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Lettera a Zaia sulla sanità veneta

Al Presidente della Regione Veneto

Dr. Luca Zaia

Presidente,

Le scrivo per riflettere con Lei sulle condizioni della Sanità Veneta oggi.

Non voglio renderLa responsabile di tutto il male possibile, come si usa spesso in politica, ma farLe notare quanto avviene nel rapporto tra il Cittadino Veneto e la propria malattia e i servizi erogati dalla Regione.

Lo sa, Presidente, che oggi molti nostri Concittadini non si curano, non fanno prevenzione e non si sottopongono ad indagini clinico-strumentali a causa di onerosissimi ticket aggravati dalle addizionali irpef regionali?

Lo sa, Presidente, che in molti “eccellenti” ospedali del Veneto oggi ci vogliono mesi di attesa per una mammografia (per la prevenzione del cancro, Presidente!), per una TAC, una RMN… Mesi per una visita cardiologica, una prova da sforzo, un ecodoppler cardiaco…

e mesi per un banale intervento chirurgico, per un posto letto geriatrico o in reparto internistico….fortunato guarnieri

Lo sa, Signor Presidente della Regione Veneto, che se un Cittadino si reca al Pronto Soccorso degli ospedali veneti deve attendere una media di cinque ore per essere visitato e se giudicato “non codice bianco”, come la Sua Giunta ha deciso con delibera 1868 del 2011,  se ne torna a casa con esborsi gravi in ticket? Accessi impropri, Presidente? Ma un Cittadino cosa dovrebbe fare? Attendere inutilmente una guardia medica che non arriva mai? O decidere preventivamente se i suoi sintomi  sono da codice bianco o verde/rosso?

Lo sa Presidente che le carenze di personale medico-infermieristico comportano turni massacranti del personale con rischio di gravi errori professionali?

E poi…dove sono finiti i 1500 posti letto tagliati negli ospedali Veneti per acuti che dovevano essere strutturati negli “ospedali di comunità”, come deciso nel 2013 con il nuovo Piano Sanitario Regionale?

E l’innovazione tecnologico-organizzativa? L’unificazione delle stazioni appaltanti? La razionale riduzione delle ULSS?

E sullo strapotere dei Direttori Generali da Lei nominati in dispetto delle comunità locali ed in barba alle politiche federative?

Si, Presidente, ha ragione…i tagli dei governi Berlusconi, Monti e pure Renzi sono stati pesanti. Ma Lei e la sua maggioranza vi siete dati ben da fare per aggravare la condizione della Sanità Veneta!

La costruzione, spesso assolutamente non necessaria, di ospedali in “projet financing”, strumento voluto da Galan e da Lei riprodotto, ha vincolato finanziariamente  la Sanità Veneta per i prossimo trent’anni!

E mentre le ristrettezze finanziarie bloccano il “turn over” del personale con le carenze ricordate, il Suo Veneto elargisce somme enormi alla Sanità privata, sia per la diagnostica che per le cliniche private. Cioè si sottrae al pubblico una risorsa che viene elargita ai privati…per fare, quasi, le stesse cose!

No, Presidente. Così non va.

Una Sanità così impoverita eroga servizi poveri!

Per questo ritengo di dover concordare con tutte le sigle sindacali mediche, in primis i medici di famiglia, che di recente hanno duramente criticato la gestione della Sanità Veneta di questi anni.

Lei, Presidente Zaia, si è appiattito nel solco del Suo Predecessore Giancarlo Galan…usare i soldi pagati dai veneti per costruire ospedali non necessari ed ingrassare la sanità privata.

Ma la qualità del servizio erogato, Presidente, oggi è molto, ma molto, peggiorata!

Cordialmente.

