a quando non vengano messe nero su bianco nel piano industriale del nuovo soggetto. E questa è una fase che si deve ancora aprire. Anche se un progetto di questo genere era già stato avviato a livello di consorzio STIV, che comprende tutte le aziende trevigiane e molte altre, senza che per questo ci fosse bisogno di fondere le aziende.

Chiederemo una commissione urgente della commissione trasporti per una aggiornamento della situazione su ACCT e azienda unica con l’assessore Noal, e spingere perché si esca da questa situazione di stallo.

Luca De Marco – Sinistra Ecologia Libertà

Consigliere Provincia di Treviso

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Azienda unica, non senza i sindacati

Azienda unica del trasporto pubblico: mettere per iscritto il coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte da fare

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La proposta di documento di intenti sulla fusione delle quattro aziende di trasporto pubblico loc

ale della provincia di Treviso è stata portata venerdì all’attenzione della commissione trasporti dall’Assessore Noal.

La Provincia propone una delibera di indirizzo politico da sottoporre al Consiglio Provinciale e ai consigli comunali di tutti i comuni proprietari di quote delle società di trasporto (finora hanno aderito al protocollo di intesa solo i Sindaci, e non i consigli, e in molti casi le amministrazioni sono state di recente rinnovate). Il documento non conterrà decisioni né sul tipo di governance della nuova entità provinciale, né sullo strumento giuridico che verrà utilizzato per arrivare a questa creazione (se attraverso una holding, o per via di cessione di ramo di azienda, etc.). Solo dopo il via libero politico da parte dei consigli si aprirà la fase operativa per la definizione del piano industriale e per la scelta del modello societario da perseguire. La scelta definitiva richiederà poi un ulteriore passaggio nei consigli.

Nella commissione di venerdì il PD ha chiesto una accelerazione nel processo di creazione dell’azienda unica.

Da parte nostra abbiamo ribadito le perplessità già manifestate il 18 agosto del 2008, quando ci venne presentata l’operazione fusione come necessaria, indispensabile e urgente, da realizzare entro la fine dell’anno (2008). Ciò che non ci convinse allora era l’urgenza di procedere a questa fusione, con tutto il travaglio che la cosa sta comportando, come si vede dal protrarsi dei tempi promessi, dal momento che comunque il nuovo soggetto non sarà quello che potrà concorrere alla messa in gara del servizio di trasporto pubblico via acqua, terra e rotaia delle tre province di Treviso, Padova, Venezia, ma dovrà a sua volta entrare a far parte di un soggetto più grande attrezzato per concorrere ad uno degli appalti più consistenti d’Europa.

Abbiamo comunque apprezzato che rispetto al furore iniziale con il quale il presidente Muraro presentò la cosa, ci sia stata l’accortezza di procedere con cautela e dati alla mano, cercando un maggior coinvolgimento dei soggetti interessati.

Nella precedente commissione sul tema, a novembre dello scorso anno, avevamo chiesto che nella delibera da mettere all’approvazione dei consigli fosse espressamente previsto che in sede di redazione del piano industriale vi sia il coinvolgimento effettivo delle rappresentanze sindacali, nella considerazione dell’importanza del fattore lavoro per la qualità e sicurezza del servizio di trasporto pubblico e della necessità di evitare sperequazioni o contrazioni occupazionali nell’eventuale processo di fusione. L’Assessore Noal aveva allora accolto la richiesta.

La formulazione del documento presentata venerdì ci pare però insufficiente a soddisfare quella richiesta. Viene infatti scritto che:

“occorre, con il concorso di tute le pubbliche amministrazioni affidatarie del servizio di trasporto pubblico locale e delle relative società, addivenire all’elaborazione di un piano industriale e di un progetto di fattibilità cronologicamente impostato per la riorganizzazione ed aggregazione delle aziende di trasporto pubblico locale della provincia di Treviso, sul quale tessere il confronto anche con le organizzazioni sindacali dei lavoratori”.

Secondo noi, questo tipo di formulazione afferma un dato di fatto già scontato, e cioè che una volta fatte le scelte, bisognerà anche confrontarsi con i sindacati. Quello che chiedevamo era un coinvolgimento effettivo dei rappresentanti dei lavoratori nel processo decisionale, e non nella gestione delle decisioni già prese.

L’Assessore Noal non è stato in grado di accogliere in quella sede le nostre riformulazioni del testo, e dunque i gruppi della sinistra hanno espresso in commissione voto di astensione. Favorevoli gli altri gruppi.

Luca De Marco

Consigliere provinciale, Sinistra Ecologia e Libertà

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