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Così vanno le cose, così non devono andare. Sel sostiene lo sciopero generale

La Federazione Provinciale di Treviso di Sinistra Ecologia Libertà condivide le ragioni della sciopero nazionale di venerdì indetto da CGIL e UIL.160x600
In questo momento di smarrimento sociale, di fronte ad una crisi sociale, economica e ambientale profonda, e a una questione morale che riesplode ancora una volta e ci ricorda quanto sia profonda la disuguaglianza e l’ingiustizia in questo paese, la mobilitazione democratica alla quale i sindacati chiamano lavoratori e cittadini è un antidoto sia alla depressione e al disimpegno civile, sia alla rabbia cieca e disperata che rischia di prendersela con bersagli sbagliati e fare il gioco dei nemici della democrazia. Va invece tenuta viva la richiesta di un cambio di passo nelle politiche economiche e sociali di questo governo, che non indicano una via di uscita dalla crisi ma la assecondano.
Il Jobs Act prevede di ridurre i diritti dei lavoratori in cambio di un aumento della occupazione che non ci sarà. Non realizza la cancellazione della precarietà bensì la estende a vita per le nuove generazioni. Fa tornare indietro e non avanzare il paese.
La legge di stabilità per il 2015 non inverte la rotta per quanto riguarda l’assenza di una politica industriale e di un piano di investimenti pubblici che consenta un nuovo sviluppo. Non da risposta alla domanda di futuro delle nuove generazioni, alle ansie dei lavoratori e alle speranze di precari e disoccupati, alle insicurezze degli anziani. Non c’è nessun piano di azione contro la povertà e il disagio sociale. E anzi, i tagli effettuati sugli enti locali sono destinati a produrre riduzione dei servizi e inasprimenti della tassazione locale a carico di lavoratori, pensionati e famiglie. Viene colpito il diritto allo studio, il servizio sanitario, il trasporto pubblico, i servizi sociali, l’istruzione. Bisogna invece ridare dignità e valore al lavoro, estendere i diritti, rilanciare la domanda interna, combattere le mille forme della precarietà, riportare democrazia e diritti nei luoghi di lavoro. Contrastare la povertà dilagante e rilanciare l’economia attraverso una pianificazione pubblica che rimetta in moto l’occupazione e l’economia, che metta al primo posto le vere emergenze del paese, come la difesa idrogeologica, che diriga lo sviluppo del paese verso produzioni ecosostenibili e di qualità, valorizzando il patrimonio culturale e paesaggistico unico che ci distingue. Tagliare le spese militari per reperire risorse da destinare a finalità utili, rivedere il fisco in senso progressivo, andando a prendere da chi la crisi non l’ha patita e non la patisce, in un paese dove la forbice tra ricchi e poveri si va sempre più dilatando. Colpire drasticamente evasione e corruzione, i veri freni alla competitività del nostro paese e i tumori che erodono e infettano il corpo del paese. Come dice lo slogan della manifestazione sindacale: “Così non va”. E così non deve andare.

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SEL in piazza con la CGIL il 25 ottobre