Dr. Fortunato Guarnieri

responsabile sanità

sinistra ecologia libertà

Veneto

29, dicembre, 2014

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No al taglio dei fondi ai centri antiviolenza

La cosiddetta legge “contro il femminicidio” dello scorso ottobre (in realtà un decreto omnibus che metteva insieme i provvedimenti di contrasto alla violenza sulle donne all’inasprimento delle pene per i furti di rame, ai reati da stadio e alla militarizzazione della Val di Susa) aveva quale unico pregio uno stanziamento di 17 milioni di euro per il biennio 2013/2014 diretti a Centri antiviolenza e Case rifugio. Tuttavia solo 2 milioni e 260 mila euro saranno inviati ai Centri, cifra che ripartita tra i 352 centri non arriverà a 6.000 euro per ogni struttura; la parte più corposa degli stanziamenti andrà invece alle Regioni, che finanzieranno progetti sulla base di bandi, senza indicazioni e criteri di assegnazione precisi, come denuncia la rete Dire. viole

Dunque da un lato il Piano nazionale antiviolenza, annunciato da Renzi nove mesi fa con la consueta retorica, non è ancora stato avviato, né Renzi ha ancora assegnato la delega alle Pari opportunità, in contrasto con quanto stabilito nella Convenzione di Istanbul votata all’unanimità dal Parlamento italiano e in vigore dal prossimo primo agosto.

Dall’altro lato la Regione Veneto, che con la Legge regionale 5/2012 per la prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne per la prima volta nel 2013 aveva stanziato 400.000 euro distribuiti in 16 progetti territoriali, annuncia ora di voler dimezzare i fondi: appena 200.000 euro per il 2014, che porterebbero a ridurre drasticamente anziché consolidare la rete e le esperienze già avviate. Nel 2013 sono state 1.269 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza in Veneto, un dato impressionante che richiederebbe non tagli, ma risorse certe per la programmazione e gestione delle attività in corso, la cui sopravvivenza non può essere affidata al volontariato.

Pertanto, mentre la deputata Sel Celeste Costantino presenta una seconda interpellanza al governo Renzi per sapere dove sono finiti i fondi stanziati nel piano nazionale, Sel Veneto chiede alla Regione Veneto di ripristinare in tempi rapidi e certi i fondi necessari e invita tutte le forze della società civile che si erano mobilitate con successo per arrivare alla definizione della legge 5/2012 di sostenere l’appello del Coordinamento dei Centri Antiviolenza Veneto per il ripristino dei fondi e un impegno concreto degli enti locali nelle attività di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne.

L’attenzione sulla violenza di genere da parte delle nostre istituzioni è in calo, gli omicidi e i casi di violenza che coinvolgono donne e bambini no. #restiamovive

Mariateresa Di Riso

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Contro la cementificazione del territorio veneto, volantinaggio di SEL oggi al Sant’Artemio

Oggi alle 18.00 volantinaggio di SEL  di fronte al Sant’Artemio contro il PTRC della Giunta Zaia
SALVARE IL VENETO
La Giunta Regionale sta presentando, provincia per provincia, la nuova versione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), che delinea le linee di sviluppo e di governo del territorio regionale per i prossimi anni.
Nella sua prima versione, il piano non è stato approvato perché non in regola con quanto la normativa prevede a proposito della tutela paesaggistica. Quindi al piano è stata data valenza paesaggistica ed ora ha ripreso l’iter di approvazione sotto forma di “variante parziale”.
Sinistra Ecologia Libertà muove rilievi fortemente critici al piano regionale, e per questo, in occasione di queste presentazioni, volantinerà all’ingresso degli incontri ai convenuti un breve documento nel quale si indicano i rilievi critici che vengono mossi alla proposta della Regione.
Assieme ad una serie di associazioni e comitati preoccupati della nuova possibilità di cementificazione, Sel si impegna a presentare osservazioni alla variante e a creare la mobilitazione necessaria a modificare l’impianto del PTRC.
A fronte delle dichiarazioni di buoni propositi sul contenimento del consumo del suolo veneto, la proposta del piano libera invece la possibilità di una nuova diffusa cementificazione. Basti pensare alla possibilità edificatoria che la Regione riserva a sua discrezione nel raggio di ben 2 km attorno ai caselli autostradali. Per questo è necessario un cambio di rotta, e che alle dichiarazioni di principio contro il consumo di territorio seguano decisioni conseguenti.
Luca De Marco
Coord. Prov. SEL Treviso Continua a leggere

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Ambiente e rifiuti: un binomio possibile.

4 giugno 2013 ore 21.00

sala Aldo Moro Mogliano Veneto (TV)

rifiutiNe parliamo con:
Vincenzo Genovese Autore delle osservazioni di SEL al piano rifiuti

Oscar Mancini Responsabile ambiente e territorio SEL Veneto

Giorgio Massimi Comitato NO INCENERITORE

Luigi Amendola Capogruppo di SEL in Consiglio Provinciale

Luca de Marco Coordinatore Provinciale di SEL

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Un altro Piano Regionale dei Rifiuti è possibile

La Federazione Regionale di Sinistra Ecologia Libertà ha presentato entro il termine (21 maggio) delle osservazioni al Piano Regionale dei Rifiuti Urbani e dei Rifiuti Speciali adottato dalla Giunta Regionale, che continuerà il proprio iter in Consiglio Regionale.

Le osservazioni sono state presentate in due conferenze stampa, giovedì 23 a Verona e venerdì 24 a Treviso.

Il documento, redatto dall’arch. Vincenzo Genovese, oltre a formulare delle proposte di modifica del piano si pone come una sorta di contropiano, una proposta pianificatoria alternativa, che rigetta la logica dell’incenerimento che sottende al piano regionale e sposa l’obiettivo dei rifiuti zero.

Di seguito la sintesi del documento:

Piano Regionale dei rifiuti urbani e speciali adottato dalla Giunta Regionale del Veneto pubblicato sul Bur con il 21 maggio, è scaduto il periodo di 60 giorni per la presentazione delle osservazioni. Molti cittadini , comitati e enti locali hanno fatto pervenire in Regione migliaia di osservazioni.

Come SEL, dopo aver esaminato con attenzione il piano abbiamo elaborato un documento/osservazioni che sinteticamente illustriamo       e che si sostanzia in una proposta alternativa rispetto agli scenari prospettati dal piano al 2020:

1) Un piano ricco di dati e molto articolato nell’esaminare l’intero ciclo dei rifiuti regionali( dalla quantità prodotta al conferimento finale) ma che nella sua articolazione propositiva, attraverso gli scenari al 2020, ripropone lo sbocco finale per la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso l’incenerimento e il conferimento in discarica, anche se previsto con minor quantità;

2) La proposta alternativa che noi indichiamo parte dalle nuove linee guide europee che privilegiano più il recupero della materia a fronte del recupero energetico e prospetta una nuova politica per la gestione dei rifiuti che ha come sbocco la strategia dei “Rifiuti Zero”, già adottata da molti comuni “virtuosi”;

3) Il calo della quantità dei rifiuti che si registra in quest’ultimo periodo non va visto come una “calamità” , frutto della crisi,ma come un inizio di cambiamento che conferma che il rifiuto è una risorsa e come tale non va sprecata. Lo scenario alternativo al 2020 prevede di raggiungere una produzione procapite anno di 360 Kg/ab/anno a fronte di una previsione di piano di oltre 420 Kg/ab/anno, riducendo in modo consistente il totale dei rifiuti urbani prodotti;

4) La quota di raccolta differenziata da raggiungere al 2020 dovrà arrivare all’80% a fronte della previsione del 70% ipotizzata negli scenari 1 e 1bis del piano regionale. Questo è possibile con l’allargamento del sistema “porta a porta” attraverso il quale molti comuni hanno già raggiunto percentuali superiori al 70%;

5) Il rifiuto residuo , a valle della raccolta differenziata , trattato con impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) dovrà essere finalizzato più al recupero di materia da riciclare e di produzione di manufatti finiti che alla produzione di CDR (Combustibile da Rifiuti) per alimentare gli inceneritori.  Questo è possibile se si favorisce il rinnovo e l’innovazione dell’impiantisca esistente;