fateLa Federazione Provinciale di Treviso di Sinistra Ecologia Libertà condivide le ragioni della manifestazione nazionale del 25 ottobre indetta dalla CGIL. Parteciperà con i suoi militanti e simpatizzanti alla manifestazione di Roma per chiedere più diritti e più lavoro, aggregandosi ai pullman organizzati dal sindacato o con mezzi autonomi. A Roma SEL seguirà il corteo da P.zza della Repubblica con concentramento davanti ad un proprio furgone ben visibile che alla partenza distribuirà bandiere e materiali. Il Jobs Act propone uno scambio diseguale tra diritti dei lavoratori e nuova occupazione. Ma è chiaro che la certezza è solo quella di una ulteriore riduzione dei diritti, che mette fine ad una intera civiltà del lavoro come l’abbiamo conosciuta, e la nuova occupazione finora l’ha esclusa la stessa rappresentanza confindustriale. La cancellazione del reintegro nel posto di lavoro come previsto dall’art.18 in caso di licenziamento immotivato, l’introduzione del controllo a distanza dei dipendenti nei luoghi di lavoro e la facoltà di demansionare il lavoratore riducendogli professionalità e salario, non hanno alcuna attinenza con la ripresa dello sviluppo economico e la creazione di nuova occupazione.
La legge di stabilità per il 2015 non inverte la rotta per quanto riguarda l’assenza di una politica industriale e di un piano di investimenti pubblici che consenta un nuovo sviluppo. Non da risposta al tema degli esodati, non riduce la precarietà, non delinea una via di uscita dalla crisi. Non c’è nessun piano di azione contro la povertà e il disagio sociale. E i tagli effettuati sugli enti locali sono destinati a produrre riduzione dei servizi e inasprimenti della tassazione locale a carico di lavoratori, pensionati e famiglie. Viene colpito il diritto allo studio, per il quale le regioni non saranno in grado di destinare le risorse previste. Viene colpito il servizio sanitario, che non potrà non risentire dei 4 miliardi sottratti alle casse regionali. E il trasporto pubblico, e i servizi sociali, e l’istruzione.
La manovra del Governo ha un carattere recessivo che non aiuterà a superare la crisi sociale, occupazionale, economica e ambientale che attanaglia il paese. C’è bisogno di cambiare verso.
Bisogna ridare dignità e valore al lavoro, estendere i diritti, rilanciare la domanda interna, combattere le mille forme della precarietà, riportare democrazia e diritti nei luoghi di lavoro. Contrastare la povertà dilagante e rilanciare l’economia attraverso una pianificazione pubblica che rimetta in moto l’occupazione e l’economia, che metta al primo posto le vere emergenze del paese, come la difesa idrogeologica, che diriga lo sviluppo del paese verso produzioni ecosostenibili e di qualità, valorizzando il patrimonio culturale e paesaggistico unico che ci distingue. Tagliare le spese militari per reperire risorse da destinare a finalità utili, rivedere il fisco in senso progressivo, andando a prendere da chi la crisi non l’ha patita e non la patisce, in un paese dove la forbice tra ricchi e poveri si va sempre più dilatando.
La manifestazione di Roma del 25 ottobre rappresenta un grande momento di mobilitazione democratica per il Lavoro, la Dignità, l’Uguaglianza, che rilancia la speranza in un cambiamento vero del paese. Per questo Sinistra Ecologia Libertà ci sarà, con tutta la propria convinzione e determinazione.

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Come la peggiore partitocrazia

“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.” Così recita la Costituzione: il Presidente della Repubblica può nominare chi gli pare. Dopodiché, sempre secondo Costituzione: “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”, e “entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia”. Dentro questi binari la prassi costituzionale vuole che il Presidente consulti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari per non affidare un incarico a casaccio, ma avendo ben presente l’orientamento dei gruppi, le loro indicazioni su chi gradirebbero come presidente e le disponibilità a sostenere una o l’altra ipotesi di governo. Con il quadro completo delle indicazioni il Presidente, nella sua totale libertà, può conferire a qualcuno un incarico per formare un governo, cioè in pratica presentare una lista di ministri e procedere poi al Giuramento, o un incarico di tipo “esplorativo” a qualcuno che continui l’opera di consultazione con i gruppi parlamentari, per poi riferire nuovamente al Capo dello Stato. Oppure un cosiddetto “pre-incarico” che è una sorta di via di di mezzo tra il mandato pieno e il mandato esplorativo.

I vari gruppi parlamentari ricevuti da Napolitano gli hanno quindi esposto le loro preferenze sulla persona da incaricare o sul tipo di governo e di maggioranza che sono disposti a sostenere. L’unico gruppo che non si è attenuto non solo alla prassi e alla norma costituzionale ma neppure al buonsenso sono i soliti grillini, che hanno rilasciato dopo l’incontro dichiarazioni puerili e capricciose, dimostrandosi del tutto inconsapevoli del momento e dell’importanza della situazione.