6) Il percorso fino adesso indicato (riduzione dei rifiuti e aumento della raccolta differenziata e recupero di materia) rende inutile la previsione di nuovi impianti per l’incenerimento dei rifiuti come quello che s’intende realizzare a Verona (Cà del Bue),spacciato come ristrutturazione dell’impianto esistente con una potenzialità di 150000 tonn/anno; gli inceneritori attualmente in esercizio (Schio-Padova-Fusina(VE)) hanno una   potenzialità residua di rifiuti da trattare in grado di assorbire una eccedenza di rifiuti da incenerire rispetto alla quantità che già si  incenerisce;

7) Per le discariche si confermano, come previsto dal piano, la graduale dismissione e la progressiva riduzione dei rifiuti da conferire come si è registrato negli ultimi anni. La riduzione graduale si è resa necessaria per gli oltre tre milioni di metri cubi residui esistenti per la saturazione;

8) Infine il principio di prossimità , cioè smaltire i rifiuti nel territorio ove vengono prodotti, più volte citato nel piano, viene disatteso confermando di considerare l’intera regione come Ambito Territoriale Ottimale (ATO) per la chiusura del ciclo dei rifiuti (L.R. 52 del 31 dicembre 2012) e prevedendo per i futuri bacini territoriali (in fase di approvazione) la sola competenza di organizzazione e controllo del servizio di gestione  integrato del ciclo dei rifiuti.

La nostra proposta alternativa individua un   sistema  virtuoso  e  moderno  per la chiusura del ciclo dei rifiuti e rappresenta  anche  una  risposta  concreta  alla  crisi  perché, mettendo  a  regime  le  raccolte  differenziate  “Porta  a  porta”  e  incentivando  e  potenziando  la filiera industriale del riciclaggio, si creeranno migliaia di posti di lavoro e nuova ricchezza sociale.

Sinistra Ecologia Liberta (Veneto) Continua a leggere

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Zaia, sulla sanità meno propaganda e più fatti

Il presidente della Regione Zaia rilascia da qualche giorno dichiarazioni un po’ troppo enfatiche sul futuro della sanità veneta.

Non mi sembra che le motivazioni della soddisfazione del Presidente della Giunta Regionale trovino conforto nella realtà dei servizi erogati dal sistema sanitario veneto.

Innanzitutto dovrebbe spiegare il Presidente Zaia come sia possibile affermare da un lato che la Regione dovrà tagliare il 5% della spesa sanitaria veneta per effetto della spending review operata dal Governo Monti, e contemporaneamente affermare che i servizi erogati addirittura miglioreranno. Perché sennò sarebbe ragionevole credere che gli sprechi gestionali sarebbero stati tali e tanti negli anni scorsi da non pesare sul taglio nelle prestazioni e la responsabilità della Lega diverrebbe grave, dato che ha gestito con uomini propri la Sanità del Veneto negli ultimi 10 anni, da Tosi a Coletto. Ed a questo punto Zaia dovrebbe essere grato a Monti per aver obbligato la Giunta Regionale Veneta ad un taglio di circa 200 milioni di Euro, visto che si risparmiano un sacco di quattrini ed i servizi migliorano!

E’ evidente che non può essere così.

A seguito dei tagli del Governo Monti il Veneto verrà penalizzato rispetto anche ad una condizione che oggi non può ritenersi ottimale, soprattutto in relazione alle tempistiche della diagnostica e delle prestazioni ambulatoriali da un lato e delle prestazioni in regime di ricovero, soprattutto di area chirurgica, dall’altro. Mesi di attesa per mammografie, TAC, Risonanze Magnetiche…mesi per visite oculistiche o per interventi chirurgici anche banali. D’altronde, proprio per concretezza, è stato proprio Zaia ad accorgersi come nel “suo” avanzato sistema sanitario Veneto ad una donna di Montebelluna per una mammografia le è stata data una data nel 2015! E lo stesso Presidente ha promesso di “scatenare l’inferno” per quell’episodio! Sarebbe ora che si andasse a vedere per davvero come il sistema funziona, soprattutto in quelle realtà “di frontiera” che nel nuovo Piano Sanitario Regionale sono destinate ad essere ridimensionate se non addirittura chiuse.

Quindi al Presidente consigliamo di ascoltare ciò che da tempo vanno dicendo le rappresentanze sociali, sindacato in testa, che questo sistema, un tempo forse più adeguato di altri, oggi sta scivolando nella assoluta mediocrità e non sono i pochi esempi di eccellenza che possono nascondere una verità che i Cittadini Veneti ormai, a loro spese, hanno imparato a conoscere.

 Per il coordinamento regionale di Sinistra Ecologia Libertà

Fortunato Guarnieri

Reponsabile settore sanità

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Spending Review e Decreto Sanità

Una scure sul servizio pubblico e sulla qualità dei servizi

di Giancarlo Bruzzolo

La Spending Review è solo l’ultimo degli atti di una politica di sostanziale riduzione dell’efficacia e della qualità del servizio pubblico offerto al Cittadino. Non va a colpire laddove esistono sprechi e o possibili esuberi ma mette in atto una serie di tagli lineari e indiscriminati, al netto di ogni verifica sulla necessità e sull’utilità di tali interventi.

Tagli di carattere economico, (meno soldi a enti locali, Sanità, Agenzie dello Stato e Strutture pubbliche in genere), e tagli degli organici previsti per questi Servizi.

Questo significherà, l’impossibilità da parte di Comuni e Strutture Locali di continuare ad erogare servizi importanti alla cittadinanza o nel migliore dei casi una riduzione drastica in termini di quantità e di qualità di questi servizi.

A farne le spese saranno naturalmente i Cittadini più deboli, quelli che maggiormente oggi usufruiscono di questi Servizi.

Con loro le famiglie che dovranno sopperire alla riduzione se non alla completa cassazione di servizi essenziali e di sostegno.

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RAGAZZE INTERROTTE

di Mariateresa Di Riso

Nel Consiglio Regionale del 18-19 luglio scorso si è discusso il Progetto di Legge d’iniziativa popolare n°3 “Regolamentare le iniziative mirate alle informazioni sulle possibili alternative all’aborto”, volto a consentire l’ingresso dei volontari del Movimento per la vita in ospedali, ambulatori e consultori; la proposta, risalente al 2006, già aveva ottenuto un parere contrario nella V commissione consiliare (competente in materia socio-sanitaria), con una maggioranza trasversale.

Poiché la Legge 194 già prevede una completa informazione circa le possibili alternative all’aborto (“i Consultori, sulla base di appositi regolamenti o convenzioni, possano avvalersi – per i fini previsti dalla legge – della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni di volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”), Cgil Veneto, Rete degli Studenti, UdU, Sel Veneto, UDI, ‘Se non ora quando’ e altre associazioni hanno espresso la propria contrarietà ad un progetto di ispirazione esplicitamente antiabortista, organizzando un presidio “In difesa della legge 194, per l’autodeterminazione delle donne” di fronte a Palazzo Ferro-Fini in concomitanza  con la discussione in Consiglio.

Che novità… Nel Paese in cui cambiano le sigle e restano sempre le stesse facce, ad ogni svolta della vicenda politica l’aborto torna ad essere pretesto di scontro ideologico-politico: nel ’95 la lettera su Famiglia Cristiana di D’Alema, in cerca di alleanze da barattare con una revisione della 194, fu contestata dall’appello “La prima parola e l’ultima” e dalla grande manifestazione a Piazza di Siena; nel 2008 arrivò la richiesta di una moratoria e l’annuncio di un partito prolife da parte del ‘sempre intelligente’ Giuliano Ferrara; infine la proposta di legge Tarzia volta di fatto a smantellare i consultori familiari pubblici, seguita dalla marcia pro-life a Roma, patrocinata dallo stesso sindaco Alemanno.