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Il 25 aprile non è giorno per acquisti

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori che domani 25 aprile, Festa della Liberazione, saranno costretti a lavorare per l’apertura domenicale dei supermercati.
Riteniamo quella delle aperture festive incontrollate una politica disastrosa perché del tutto inutile sul fronte della crescita economica e profondamente peggiorativa della qualità della vita dei lavoratori del commercio coinvolti.
Secondo il Governo la liberalizzazione delle aperture, assieme all’aumento delle farmacie e a qualche taxi in più, avrebbe comportato la ripresa della crescita del paese. L’ennesima bufala di stato finalizzata a far passare misure, come quella sugli orari, che servono solo a pochi potenti soggetti e colpiscono i lavoratori.
Per questo, e soprattutto per rispetto della festività del 25 aprile, Festa di Liberazione e, per i veneti, festa di San Marco, invitiamo i cittadini a non andare a fare spese in quei supermercati che domani terranno aperte le serrande.
Il 25 non è una giornata buona per acquisti materiali, ma d’altro tipo.

Luca De Marco
coordinatore provinciale SEL Treviso

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No alla tesoreria unica e no alla propaganda leghista

Muraro, e con lui tanti altri leghisti, dovrebbe smettere di fare propaganda a buon mercato sulla tesoreria unica e fare un po’ di autocritica rispetto alla loro esperienza di governo.

Noi non condividiamo per niente la manovra sulla tesoreria unica decisa dal governo Monti. E non la condividiamo proprio perché, anche in questo caso, si pone in eccessiva continuità con il precedente governo Bossi Berlusconi e il suo atteggiamento ostile alle autonomie locali, non certo perché in discontinuità con un federalismo parolaio e inconcludente come quello promosso dal ministro del federalismo del precedente governo. La presenza della Lega al governo ha portato a continui tagli e sacrifici ai danni degli enti locali e a un inasprimento del cappio finanziario del patto di stabilità, e il ministro competente per la finanza locale non era Tremonti, ma il ministro dell’Interno, tale Roberto Maroni.

Le rappresentanze degli enti locali stanno avversando il decreto che prevede il ritorno alla tesoreria unica, e i comuni di Venezia e altri amministrati dal centrosinistra proporranno giustamente ricorso contro il provvedimento.

Ma è giusto partire da alcuni dati di realtà che non possono essere ignorati: i soldi che vanno alla tesoreria unica non vanno “a Roma”, ma vengono trasferiti alle sezioni provinciali della Banca d’Italia, e restano a disposizione dell’ente locale per i pagamenti e gli incassi, fruttando un interesse dell’1%. I soldi restano dell’ente locale che può tranquillamente utilizzarli per effettuare i propri pagamenti. Praticamente quello che l’ente locale non può più fare è contrattare il rendimento del deposito con il proprio tesoriere, di solito maggiore dell’1%, e utilizzare la liquidità per acquistare prodotti finanziari di vario tipo, dai pronti contro termine ai famosi derivati, che a volte hanno prodotto seri guai, altre volte hanno consentito di reperire nuove risorse senza gravare sui cittadini. Dunque, per quanto la tesoreria unica sia certamente una limitazione nei confronti dell’autonomia degli enti locali che noi riteniamo sbagliata e degna di Tremonti e Bossi, è comunque falso dare ad intendere che i soldi della Provincia di Treviso rischiassero di essere persi per sempre per confluire nelle casse e nella disponibilità del governo.