Torniamo al PdL3: il primo articolo è stato respinto per un solo voto, dopo di che, di fronte e all’evidente rischio di bocciatura dei due successivi, il presidente della Commissione Sanità Leonardo Padrin l’ha salvato trasformandolo in un provvedimento che “promuove la diffusione, la divulgazione e l’informazione sui diritti dei cittadini in ogni ambito, in particolare con riferimento alle questioni etiche e della vita”, garantendo a tutte le associazioni riconosciute “pari opportunità di comunicazione” e, come non bastasse, secondo modalità di diffusione e divulgazione stabilite dalla Giunta sentito il parere della commissione competente. Questa riformulazione artificiosa della legge è stata sostenuta da una maggioranza trasversale (33 sì su 42 presenti) composta dai consiglieri di Lega, Pdl e Pd, eccetto Mauro Bortoli. Contrari oltre a Bortoli i consiglieri Udc, Pettenò della Federazione della Sinistra e Bortolussi. Astenuti Diego Bottacin (Verso Nord), Mariangelo Foggiato (Unione Nordest) e Marino Finozzi (Lega). I consiglieri IDV hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per il tentativo in extremis di tenere in vita una legge appena respinta.

Non vedo quali nuove informazioni porteranno questi volantini antiabortisti, spacciati per informazione su questioni etiche. Dimostreranno, conti alla mano, che in questo Paese fare un figlio non è diventato ormai un lusso per poche fortunate, dotate di lavoro con diritti e di nonni a sopperire i posti rari e costosi degli asili nido? Trasformeranno la maternità in una risorsa e non un peso agli occhi dei datori di lavoro? Aiuteranno le donne che si sobbarcano interamente il lavoro di cura, essendo l’Italia all’ultimo posto tra i paesi Ocse per quota di finanziamento del welfare?

E quali proposte sono emerse dalla discussione in merito alle difficoltà di conciliare maternità e lavoro in tempi di crisi economica e crescente precarizzazione del lavoro, quindi della vita e degli affetti? Dimissioni in bianco, produttività legata alla presenza, finto lavoro autonomo e finti stage gratuiti, contratti di ore, voucher, partime involontario con  orari totalmente variabili, delocalizzazioni, contratti individuali, licenziamento senza rete alcuna di protezione sociale: l’assenza dei diritti fondamentali nel mercato del lavoro, soprattutto per i giovani, priva oggi il lavoro delle libertà fondamentali rendendo precarie le loro esistenze. Come rendere effettivo il diritto di avere e crescere dei figli?

 La precarietà colpisce ovviamente anche gli uomini, spingendo ad una genitorialità sempre più condivisa, dunque a profondi cambiamenti psicologici e culturali oltre che materiali all’interno del nucleo familaire: anche le donne devono imparare a condividere con gli uomini non solo l’onere, ma anche l’onore di crescere i figli; ma ancora nessuna riflessione e nessuna proposta, nemmeno sul congedo di paternità.

E ancora: dalla discussione è forse scaturito un impegno della Regione a potenziare la rete dei Consultori, che lungi dall’essere abortifici, come sostengono gli attivisti dei movimenti pro-life, sono, o meglio sarebbero se non venissero sistematicamente privati di fondi, un presidio indispensabile per la salute e la crescita di tutta la famiglia?

A me pare piuttosto che ancora una volta in discussione ci sia stato solo, per limitarlo, il diritto della donna ad una maternità libera e consapevole, e il compromesso finale che sa di pateracchio pre-elettorale mi sembra la beffa che si somma al danno.

E un’altra occasione mancata: è dovere della politica, nonchè terreno su cui essa possa recuperare dignità e funzioni, porre obiettivi precisi e comprensibili, che incidano sulla vita materiale e rispondano a bisogni e desideri delle persone. Un film di James Mangold definiva ‘ragazze interrotte’ giovani donne affette da alcune patologie che ne avevano deviato la personalità. E’ quello che sta succedendo oggi a un’intera generazione di donne la cui patologia è rappresentata dalla precarietà: ragazze di oggi e ragazze di una volta in precario equilibrio sul filo della vita, in perenne cerca di lavoro, o licenziamente all’improvviso in età avanzata, o sempre più lontane dalla pensione, preoccupate per il presente e il futuro dei loro figli e nipoti. Ragazze interrotte, che sanno di doversi rimettere in gioco ogni giorno a tutti i livelli. Che chiedono risposte materiali, culturali e morali.

Non può bastare ancora una volta difendere la 194, serve ben altro, soprattutto quando le stesse forze che marciano “per la vita” negano con le loro politiche il diritto alla maternità e alla paternità.

Le nostre proposte per un’alternativa alle politiche neoliberiste di austerità, che ci consegnano ad una recessione senza crescita, senza politiche industriali e senza lavoro, sono in campo, corredate di conti su come e dove scovare risorse necessarie:

– riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali www.sinistraecologialiberta.it/precarieta/

– reddito minimo www.redditogarantito.it

– manovra economica e riforma fiscale fondate sulla centralità della patrimoniale e sulla giustizia sociale, con accordi internazionali contro la fuga dei capitali e lotta a evasione e corruzione http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/mobilitiamoci-ecco-le-nostre-proposte

– unioni civili e tutela per le coppie conviventi http://www.unavoltaper tutti.it/#!campagna

Risposte concrete, qui e ora, conti alla mano, alla precarietà esistenziale che nega il diritto alla vita.

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Volantino di SEL Treviso sull’aeroporto Canova

Le MOTIVAZIONI di Sinistra Ecologia Libertà

contro LʼAMPLIAMENTO DELLʼAEROPORTO A. CANOVA

 Sinistra Ecologia Libertà di Treviso denuncia la situazione dell’Aeroporto Canova, con un previsto aumento del numero dei voli e del conseguente inquinamento acustico ed atmosferico.

I cittadini delle Città di Quinto e Treviso, si trovano ad essere vittime della subalternità a Save e AerTre della cattiva politica della destra che malgoverna Comune, Provincia e Regione.

Da tutti gli atti sui ricorsi presentati del Comitato emerge una semplice verità: il massimo dei voli ambientalmente compatibile per l’Aeroporto Canova è di 16.300 all’anno.

Sosteniamo che il Canova deve mantenere un’operatività entro questi limiti, fungendo da semplice secondo scalo per il Marco Polo, in questo senso se approviamo la messa in sicurezza della pista non per questo possiamo essere favorevoli ad altri investimenti  finalizzati all’ampliamento della capacità operativa dell’Aeroporto; di conseguenza denunciamo il rischio che i voli possano sorvolare i quartieri di Santa Maria del Sile, di San Nicolò e il Centro Storico della Città, con conseguente deprezzamento del valore degli immobili.

Fermo restando che l’Aeroporto Canova è una realtà importante per l’economia trevigiana, non si può pensare che per favorire gli interessi più privati che pubblici di SAVE, che ruotano soprattutto intorno alle esigenze del turismo della Provincia di Venezia, si vada a triplicare i voli in una struttura interna alla rete urbana, con una pista di atterraggio e decollo autorizzata in deroga agli standard internazionali.

L’aumento dell’inquinamento sia acustico che atmosferico, ed inoltre i rischi sempre connessi, ma superiori a causa di una pista inadeguata, al traffico aereo richiedono il coinvolgimento e la trasparenza nei confronti della cittadinanza che vedrà sicuramente peggiorare la vivibilità del territorio in cui abita.

Il nostro vuole essere un richiamo alla responsabilità di Sindaci che devono avere tra le loro massime prerogative non il Dio Denaro ma la salute dei propri cittadini.

Consideriamo perciò un errore la querela contro il Comitato Aeroporto, reo di aver criticato le pubbliche amministrazioni, sporta da Provincia di Treviso e Comune di Treviso.

Consideriamo inoltre necessario che la Regione Veneto inizi a svolgere in modo autorevole il suo ruolo di programmazione, avviando una verifica per la riorganizzazione del sistema aeroportuale del Veneto.