Il punto vero è perché gli enti locali debbano tenersi tanti soldi da parte e non utilizzarli per pagare prontamente i fornitori e per realizzare servizi e opere pubbliche a favore dei cittadini. E qui la spiegazione è il patto di stabilità, che pone vincoli alla spesa indipendentemente dal fatto che un ente abbia o meno a disposizione i soldi per sostenerla. Qui la responsabilità del precedente governo è evidente e non può essere rimossa alzando la voce e lanciando invettive contro Roma che toglierebbe i soldi dei cittadini veneti o trevigiani. I soldi sono dei veneti o dei trevigiani nel momento in cui diventano servizi, opere pubbliche, incentivi, trasferimenti, non quando stanno fermi in banca o investiti in strumenti finanziari che producono altri soldi da tenere in banca. Per questo la priorità è rivedere il patto di stabilità. Altrimenti, che i 30 milioni della Provincia finiscano nella filiale di Treviso della Banca d’Italia o in titoli di stato cambia poco per i cittadini, se non possono essere utilizzati per costruire scuole e strade, o per fare manutenzione, o per garantire e migliorare i servizi.

Anche sul patto di stabilità, chiediamo dunque che da questo governo arrivi un qualche segnale di  discontinuità rispetto al governo centralista della Lega e del PDL. Per dare respiro alle aziende creditrici della pubblica amministrazione e per innescare meccanismi virtuosi di ripresa dell’attività economica del paese, a cominciare dalla messa in sicurezza del territorio e dell’edilizia scolastica.

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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Come prima più di prima. Una manovra senza equità.

“Sacrifici ma nel segno dell’equità, per combattere la crisi”:

così Monti pochi giorni fa in Parlamento. La sua manovra ci consegna oggi una promessa mantenuta solo nella prima metà: i sacrifici ci sono tutti, mentre dell’equità sociale non rimane traccia.

Per questo la nostra contrarietà nel merito dei singoli provvedimenti è profonda. Nell’azione del governo cambia lo stile, ma il segno politico resta la continuità con le manovre precedenti.

Quella sulla prima casa è una stangata, aggravata dalla rivalutazione delle rendite catastali, mentre manca una tassazione anche minima sui veri patrimoni.

Sulle pensioni spariscono subito gli adeguamenti alla crescita del costo della vita, l’età pensionabile è allungata indiscriminatamente per tutti e non si distingue tra diversi tipi di lavoro; manca qualsiasi misura di garanzia di pensione futura per i giovani, già in gran parte precari e disoccupati. Ad essere più colpite sono le donne, schiacciate tra i continui tagli alla spesa sociale e l’aumento del peso familiare dentro la crisi.

Si aumenta l’Iva di due punti, agendo indiscriminatamente sui consumi

e penalizzando, senza distinzioni tutti gli italiani.

Se si passa dai tagli alla crescita, cioè al capitolo da cui dipende la vera ripresa economica del nostro Paese, ci si trova davanti il nulla: nulla sul Mezzogiorno, nulla sul dissesto idrogeologico, nulla sulle energie rinnovabili, nulla per gli investimenti in innovazione e sviluppo.

C’è una strada alternativa a quella del governo Monti che oggi ci consegna una recessione senza crescita, senza politiche industriali, senza lavoro:

una patrimoniale adeguata e la messa in atto, da subito, di una serie di azioni per reperire risorse a partire dai grandi patrimoni e dalle rendite.

ecco cosa proponiamo noi https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc4/277033_130717226961173_784432_n.jpg

www.sinistraecologialiberta.eu

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Obiettivo equità: mancato

Sinistra Ecologia Libertà non ha dato alcuna valutazione pregiudizialmente contraria al nuovo governo Monti, ma ha atteso di poter verificare alla prova dei fatti la discontinuità con le politiche neoliberiste e di rigore a senso unico che ci hanno portato fino a questa situazione.

Oggi non possiamo che esprimere ulteriore delusione di fronte ad una manovra che non segna un cambio di passo, ma insiste sulla spremitura dei soliti noti e non contiene quelle misure che avevamo chiesto e continuiamo a chiedere.