Su questo punto, nell’ambito della razionalizzazione delle Basi dell’Aeronautica Militare proposta nella Campagna Nazionale di SEL “Diamoci un taglio! Alle spese militari” pensiamo che possa essere presa in considerazione anche l’eventualità di un nuovo Aeroporto civile in sostituzione della Base di Istrana.

Fermo restando che è urgente l’adozione da parte della Città di Treviso dei Piani di Rischio connessi alla struttura aeroportuale, grave inadempienza a tutt’oggi dell’Amministrazione leghista.

Scarica il volantino SEL TV su aereoporto

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SIAMO NELLA MELMA

https://i1.wp.com/ilgazzettino.it/MsgrNews/MED/med_20111108_al8.jpgMartedì 8 novembre è successo quello che era purtroppo prevedibile da anni. A causa di una pioggia autunnale più copiosa e violenta del solito, sono esondati i fiumi di risorgiva alle porte di Treviso, inondando i comuni di Carbonera e Silea, e provocando pesanti disagi per i cittadini.

Abito da tre anni proprio in una frazione di Carbonera, a Pezzan. Vengo da un’altra regione e la prima cosa che ho capito quando sono venuto ad abitare da queste parti è che qui l’acqua è dappertutto. Che se scavi un metro sotto terra la trovi. E che appena piove per più di un quarto d’ora i fossi lungo le strade si riempiono copiosamente. Era del tutto evidente che si trattava solo di una questione di tempo prima che l’acqua ce la ritrovassimo in casa.

Ora sono tutti qui a criticare l’operato di chi doveva dragare i fiumi, di chi doveva pulire i tombini, di chi non ha aperto le chiuse e tutto il resto. Io invece credo che la responsabilità di questa pericolosa incuria sia più ampia, più diluita nel tempo, e che debba essere assunto un po’ da tutti, cittadini compresi, me compreso.

Io credo che non sia possibile che un territorio fatto di acqua come quello intorno al Sile e ai suoi affluenti, ospiti una concentrazione di cemento, di capannoni e di zone industriali assolutamente senza una logica. Non è tanto la quantità di cemento che mi inquieta, bensì la totale assenza di pianificazione nel costruire case e capannoni. Intorno al Melma ed al Sile ci sono chilometri quadrati di cemento spalmati completamente A CASO. Ci sono almeno 3 zone industriali nel raggio di 10 chilometri, ci sono strade, come quella che da Pezzan porta a Lancenigo oppure quella che da Carbonera porta a Silea, assolutamente INADEGUATE alla quantità di camion e automobili che le percorrono.

E’ palese che:

1| nessuno in provincia di Treviso, o in Regione Veneto, si è preoccupato di adattare lo sviluppo urbano ed economico degli ultimi decenni al territorio, in nome di un lassez-faire tipico di chi crede nello sviluppo senza regole e fine a se stesso.

2| la Lega Nord, che governa questo territorio da decenni, non ha fatto NIENTE per prevenire queste catastrofi, e sei i Comuni non riescono a pulire i tombini e a dragare i fiumi è soprattutto merito dei TAGLI alle amministrazioni locali che i LEGHISTI hanno approvato senza battere ciglio. Complimenti, ottimo lavoro.

Tutto questo è inaccettabile ed assurdo. E spero che i cittadini del mio Comune e di tutta la provincia si indignino con i responsabili di questa assurdità. Non si può vivere sull’acqua con due o tre pompe per abitazione che liberano gli scantinati quando piove. Non si può. E’ un controsenso. È evidentemente sbagliato. Il territorio è stato violentato e abbandonato, e così anche i suoi abitanti.

Ma infondo che importa, tanto adesso ci aprono un bel capannone IKEA proprio in riva al Sile, così possiamo tutti andare a comprarci l’ultimo modello di divano da montare. Compriamolo leggero, così galleggia meglio……..

Davide Buldrini

SEL Treviso

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