A cominciare da una lotta senza tregua all’evasione, da una PATRIMONIALE che prenda i soldi dove ci sono, e dai tagli alla spesa militare.

Il miglioramento dei conti pubblici realizzato attraverso il drastico peggioramento dei conti privati di lavoratori e pensionati, deprimendo la domanda interna, rischia di innescare una spirale perversa di manovra che genera manovra, alla fine della quale c’è solo la condizione della Grecia.

Non possiamo poi dimenticare l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, per i quali l’Italia ha deciso di spendere 15 miliardi di euro. Se è vero che l’Italia ha il secondo esercito in Europa, e l’ottava spesa militare al mondo, come si spiega che nella manovra di Monti siano previsti ulteriori miliardi di taglio a regioni, province e comuni, dunque a TUTTI I SERVIZI PUBBLICI che questi enti garantiscono ai cittadini, e non si tolga un solo euro all’apparato militare? E che dire delle missioni all’estero?

L’equità tanto enfatizzata da Monti, avevamo auspicato fosse giustizia sociale, riequilibrio dell’ingiustizia sociale, che in Italia è ai massimi livelli del mondo occidentale.

Non che fosse un colpetto al cerchio e una mazzata alla botte.

Luca De Marco

coordinatore provinciale SEL

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Pensioni: abbiamo già dato

https://i2.wp.com/www.comune.povegliano.tv.it/it/Famiglie/Terza_eta/Pensioni/contentParagraph/0/image/cgil-pensioni.jpgCome sempre quando si parla di riduzione della spesa pubblica e di risanamento del bilancio pubblico tornano in ballo le pensioni, accusate di essere il capitolo di spesa più sovradimensionato, ma soprattutto essendo il più suscettibile di risparmi rapidi e facilmente misurabili.
È un pensiero che trova noi di SEL in forte disaccordo, pensiamo che il lavoratori e le lavoratrici di questo Paese abbiano già dato più che abbastanza, e che i sacrifici vadano piuttosto richiesti a chi in questi anni si è arricchito, anche pagando meno tasse di quelle che erano dovute.
Crediamo che sia poi pura mistificazione il voler contrapporre le pensioni di chi ha fatto una vita di lavoro con le aspettative dei giovani che un lavoro lo cercano, ma non lo trovano.
A tal fine presenteremo al Consiglio Provinciale di Treviso un Ordine del Giorno a tutela dei diritti dei lavoratori e a garanzia del sistema pensionistico.

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Odg Presidenza Nazionale SEL

Pubblichiamo l’odg approvato dalla Presidenza Nazionale di SEL in data 17/11/2011.

Noi oggi festeggiamo la fine di uno stile politico ma non la fine della politica. Le dichiarazioni programmatiche del Sen. Mario Monti sono iscritte nella cultura politica e nella prospettiva di una proposta di stampo conservatore. Esse, pur avendo l’ovvio intento di affrontare la crisi economica-finanziaria, risultano essere troppo generiche e fortemente condizionate da elementi di continuità con la fase precedente. Berlusconi ha ancora un peso ed influenza in questo programma. Infatti, non si cita la patrimoniale riducendosi nell’orizzonte di un”monitoraggio” delle ricchezze che non intacca la sostanza scandalosa di una sperequazione cresciuta esponenzialmente negli ultimi decenni, che per altro è causa prima della crisi attuale.

Il Paese che non vede Monti è quello che affoga nelle macerie morali del berlusconismo e in quelle materiali del fango di Genova e delle Cinque terre. Congedarsi dallo stile berlusconiano è un tratto positivo e salutare del nuovo Governo. Pensare che la componente neoliberista di Berlusconi fosse la sua caratteristica migliore ci induce a più di una perplessità.

C’è bisogno di una terapia d’urto, di una discontinuità.

Non è così se la bussola programmatica è rappresentata dalla lettera di Berlusconi alla BCE, con ulteriori correttivi peggiorativi.

Non è così se l’orizzonte è quello dell’inserimento in costituzione del “pareggio di bilancio, una misura che imporrà più sacrifici, piuttosto che slancio necessario all’economia.

Non è così se si invoca come utile e produttiva la riforma pessima dell’ex Ministro Gelmini, contro cui, ancora oggi, migliaia di studenti sono scesi in piazza.

Il sud resta una pallida evocazione, rapidamente compensata dal riferimento alla “questione settentrionale”. E il risanamento del bilancio si pone come il primo tempo, a cui seguirà, come secondo tempo, la crescita. Una crescita che, nelle parole di Monti, non vede e non nomina il tema della sostenibilità ambientale.

Avevamo apprezzato la qualità delle scelte dei Ministri, la rottura dello stile berlusconiano, la evocazione della questione centrale dell’equità. Avevamo offerto con generosità il nostro ascolto senza pregiudizi a chi aveva il compito di affrontare l’emergenza. La nostra delusione è sincera e cocente.

Il Paese ha bisogno di cambiamento e non di continuità con le stesse politiche che lo hanno fiaccato e ferito. Attendiamo ora il Governo alla prova dei fatti: lo giudicheremo senza faziosità, ma senza sconti. Per noi, dinanzi al battesimo di una nuova stagione politica, diventa sempre più impellente la ricostruzione di una nuova e grande sinistra, che sappia dare una prospettiva alternativa al Paese. Dobbiamo riportare l’Italia in Europa, ha ragione Monti,ma dobbiamo riportarla per contribuire a cambiare la linea delle politiche imposte dalle destre europee, pena la coesione e la stessa sopravvivenza del progetto dell’Europa unita, giusta e solidale che non sia quella descritta dalla BCE.

Per questo vogliamo rilanciare la proposta di un governo di centrosinistra: per cambiare il Paese, renderlo più giusto e libero.

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Una manovra pesantissima sulle spalle dei ceti medio-bassi

Il Governo italiano a guida Lega e PDL, ha varato una pesantissima manovra economica finanziaria che colpisce in prevalenza i ceti medio bassi. Anche i cittadini della Provincia di Treviso non sono immuni da questa macelleria sociale, che darà ancor di più il colpo di grazia a tutti i servizi sociali. Saranno i più deboli e disagiati come sempre a pagare il prezzo maggiore.

Ci auguriamo che anche la Giunta provinciale a guida leghista e PDL, sia lungimirante nell’evitare altri eventuali aumenti di tasse, anche a causa del suo indebitamento che negli ultimi giorni ha declassato la valutazione della Provincia di Treviso, perché rappresenterebbero certamente una ulteriore mazzata per tutti i cittadini.

Sinistra Ecologia Libertà desidera che sia perseguita una drastica riduzione dei costi nella gestione del superfluo e del totalmente inutile come ad esempio i ben noti e costosi banchetti che danno una immagine di una Provincia al limite del grottesco, aumentando la sfiducia ed il fossato che già esiste tra la politica e la gente. Chiediamo che si prenda seriamente in considerazione una riduzione dei costi della politica, come indicato nel nostro Ordine del Giorno a suo tempo presentato. Invitiamo anche che si smetta con l’uso ormai frequente del luogo comune di essere i migliori rispetto ad altre realtà. Sono frasi propagandistiche che nulla hanno a vedere con la realtà di tutti i giorni, dove esistono crisi occupazionale, chiusura continua di attività medie e piccole, famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, trasporti pubblici inadeguati e costosi, intere aree verdi devastate dalla cementificazione.

La Lega ha in mano completamente la gestione di tutti o quasi gli Enti pubblici della Provincia, sta quindi a chi governa o amministra la vera responsabilità del buon andamento di una intera collettività. Hanno la bicicletta e adesso cerchino veramente di pedalare bene.

Luigi Amendola

Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà Provincia di Treviso

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